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L’evoluzione di Gemitaiz dal primo all’ultimo “Quello Che Vi Consiglio”

GemitaizFoto dalla pagina artista su Facebook di Gemitaiz

Oltre trenta milioni di visualizzazioni riportati solamente dal contatore del suo canale YouTube, mezzo milione abbondante di fan su Facebook, senza dimenticare gli oltre trecentomila di Instagram ed i quasi centomila di Twitter: sono numeri di tutto rispetto quelli raggiunti da Gemitaiz a fine 2015. Un bilancio da invidia, per farla breve, che rispecchia con fedeltà la realtà dei fatti e colloca il rapper romano nell’élite del genere in Italia.

Sono passati ben sei anni dall’uscita del primo mixtape della serie Quello Che Vi Consiglio, cinque invece dal volume due della stessa collana di prodotti che ha sempre, rigorosamente, regalato al suo pubblico. Il volume due, di fatto, è quello che ha cambiato le carte in tavola nella vita di Gemitaiz, il tape della svolta, il tape con cui ha iniziato a stabilire un (certo tipo di) legame con il (proprio) pubblico.

In questi giorni, si parla solo dell’uscita del sesto QVC: Gemitaiz, alla fine, si è preso un impegno che sta portando avanti da anni senza ‘se’ né ‘ma’. Di sicuro, con tanta passione e dedizione, fino da essere arrivato a regalare – dal 2009 ad oggi – un mixtape all’anno ai propri seguaci, andando ad colmare quei gap che separano le release dei dischi ufficiali, realizzati in gruppo o da solista.

Un fenomeno singolare, in fondo caratterizzato da continuità e qualità, su cui vogliamo soffermarci per un attimo con la lente d’ingrandimento, perché ammetto, in primis io stesso, di non avergli attribuito sempre l’attenzione che meriterebbe l’intera operazione. Lo spunto su QVC può diventare un’analisi un po’ più attenta su come si sia evoluto lo stile di Gemitaiz negli anni, in mille sfaccettature e direzioni – partendo da quanto ascoltato nei dischi fino ad arrivare alla sua figura sui social, da cui abbiamo potuto ipotizzare quale sia il suo alter ego nella vita di tutti i giorni.

In elaborazione (forse) il remix di rollercoaster (featuring Madman & Tempoxso), dei greenpeeps prod. by PK.”, questo il primo status (datato 22 giugno 2009) che appare, scrollando indietro nel tempo con la rotellina del mouse, sul profilo Facebook di Gemitaiz. Poco dopo, si diceva che di lì a breve sarebbe uscito il primo tape della serie, ad ottobre, mentre poco prima Canesecco vinceva il Tecniche Perfette Roma. Il sedici ottobre esce su honiro.it il QVC Vol. 1 che, nell’arco di due giorni, arriva a quota mille download, con Gemitaiz in visibilio per la notizia. “È Morto”, il primo ed unico video estratto dal disco, esce qualche mesetto dopo. Video dai tratti homemade, con il rapper ancora imberbe che si dimena davanti allo sfondo disegnato dai palazzoni della sua Serpentara. Ma al regista cade l’occhio anche sui murales del Viadotto dei Presidenti, dove Gem calpesta il suolo con le sue Air Force 1 bianche, ingrigite e consumate al punto giusto.

[strumentale originale: Wax – “Summer in the City”]

Già dalla skit iniziale di “34 Rime Pe Spiegatte Quanto Sei Bianco” (tratta da QVC Vol. 1) è chiara la sua attitudine in materia: essere diretti il più possibile, e non si pone alcun problema nell’affermare: “sì, bestemmio sui pezzi, ‘sti cazzi, tanto stanno su MySpace…”. Così sia la sua volontà, che verrà apprezzata più del previsto dai suoi fan. Anche “Out of My Way”, il singolo che lancerà QVC Vol. 2, parte con un pensiero rivolto all’altissimo, censurato poi nella versione della clip ufficiale. Cinquantasette gradi al Bunkerino, fa caldino. Il pezzo è devastante. Il Tre sul beat. Gemitaiz è un treno, specie nella terza strofa che va a chiudere con tutte barre in –elle. Se pure tu ti chiedevi perché si ostinasse a fare i video senza le pischelle, lascia sta’. Gli bastavano i fratelli che giravano le L. Fino a quel momento, almeno.

Outfit ancora tendente al largheggiante, ok, ma con l’aggiunta della kefia attorno al collo nel video di “Nun Ce la Faccio Più”. Zero barba e tatuaggi vistosi, per ora. Location: il mercato di Serpentara, la chiesa di Piazza Sempione e i portici di Piazza Esedra. Lo struggle, sempre lo stesso mostrato in precedenza. Siamo nella prima metà del 2011. È la fase che precede l’ultimo lavoro di Gemitaiz e Canesecco in coppia sotto il nome di Xtrem Team, dopo anni di collaborazioni fittissime. Xtreme Quality apre le porte ad una nuova chance per Gemitaiz, rappresentata da DJ Harsh, che contestualmente lancia Tanta Roba.
Dolore nelle Rime”, prodotta da 3D, racconta di come i due stiano riuscendo nell’impresa di crearsi uno spazio tutto loro all’interno della scena, con una frase che racchiude l’essenza del loro percorso: “abbiamo sempre fatto ogni canzone col cuore, senza fare mai nemmeno una canzone d’amore”. Come dargli torto.

In poco tempo, assistiamo al progressivo (e silenzioso) distacco da Canesecco e al sempre più fragoroso e caciarone avvicinamento a MadMan. A cavallo tra il 2011 e il 2012, assieme al rapper pugliese, sviluppa una bizzarra intesa, umana prima, artistica poi, che diventerà un elemento cardine dei loro percorsi futuri. Honiro produce, Gemitaiz e MadMan buttano giù il loro primo lavoro in coppia, il mixtape Haterproof con featuring di rapper provenienti da tutta Italia (Ensi, Jack The Smoker, Uzi Junker, Primo, Coez, eccetera), con l’omonima hit che, oggi come oggi, vanta oltre quattro milioni di views su YouTube. Tutto esaurito in molti club d’Italia, con una schiera di seguaci che indossano le loro magliette a prova di hater. La barba inizia a crescere e s’intravedono i primi tatuaggi, con tanto di No Reward marchiato a fuoco sul collo. In rete, vanno per la maggiore le loro skit pre-live che si chiudono con “e se non vieni, [pessimo augurio che si improvvisa sul momento]“, che un fan ha gentilmente raccolto in unica sequenza.

Nel frattempo, a metà 2012, Gemitaiz pubblica sempre per Honiro (e Harsh Times) QVC Vol. 3, e da qualche piccolo elemento sembrerebbe voler andare ad esplorare nuove frontiere. I pantaloni diventano quasi skinny, ed il cappellino con la visiera ormai è un elemento imprescindibile della sua figura. Nel tape, si sperimentano nuove suoni e nuove modalità di scrittura: l’esempio lampante è “Giro di Notte”, un episodio al limite tra il rap ed il cantato, sulla strumentale di “Sail”, banger della band americana Awolnation. Ma, soprattutto, entrano nel vivo del gioco le famose pischelle – vedi la protagonista di “Fuori di Testa” - e si va ad infrangere, così, una vecchia e consolidata tradizione.

Il 2012 è l’anno dell’incontro con Salmo e la Machete. “King Supreme” si presenta come una posse track dall’impatto esplosivo, e sparerà Gemitaiz come un razzo oltre i confini della sua città, grazie alla sua strofa in extrabeat. Fiore all’occhiello del connubio artistico con l’artista sardo, senza dubbio, il brano dai tratti electro-dubstep (alla Foreign Beggars), “Killer Game” (2013), di cui è stato realizzato un video sensazionale con la benedizione di uno sponsor non qualunque, RedBull.

Guè Pequeno e DJ Harsh intravedono già da un po’ in lui un potenziale dotato di un’identità unica. Così, nel 2013, arriva la tanto agognata firma con Tanta Roba ed il conseguente annuncio del primo disco ufficiale, L’Ultimo Compromesso: stavolta, l’album non è free, ed il motivo viene spiegato proprio nella sua intro. Su una produzione rockeggiante dei 2nd Roof, non vi dovete stupire se lascia spazio ad un po’ di (meritata) autocelebrazione nell’accostarsi a Django: quando hanno capito che poteva farlo, “è stato come quando hanno visto la prima volta un negro a cavallo”.

QCVC Vol. 4Vai, Flavie’, mannala!” è ormai il marchio che distingue, fin dal primo ascolto, qualsiasi prodotto in circolazione da quello che sono i mixtape firmati Gemitaiz, grazie al costante supporto del suo fido DJ, Mixer T (Flavio, appunto). Al Bunkerino, lo studio dove prendono vita questi prodotti, nulla è lasciato al caso, sia da un punto di vista musicale, sia da un altro prettamente estetico/visivo. Già, le copertine dei vari QVC colpiscono per la loro originalità, malgrado l’approccio homemade che identifica i singoli lavori. Su tutte, come non ricordare quella del quattro con la fotografia di Eisenstaedt che immortala il famoso bacio a Times Square, con il marinaio sorridente alle spalle dei protagonisti?

La prima non si scorda.

La prima non si scorda.

Facendo un piccolo balzo indietro nel tempo, non va dimenticato che nel 2012 Gemitaiz decide di approdare su Instagram, la piattaforma online che si rivelerà, poi, quella che meglio calzerà con le sue esigenze nella gestione del rapporto con i propri fan.
Non solo foto di risvegli in hangover (che non mancano, comunque) o con i suoi nuovi copricapi, ma anche una serie d’indizi che ci dicono qualcosa in più sulla sua persona: dalla sua passione per Amy Winehouse, NOFX ed i Run The Jewels, giusto per citarne tre in tema musicale. Werner Herzog, il celebre regista ed attore tedesco, se parliamo di cinema. François Cheng e Friedrich Nietzsche, in campo letterario. Insomma, un artista dalle mille sfaccettature, ma che come tutti noi non può fare a meno di Instragram: non è un caso, infatti, che abbia dedicato una canzone al social, “Instagrammo”, estratta da Kepler (Tanta Roba/Universal, 2014), il suo primo album ufficiale con MadMan, Disco d’Oro oltretutto. Nel brano, figura pure un loro amico di lunga data, Coez.

L’influenza di rapper d’oltreoceano ogni tanto si fa sentire, vedi quella di un artista crossover come Yelawolf, soprattutto nell’ultimo anno. Anche Gemitaiz, d’altronde, ha nelle sue corde quella vocazione a fondere tra loro i generi e a sperimentare, e di tanto in tanto a cimentarsi nella stesura di qualche ballad. Così, con il suo binomio di affiatati produttori, Frentik & Orang3, sta studiando qualcosa in vista del suo prossimo album in uscita a gennaio 2016, poco dopo QVC Vol. 6. Intanto, però, un primo assaggio di ciò che sarà lo possiamo ascoltare. “Bene” è il primo (e finora unico) estratto di un album ancora in fase di ultimazione.

Dopo questa breve carrellata sui punti salienti del suo percorso, non è necessario che arrivi un genio a spiegarci come siano cambiate le cose dal 2009 ad oggi. Il tragitto è evidente e sotto gli occhi di tutti: certo, c’è anche chi di fronte a tutto questo storce il naso, ma i numeri attuali – in continua crescita, per giunta – remano nella direzione di Gemitaiz. In qualche circostanza, è vero, l’artista romano ha dato come l’impressione di aver messo troppa carne al fuoco; ma forse proprio questa continua ed estenuante volontà di calarsi nella parte potrebbe essere, in fondo, la chiave della sua costante evoluzione. Nuovi brani identici-spiccicati a “Daydream” o “Vado Avanti” non li ascolteremo più, com’è giusto che sia. Pace.
La nostalgia dei tempi andati non deve, però, distogliere l’attenzione dall’aspetto fondamentale della vicenda: sia che Davide raggiunga quota mille download sul sito di Honiro, sia che vinca il Disco d’Oro, o ancora, sia che – tra una data e l’altra del tour – decida di passare, del tempo libero a Serpentara, sia che preferisca passarlo in bella compagnia al Centre Pompidou di Parigi, Gemitaiz almeno una cosa l’ha dimostrata. Sta portando avanti la sua mission con una costanza intravista in rarissimi e sporadici casi nel nostro panorama musicale. Peculiarità non affatto da sottovalutare.

About Giorgio Quadrani

Inseguito dal diritto di giorno, rincorro il rap di notte. Amo ascoltare gente che blatera al ritmo di una base musicale, indagare su tutto ciò di inutile intorno a me e fare discorsi col senno di poi.

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