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Siamo andati a vedere “Numero Zero”, il documentario sulle origini del rap italiano

Numero Zero

Qualche sera fa ho avuto l’occasione di partecipare alla proiezione romana di Numero Zero, il film diretto da Enrico Bisi – documentario, a dire il vero – con il quale lo stesso regista e la produzione si sono impegnati a scavare fino alle radici più recondite del rap in Italia, dando voce proprio a quei protagonisti che, comunque la mettiamo, sono considerati da tutti i pionieri di questo genere dalle nostre parti.

Devo essere sincero, nella mini-operetta di Bisi avevo riposto giganti aspettative. La lavorazione lenta, la comunicazione ben dosata ed iniziata da oltre un anno, l’accattivante logo su sfondo arancione ideato da Luca Barcellona aka Lord Bean, i trailer in cui comparivano personalità di spicco distantissime tra loro (da J-Ax a Kaos One, e così via) e, soprattutto, il countdown che avrebbe poi condotto alla diffusione definitiva del progetto nella home del suo stesso sito ufficiale, mi avevano fatto venire non poca acquolina in bocca.

Ci sarei rimasto male se il film non fosse stato all’altezza di quello che mi ero immaginato fino a qualche istante prima che si spegnessero le luci in sala. Fortunatamente, l’hype è stato più che ripagato, eccome.

A dirla tutta, uno degli elementi che più m’incuriosiva sin dai primissimi teaser – ovvero, proprio quello di vedere alternarsi, lungo un’unica sequenza d’immagini, gente che rappresentava (e, ancor di più oggi, rappresenta) lati diametralmente opposti dello stesso diabolico meccanismo, quindi i vari J-Ax e Kaos, ma anche Danno, Albertino, Neffa, Deemo, e via discorrendo – poteva trasformarsi, con appena qualche svista degli addetti ai lavori, in un cruciale punto di vulnerabilità. Era altissimo il rischio di assaggiare un minestrone di esperienze diversissime tra loro, magari mal amalgamate e mal assortite.

Invece, no. L’arma in più della produzione si è rivelata, poco ma sicuro, l’aver individuato nella voce narrante di Ensi quel filo conduttore che garantisse ordine logico alla successione dei vari punti di vista dei protagonisti di questo percorso. Ensi nasce artisticamente proprio nella fase a cavallo tra la golden age del rap dei novanta e questa seconda ondata di positività dei nostri giorni, ed è adattissimo a raccordare un profilo mainstream con uno underground: insomma, l’artista giusto nelle vesti di medium tra il passato ed il presente, tra il commerciale e quello che si usa definire di nicchia.

Il punto nevralgico della storia raccontata in Numero Zero va a coincidere con l’esplosione di un personaggio chiave nell’articolata trama che caratterizza la fase di formazione per il rap italiano, ovvero Neffa. Gran parte di quello che viene spiegato, soprattutto attraverso le parole degli stessi artisti, ruota attorno alla sua figura divenuta, nel frattempo, leggenda. Dunque, non è un caso se SxM dei Sangue Misto sia stato l’album cardine nella discografia di quella fetta di storia, così come non è un caso se proprio il mancato seguito di quel masterpiece abbia contribuito a far saltare degli ingranaggi vitali di una macchina che, almeno fin lì, si era mostrata impeccabile sotto quasi ogni aspetto.

Qualche anno più tardi, però, quando la magia sembrerà svanita del tutto, un’inaspettata telefonata accende la scintilla che avrebbe dato vita, di lì a breve, all’inizio di un nuovo ciclo: la preziosa (ed ingombrante) eredità lasciata dallo stesso Giovanni Pellino piomba, d’un tratto, sulle spalle di un rapper proveniente da un’innocente cittadina di provincia, Senigallia. Sì, è proprio Fabri Fibra l’artista prescelto da Neffa – ormai, ai margini della scena – per dare seguito ad un suo lavoro rimasto incompiuto.

Numero Zero diventa, così, una testimonianza – oltreché preziosissima – imperdibile sia per chi ha vissuto il fermento degli anni novanta, sia per chi è arrivato subito o parecchio dopo quella turbolenta fase iniziale. Un documentario arricchito da aneddoti anche dai tratti cartooneschi, narrati dalla voce di chi ha deciso di incamminarsi in questo affascinante viaggio, e da immagini impolverate di ricordi al limite della nostalgia. E, soprattutto, da un’apertura ad una serie di intriganti interrogativi che, seppur in parte archiviabili, rischiano di far crollare alcuni dogmi a cui abbiamo sempre creduto ciecamente.

About Giorgio Quadrani

Inseguito dal diritto di giorno, rincorro il rap di notte. Amo ascoltare gente che blatera al ritmo di una base musicale, indagare su tutto ciò di inutile intorno a me e fare discorsi col senno di poi.

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