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Intervista a Rasty Kilo: “ecco perchè faccio il Grime”

RASTY KILOdi Giorgio Quadrani

BOOST016 è sempre più vicino e noi di RapBurger non potevamo lasciarci sfuggire l’occasione di intervistare uno dei protagonisti del super evento del prossimo 22 maggio, al Teatro Franco Parenti di Milano: Rasty Kilo che, con la sua Machete, sarà uno dei tanti artisti attesi in questa prima edizione dell’evento organizzato in collaborazione con Elita.
Ci siamo sentiti al telefono e abbiamo parlato un po’ del progetto che Rasty sta portando avanti da qualche mese con Stabber. Il grime non ha catturato solamente l’attenzione di gente come Drake, perché sia il rapper che il produttore sono rimasti folgorati da questo sound sviluppatosi in UK nei primi anni duemila. Ci siamo fatti raccontare dal diretto interessato qualcosina in più su un (sotto)genere di cui in Italia ancora non si sa molto.

RapBurger) Dopo aver pubblicato con Machete due dischi in freedownload, Molotov (2014) e Favelas (2015), quest’anno sei tornato con un nuovo progetto in collaborazione con Stabber, che ne cura il sound. Siete tra i primi ad esplorare il mondo del grime, genere che da qualche anno va moltissimo in UK. Beh, i primi riscontri del pubblico e della critica sembrano piuttosto positivi qui da noi. Com’è partita la cosa?
Rasty Kilo)
Sì, siamo tra i primi a farlo in Italia. Non so se siamo i primissimi, ma siamo di certo i primi a farlo in una certa maniera, soprattutto in un contesto mainstream. La cosa è andata così: degli amici mi hanno consigliato di provare a cimentarmi su questa roba del grime, visto che in Italia non si era ancora sentito prima. Tra l’altro, mi spingevano a farlo perché – trattandosi di una cosa europea – avrebbe potuto attecchire qui più di altre cose americane.

RapBurger) Sì, oltreoceano lo stesso Drake si è innamorato perdutamente di questa nuova tendenza, finendo in questo inizio 2016 per entrare a far parte dell’etichetta di Skepta, Boy Better Know. Ecco, è una novità fresca anche per chi vive nel mondo americano.
Rasty Kilo)
Guarda, sono sempre stato un paraculo a scuola, perché non sono mai stato uno particolarmente brillante. Andavo avanti proprio perché ero un figlio di puttana. Questo per dire che un giorno, pur non conoscendo un cazzo del grime, vedo una foto di Drake con riferimenti a questa cosa inglese. Lì per lì, lo ascolto e penso “ammazza che cacata”. Dopo dieci giorni di ascolti in cui continuavo a non piacermi le basi, ad un certo punto sono arrivato a dire tra me e me “però, sta roba non è male. Gira, in effetti”, mentre mi risentivo “Shutdown”. Spaccava. E soprattutto se anche Kanye West, in occasione di un suo concerto a Londra aveva fatto salire sul palco molti artisti della scena grime, significava che questa roba aveva veramente ragione di esistere e spaccare. Questa è roba che, nel giro di uno o due anni, esplode a livello mondiale. Tornando a me, una sera – mentre ero fuori con Noyz, Sine e Gengis – gli dico “io voglio provare a fare grime”. Però, non conoscevo chi producesse beat grime; così, Sine mi fa “senti Stabber”. Lo conoscevo e avevamo già pensato di fare qualcosa insieme prima d’allora, però poi non avevamo concluso nulla. Stavo per scrivergli il giorno dopo, ma lui pubblica su Facebook una sua produzione accompagnata da una scritta tipo ‘rapper italiani, se v’aregge, rappateci sopra”. E io sotto gli scrivo “ci rappo io su questo” (si ride, ndr.). A quel punto ci siamo sentiti, e li ho sfondato una porta aperta perché era in fissa da dieci anni con quella roba.

RapBurger) Insomma, la persona giusta al momento giusto.
Rasty Kilo)
Sì, mi ha fatto entrare in un mondo che non conoscevo e, ancora, continua ad indottrinarmi. Il rap ormai è crearsi un immaginario, come la trap che è riconoscibile per alcuni elementi, tipo la storia della codeina, le foto in cui fai finta di telefonare con i blocchi di banconote al posto del telefono, e così via. Quello del grime è un immaginario a sé, che a me piaceva di più in quanto più becero, più street, più cafone.

RapBurger) Cosa ti colpisce in particolare, quindi?
Rasty Kilo)
L’attitudine, sì, sicuramente mi ha colpito moltissimo. La prima cosa che noti in Skepta & co. è che hanno un flow di Cristo. Mi sono subito detto “chi fico ‘sto rap”. Non so, sembrava quasi un rap che ormai si era perso un po’ per strada. Inoltre, si aggiungeva il fatto che ancora in Italia questo sound non fosse associabile a nessuno.

RapBurger) Su YouTube, d’altronde, state registrando dei numeri interessanti. La gente apprezza, ecco.
Rasty Kilo)
Sì, ho quadruplicato i numeri che facevo prima di iniziare col grime. La gente, comunque, va indottrinata, un po’ come continua ad accadere a me con Stabber. Non è quel solito tipo di rap, soprattutto non è quel solito immaginario che conosciamo fin troppo bene del rap con i soliti cliché delle capezze d’oro e così via. Nulla contro quel tipo di rap, che mi fa sballare. Sono un super fan di Gucci Mane, così come lo sono della musica da night americano.

RapBurger) I percorsi artistici sono fatti per sperimentare e andare sempre alla ricerca di qualcosa di nuovo. Ti conosco da Rapcorevolucion e posso dire che questo forse è il tipo di rap che fa più al caso tuo.
Rasty Kilo)
Ho beccato di recente Marracash che mi ha detto la stessa cosa che mi dici tu ora, idem Salmo. Forse perché tra me e Stabber è nato tutto naturalmente. Mi ero bloccato nella scrittura per qualche mese, una volta uscito Favelas. Avevo a disposizioni delle bombe di basi dei produttori più grossi in Italia, ma ogni volta che iniziavo a scrivere pensavo “su questo beat mi sembra di aver fatto una cosa alla Sfera, su quest’altro alla Noyz, eccetera”. Era tutto già troppo sentito. Mi era passata la voglia di scrivere. Ma è bastata davvero una scintilla a sbloccare la situazione.

RapBurger) Ora, siete già a cinque video pubblicati nell’arco di cinque mesi. Tanti complimenti ma anche qualche critica da parte del pubblico (in ogni caso, il sintomo che le cose comunque stiano andando per il verso giusto). Ne approfitto, quindi per chiederti che ne pensi della polemica sotto il video di “Champions League”, brano che secondo molti è ispirato ad “Afro Trap Pt. 3” del francese MHD. In effetti, qualche somiglianza sembrerebbe esserci. Io, onestamente, non lo conoscevo prima.
Rasty Kilo)
Ti giuro, nemmeno io. A parte il ripetersi delle parole ‘Champions League”, ti assicuro che il testo è diversissimo. Per quanto riguarda il video, non conoscendo calciatori, abbiamo acchiappato trenta pischelli per ricreare l’ambiente street: così avrà fatto anche lui (ride, ndr.). Quando è uscito, il terzo commento era di un mio amico che mi segnalava “frate’, guarda che c’è ‘sto video…”. Mi ha preso un colpo. Sono un tipo piuttosto spocchioso e arrogante, quindi non penso di dovermi giustificare per ‘sta cosa. 

RapBurger) Sì, poi comunque ha un sound diverso da quello del tuo pezzo.
Rasty Kilo) Esatto, anche se non ho ben capito che faccia quel tipo. Si chiama ‘trap’ il pezzo, ma in realtà lui sta tipo ribaltando un sottogenere tutto suo. È una trap con dei tratti più caraibici. Mi sembra un po’ una pippa. È diventato virale perché sul motivetto di MHD ‘Champions League’ qualcuno del PSG ci avrà fatto un balletto. È una roba che, immagino avrà vita breve, un po’ alla Bobby Shmurda.

RapBurger) Venendo invece al vostro progetto, tuo e di Stabber, come siamo messi? State prendendo tempo, magari tastando ancora un po’ il terreno con nuove uscite, oppure avete già un piano in mente?
Rasty Kilo)
Intanto, partiamo col dire che il progetto non esiste. Molti pischelli mi chiedono quando esca, ma in realtà non esiste. Te lo dico, così lo scrivi (ride, ndr.). Usciranno dei nuovi singoli, circa uno al mese, fino alla fine del 2016. Probabilmente, raggrupperemo tutto in un progetto, magari facendo una selezione dei pezzi. Quel che conta è che stiamo iniziando a scaldare i motori, nel tentativo di indottrinare il pubblico. Il grime mi piace anche se, frate’, non è che abbia intenzione di fare tutta la vita grime! Ora va tutta roba trap, ma ero già nauseato qualche mese fa da tutta quella roba.

RapBurger) Non dirlo a me, ero già saturo prima ancora che partisse il tutto. Scherzi a parte, almeno per me, è dura mantenere alta la concentrazione su tanti pezzi di quel tipo, uno dietro l’altro. Un po’ va bene, ma poi bisogna cambiare stazione.
Rasty)
Sono malato di rap americano. Il trap god è Gucci Mane, che mi ascolto dal 2006. Io la trap me la sono iniziata ad ascoltare in quegli anni. Poi, come ogni cosa, è finita per degenerare.

RapBurger) D’accordo con te. Comunque, tornando ai tuoi progetti, tutto ancora da definire, giusto?
Rasty Kilo)
Sì, in particolare volevo levarmi di dosso quest’angoscia dei dischi. Quando devo finire un disco, mi viene l’ansia da prestazione. Scrivo tanto ma, al momento di chiudere i lavori, mi vengono duemila paranoie.

RapBurger) Poi magari c’è chi scrive pochissimo e, con dei picchi di concentrazione, tira fuori dei mega-dischi ogni tot anni.
Rasty Kilo)
Un po’ come Mauri (Salmo, ndr.) adesso.

RapBurger) Sì, anche se lui tra il 2011 ed il 2013 ha fatto uscire tre dischi ufficiali da solista. Questo, Hellvisback, era il passaggio più complicato da portare a termine.
Rasty Kilo)
Certo, all’inizio devi martellare. Sì, secondo me questo disco era questione di vita o di morte. C’era il rischio di fare un qualcosa di già ascoltato oppure di veramente grandioso, come poi è avvenuto. I risultati non mentono. Il disco me lo ascolto a stecca. Non è un compromesso mezzo pop, ma è un disco rap dall’inizio alla fine. Senza singoli, senza ritornelli, con sole strofe cattive.

RapBurger) Spacca, infatti è un caso più unico che raro in Italia. A proposito di altri rapper, ti troviamo quasi sempre in tour con Noyz da un anno a questa parte. Immagino che ti stia formando come si deve quest’esperienza, o sbaglio?
Rasty Kilo) Ovviamente, sì. Siamo amici da più di dieci anni, da prima che io ne avessi venti. Ho accusato non poco il fatto che si sia trasferito a Milano, perché lo considero un fratello maggiore. Avevo chiuso delle date lo scorso anno, ma ho preferito andare in tour con lui perché era un qualcosa che mi avrebbe di sicuro arricchito e divertito. Ora ho una mia apertura del live e, in più, facciamo due pezzi assieme sul palco. Sto sul palco una bella oretta e mezza, un bel bucio di culo! In più, ho aperto il live di Salmo l’altra sera a Roma. Ho qualche mia data e sto cercando di organizzarne una mia grossa per novembre a Roma.

RapBurger) Insomma, hai l’agenda bella piena. Tornando un attimo indietro nel tempo, ripensavo a quando ho visto per la prima volta dal vivo i Rapcore nel 2009 in apertura ai Dogo al Circolo degli Artisti a Roma. Mi ricordo il pezzo “Pugni al cielo”, ascoltato lì per lì. La domanda viene spontanea: avete qualcosa in serbo col gruppo per il futuro?
Rasty Kylo)
Ti dico sinceramente. I primi tempi, quando sono nati i vari lavori, stavamo parecchio chiusi a casa di Deal Pacino, insomma si creava una situazione tale per cui si poteva stare a contatto con una certa continuità. Ora siamo sempre in buonissimi rapporti, con loro mi ci becco spesso, soprattutto con Deal e Cream. Un po’ meno con Truth, che si sveglia per andare a lavorare quando io invece rientro per dormire. Mettici poi il fatto per cui ho deciso di firmare un contratto a 22 anni con Honiro e a 24 con Machete. Però, non è una cosa inaspettata quella di proseguire ognuno per conto proprio: già all’inizio del nostro percorso, l’avevamo subito messo in chiaro che avremmo preso percorsi artistici differenti in futuro.

RapBurger) Alla fine, però, ridendo e scherzando avete fatto tre, quattro dischi. Quello che preferisco penso sia Intifada.
Rasty Kilo) Personalmente, le mie strofe di quel disco non mi piacciono. Alla fine, non ero un vero e proprio rapper. Mi prendevano e mi dicevano “tiè, fa ‘sta strofa”. Lo vedevo un po’ come un gioco, alla fine. Il rap italiano, non lo conoscevo. A parte Noyz. Sono rimasto piuttosto incredulo quando Jacopo di Honiro mi ha consigliato di fare un EP per loro, perché nemmeno ci pensavo io.

RapBurger) Il 22 maggio al Teatro Franco Parenti di Milano, RapBurger ed Elita presenteranno BOOST016, il primo incontro delle migliori rap label in Italia. Non poteva mancare la tua label, Machete, con alcuni dei suoi principali artisti, tra cui tu. Che idea ti sei fatto a proposito? Può far bene alla scena un’iniziativa del genere?
Rasty Kilo) È indubbiamente una cosa fica perché, anche a livello globale, le etichette indipendenti hanno quasi sovrastato le major. Le stesse major si appoggiano alle etichette indipendenti, che fanno da talent scout per le prime. Succede anche in Italia, quindi è giusto dare il dovuto riconoscimento a fatti di questo tipo. Guarda Machete, per esempio (lo so, gioco in casa), i risultati che ha ottenuto, con un mixtape Disco d’Oro (Machete Mixtape III) e un Disco di Platino (Hellvisback). Non mi pongo comunque il confronto con altre etichette: noi pensiamo a fare il nostro. Sono uno che tende parecchio a farsi gli affari propri; se una cosa non mi piace, non ne parlo male e li finisce. Come si dice a Roma, fra virgolette, nun me te inculo proprio (si ride, ndr.).

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Vi ricordiamo che Rasty Kilo e la Machete saranno presenti a BOOST016, il primo incontro delle etichette rap italiane. Acquista la tua prevendita qui e non rischiare di rimanere fuori!

About Giorgio Quadrani

Inseguito dal diritto di giorno, rincorro il rap di notte. Amo ascoltare gente che blatera al ritmo di una base musicale, indagare su tutto ciò di inutile intorno a me e fare discorsi col senno di poi.

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