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Il reportage del live dei Mobb Deep a Napoli

Mobb Deep

Napoli, venerdì 23 ottobre. Mi trovo all’ingresso del Duel:Beat e sono pronto per assistere al concerto dei Mobb Deep, il duo del Queensbridge che ha influenzato in maniera particolare i miei gusti musicali. Un po’ perchè il degrado che raccontano nei loro brani richiama la dura realtà che viviamo nelle nostre strade, ma sopratutto per la loro personalità forte. Non sono personaggi costruiti a tavolino o manovrati da una squadra di manager, costumisti, vocal-coach e chi più ne ha più ne metta.

Qualche anno fa, nello stesso locale, avevo già assistito allo showcase di Havoc che propose una serie di tracce estratte dal repertorio dei Mobb Deep e qualche brano contenuto in “13″, l’album solista uscito nel gennaio del 2013. Performance impeccabile, peccato per  il pubblico che era lì solo per il dopo live (come al solito) a base di reggaeton.

Ma torniamo a noi. Passato i controlli alla porta, entro nella sala del Duel:Beat in cui si svolgerà il concerto. L’impianto è pronto e i vari gruppetti iniziano ad affollare le aree della struttura.  La serata inizia con una selecta curata sapientemente da DJ Uncino, uno di quei DJ che avrò visto suonare mille volte ma che non riesce mai a stancarmi.

Dopo oltre 1 ora abbondante di set, ci siamo. Il tour manager sale sul palco per le ultime prove tecniche, intanto il DJ prende il microfono e scalda la folla a suon di “Say Mobb Deep!”. Ed eccoli lì, dopo tanta attesa, Havoc e Prodigy fanno il loro ingresso trionfale sulle note di “Survival of the fittest”. L’effetto tsunami che ha travolto tutti noi è stato inevitabile, d’altronde vedere due leggende sul palco non è cosa da tutti i giorni.

Tra i due, la mia attenzione è focalizzata totalmente su Prodigy. Una presenza scenica assurda che viene fuori sopratutto quando conclude le sue strofe a cappella. Un personaggio che trasuda hardcore da tutti i pori e che riuscirebbe a far smettere di rappare tanti “gangsta-rapper” nostrani. Ma andiamo avanti.

Le tracce sono eseguite (quasi) in maniera cronologica e ripercorrono la loro carriera ventennale celebrata nell’aprile del 2014 con il doppio album “The Infamous Mobb Deep”.

Da “Get Away” a “The Learning”, fino alla hit “Outta Control” e al masterpiece “Shook Ones pt.II”, una tracklist ricca di brani che ha soddisfatto tutte le teste hip hop presenti. Uno dei momenti più toccanti è stato quello che hanno dedicato a tutti i rapper scomparsi. Mani verso il cielo per Jam Master Jay, Tupac, J Dilla, Sean Price e tanti altri.

A show finito è arrivata la sorpresa più grande. In tanti anni di concerti, mi è capitato raramente di vedere degli artisti così disponibili nei confronti dei loro fan. Havoc e Prodigy sono scesi dal palco per fare autografi, selfie, abbracci e strette di mano, una scena che non ha fatto altro che confermare la stima che provo nei loro confronti.

I Mobb Deep sono la storia del rap, l’hardcore e l’energia in persona. Non avevo mai assistito a una performance del genere che può essere riassunta così: “Ain’t no party like a Mobb Deep party cause a Mobb Deep party don’t stop!”.

About An Ge Lo

Testa Hip-Hop, italo-napoletano e divoratore di dischi nato nell'anno di "The Chronic". Puoi fare affidamento su quello che scrivo.

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