shopclues offers today 2017

amazon coupons code india

clear trip coupon code promo

flipkart coupon code

globalnin.com

Intervista tripla: Johnny Marsiglia, Big Joe, Louis Dee aka Killasoul

KILLASOUL

In occasione dell’evento Step Army, abbiamo incontrato allo Smart Lab di Rovereto, in Trentino, i Killasoul. Johnny Marsiglia, Louis Dee e Big Joe ci hanno raccontato con disponibilità e simpatia le loro origini, il rapporto che gli lega, le loro influenze e i nuovi progetti a cui stanno attualmente lavorando. Una bella chiacchierata che mostra l’essenza di una delle realtà dell’Hiphop underground italiano più solide e prolifiche degli ultimi tempi.

RapBurger: Quando nasce ufficialmente Killasoul?
Big Joe:
Il gruppo è nato nel 2005, quando io e Johnny Marsiglia abbiamo trascorso un weekend a Roma. In quell’occasione abbiamo deciso il nome, anche se inizialmente doveva essere quello del nostro duo. Poi sono entrati a far parte della crew anche MadBuddy (poi uscito dalla crew, ndr) e Louis Dee. Dopo di che è nato il nostro primo progetto ufficiale (Killasoul EP pubblicato nel 2011, ndr).

Negli anni siete diventati una realtà importante, nonostante proveniate da una zona periferica dell’Italia, come Palermo. Come avete fatto quindi ad affermarvi anche al di fuori dalla vostra città?
Johnny Marsiglia:
Tutto è avvenuto in maniera naturale, abbiamo iniziato a pubblicare le nostre cose sotto il nome KIllasoul e la gente ha appoggiato l’idea e ha capito l’intento che ci stava dietro.
Louis Dee: Siamo comunque cresciuti assieme, ascoltando le stesse cose e influenzandoci a vicenda, in questo modo abbiamo sviluppato il nostro stile in maniera spontanea, senza fare troppi programmi.
Big Joe: Abbiamo iniziato davvero solo per passione. Loro facevano freestyle, poi io ho iniziato a produrre, così ci siamo riuniti nella mia camera, lavorando in modo artigianale con Fruity Loops e strumentazione di fortuna. Da lì è partito tutto.

Quanto vi ha influenzato lavorare assieme per tutti questi anni?
BJ:
Quello che ci ha sempre accomunati è stato il gran legame che abbiamo tra di noi. Ci divertiva un sacco fare il rap e soprattutto il fatto di farlo assieme. Poi certamente ad un certo punto abbiamo anche capito che in quello che facevamo c’era del potenziale, ma soprattutto ci divertivamo a fare rap assieme.
JM: Anche se facevamo delle cose che ascoltavamo solo tra di noi, avevamo l’impressione di riuscire a fare delle cose originali. Lavorare insieme poi ci ha permesso di confrontarci, di avere un appoggio su cui contare e di sviluppare uno stile nostro.

I vostri progetti solisti a livello di suono mostrano influenze diverse. Come avete ottenuto questo risultato lavorando con Big Joe?
LD:
Penso che Killasoul sia in generale riconoscibile dal suono: sia nei miei lavori, sia in quelli di Johnny, nonostante le diverse influenze, c’è comunque una matrice comune nelle sonorità.
BJ: Personalmente mi sono molto impegnato a costruire atmosfere diverse per i loro progetti. Questo mi ha insegnato molto, ho imparato a creare beat con mood vari, cercando sempre di cogliere e valorizzare il loro stile.
LD: Poi comunque ci conosciamo così bene che con l’andare degli anni non è neanche più servito parlarci tanto; con il tempo la scelta dei beat o lo sviluppo delle varie idee è diventato un processo quasi automatico.

KS-

Quanto vi ha influenzato la scena di Palermo?
JM:
Siamo cresciuti davvero in una bella situazione, ci trovavamo tutti nella stessa piazza, chi portava i beat, chi le rime. Nonostante la città fosse grande e gli appassionati fossero comunque pochi, siamo cresciuti in un’atmosfera positiva, senza eccessive rivalità.
BJ: Nonostante il forte legame con la scena abbiamo però sentito fin da subito il dovere di far qualcosa di diverso, puntando ad avere uno stile nostro, riconoscibile.

Sia nei lavori a nome Killasoul, sia nei vostri lavori solisti, Palermo è sempre una protagonista irrinunciabile. Quale rapporto vi lega con la città?
LD:
Palermo non è solo un territorio, riguarda davvero tantissimi altri aspetti. A Palermo è tutto molto più umano, come al Sud in generale, si respira un’altra atmosfera.
BJ: Poi nei progetti di Louis e Johnny la città viene raccontata attraverso i loro due punti di vista, frutto di bagagli d’esperienze diversi, dovuti sia al fatto che hanno vissuto in differenti quartieri della città, sia al fatto che sono cresciuti in contesti familiari con valori differenti. Due punti di vista però accomunati dalla stessa passione per l’HipHop e dai simili gusti musicali.
LD: Infatti in pezzi come “La Mia Città” poi trovi la sintesi delle due visioni, con la stessa simbologia. Idem succede con i beat di Big Joe: anche la sua musica alla fine interpreta le atmosfere di Palermo.

Big Joe, allora anche i tuoi beat sono un’espressione della tua città?
BJ:
In realtà i miei beat nascono istintivamente dalle emozioni che provo in un dato momento. Non hanno necessariamente un legame diretto con Palermo. Nel periodo in cui abbiamo registrato Fantastica Illusione ad esempio mi sono trasferito nella periferia milanese, quindi non vivevo direttamente lì, eppure nel disco ci sono tanti riferimenti alla città. Perciò un certo richiamo a Palermo c’è sempre, ma inconsciamente, è qualcosa che alla fine hai dentro, rappresenta le tue origini.

E come ti comporti quando lavori con altri rapper?
BJ:
Rispetto ad altri producer sono molto interessato al fatto che ai miei beat si associ innanzitutto del buon rap. Tengo tanto a questo aspetto e presto molta attenzione a come il rap dell’emcee con cui sto lavorando si sposi con la strumentale che ho creato. Punto sempre ad ottenere una sorta di alchimia tra parole e musica. Poi cerco ogni volta di entrare bene nel mood dell’artista con cui lavoro, ascoltandomi i suoi progetti precedenti per comprendere davvero quale sound gli serve e quali atmosfere ne valorizzano il rap. In questo, come dicevo, il lavoro fatto con Louis e Johnny mi ha aiutato molto.

Quanto curate invece l’aspetto del live e quanto conta per voi questa dimensione?
BJ:
Una delle cose più belle quando fai un disco è sicuramente quella di poterlo proporre live. Evidentemente la performance dipende poi dallo stile dell’artista, ci sta che ognuno comunque esprima il suo stile, non è per forza detto che sia migliore un live stile M.o.p., con l’emcee che fa da mattatore. Personalmente ad esempio preferisco performance più ragionate, come ad esempio quelle di Nas.
LD: Rispetto al passato, io negli ultimi tempi sto girando di più esibendomi con loro.  Sto imparando molto, anche grazie alla loro esperienza. Cerco di strutturare la mia performance e di non lasciare nulla al caso. Poi al giorno d’oggi il guadagno di un artista viene per lo più dai live, quindi è importante valorizzare questa dimensione, per instaurare anche un rapporto più diretto con il pubblico.
JM: In sostanza se sei forte dal vivo lasci una buona impressione nel pubblico. Poi attraverso la dimensione live puoi far capire ancora di più la tua personalità ed esprimere al meglio la tua musica.

Come mai non avete più pubblicato un progetto a nome Killasoul?
BJ:
In questi anni ci siamo concentrati sui nostri progetti solisti ed è stata una vera e propria escalation, fatta di un sacco di brani e dischi pubblicati. Comunque pezzi con noi tre assieme ne sono usciti lo stesso, anche se magari in progetti differenti.
LD: Alla fine ogni anno se ci pensi sono usciti progetti targati KIllasoul, quindi comunque la nostra roba non è mancata, è solo stata pubblicata in forme diverse.
JM: Sicuramente poi quando sarà il momento, in modo naturale, potrebbe arrivare anche un altro progetto a nome Killasoul.

A cosa state lavorando invece ultimamente?
BJ:
Stiamo facendo tanta musica, ne stiamo ascoltando altrettanta e ci stiamo caricando di nuove energie. Progettare troppo secondo me toglie forza alla creatività. Per questo cerchiamo di fare le cose con meno ansia e pressione. Stiamo lavorando comunque di più, anche perché credo che ogni nuovo progetto debba essere un upgrade rispetto ai precedenti. Poi quando sarà il momento giusto pubblicheremo qualcosa, certamente arriverà tanta nuova musica.
JM: Stiamo facendo per l’appunto tanti pezzi senza una direzione precisa, in maniera spontanea. Non vogliamo forzarci, vogliamo pubblicare le cose quando ne saremo convinti.
LD: Quando ci troviamo assieme facciamo musica in modo automatico, come quando eravamo ragazzini, ma giusto per il divertimento che proviamo nel farla, senza avere in mente un progetto preciso. Prima di ogni altra cosa, del business o della fama, il rap è sempre stato la nostra passione e personalmente anche una valvola di sfogo insostituibile.

About Francesco Zendri

Insaziabile di musica e cibo, vere e proprie ragioni di vita, amo scrivere e vado matto per la criminologia.

Sparati anche questo!

margherita vicario emis killa

No, il rap non è sessista

Sembra quasi un paradosso che nella culla dell’arte si faccia fatica a distinguere un’espressione artistica …

Lascia un commento

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>