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Intervista a PK: “In me c’è il boom bap, il dirty south, NY e LA degli anni 90 e l’R&B”

PKdi Koki

PK è un produttore cresciuto ad Ascoli Piceno, da qualche tempo fa parte dell’etichetta Tanta Roba e si è fatto notare per le sue collaborazioni con Gemitaiz e soprattutto con MadMan. Nonostante abbia conosciuto una certa esposizione di recente, PK ha una carriera più che decennale e dimostra un approccio maniacale alle sue produzioni. Noi abbiamo avuto l’occasione di fargli qualche domanda a cui lui ha risposto raccontandoci la sua storia, il suo metodo di lavoro e il suo rapporto con Tanta Roba.

RapBurger) Ho provato a documentarmi un po’ online ma è difficile trovare delle informazioni su di te, chi è PK? Da dove arrivi? (Curiosità un po’ nerd, il tuo nome c’entra qualcosa col personaggio di Paperinik?)
PK) Sei il primo che mi fa questa domanda. Non ho mai letto fumetti però da ragazzino ero sempre incollato al computer e a proposito di nerd, PK potrebbe stare per “pkill”, un comando UNIX che, volendo, simboleggia il mio approccio competitivo al rap game. Ma alla fine due lettere possono significare un sacco di cose.

RapBurger) Abbiamo trovato dei primi pezzi tuoi (che magari non sono i primissimi poi…) con Mecna e Eldomino, come mai avevi iniziato a lavorare con loro?
PK) Sono cresciuto ad Ascoli. A cavallo fra gli anni 90 e i 2000 giravo con dei ragazzi di zona tra cui anche Flavio (Eldomino) e si era creato un bel movimento a livello locale fra serate, dischi etc. I pezzi di cui parli risalgono all’ultima fase di quel periodo e la roba che hai sentito è tipo la punta dell’iceberg di una situazione che ricordo con piacere a distanza di anni, nonostante fossimo tutti ragazzini.
La cosa finì quando smettemmo di prenderci a livello artistico, ognuno ha i suoi gusti ed è stato giusto allontanarsi in quel senso. Con gran parte di loro è rimasta una bella amicizia, con altri no.

RapBurger) Qual è il tuo metodo di lavoro quando crei una strumentale?
PK) Tutti quelli con cui lavoro sanno che sono un perfezionista. Pretendo sempre il 120% da me stesso con l’impressione di poter fare sempre di meglio.
A volte mi capita di aprire cubase appena sveglio la mattina e ritrovarmi a notte fonda ad aggiustare una linea di synth di cui non sono ancora convinto.
Alla fine salvo e leggendo il numero sequenziale del progetto mi rendo conto di essere al ventottesimo salvataggio.
Non ho un metodo di lavoro ben preciso: dipende molto dal mood, da ciò che mi aspetto di sentire, da cosa potrebbero crearci i rapper con cui sto lavorando in quel momento.
È fondamentale riuscire ad immedesimarsi nella personalità in questione e lavorare con un artista piuttosto che con un altro rende le cose ogni volta diverse. Cerco innanzitutto di immaginare istintivamente come suonerà il pezzo finito, poi inizio a suonare. Posso partire tagliando un sample, programmando un suono che può essere un synth o un arpeggio di shamisen come ad esempio nel caso di “Blue sky”. A mio avviso la creazione di un suono che risulti originale ed interessante è ciò che rende una produzione davvero credibile. Un beat messo insieme utilizzando le solite patch di suoni “fresh out the box” non ha personalità, non brilla di luce propria.
Il suono è la chiave. L’unica vera differenza che c’è fra un beat riuscito ed uno non riuscito sta più nel suono che nella melodia, e questo non sempre è chiaro a chi fa hiphop non venendo dall’hiphop. È la scelta dei suoni che ti fa capire chi fa hiphop venendo dall’hiphop e chi fa hiphop non venendo dall’hiphop.
Chi da’ la priorità alla melodia rispetto al suono non sta facendo un beat, sta facendo qualcos’altro.

RapBurger) Quando produci prediligi un certo filone o ti piace spaziare e sperimentare?
PK) A me piace l’hip hop. Faccio e ascolto questa roba da talmente tanto che non riesco a concepirla divisa in sottogeneri, categorie, filoni, etc.
In me c’è il boom bap, il dirty south, New York e Los Angeles degli anni 90, l’R&B.
Nel 2006 mi sono innamorato del suono di ATL come adesso sono fuori per quello di Toronto. Magari domani mi sveglio ascoltando “Paid in full” e poco dopo mi ritrovo ad avere in sottofondo l’ultimo mixtape di Future e Drake dopo che la funzione random di iTunes mi ha proposto Big Krit, Jay Rock, Clyde Carson, EPMD, Tory Lanez, Beyoncé,  etc etc.
Non mi piacciono queste gabbie mentali tipo che devi stare da una parte o dall’altra, sono limitazioni, non fanno bene alla creatività.
Sono come guerre di religione: protestanti o cattolici, sciiti o sunniti che si scannano fra loro pur credendo nella stessa cosa, divisioni inutili che non hanno più senso.
Io comunque sono sempre aggiornato sulle ultime uscite, non per un discorso di mode, ma per ciò che di nuovo hanno da offrire. Va da se’ che quindi una cosa che faccio oggi fra 2 mesi mi suonerà inevitabilmente già vecchia.

RapBurger) Collabori moltissimo con MadMan, a cosa è dovuto questo affiatamento?
PK) La prima traccia che abbiamo fatto assieme è stata escape from heart che è un po’ un culto fra i suoi fan quindi penso sia stato naturale proseguire nella collaborazione successivamente. Quel beat ha una storia stupida e particolare, magari un giorno ve la racconterà lui.
Da escape in poi abbiamo collaborato diverse volte nel corso degli anni. Insieme con lui e Gem abbiamo tirato fuori alcune delle hit più belle delle nostre rispettive carriere, da escape fino a doppelganger passando per detto, fatto e kepler.

RapBurger) Come ti trovi in Tanta Roba? A quanto pare l’etichetta ora vuole puntare forte sui produttori, come ti è sembrata l’idea del contest su Patatrac?
PK) Alla grande, siamo un bel collettivo, tutti forti e carichissimi. Aspettatevi cose giganti.
Il contest è una cosa positiva per i giovani producer in cerca di visibilità, sicuramente se si fosse presentata un’opportunità del genere molti anni fa l’avrei colta al volo. È un momento positivo per il rap italiano e chiunque ha molte chance di uscire fuori se vale e si sbatte.
Purtroppo però non c’è molta consapevolezza di cosa ci sia dietro il lavoro del producer e quindi per chi fa parte della nostra categoria è un po’ più difficile farsi notare.
Spesso i fan non sanno chi ha fatto il beat della loro hit preferita e dovremmo ricordarci che questa è musica: è più facile che una canzone piaccia con un beat potente e un rapper mediocre che con un rapper potente e un beat mediocre.

PK – Tanta Roba LabITSPKBITCH vi dà l’ultimo consiglio per il vostro REMIX per il #TantaRobaLab.
Ci sono già arrivati più di 300 remix; avete tempo fino al 22 per mandare il vostro!

tantarobalabel.com/lab

Posted by Tanta Roba on Mercoledì 18 novembre 2015

RapBurger) Quali sono i tuoi 3 produttori italiani preferiti?
PK) Fritz da Cat, Fish, Don Joe. Hanno dato e stanno dando tantissimo all’hip hop italiano e sicuramente hanno contribuito a formare la mia identità musicale.

RapBurger) E un rapper italiano con cui vorresti collaborare?
PK) Non per sembrare cocky, ma in quest’ultimo periodo ho avuto il piacere di sentire sulle mie produzioni gran parte della scena italiana e spero di sentirci presto quelli che ancora mancano all’appello. Inoltre tengo sempre un occhio puntato su quelli che secondo me sono i più promettenti e che a mio avviso saranno i prossimi ad uscire e a farsi sentire.

RapBurger) Hai progetti per il futuro? Magari un album tutto tuo o realizzato in coppia con un altro rapper?
PK) Ho sempre la mani in pasta, è raro che abbia tempo per pensare a cosa fare prima che lo stia già facendo.
Sicuramente mi piacerebbe poter curare ogni aspetto della produzione di un disco di un artista talentuoso che sia in grado di portare qualcosa di nuovo e dare uno scossone al rap italiano.

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Twitter (anche se dice che “non lo caga”)

About Koki

Amo l'hip hop, il vino rosso, disegnare chiese e vincere. Il mio vero nome è Jorge ma nessuno lo sa pronunciare.

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