shopclues offers today 2017

amazon coupons code india

clear trip coupon code promo

flipkart coupon code

globalnin.com

Worldwide Burger season finale ft. Karkadan

karka title

Ho conosciuto musicalmente Karkadan intorno al 2009, grazie alle collaborazioni con la Dogo Gang. Mi ha subito colpito per il suo stile originale e il coraggio di rappare in lingua araba, oltre all’italiano.

Da allora è cambiato molto, al Karka ne sono successe di tutti i colori ed è un bel po’ che non si sente parlare di Dogo Gang come gruppo. Oggi ho avuto la fortuna di fare due chiacchiere con lui in occasione del finale di stagione della rubrica Worldwide Burger. Durante la nostra intervista mi ha passato un paio di pezzi di rapper di lingua araba, e abbiamo parlato del mondo arabo in Italia e come proprio la musica possa essere una svolta nel processo di integrazione.

Sabri Jemel, aka Karkadan, è nato in Tunisia. Si è trasferito a Milano nel 2003 dove ha subito cominciato a fare rap e produrre dischi. La sua particolarità è sempre stata l’alternanza di madrelingua ed italiano nelle strofe, e la padronanza di entrambe. Ho sempre pensato che il Karka fosse avanti in questo aspetto, ed oggi i fatti lo confermano. Basti pensare che mentre nel mainstream cominciano a fare capolino i primi esempi di artisti maghrebini in Italia che scelgono di rappare in madrelingua come in italiano, Karkadan lo faceva 10 anni fa.

Durante gli anni ho sempre apprezzato la sua musica, il suo flow in italiano più maturo di quello di molti nativi del Bel Paese, la sua evoluzione stilistica nelle basi e nelle metriche, ma non ho mai avuto idea di cosa diamine dicesse nelle strofe in “arabo“. Ad essere sincero, non ero neanche sicuro di che lingua fosse.

Durante l’intervista Sabri mi ha spiegato che si tratta di arabo tunisino francesizzato, un dialetto derivato dall’arabo che i Tunisini parlano nel linguaggio comune.

Mia madre non parla arabo, perché non è mai andata a scuola. La gente normale in Tunisia non parla l’arabo, ma questa versione francesizzata, che poi prende anche molte parole dall’italiano o da altre lingue. Ad esempio, quando sono arrivato in Italia mi sono accorto che la nostra espressione dispregiativa rouba fikia non fosse altro che roba vecchia pronunciato con il nostro accento. Da noi quest’espressione si usa molto, e non avevo mai saputo che venisse dall’italiano!”

Mi sono sempre chiesto, poi, se rappando in tunisino avesse modo di usare figure retoriche o metriche che non fossero possibili in italiano. Non sempre sono riuscito a trovare traduzioni delle sue canzoni, quindi spesso mi lasciavano col dubbio di cosa dicesse. Mi ha spiegato tutto, e la risposta mi ha sorpreso.

“In realtà non penso di fare nulla di tecnicamente diverso quando rappo in tunisino piuttosto che in italiano. Penso comunque che più di tutto importi quello che dici, e le mie strofe in tunisino sono sempre state quelle che hanno causato più reazioni dal mio pubblico arabo/maghrebino. A volte se parlo del mio paese mi amano, altre volte dico cose più provocatorie e mi vengono tutti contro. In futuro, comunque, mi piacerebbe accentuare quest’alternanza tra le due lingue, perché penso che i tempi siano maturi.”

Quando parla del pubblico di lingua araba non parla solo di quelli che lo ascoltano in madrepatria, ma anche di quelli che vivono in Italia. Camminando per strada, negli ultimi anni, ho notato spesso gruppi di ragazzi arabi o nordafricani uniti ad ascoltare musica dal telefono o dalla cassa portatile di qualcuno. Ho anche notato con piacere che in questi casi la musica facesse da collante, riunisse i ragazzi in gruppi e li unisse anche con gli italiani. Davanti alle scuole, negli autobus, per le strade del centro, pompare l’ultima di Ghali o Maruego o lo stesso Karkadan è diventato un rito comunitario.

“Sono molto fiducioso negli arabi di terza generazione. Aspettavo solo loro, perché ho sempre pensato che potessero avere le carte in regola per dare qualcosa di significativo al discorso dell’integrazione in Italia. Come hai detto tu la musica è una delle cose che li unisce e con la quale si stanno aprendo verso gli italiani. Riunirsi per ascoltare del rap e gasarsi insieme è uno dei modi più belli di passare il tempo, e secondo me è paragonabile a qualunque sport o altra attività.”

A questo proposito, Sabri mi ha anticipato il suo prossimo progetto: Stranieri di Sopra.

Stranieri di Sopra è un progetto che sto lanciando proprio in questi mesi. Coinvolge ragazzi e bambini, anche molto giovani, di origini straniere con cui sono diventato amico negli anni passati nel mio quartiere. Da noi ci sono bambini che a nove anni hanno già visto tutto: da quelli che hanno una madre tossicodipendente a quelli che hanno assistito a violenze ed omicidi. Stranieri di Sopra punta a riunire questi ragazzi e portarli sulla retta via attraverso la musica e tutto ciò che c’è intorno.

Il piano è quello di partire dalla musica e dare modo ai ragazzi di esprimere la propria creatività, ma non ci fermiamo a quella. I piani per il futuro includono anche street art, merchandising, e speriamo un giorno di poter fare cose anche più concrete, come dare da mangiare a qualcuno.”

stranieri di sopra

Tornando al discorso della musica, gli ho chiesto un po’ della scena in Tunisia, di cosa ascolta, e magari di passarmi un paio di pezzi per l’articolo.

“In realtà la scena musicale in Tunisia è un po’ triste. La maggior parte della musica sembra musica napoletana. Mi spiego: è molto simile alla vostra musica neomelodica nel fatto che è lenta e le melodie a volte sembrano lamenti. In Tunisia abbiamo solo due canali televisivi, e quindi se vuoi farti vedere dal grande pubblico devi fare canzoni che ti facciano finire su uno di questi. Per questo spesso i rapper che trovano successo sono quelli che nei loro pezzi mandano messaggi ipocriti come ‘non bere, non fumare‘.

Io personalmente ascolto perlopiù rap francese [potete farvene una bella scorpacciata con Croque Monsieur, la nostra puntata in Francia], Booba rimane Booba. Poi un po’ di rap tedesco, come Bushido [di cui abbiamo parlato in Fischbrötchen, il nostro viaggio in Germania] . Per quanto riguarda la scena araba ci sono alcuni gruppi che mi piacciono che sono più di nicchia. Non direi che sono completamente underground perché hanno anche abbastanza successo, ma diciamo che il pubblico generale non li considera proprio. Per capirci, sono ai livelli della trap in Italia un paio d’anni fa.”

Il Karka mi ha quindi linkato due pezzi che mi hanno gasato molto. Il primo è di un gruppo chiamato Zomra ed è un pezzo trap downtempo in lingua araba.

Il secondo è un’interessante cover rap di “Somebody That I Used To Know” di Gotye, ad opera di un rapper di nome Crack.

Con questa fantastica intervista con Karkadan, in cui mi sono tolto molte curiosità e ho scoperto del bellissimo progetto Stranieri di Sopra, finisce questa stagione di Worldwide Burger.

Il viaggio intorno al mondo firmato Rapburger e Fare Cose. ci ha portati in Corea, Inghilterra, Francia, Germania ed infine qui in Italia a parlare dei nostri amici arabi. Ci siamo divertiti molto e non è detto che in futuro non avremo modo di farci qualche altro bel viaggio, ma nei prossimi mesi vogliamo sorprendervi.

In arrivo c’è una nuova rubrica di cui non possiamo ancora dirvi nulla, se non che ci sarà da leccarsi le orecchie.

Ringraziando Karkadan, RapBurger e soprattutto voi per l’attenzione, vi salutiamo e vi diamo appuntamento al mese prossimo.

About Fare Cose

Fare Cose. è un blog che si occupa di musica, eventi, moda, arte e cultura in generale. Ci trovate su FareCose.com, su Facebook, su Instagram e su Twitter.

Sparati anche questo!

BOSCA

SKILLZ: non solo workshop. Porta il tuo pezzo dal vivo a Bosca

Non si finisce mai di imparare e anche nel complicato campo del rap la storia …

Lascia un commento

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>