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Intervista a Claver Gold: “l’Hip Hop è cambiato”

Cover Claver

Potevamo farci scappare l’occasione di poter parlare con uno degli artisti più indipendenti e freschi del momento? Certo che no. Claver Gold è fuori dal 26 novembre con il suo ultimo album Melograno composto assieme ai Kintsugi. Il rapper di Ascoli Piceno inoltre parteciperà insieme all’etichetta Glory Hole Records all’evento http://www.rapburger.com/2016/03/21/boost-016-rap-label-meeting-milano/, così abbiamo scambiato quattro chiacchiere con lui per farci spiegare come gli stanno andando le cose e come vede il primo incontro delle rap label italiane.

RapBurger) Come sta andando “Melograno”? Sei soddisfatto del feedback che hai ricevuto?
Claver God)
Sì, sono soddisfatto. Sta andando abbastanza bene sia come hype, che nei live. La gente canta i pezzi, e il disco sta vendendo bene. Siamo contenti.

Che cosa vuoi comunicare col tuo disco? C’è un messaggio celato dietro al concept di Melograno oppure è una raccolta di pezzi e basta?
No assolutamente, non c’è nulla di nascosto. È tutto basato sul concept principale dal quale siamo partiti a lavorare, che è la fecondità femminile. In alcune culture il melograno rappresenta appunto l’abbondanza e la fertilità per il fatto che all’interno abbia tutti questi semi. È come se fosse un involucro di semi maschili. E da lì siamo partiti a lavorare sulle prime tracce e via dicendo. Basandoci su questo poi abbiamo sviluppato il disco ramificando un po’ il concetto di donna. È un argomento che non passa mai di moda. C’è sempre qualcosa di nuovo che ti fa venire voglia di scriverlo e raccontarlo.

C’è una traccia dell’album che è più significativa o che preferisci rispetto alle altre?
Ci sono alcune tracce a cui sono più legato: “Anima Nera”,  “Quanto T’amo”, “Carmela” e “Lady Snowblood” che sono le prime che abbiamo partorito. Anche le altre che ci sono, se sono dentro è perché ci sono affezionato. Alcune sono state scartate e parcheggiate nell’hard disk. È probabile che le tiri fuori un giorno così come è probabile che possano rimanere nel dimenticatoio.

Che differenza c’è tra “Mr. Nessuno” e “Melograno”?
La differenza principale sta nel modo in cui sono stati concepiti. Per “Mr. Nessuno” ci sono stati diversi testi e diverse canzoni che si sono messe insieme, e alla fine hanno formato un album. L’abbiamo fatto come si fa solitamente tra produttore e MC: tu mi mandi il beat, io ti mando l’acapella, ti ci ri-lavori, me lo rimandi ecc… Una cosa molto da hip hop classico. “Melograno” invece è stato partito diversamente: i ragazzi di Kintsugi suonavano i beat e io nel frattempo ci canticchiavo sopra o ci mettevo un riff di chitarra, ci confrontavamo e si provavano più soluzioni all’interno di una traccia e il lavoro è stato più lungo e difficile. Ma il fatto di trovarsi assieme sempre e produrre è un’emozione fantastica.

Com’è il tuo rapporto con i Kintsugi?
Eravamo già amici prima di fare robe insieme, non erano produttori rap, erano dei ragazzi che suonavano vari strumenti e facevano musica non hip hop. È così ci siamo trovati, io gli ho fatto ascoltare le mie robe, loro anche, e insieme abbiamo iniziato a lavorare a dei beat. Poi comunque eravamo già molto amici e ci conoscevamo già prima.

E con Murubutu?
Con lui sono molto amico. Ci sentiamo spesso anche per delle robe non necessariamente legate alla musica. Mi consiglia le trattorie o posti dove poter andare in vacanza. Alessio (Murubutu ndr) lo adoro. È un punto di riferimento, sia come artista che come persona. Quando ho scoperto un po’ di anni fa che esisteva un rapper che faceva le cose che fa lui, ero rimasto molto colpito. Poi da lì ci siamo sentiti, abbiamo fatto alcune collaborazioni e poi siamo diventati amici.

Bologna è tradizionalmente una delle città più floride per quanto riguarda la storia del rap italiano, come vedi Bologna attualmente e in futuro, sempre per quello che riguarda l’hip hop nostrano?
Sicuramente assieme a Torino era la capitale del rap in Italia. Era il luogo di incontro dove venivano i più grandi e dove si è fatta la storia. È normale che la tradizione si sia ben radicata, ma si è radicata una tradizione di rap che non si è mai spinta oltre le mura della città, come invece accade oggi a Milano che è la capitale dell’ hip hop attuale. Si è un po’ spostato tutto lì. Adesso c’è questo nuovo tipo di fare rap: le produzioni e i valori sono diventati altri, e tutto ciò che gira attorno al complesso della cultura hip hop non esiste più. Esiste solo la disciplina del rap o al massimo del djing, non c’è più il breaker o il writer. Bologna era la capitale di tutto il complesso della cultura hip hop, ora invece la disciplina del rap si è spostata verso Milano. L’hip hop è cambiato. A Bologna c’è ancora comunque gente forte che ci crede, e crede ancora nei valori giusti della cultura hip hop. C’è gente che fa serate, che organizza jam, incontri. Conosco questi ragazzi che secondo me saranno il futuro dell’hip hop a Bologna: si chiamano “On The Move”. Più che una crew è una famiglia che è cresciuta assieme al centro sociale XM24, Prima erano 5, poi 10, 15 e si sono anche formati dei sottoinsiemi di varie crew. Stanno spingendo roba molto interessante secondo il mio modo di vedere nonostante siano ancora molto giovani.

Come vedi invece la tua etichetta, la Glory Hole Records?
Noi siamo partiti che eravamo io e Gaz all’inizio. Poi pian piano abbiamo incominciato a incorporare varie realtà che venivano al di fuori della nostra zona: abbiamo preso Brain FNO, poi Don Diegoh e Ice One, Lord Madness e pian piano si sta ampliando la veduta dell’etichetta. Noi non suoniamo tutti uguali. Adesso abbiamo preso anche Metal Carter, che rispetto a quello che faccio io è tutta un’altra roba. Quando siamo partiti eravamo un po’ ghettizzati nella nostra zona, poi fortunatamente visto che le cose stanno andando bene abbiamo avuto la possibilità di prendere un po’ di artisti. E spero che in futuro ci amplieremo ancora di più con gente forte e valida.

Quali sono i tuoi artisti preferiti? Italiani, americani, vecchi, nuovi…
I miei ascolti più frequenti sono spesso nel genere cantautoriale italiano, che sia underground o roba tipo Battiato, Vinicio Capossela, Rino Gaetano. Adesso sono in loop con l’album di Calcutta e non riesco a togliermelo. Di attuali italiani mi piacciono molto Johnny Marsiglia e Murubutu. Ghemon e Rancore sono quelli a cui mi vedo più vicino. Mi ascolto anche un sacco di roba che non diresti mai, del tipo che mi piace un sacco ma poi mi dico: “sì, figo ma con me non centra nulla..”. Guè Pequeno, Marracash, Salmo. Di americani invece sono un po’ più legato a quel tipo di rap anni ’90: Mos Def e i Mobb Deep principalmente. Prodigy dei Mobb Deep è uno dei MC preferiti. Di quelli attuali americani amo molto Joey Bada$$ che è semplicemente assurdo. Anche Kendrick Lamar mi piace. Ci sono un sacco di dischi belli attuali americani ma non riesco molto a legarmi come quelli con cui sono cresciuto.

E i tuoi produttori preferiti?
Alchemist. Che cazzo vuoi dirgli ad Alchemist? È fantastico. A me piace un po’ quella roba sui 90 BPM, che picchia, campionata. Come dire… una roba Jaydillosa! Credo che ormai sia diventato un aggettivo. In Italia mi piacciono molto Big Joe, e DJ West (che collabora con noi e sta uscendo con delle robe nuove veramente forti). Anche la Trap o roba sperimentale non mi dispiacciono per nulla.

Quanto distacco pensi che ci sia tra l’America e l’Italia?
Visto dall’Italia secondo me non molto. C’è gente in Italia che è veramente forte, anche a fare le cose che stanno andando adesso in America. Sì, siamo un pochino indietro, scopiazziamo un po’, ma in confronto a prima lo facciamo meglio. C’è stata una bella esplosione che ha svegliato un attimo il panorama hip hop, adesso secondo me siamo un po’ avanti. Certo, magari in Europa siamo un po’ dietro alla Francia, però prima eravamo messi molto peggio.

Molti ti considerano un bravissimo scrittore e concili la lirica ad delle strofe che non annoiano o che non risultano pesanti. Quanto ci impieghi a scrivere un testo?
Per il mio metodo di scrittura, scrivere è molto complesso perché sono uno che si informa, vede bene l’argomento e ricerca le parole. Sono lì che a volte mi punto se non mi esce la parola che voglio. E se proprio non esce cancello e riparto. È una liberazione però quando ce la fai. Di solito scrivo quando sono sveglio perchè sono ancora sospeso un po’ tra il mondo dell’onirico e del reale. Quello è il mio momento migliore. Alcune cose, come in altre “arti”, ci puoi mettere mezza giornata oppure te le porti dietro tutta la vita e le ritieni comunque incomplete. Alla fine cerchi un po’ di accontentarti anche se vuoi raggiungere la perfezione, anche se la perfezione non si può mai raggiungere.

Ultima domanda per ordine, ma non per importanza: sei contento di partecipare a BOOST016 e di condividere il palco con così tanti artisti diversi per musicalità e posizioni?
Certo che sì. Per noi come etichetta è un onore, visto che siamo una label giovane. Condividere il palco con queste etichette come la Machete, Macro Beats e Unlimited Struggle è un gran bell’onore. Sono tutte grandi etichette. Unlimited Struggle credo che sia la più vecchia tra quelle citate, cazzo ci sono cresciuto con la loro roba. Poi le etichette sono molte e ci saremo anche noi. Il mondo è bello perché è vario. Non vedo l’ora.

About Fabio Baratella

Proveniente dalla provincia di Milano, sono un fan di Mortal Kombat, di Frank Miller, degli Sport Motoristici e del Giappone.

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