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Sulle tracce di “Hellvisback”

HELLVISBACK

Di Giorgio Quadrani

Un po’ con l’intento di ingannare l’attesa che ci separa da un nuovo progetto, un po’ con quello di intravedere cosa andrà a nascondersi dietro di esso, nasce la rubrica Sulle Tracce Di.
Requisito fondamentale delle nostre indagini? Ovviamente, una tracklist che presenti tutti gli elementi indispensabili per immaginare quale sarà il contenuto del prodotto in vetrina. Ma ricordate: il nostro diktat è quello di seguire sempre e solo piste attendibili e verificate, a patto che però non ci si precluda la possibilità di viaggiare, di tanto in tanto, con la fantasia.

Hellvisback arriverà nei negozi quasi tre anni dopo Midnite, non un disco qualunque ma un disco che sta molto a cuore allo stesso Salmo, oltre che al suo pubblico. Una piccola curiosità: lo scorso 2 aprile, in occasione del secondo compleanno di Midnite, con un post su Facebook richiamava la nostra attenzione su come fosse cambiata la sua vita negli ultimi due anni. In meglio, ovviamente. Però, con una certa nostalgia, consapevole dell’oggettiva difficoltà di poter scrivere un album migliore dello stesso Midnite, proprio perché la sua quotidianità oggi è fatta di tante altre cose. Non sarà più quello di M., anche se – ammette sorridendo – non gli dispiacerà sentirselo rinfacciare un domani dai suoi fan.

A maggior ragione, stavolta, per partorire il suo quarto disco ufficiale, se l’è presa comoda. Non aveva alcun senso rincorrere i ritmi frenetici che hanno scandito le uscite dei lavori precedenti (ricordiamo, The Island Chainsaw Massacre nel 2011, Death USB nel 2012 e Midnite nel 2013).

Tanto per ricominciare, ci manda un messaggio chiaro e diretto attraverso la cover del disco in arrivo, quasi a voler prendere le distanze dal recente passato: il suo volto è di nuovo coperto dalla maschera che ha contribuito a rendere fissa nel nostro immaginario la fisionomia del suo personaggio. La versione infernale di Elvis, di ritorno dall’oltretomba con il suo inconfondibile ciuffo e basette foltissime, si staglia su uno sfondo rosso acceso.
Il perché della scelta? Non ci è ancora del tutto chiaro ma siamo certi che ne sapremo di più il 5 febbraio prossimo, giorno in cui Hellvisback uscirà, per Sony Music, nei negozi in vari formati: cd digitale, vinile color azzurro cielo e, soprattutto, versione cd con un fumetto annesso disegnato da Fr3nk (autore della stessa copertina, tra l’altro).

Intanto, a proposito di travestimenti, ci godiamo il secondo inedito (anzi, i nuovi inediti) direttamente dal nuovo lavoro: “Io sono qui” e “Giuda”, racchiusi in un mini-corto diretto da Andrea Folino e Corrado Perria, con tanto di citazione al maggiordomo Hanson direttamente dal cult Scary Movie 2.

Insomma, verrebbe da dire che “chi ha il pane non ha i denti”, stando ai frame finali di “Giuda”. Sarebbe un peccato perciò fermarsi alle apparenze perché, seppur spesso non immediati, i messaggi di Salmo nascondono sempre qualcosa di particolarmente intrigante. Soprattutto, quando una strumentale di Big Joe esalta proprio questa sua caratteristica, come in questi due singoli, o in occasione di “S.A.L.M.O.”. Non è un caso che Big Joe sia stato uno dei producer chiamati ad interpretare il concetto di Avantguardia da Shablo (anch’egli presente in Hellvisback), padre insieme a Pepsy Romanoff e Ok Rocco del futuristico progetto visivo/musicale appena nato.

Crossover con il rock? Un rap più classico? O qualcosa più in linea con i tempi, come per esempio nel brano “Io sono qui”? Sui forum, ma anche tra gli addetti ai lavori, si rumoreggia su quale sarà il sound dominante nel nuovo lavoro dell’artista di Olbia. Scorrendo la tracklist, non possiamo sorvolare leggendo il nome di Low Kidd. Un producer che, nella Machete, ha fatto breccia nel cuore di molti artisti, forse per la sua capacità di far coincidere con il proprio sound i mood più disparati. Come nel caso di “Pleasantville” di Nitro, il cui il sample originario, tratto da “Love in the City” di Lissie, ne diventa il fiore all’occhiello.

Al di là di come suonerà il disco di Salmo, possiamo dire già con certezza che il disco suonerà nel vero senso della parola. Parte della produzione in studio è stata affidata alla band che accompagna Salmo in giro per l’Italia, composta da Gabriele Deiana (batteria), Marco Manueddu (basso) e Marco Azara (chitarra), anche in circostanze di prestigio, vedi l’apertura di alcune tappe del tour “Lorenzo negli stadi 2015”.
Jovanotti ha sempre dichiarato di apprezzare Salmo, sin da tempi di Death USB, così tanto da affidargli addirittura la co-regia (assieme a Niccolò Celaia e Antonio Usbergo) della clip di una delle sue ultime hit, “Sabato”.

Di primo acchito, l’accostamento a Jovanotti avrebbe avuto le sembianze di un totale azzardo, ed invece la storia recente ci dimostra l’esatto contrario della nostra affrettata conclusione. L’avremmo immaginato, per dire, più vicino a Sir Bob Cornelius Rifo (Bloody Beetroots), che guarda caso non manca in Hellvisback. Avremo il piacere di ascoltarli nell’ultima traccia dell’album, “Peyote”. D’altronde, tra personaggi mascherati, è una questione di feeling immediato.

Zero rapper italiani tra gli ospiti, con cui ha già collaborato in lungo ed in largo. Curioso il nome di questo ragazzo di origini mozambicane, Victor Kwality, voce del gruppo LNRipley, band contaminata da diverse attitudini musicali, che vanno dalla drum ‘n’ bass al punk dal sound distorto, senza trascurare l’elettronica. Sarà davvero curioso ascoltarlo ne “Il Messia” assieme ad un illustre ospite.

L’illustre ospite è nientemeno che – rullo di tamburi – Travis Barker, ovvero uno dei batteristi più celebri e, senz’ombra di dubbio, talentuosi del pianeta. Colonna portante dei Blink 182, nel corso della sua spericolata carriera, ha sempre mostrato una particolare propensione a sperimentare e a mettersi in gioco con la sua batteria, spesso a disposizione di artisti provenienti da altri generi, soprattutto rapper. In Give the Drummer Some (2011), il suo primo e finora unico album da solista, tra i tanti ospiti saltano ai nostri occhi Lil Wayne, Tech N9ne, Kid Cudi, Snoop Dogg ed i Cypress Hill. Chissà, quindi, di che pasta saranno fatti i due brani in Hellvisback,  “Il Messia” appunto e “Bentley vs Cadillac”. Magari un qualcosa sulla scia di “Push ‘Em”, banger tratto da Psycho White EP, realizzato nel 2012 con Yelawolf.

Salmo ha dedicato anima e corpo alla creazione di quest’ultima fatica, curandone gran parte delle produzioni, magari con uno dei tanti trucchetti dei suoi per trovare, di volta in volta, dei suoni originali al cento per cento.
Sarà l’album dell’anno oppure finirà per farci rimpiangere Midnite? I singoli finora estratti lasciano sperare in qualcosa di grandioso e ben pensato e, sotto sotto, ci fanno anche guardare con un po’ d’invidia chi il prossimo 29 gennaio a Milano sarà selezionato tra i cinquanta fortunati che potranno ascoltare Hellvisback in anteprima in occasione dell’evento RedBull Followers.

About Giorgio Quadrani

Inseguito dal diritto di giorno, rincorro il rap di notte. Amo ascoltare gente che blatera al ritmo di una base musicale, indagare su tutto ciò di inutile intorno a me e fare discorsi col senno di poi.

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