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Intervista a Big Fish: Albertino passava i De La Soul su Radio Deejay, queste cose non le dimentico

Big Fishdi Fabio Baratella

A settembre è uscito l’ultimo EP di Big Fish, “Midnight Express” e noi abbiamo approfittato dell’occasione dell’uscita del remix di “Theron” con Fabri Fibra per fare due chiacchiere con lui. È un EP contenente due sole tracce, ma più delle tracce in questi suoni è contenuto il Fish che non ti aspetti. Vogliamo capire come mai l’uomo dietro il successo di una piccola, ma buona, parte della scena rap italiana sta inesorabilmente cambiando stile, e non solo. Sarà  forse un segnale d’allarme per i rapper, per le major e per la musica italiana in generale? Noi pensiamo di sì, perché se Diplo (non uno qualunque) e la sua etichetta si scambiano materiale con Big Fish e gli artisti di Doner Music, vuol dire che molto probabilmente ne vedremo delle belle.

RapBurger) Incominciamo subito con una domanda a bruciapelo: come vedi la situazione in Italia? Sia per quanto riguarda la musica hip hop che per la musica elettronica? È così tragica come tutti dicono?
Big Fish) Sinceramente più che parlare nello specifico della scena italiana io farei un discorso diverso: c’è gente brava e gente meno brava. Entrambi hanno successo, il problema è che c’è molta gente più affascinata dal successo che dalla buona musica.
Per quanto riguarda il rap c’è stata una sovraesposizione di questo genere che ha portato, specialmente in questi ultimi 2 anni, a far fare dischi di platino a chiunque, indipendentemente dal fatto che i dischi siano belli o meno belli. Fortunatamente ci sarà una selezione naturale.
Per quanto riguarda la musica elettronica, invece, ci sono molti più poser che nel rap: c’è gente che fa fare le canzoni ad altri, gente che non sa nemmeno suonare e sa premere solo il tasto sync. È diventato una sorta di baraccone. Questa cosa è arrivata pure in Italia, e l’unica preoccupazione che hanno la maggior parte di loro è nel vestirsi, mentre il succo della musica è ben altro: se fai bella musica hai risultati, se fai musica di merda o non sai fare nulla non è giusto che tu abbia i risultati. Comprano views, follower, qualsiasi cosa, ma alla fine si sa che è qualcosa senza fondamenta.

RapBurger) Da cosa è nato il tuo ultimo EP, Midnight Express? C’è un concetto che fa da filo conduttore?
Big Fish) No, sinceramente il concetto è quello di fare musica di qualità, per quello che mi riguarda. Tengo presente che il filone musicale che mi sono andato a scegliere sta funzionando e credo di essere il primo che in Italia ha proposto questo particolare tipo di Bass House. Ovviamente non sono il migliore non ho la pretesa di dire questo, ma sono uno dei primi che ha voluto fare questa cosa qua.
Visto che io sono cresciuto ascoltando la Garage inglese, l’idea era quella di fare uno stile inglese adatto anche al pubblico americano, aggiungendo dei vocal particolari all’interno del pezzo.

RapBurger) Come sei entrato in contatto con Diplo?
Big Fish) Mah, più che con Diplo con Mad Decent. Grazie al nostro Aquadrop, che è a mio avviso uno degli artisti più forti della scena trap europea. Lui ha ricevuto una richiesta da parte della Mad Decent di pubblicare un suo pezzo nella loro compilation di natale. Poi siamo entrati in contatto anche per altre cose, come l’uscita del pezzo di Aquadrop “On fire” per esempio, e abbiamo continuato a inviargli anche altro materiale ed è nata questa sorta di collaborazione tra noi e loro.
La cosa bella è stata che Diplo, quando è venuto con Jillionaire e Walshy Fire (ovvero i Major Lazer ndr) a suonare a Milano, ha voluto incontrarmi di persona.

RapBurger) A proposito di Aquadrop, in “Don’t Say You Love Me”, traccia presente nel tuo ultimo EP, collabori appunto con lui. Come vi siete conosciuti e qual è il rapporto che c’è tra di voi?
Big Fish) Fino a non molto tempo fa io Aquadrop non sapevo nemmeno chi fosse. Uno dei nostri che è in Doner da tanto tempo, ovvero The Golden Toyz, che con Aquadrop sono amici di vecchia data, me l’ha fatto conoscere dicendomi che era uno veramente bravo a fare musica. Poi è venuto in studio da me ed è nata subito questa sintonia reciproca. Adesso siamo arrivati anche a sentirci 3 volte al giorno, per parlare delle cose più disparate, lui è un supernerd aggiornato su qualsiasi cosa. È un bellissimo rapporto quello che c’è adesso tra di noi e facciamo musica assieme spesso, giusto per divertirci.

RapBurger) Doner Music è un’etichetta che si incentra più sulla produzione di musica elettronica , piuttosto che sulla musica rap. Considerando che provieni dalla scena hip hop, c’è un motivo principale per questa scelta?
Big Fish) Doner è nata nel 2005, con l’esigenza di creare un’entità che facesse uscire il mio disco allora (Robe Grosse ndr), Poi da lì sono nati altri progetti quali il disco di Nesli, Onemic, Santiago e Retrohandz. Poi alla fine mi sono detto: “I rapper sono alla ricerca della Major, io con le Major non posso competere perché mettono sul piatto tot soldi e perché sono una piccola realtà indipendente che ha come scopo di fare buona musica e non immondizia. Che i rapper vadano con le Major, io mi metto a fare la musica che mi piace, la musica che secondo me sarà il futuro.”
E con molta umiltà sono entrato un genere da talebani, tanto quanto lo era il rap. Nel senso che gli artisti erano molto ostili verso gli altri che provengono da un genere diverso. Mi sono preso le mie critiche, Però è stato molto divertente per me continuare a fare questo tipo di musica con le varie sfaccettature e ricavarne i piccoli risultati.

RapBurger) Come vedi Doner da qui a 5-10 anni?
Big Fish) Allora, Doner più che un’etichetta è un management che gestisce i vari artisti, DJ e produttori. Io vorrei allargare il roster e lavorare con persone valide che hanno voglia di crescere. Noi cerchiamo di sviluppare la carriera di gente che ha le capacità e le qualità.
C’è ad esempio gente molto brava che fa 2-3 pezzi e poi smette perché non ha risultati. Oppure uno che fa un pezzo, svolta e poi si monta la testa. Noi cerchiamo di incanalare professionalmente il lavoro di chi lavora con noi.
Spero appunto di ampliare il raggio d’azione tra 10 anni, essere “cagato” e conosciuto dalle etichette e da coloro che possano spingere in maniera degna i progetti che andremo a proporre.

RapBurger) Ritornando sull’ultimo EP c’è un remix che incuriosisce gli italiani, ovvero “Theron rmx” con Fabri Fibra. Sappiamo che sei orgoglioso di aver pubblicato il primo pezzo in lingua italiana per Mad Decent. Com’è stato tornare a collaborare con lui? È cambiato qualcosa dall’ultima volta in cui avete lavorato insieme?
Big Fish) Era da 5 anni che non ci vedevamo, ma in realtà è stato come se non ci fossimo mai persi di vista. Lui in questo momento è iperproduttivo, ha voglia di fare cose nuove. Così ci siamo incontrati e ci siamo chiesti a vicenda: “Cosa stai facendo?”, “Fammi sentire..”. Io gli ho fatto sentire “Theron” e mi ha detto: “Figata questa mi ricorda quando vivevo in Inghilterra..”
Poi così per scherzo ho messo una sua vecchia acapella che avevo nel computer, e funzionava. Allora gli ho detto: “Ma perché non provi a fare una strofa su questo beat?” lui: “Volentieri!”. E in mezza giornata aveva fatto.
Sono contento perché lui è veramente in una fase in cui ha tanta voglia di fare.

RapBurger) È uscito anche il video di “Theron rmx”, in puro stile Mad Decent. Non è decisamente un video a cui gli italiani sono abituati. Da cosa nasce l’idea di metter questa atmosfera anni ’80, i filtri VHS e perché hai deciso di chiamare Cisky di “Italian’s Got Talent”?
Big Fish) Allora, l’idea è venuta da noi, nel senso che comunque Cisky l’ha scelto il regista Umberto Nicoletti, che è veramente bravo. È quello che ha fatto un po’ tutti i miei video.
L’idea del VHS o di quello che parla con la strobo viene da un programma che hanno trasmesso fino all’87-88 che si chiamava Superclassifica Show, dove c’era questo soggetto che presentava la chart.

RapBurger) C’è un’artista, indipendentemente dal genere e dalla nazionalità con cui ti piacerebbe collaborare?
Big Fish) Se proprio vogliamo puntare in alto Diplo, Skrillex o Troyboi. Di rapper americani di adesso mi piace molto The Game è quello che mi sembra che ha l’equilibrio giusto tra la strada e il mainstream. Anche J Cole mi piace molto. Vabbè i miei tre rapper preferiti sono Mc Eiht, Scarface e Del the Funky Homosapien, però capisco che siano in un altro mondo rispetto ai rapper di oggi. Però guarda, io sono di bocca buona, a me tutti quanti i rapper americani mi piacciono, se dovessi collaborare con uno a me andrebbe bene chiunque.

RapBurger) È giusto dire che spesso conta più l’impronta del produttore che non quella che da il rapper o il cantante in questione?
Big Fish) Mah, il produttore in Italia si limita a fare quello che gli viene richiesto. Io cerco sempre di dare dei consigli. Partiamo dal fatto che il produttore deve essere una sorta di psicologo e deve capire esattamente cosa abbia in testa l’artista, senza imporsi. Il produttore non è un artista, e questa è una cosa da mettere bene in chiaro. Non è che io produco il tuo disco e si fa quello che dico io, io devo capire che cosa ti ascolti, cosa vuoi fare e cosa ti piace.
È come se fossi in un concessionario di automobili: Tu per cosa la usi l’auto? La usi solo per andare e tornare da lavoro? Guadagni tot euro al mese? Non ti posso proporre una Bentley che ti consuma 50 euro ad andare e 50 a tornare di benzina, quindi per me ti ci vorrebbe una Punto così riesci a rientrare nelle tue spese.
Trasportato nella musica il produttore deve dire: ok cosa vuoi fare? Vuoi fare il rapper cattivo perché sei quello che spacca nel tuo quartiere? Ok, va bene, però secondo me potresti fare anche delle altre cose… E gli fai vedere che cosa puoi aggiungere nello specifico, abbiamo YouTube apposta, No? E allora cerchi di convincerlo con le parole che non feriscono e che facciano capire al tuo interlocutore che magari sta sbagliando strada.
Ci sono 2 maggiori fazioni di produttori in Italia: c’è quello che dice “si fa quello che dico io perché io sono tal dei tali” oppure quello che “tieni il beat e fai il cazzo che vuoi”. E lì è un casino perché in realtà devi cercare di dare un equilibrio, tu gli dai una bozza e poi una volta che canta si lavora. Io per Fibra all’inizio ho dato dei consigli, e lui, che è molto intelligente, li ha ascoltati e con “Tradimento” ha avuto dei buoni risultati.
Emis Killa anche è arrivato qui nel 2011 dalle battaglie di freestyle, tutti pensano che sia un teen idol, ma Killa ha vinto tutto nel freestyle. Io gli ho detto che secondo me il rap come lo vedeva lui era un po’ datato, doveva trovare la sua strada, la sua via, doveva dire qualcosa di diverso dagli altri anche perché sennò un ragazzo giovane, che è cresciuto con gruppi italiani più grandi di lui rischiava di fare una roba trita e ritrita. Siamo riusciti a trovare un compromesso tra quello che diceva lui e quello che dicevo io: alla fine è andato bene anche quello, no?
Il merito però non è mio, il merito è loro perché sono loro che ci mettono la faccia e loro che mettono anche loro idee. Un produttore può darti i consigli, ma se sei un coglione e dici “no io devo fare questo!”  io ti dico non c’è problema, non mi devo ammalare perché tu sei ottuso. Io ti posso dare un’opinione esterna che magari è un attimo più matura e oggettiva di te che ci sei dentro la tua roba.
Il produttore non ti può svoltare il disco, se tu dici cazzate, il produttore non ci può fare nulla. Il discorso è questo.

RapBurger) È vero che tu non ami riprendere i campioni?
Big Fish) Ma non è vero, adesso li sto riprendendo adesso di brutto. Cartelle e cartelle catalogate di campioni. Il problema dei synth è che nei campioni deve esserci una ricerca, mentre i synth ora ce li hanno tutti. Il discorso è che non puoi pensare che sia una cosa personale col synth. Pharrell usa le tastiere ma sono cose talmente personali che ti porta a dire “MERDA!!”. Ormai se tu senti i dischi americani sono tutti fatti col Nexus, con la 808 e le varie batterie.
Diciamo che ci vuole un giusto utilizzo di entrambi, i primi i due che mi vengono in mente che in italia sono bravi a usare i campioni sono Shocca e Big Joe. Shocca è forte coi campioni e Big Joe è bravo a mischiare le due cose, lui fa roba classica tendente al nuovo.

RapBurger) Che differenza c’è tra gli inizi coi Sottotono e ora dal punto di vista della scena?
Big Fish) Allora diciamo che quando ho iniziato avevo 18 anni ed era una roba nuova per me, perché io lavoravo da mio padre come tutti, non sapevo dove si potesse arrivare con la musica, non sapevo ci si potesse mantenere.
Il mio sogno era fare il DJ nei locali, era un po’ il secondo stipendio. Mi piaceva l’dea di fare musica sai, i primi campionatori, sono sempre stato amante degli elementi elettronici perché comunque io ascoltavo la scena della prima house.
Poi ci fu quest’ondata del rap, e io non ti nascondo che coloro che mi hanno avvicinato al rap sono stati Jovanotti e Albertino che ascoltavo in radio: avevo 15 anni, c’era Jovanotti che passava del rap incredibile (persino Eric B & Rakim) e poi passavo a Todd Terry, Fast Eddie, i Jungle Brothers, i De La Soul. Albertino passava i De La Soul su Radio Deejay alle 14:00 del pomeriggio, io queste cose non le dimentico.
Poi vabbè a quell’età logicamente hai fotta, avevo conosciuto Tormento che era minorenne che mi diceva: “passami la base che ci scrivo sopra”. Avevamo registrato il demo a casa di un nostro amico di cui ora non ricordo il nome, e da lì siamo andati da un’etichetta indipendente ce l’ha stampato e siamo riusciti a crescere sempre più. E non mi aspettavo questa roba.
L’artefice del successo dei vari Articolo 31, dei Sottotono e di Neffa è stato proprio Albertino, passava rap italiano tutti i giorni. Io ho passato le varie fasi del rap: dai Radical Stuff, dai centri sociali al rap quello figo che si rifaceva al rap americano e ad Albertino piaceva un sacco.
Io comunque anche adesso la vivo con la stessa passione, cerco di viverla con musica diversa con l’idea di fare musica come facevo una volta. Perché se io scendo a compromessi con le case discografiche e con quello che mi dice la gente non mi passa più, lo so io il cazzo che devo fare. Secondo me sta roba ora va vissuta così. C’è sempre il discografico che non capisce chiaramente un cazzo di musica perché gli interessano solo i soldi, e ti dice “questo è troppo così, questo è troppo cosà”. Io non c’ho veramente più voglia di stare dietro a queste cose, tutti capiscono tutto di tutti e nessuno capisce mai niente. E chi fa davvero qualcosa di buono secondo “chi ne capisce” non ne capisce mai. Preferisco fare le cose divertendomi e non avendo a che fare con determinate persone che ti portano a non essere troppo contento di quello che fai.

RapBurger) E dal punto di vista dell’approccio di lavoro invece cosa è cambiato?
Big Fish) Con l’avvento degli anni ’90, del computer e dell’hard disk recording è logicamente cambiato tutto. Prima si facevano le robe con campionatore che era un baraccone con un display piccolissimo e chi era fortunato aveva il computer da utilizzare come sequencer, io ad esempio come sequencer avevo un tastiera. Adesso è tutto più facile e tutto alla portata di tutti perché se tu ti ci metti e prendi un FL studio a caso, in 6 mesi diventi un produttore, perché i Plug-In sono quelli. Quelli che usa Lex Luger sono quelli che puoi avere anche tu, il programma è quello, devi avere un po’ di gusto e differenziarti da quello che c’è in giro.

RapBurger) Ultima domanda: ammesso che tu abbia del tempo libero, cosa fai quando non fai/ascolti musica?
Big Fish) Vado a correre, guardo le serie tv e a casa mi diverto molto con la famiglia che ho. Poi ovviamente sono fortunato a esercitare la mia passione ovvero fare il DJ nei locali e suonare ciò che mi piace.

About Fabio Baratella

Proveniente dalla provincia di Milano, sono un fan di Mortal Kombat, di Frank Miller, degli Sport Motoristici e del Giappone.

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