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MONDO NBA – Regna l’equilibrio sotto a Cavs e Warriors

Mondo NBA

Le prime due settimane di NBA sono in archivio: classifiche (e partite) dicono che sarà molto complicato evitare una rivincita della finale dello scorso anno. A Ovest, Curry e i Warriors devono ancora perdere una partita, a Est James (a mezzo servizio) e i Cavs sono comodamente in testa anche senza Kyrie Irving. Di lì in poi, regna l’incertezza.

WESTERN CONFERENCE

Giochi talmente male da dare l’impressione di voler perdere apposta, contro dei Brooklyn Nets che hanno vinto solo due delle prime nove gare giocate (contro i disastrati Lakers e Rockets di questi tempi). I Nets, che sono pur sempre dei giocatori NBA, trovano improvvisamente enormi stimoli al pensiero di poter interrompere la striscia vincente e la rincorsa del record dei campioni in carica, per di più a casa loro: giocano alla morte, vanno addirittura sul + 17. Ecco, se in una situazione del genere in qualche modo riesci a vincere, magari al supplementare, i tuoi avversari, che vogliono impedirti di vincere il secondo titolo consecutivo, hanno un problema. Morale della favola, i Golden State Warriors hanno provato inconsciamente a perdere una partita dopo dieci vittorie in fila, ma non ci sono riusciti, è 11-0, ne mancano 4 per eguagliare la miglior partenza di Regular Season di tutti i tempi (Washington Capitols 1949, Houston Rockets 1994). Calendario alla mano, il back-to-back a Los Angeles contro i Clippers e in casa contro i Bulls, dopo la prossima sfida interna con Toronto, sarà lo scoglio decisivo. Di quanto siano strapotenti ed elettrizzanti i campioni in carica abbiamo già parlato la scorsa settimana, inutile ripeterlo. Giusto perché non mi so trattenere, beccatevi i 46 punti di Curry in casa dei combattivi Minnesota Timberwolves.

Come ha scritto l’ottimo David Aldridge su Nba.com, se i Warriors giocano una pallacanestro celestiale di squadra, in attacco e soprattutto in difesa, gran parte del merito è dei San Antonio Spurs, che nei due anni precedenti hanno mostrato la via, vincendo il titolo 2014 dopo una memorabile serie finale contro Miami. In questa stagione, per sopperire all’età avanzante di Tim Duncan (quasi 40), Manu Ginobili (38) e Tony Parker (33), i texani si sono regalati il free agent più ambito dell’estate, LaMarcus Aldridge, autore di un’ottima prova nel suo primo ritorno in Oregon, e un altro veterano a bassissimo costo come David West. La scorsa Regular Season, giocata col freno a mano tirato, ha portato alla testa di serie numero 6 e alla sconfitta al primo turno coi Clippers: non credo che coach Popovich abbia voglia di ripetere lo stesso tipo di esperienza. Aldridge migliora partita dopo partita, i minuti dei grandi vecchi rimangono controllati, Kawhi Leonard sembra più responsabilizzato e soprattutto le vittorie arrivano senza troppa fatica.

Qualche problemino per Clippers e Thunder, le altre due favorite del tremendo Ovest, alle prese con gli infortuni. Sconfitta mercoledì a Dallas, dove hanno trovato un Dirk Nowitzki d’annata, e poi giovedì a Phoenix, senza Paul e Redick, già a mezzo servizio contro i Mavericks. Il record dice 6-4, che può anche starci, se non fosse che i primi della classe sono 11-0. In casa OKC invece regna un’atmosfera di terrore. Durant fermato da un problema muscolare, subito netta sconfitta interna coi Celtics, i fantasmi degli anni scorsi che tornano a fare capolino. Anche questa notte a Memphis, niente Durant, un super Westbrook, niente vittoria, similmente a quanto è accaduto nel 2014-15. Chi sta peggio di tutte però, in rapporto a pronostici e risultato dello scorso anno, è Houston. Preoccupante il nervosismo di James Harden, che aveva messo il turbo per raddrizzare un inizio disastroso, per poi tornare a faticare enormemente. Regalare (in casa) la prima vittoria ai Nets, perdere a Denver (27 di Danilo Gallinari, ne parliamo tra poco) e tornare a Houston senza riuscire a battere una stanca e acciaccatissima Dallas è davvero un bruttissimo modo di provare a dare continuità ai quattro successi di fila della scorsa settimana. La prova di stanotte contro i Boston Celtics, se possibile, oscura ulteriormente lo scenario. Quarta sconfitta di fila, fischi dagli spalti, addirittura cori di “mvp” ironici verso Harden. I detrattori di Ty Lawson, il cui inserimento si sta rivelando complesso, si sfregano le mani. Se l’inizio di parabola discendente dei Memphis Grizzlies, che comunque hanno già giocato due volte con Golden State e sono 6-6, poteva essere in qualche modo pronosticabile, questo dei Rockets sta cogliendo impreparati tutti quanti. Essere più forti sulla carta non garantisce un bel niente nella Western Conference.

Squadre in difficoltà come Grizzlies e Rockets, al momento ai margini delle prime 8 (lo so che è un discorso sciocco da fare così presto, ma prendiamo la classifica solo come un riferimento), devono fare i conti con la voglia di Playoffs di organizzazioni solide (Dallas) ed estremamente talentuose (Phoenix, non sarà profondissima ma Knight e Bledsoe formano una splendida coppia di esterni), già in zona ottavo posto nella scorsa stagione. New Orleans, a proposito di ottavo posto del 2015, deve ancora liberarsi dalla tristezza di un inizio non immaginabile, nemmeno nei peggiori incubi. Forse, l’esportazione in Louisiana del sistema di Golden State, mettendo in panchina Alvin Gentry, non è così facile come poteva sembrare. Ma con una striscia di vittorie e il recupero di tutti gli infortunati, possono rientrare in corsa, tranquillamente (hanno Anthony Davis, cosa puoi NON fare, se hai Anthony Davis, magari sano?). E poi c’è chi vuole tornare grande, come gli Utah Jazz e i Denver Nuggets, a 5 vittorie e 5 sconfitte: pigliamoci un po’ di soddisfazione, nel dire che il motivo principale del loro buon inizio è il rientro a pieno regime di Danilo Gallinari, ovvia prima opzione offensiva della squadra. Viene un po’ di amaro in bocca a pensare a tutto il tempo perso dietro agli infortuni, ma il numero 8 può ancora avere tante stagioni da protagonista davanti a sé. Certo, sarebbe simpatico se giocasse in una squadra più competitiva, ma scalda il cuore vederlo essere decisivo a questo livello, migliorando tutta la fase d’attacco dei suoi. Tanto equilibrio, insomma. Anche se Timberwolves (ragazzi, quanta roba è Karl-Anthony Towns) e Blazers, che tanto promettono, questa settimana hanno mostrato una serie di limiti tutti nuovi: forse è un po’ presto.

Player of the week: DeMarcus Cousins – Sacramento Kings
DeMarcus Cousins

Già, ci sarebbero anche i Kings, la squadra di questo signore. Siamo a 4 vittorie e 7 sconfitte, molte delle quali arrivate in sua assenza. Questa settimana si è parlato di lui più che altro per il suo rapporto difficile con coach George Karl, con cui avrebbe avuto un acceso battibecco. Benissimo, l’arrabbiatura ha portato a un quarantello contro Brooklyn, 36 contro Toronto e 33 contro Detroit, tirando un clamoroso 9 su 19 da tre punti. L’apoteosi del talento misto alla disfunzionalità. Se dovesse mai acquisire un minimo di etica del lavoro e di solidità mentale, i lunghi dell’Ovest possono chiudere baracca, a eccezione di Anthony Davis. L’obiettivo di dare fastidio per l’ottavo posto non pare vicinissimo, ma c’è tanto tempo.

EASTERN CONFERENCE

Situazione abbastanza simile all’Ovest. I Cleveland Cavaliers, proprio come la loro controparte occidentale di Golden State, sono largamente in testa, anche se non imbattuti (8-2), ma sono senza Kyrie Irving, cioè uno dei migliori giocatori della Lega. Con lui, che tornerà solo nel 2016, vedremmo quasi sicuramente un dominio ancora più netto, e soprattutto una gestione diversa di un acciaccato LeBron, spesso costretto agli straordinari: vedi rimonta contro i Jazz e volata in casa dei Knicks di un ispirato Carmelo Anthony. “Non siamo ancora una grande squadra, dobbiamo lavorare”, dice LeBron James, e ha sicuramente ragione. Rispetto a Curry e compagni, oltre alla fatica necessaria per vincere, c’è disparità anche nel livello degli avversari. La Eastern Conference è addirittura più livellata dell’Ovest, ma verso il basso, anche se non così tanto come nella scorsa stagione, quando il gap si è rivelato imbarazzante. La presenza di Philadelphia e Brooklyn, poi, garantisce vittorie facili per tutti.

Anche chi sembra avere una marcia in più lascia una lunga scia di dubbi. Gli Atlanta Hawks, di fronte a due sfide non semplici contro Boston e Utah, hanno rimediato due sconfitte, riportando alla mente quei problemucci a segnare che hanno caratterizzato la loro ultima postseason, dopo una stagione regolare entusiasmante. I Chicago Bulls, invece, aggiungono un’altra pagina al drammone di Derrick Rose, il quale ha dichiarato di vederci doppio spesso e volentieri (mercé un serio infortunio all’occhio patito in prestagione), con il suo allenatore Fred Hoiberg ormai rassegnato ad aspettare la pausa dell’All-Star Game prima di poter considerare la sua stella al 100% delle possibilità. Se non altro, come ha detto lo stesso Rose, nonostante tutti i problemi, le vittorie stanno arrivando. Significativa quella di stanotte, contro gli Indiana Pacers.

Non sottovaluterei due squadre guidate da stelle con grande voglia di rivalsa. In primis i Miami Heat di Wade e Bosh, che sono 6-3 avendo affrontato un calendario non semplice e al netto degli infortuni hanno uno dei roster più interessanti. Roster a cui hanno appena aggiunto Beno Udrih e Jarnell Stokes, liberandosi (passatemi il termine) di James Ennis e soprattutto Mario Chalmers, la cui personalità ingombrante mal si sposava con l’umiltà di una squadra conscia di non essere più ai livelli dell’epoca di LeBron. In secundis, gli Indiana Pacers. Ritrovare uno come Paul George, in una Conference così equilibrata, può fare tutta la differenza del mondo. Occhio anche a come sta giocando Monta Ellis. I Boston Celtics, come avete letto, continuano a mietere vittime illustri, e sinceramente non è un caso. Stanotte hanno ufficializzato la crisi dei Rockets, andando a Houston a mettere un parziale di 18-0 in chiusura di terzo quarto, per poi vincere comodamente. Dopo aver assaggiato i Playoffs nella scorsa stagione, la mossa coraggiosa di mettere un roster molto giovane in mano a un coach in proporzione ancora più giovane come Brad Stevens, che gioca un sistema permeato di princìpi collegiali, continua a pagare dividendi. Ricordate: la scelta dei derelitti Brooklyn Nets (che affronteranno due volte nella prossima settimana, potremmo ritrovarli molto in alto) al prossimo draft, presumibilmente almeno una delle prime quattro, appartiene a loro…

Aggiungete al calderone la solidità di Toronto e Washington e l’esplosività di Milwaukee, che finalmente ha battuto un avversario degno di questo nome, infliggendo ai Cavs la loro seconda sconfitta, in una splendida battaglia finita al secondo overtime. Aggiungete anche i Detroit Pistons di Andre Drummond, la sensazione della scorsa settimana, anche se necessitano di molto più lavoro di quello che è sembrato per qualche partita, dopo un fallimentare giro a Ovest in cui sono riusciti anche a perdere coi Lakers. A proposito di Lakers, non dev’essere suonata benissimo alle orecchie dei tifosi la dichiarazione di coach Scott che dice “quando abbiamo scelto Russell anziché Porzingis ci siamo sbagliati, pensavamo avesse bisogno di troppo tempo per migliorare”. I tifosi dei New York Knicks, che non perdono occasione per essere pessimisti (e data la storia recente non hanno tutti i torti) si godono i vertiginosi progressi del giovane lettone, che accoppiati all’ottima salute di Carmelo Anthony sono un buon motivo per andare al Madison Square Garden con un po’ di speranza in più. Magari si riesce a battere un Anthony Davis da 36 punti, com’è accaduto domenica.

Player of the week – Nicolas Batum – Charlotte Hornets
Nicolas Batum

Nel gruppone dell’equilibratissima Eastern Conference, oltre agli Orlando Magic, ci sono anche gli Charlotte Hornets. Nicolas Batum, arrivato quest’estate dallo smantellamento dei Blazers, ha avuto un weekend complicato, con la mente a Parigi e alla Francia, suo paese natale. Domenica, proprio contro la sua ex squadra, ha offerto una prestazione da All-Star, con 33 punti, 5 rimbalzi e 6 assist. Se continuerà a giocare così, avvicinandosi al superlativo 57,7% dall’arco tenuto questa settimana, gli Hornets avranno pieno diritto a iscriversi alla corsa Playoffs, anche sopperendo alla pesantissima assenza di Michael Kidd-Gilchrist, infortunato in prestagione.

Plays of the week:

Chiudiamo con le migliori giocate della scorsa settimana…

About Mattia Cutrone

Nato e cresciuto a Genova, segue la NBA dalla tenerissima età di 12 anni. Fa parte della redazione sportiva di Radio 19 ed è anche responsabile della sezione musicale di Yury Magazine.

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