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[Recensione] Kaos – Coup de Grace

Kaos Coup De GraceAutore: Kaos
Titolo: Coup De Grace
Etichetta: K-Age
Anno: 2015

Non appena avuto tra le mani Coup de Grace di Kaos, mi sono sentito travolto da una serie infinita di considerazioni in merito proprio al messaggio contenuto in questa sua ultima opera; talmente tante, e soprattutto talmente disparate, che sono arrivato al punto di cambiare radicalmente, e più volte, opinione sull’album.
Avere l’onore di scrivere la propria su un disco di un artista del calibro di Kaos non è affatto poco; ma è anche un onere non da meno, considerata la mole di concetti dalla molteplice lettura intrisi tra una rima e l’altra.
Ammetto senza problemi che il mio primo impatto con il disco non è stato dei migliori. Forse non ero entrato nel mood giusto richiesto dal lavoro, forse era pretendere davvero troppo sperare di captarne lo spirito in così poco tempo. Dopodiché, con una lenta assimilazione, è servito qualche giorno per avvicinarmi ai brani del nuovo Kaos, per poi riallontanarmi ancora dal percorso che mi avrebbe condotto verso la meta finale. E così via, finché durante questo straziante tira-e-molla non mi sono convinto, una volta per tutte, a mettere nero su bianco le mie impressioni.
La carriera di Kaos è nota a tutti, quindi mi limiterò a dire che Coup de Grace arriva quattr’anni dopo il suo predecessore Post Scripta. Non credo di essere l’unico rimasto di stucco di fronte all’improvvisa pubblicazione di un altro disco d’inediti da parte del rapper più anziano tra quelli in attività. Probabilmente perché, un po’ come per i Colle, mi piaceva sperare in un lavoro ulteriore, però in fondo – sotto sotto – alla fine un prodotto tutto nuovo e luccicante sarebbe stato solamente un quid pluris; un vezzo che si sarebbe sommato ad una discografia tanto ricca e completa da bastare a sé stessa per il resto dei secoli.
Questa, di sicuro, la prima ragione del mio tentennamento iniziale.
Ne approfitto, quindi, per aprire una piccola parentesi sul capitolo produzioni, che lì per lì non mi convincevano al cento per cento. DJ Craim, che con Kaos dal vivo forma un binomio indiscutibile, si è trovato di fronte alla sfida di produrre per la prima volta un disco tutto da solo. Confrontando in automatico Coup de Grace con Post Scripta almeno sul piano musicale, ho avuto l’impressione che il nuovo, che un po’ ne riprende il sound, fosse un po’ più scarno e impoverito nella struttura rispetto al suo predecessore.
La vera sorpresa, come se non bastasse l’album in sé, è la figura proprio dello stesso Kaos, dalle tante contraddizioni e dai messaggi spesso impalpabili, che non fanno altro che calarci, senza alcuna indicazione, nel labirinto delle sue riflessioni. La sua posizione verso l’Impero (il male, il mainstream; o, leggasi come ognuno di noi ritenga più opportuno) è netta come sempre, anche se – specifica in “Distanze” – “non basta essere Jedi per opporsi all’Impero”. Sì, le stoccate verso l’Impero e i suoi Sith non tardano a farsi sentire, e non ci pensano due volte a rincarare la dose anche i suoi Good Old Boys, sempre al suo fianco con le spade (laser) sguainate. Ma quel che giunge alle nostre orecchie, comunque, sono anche prese di posizione che pongono in una situazione scomoda l’ascoltatore, soprattutto quando Kaos, nella sua “Querencia”, sembra il primo a non credere in sé: “lo sai dove hai sbagliato? A darmi corda e non avermi impiccato”. Scoperchiare il vaso di “Pandora”, come intuibile, qualche problemino in tal senso deve averglielo creato.
Sul finale, quando la confusione sembra aver preso il sopravvento su ogni cosa, il nostro Jedi però ritrova la retta via nelle parole del maestro Yoda (citato in “The Green Mile”, ennesimo omaggio della sua carriera tra l’altro a Stephen King), che lo invita a fare perché “non c’è provare!”. A cui fa eco la vocina campionata da Craim di Ornella Vanoni (“è inutile tentare”) che, inserita con cura tra scratch e azzeccati sample (vedi anche quello rubato ai New Trolls) distribuiti lungo le nove tracce, contribuisce a schiarirci la visione fin lì distorta delle cose.
Coup de Grace possiamo, dunque, considerarlo come una postilla aggiunta in extremis da Kaos, che tutto sommato non aveva esaurito tutto quello che doveva dirci con Post Scripta. Una sorta di P.P.S. che, a questo punto, potrebbe davvero essere il capitolo conclusivo di un percorso.

About Giorgio Quadrani

Inseguito dal diritto di giorno, rincorro il rap di notte. Amo ascoltare gente che blatera al ritmo di una base musicale, indagare su tutto ciò di inutile intorno a me e fare discorsi col senno di poi.

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