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Anche Zeta – Il Film a BOOST016. Leggi l’intervista ai protagonisti

zeta il film prova

Il 22 maggio al Teatro Franco Parenti di Milano si terrà BOOST016 il primo incontro delle etichette rap italiane, un evento che offrirà tanti contenuti dai live, al rap market ma anche contest di breakdance di beatmaking, la finale del DMC e delle conferenze legate al panorama musicale.

Siamo felici di svelare la prima conferenza che vedrà protagonisti i creatori di Zeta – Il Film, il lungometraggio che ha riunito gran parte della scena rap italiana e che uscirà nei migliori cinema a partire da giovedì 28 aprile. Gli ospiti di BOOST016 (acquista qui la tua prevendita) saranno il regista Cosimo Alemà, il produttore Luca Legnani e il protagonista del film, Izi AKA Zeta. Un’occasione unica per confrontarsi dal vivo con gli autori del film più chiacchierato degli ultimi anni e che noi abbiamo avuto il piacere di vedere in anteprima mercoledì 20 aprile.

Alla premiére di Zeta erano presenti i tantissimi artisti che hanno partecipato alla realizzazione del film, che hanno risposto a tutte le domande che avevamo per loro, dimostrando un certo spirito di unione e un’dea ben chiara su quale fosse il messaggio che il film di Cosimo Alemà abbia da dare. Ecco come hanno risposto:

E’ raro vedere così tanti rapper insieme in una sola volta:

LowLow) Questo è un ottimo momento per questo tipo di film, l’ho visto, mi è piaciuto molto e secondo me è riuscito a toccare diversi punti. Tutti noi rapper che abbiamo partecipato ci possiamo rivedere nella storia di Zeta, merito anche di Cosimo Alemà che ha girato vari clip hip hop e che conosce quindi questo mondo. Una serie di situazioni che si vedono nel film noi le abbiamo passate, è il momento giusto per l’uscita di questo film e il bello è che i rapper più forti del momento siano insieme per un progetto che alla fine parla di noi.
Fatt MC) Alcuni di noi già si conoscevano, altri no e tra questi si è creato un rapporto anche al di fuori del film. Poi lavorare con rapper conosciutissimi sullo stesso posto è stato fighissimo. Tutti abbiamo fatto questo lavoro col sorriso, a nessuno, scusate il francesismo, è girato il cazzo di stare qua.
Rancore) Il rap italiano ha un ventaglio di stili e di posizioni all’interno della scena differenti l’uno dall’altro e all’interno di questo film c’è un ventaglio ampio che copre tutto. Viene fuori il rap italiano che tu vedi in televisione e quello che vedi per strada, c’è tutto in questo film. Questo è bello a livello di unione, anche per i rapper che sono coinvolti in questo progetto.

Senza polemiche?

Tormento) Esatto, infatti è una bella dimostrazione anche da parte nostra che la voglia di collaborare c’è e invece spesso da fuori si vede il rap come un genere pieno di gente che litiga. Basta vedere una jam di freestyle per capire che tutto si risolve in quell’incontro-scontro artistico, è un’immagine dei rapper che in Italia sembra non ci sia, sembriamo tutti scollegati e invece ci conosciamo tutti da parecchi anni ormai.

Rispetto a Torino Boys e Zora La Vampira in cui la presenza del rap è massiccia, in cosa si differenzia Zeta?

Fatt MC) Io con Zora La Vampira ci sono cresciuto, però quelli erano dei tentativi di far avvicinare il pubblico all’hip hop come si faceva in quegli anni anche oltreoceano, c’erano tantissimi rapper cattivissimi che sparavano dalle macchine però facevano il video simpatico che faceva un po’ sorridere. C’era un po’ di ironia, la storia era costruita su una cosa un po’ fantasiosa e c’era l’atmosfera del rap dentro mentre invece per quanto riguarda Zeta in Italia un film che descriva il rap così, come diceva Rancore, dalla strada ai palchi grossi, raccontato benissimo e con dietro una produzione così non si è mai visto. Rispetto agli altri due film che mi hai citato è un altro step. Quelli sono film che hanno portato qualcosa, questo film non ti lascia domande se lo vedi.
Tony Haze) Poi soprattutto è un’altra era musicale, se prima c’era solo un certo tipo di rap adesso c’è un ventaglio di musica più ampio, dall’underground al mainstream, non c’è solo l’underground.
LowLow) Il rap ora come ora è una cultura che ha una dignità in quanto tale e a te può piacere o meno. Il rap in più ha il fatto che può prendere da tante cose, basti pensare ai producer che suonano praticamente tutto e campionavano qualsiasi genere musicale. Il rap però non è solo musica, c’è una grossissima apertura per quanto riguarda il discorso lirico del testo e quindi c’è un mondo, anche letterario, racchiuso nel rap. Questo è interessante perchè è trasversale e può interessare anche una persona che non è patita di rap, cappellini, sparatorie e madri crackomani. (si ride)

Questo è un film che può piacere sia al professore di latino che al ragazzino di 14 anni?

LowLow) Se il professore non è troppo incazzato sì!
Rancore) Sicuramente sì, per chi non conosce il rap e magari non gli interessa, è un film che parla di alcuni archetipi delle vita che possono essere l’amore, la famiglia e l’amicizia. Se invece ti piace il rap, quello che vedi è come un rapper si deve scontrare per forza con questi archetipi. Inevitabilmente qualunque persona che vuole fare qualcosa di creativo e vuole esprimere sé stessa dovrà andare a confrontarsi con questi elementi importanti della vita di tutti quanti. Questa secondo me è la cosa che brilla nel film.
Shade) Gli step che fai facendo musica sono gli stessi che puoi incontrare quando lavori o fai qualsiasi altra cosa nella vita. Il successo alla fine è solo il frutto di una serie di fallimenti dopo i quali non molli. Il film trasmette proprio questo, la voglia del ragazzo di non mollare dopo ogni insuccesso e di dirsi “oh a questo giro ce la faccio” ed è quello che abbiamo provato un po’ tutti nella nostra carriera, chi più e chi meno.
Metal Carter) Se posso dire una cosa, c’è una grossa differenza generazionale anche se noi comunque tendiamo ad essere tutti amici, tutti hip hop heads, però la base della differenza sta nel fatto che io ho 38 anni e quando ho iniziato a rappare non pensavo “ok adesso faccio rap perchè voglio fare i soldi, perchè voglio avere successo”, non era così prima. Io faccio rap perchè devo imporre il mio stile perchè questa è la mia vita, perchè così vivo e questo faccio. Adesso il ragazzino se la vive come un calciatore, “io faccio ‘sta cosa perchè voglio fare i soldi, salgo su qualsiasi persona, su qualsiasi cosa perchè devo fare i soldi e non me ne frega niente”. Questa è una cosa da tenere sempre presente.
Fatt MC) Se tu sei una brutta persona e non hai rispetto della tua vita e della vita di chi ti sta attorno, non puoi fare buona musica e ricevere rispetto grazie a quella musica. E questa cosa esce dal film, bisogna fare le cose per passione, senza inseguire un arrivo economico.
LowLow) Anche perchè non c’è un arrivo, è sempre un’evoluzione essere un artista.

Non pensate che il film possa essere strumentalizzato e possa passare per un “3 Metri Sopra Al Cielo” in chiave rap?

Tormento) Quello che dispiace vedere in Italia è che si tenda a distruggere sempre tutto. Quando è uscito un documentario sull’hip hop italiano è stato attaccato anche quello dicendo “parla di rap italiano ma non ha citato questo e quello”. Poi esce un film che cinematograficamente cerca di raccontare questa storia ai ragazzi che magari di rap non ne sanno niente e viene attaccato anche questo. Quello che spero è che il film abbatta i pregiudizi a priori, in qualsiasi modo racconti il rap e la generazione di oggi, andrebbe preso ed analizzato senza essere oggetto di pregiudizi e strumentalizzazioni. Come dicevano prima, un professore si avvicinerebbe a questa cosa? Se un professore capisse che quando un ragazzino di 16 anni rappa, anche se ignorante, ti sta raccontando la sua realta, farebbe dei grandi passi avanti.
Metal Carter) E’ facile strumentalizzare il rap come un genere legato per forza alla droga, al crimine, in realtà non è per forza così. Io personalmente non nego di essermi sempre sentito un emarginato rispetto alla società e attualmente ancora mi sento così. Però è sbagliato dire che il rap è dei drogati, degli emarginati e dei criminali, questa è una strumentalizzazione che fa comodo a tante persone.

Un film sull’amore, sull’amicizia e sul riscatto, giusto?

Cosimo Alemà) Beh dai un film sull’amore soprattutto. Vengo da 2 film molto duri e violenti e ora avevo voglia di fare un film sull’amore, con un’accezione molto larga del termine. L’amore tra le persone, Zeta è principalmente una storia di amicizia e di riscatto. Però è una storia che ha a che fare anche con l’amore per la musica che è una cosa che ha sempre fatto parte della mia vita anche se io vengo da una generazione molto lontana da quella che Zeta racconta. Riconosco però in questa generazione e in chi si avvicina al rap e all’hip hop, quella voglia di essere un po’ diversi dalla normalità imposta dalla televisione e dalla cultura generalista e allo stesso tempo anche quel sentirsi un po’ impreparati, inadeguati alla società, al mondo del lavoro e quindi quel rifugiarsi nell’amore per la musica mi sembra una necessità identica a come era per me anni fa.
Ensi) Parlo personalmente, secondo me, anche se non mi colloco più tra i giovanissimi visto che ho 31 anni e un figlio, è da un po’ che i ragazzi italiani non vanno al cinema a vedere un film italiano. Potrebbe essere una buona occasione al di là della presenza dei rapper che comunque sicuramente in qualche maniera incidono positivamente grazie ai fan dei singoli artisti per vedere il proprio idolo. Poi si troveranno davanti qualcosa che sicuramente li coinvolgerà a 360 che è la storia di Zeta.
Cosimo Alemà) Sembra una sciocchezza ma anche il Ministero dei Beni Culturali ha creduto in questo film, molti media partner si sono aggiunti proprio per la novità che rappresentava.

(Rivolgendosi a Jacopo Antinori e Irene Vetere) Voi ascoltate il rap?

Jacopo Antinori) Io ne ascoltavo moltissimo quando ero un pochino più piccolo, poi per un periodo mi sono perso, ho ascoltato altre cose ma partecipare a questo film è stata un’occasione per riscoprire questa musica che non ho mai abbandonato.
Irene Vetere) Per me è stata proprio una scoperta perchè non era proprio il mio genere prima di incominciare questo progetto. Questo però sta cambiando, la cosa bella che mi ha lasciato Zeta è stato scoprire il rap, che prima era qualcosa di sconosciuto, lo sto scoprendo in maniera positiva.

Cosimo, da quanto tempo avevi in mente questo film e quando hai capito che era il momento di realizzarlo?

Cosimo Alemà) Guarda avevo in mente questo film dal momento in cui abbiamo deciso di farlo. E’ stata un’idea abbastanza recente, solitamente i film hanno una gestazione molto lunga da quando nasce un’idea a quando arriva al cinema. Invece questo film ha avuto una storia tutto sommato molto breve perchè abbiamo cavalcato, noi stessi per primi, un entusiasmo fuori dal comune. L’idea è nata meno di due anni fa, il grosso del lavoro è stato fatto nell’ultimo anno e io era da tantissimo che volevo fare un film che avesse a che fare con la musica. Quando mi sono reso conto che per i ragazzi, il rap è l’unica musica che oggi conta, il passo è stato immediato. Io volevo fare un ritratto delle aspirazioni dei ragazzi di oggi, il rap c’entra, il film è pieno di musica e di artisti però non è solo un film sul rap. Rocky non è un film sul pugilato.

E’ stato difficile non cadere nei vari clichè di chi vede il rap da fuori? Tipo il “hey fratello” “hey bro”…

Izi) E’ stato placato in partenza ma dipende anche dal modo in cui si dicono certe cose. Esaltare certe frasi fa parte di quelle persone che pensano al rap come “yo, yo, yo”. Comunque non c’è mai stato questo aspetto.
Baby K) Secondo me è un film apprezzabile anche da chi non è appassionato di rap, se il film fosse ambientato negli anni 70 e avesse avuto come colonna sonora il rock avrebbe avuto comunque lo stesso senso. Non è una cosa solo per chi ama il rap.
Shablo) Forse la comunicazione è stata un po’ sbagliata, perchè hanno detto che era un film rap, un film hip hop. E’ invece un film dove c’è del rap.
Izi) E’ una storia hip hop, è una storia bagnata di hip hop non è la storia dell’hip hop italiano.
Salvatore Esposito) Il fulcro del film è l’amore.

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Vi ricordiamo che Cosimo Alemà, Izi e Luca Legnani saranno presenti a BOOST016, il primo incontro delle rap label italiane. Acquista la tua prevendita da questo link.

About Koki

Amo l'hip hop, il vino rosso, disegnare chiese e vincere. Il mio vero nome è Jorge ma nessuno lo sa pronunciare.

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