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La Storia di Earl Simmons, meglio noto come DMX

DMX

Da sempre c’è un quesito che arrovella ogni tipo di artista di ogni genere, e in pochi riuscirebbero a dare una risposta adeguata: Underground o Commerciale? La cosa è molto più complessa di quello che si può immaginare: il rispetto e la stima da una parte, una vita priva di preoccupazioni dall’altra. Sarebbe magnifico poter avere entrambe, non credete? Oltre a questo c’è anche da considerare che il mercato musicale è in continuo mutamento, per stili, suoni e quant’altro. E per essere un buon artista bisogna saper anche bilanciare l’impronta personale e lo stare al passo coi tempi. E nemmeno questo aspetto è facile da affrontare.

Esiste qualcuno che nel corso della propria carriera rispecchia questo identikit? Crediamo di sì, e l’esempio che vogliamo farvi oggi è quello di Earl Simmons, noto al grande pubblico come DMX. Dark Man X vanta una carriera ventennale fatta di alti e bassi (come tutti del resto), e ha fatto sempre la voce grossa (nel vero senso della parola). Se c’è uno che si è fatto valere nel corso degli anni, e che rappresenta il giusto connubio tra appassionati e grande pubblico mantenendo il suo stile, è proprio lui. Ma andiamo con ordine…

Earl Simmons nacque a Mount Vernon (NY) il 18 dicembre 1970. Cresciuto a Yonkers, sempre nello stato di New York, ha vissuto un’infanzia difficile tra servizi sociali e arresti per furto, con dei genitori che facevano molta fatica a prendersi cura di lui. A 16 anni incominciò ad avvicinarsi all’hip hop, cosa che lo aiuterà piano piano a levarsi dalle condizioni disagiate in cui è cresciuto. Lui nacque fondamentalmente come beatboxer,  e approfondì la conoscenza degli strumenti per produrre musica, tanto da ispirarsi a un macchinario della Oberheim per il suo stage name (ovvero l’Oberheim DMX). Nel 1991 registrò i suoi primi demo, Unstoppable ForceThree Little Pigs e un anno dopo la Columbia gli fece firmare un contratto per pubblicare le sue tracce sotto la label Ruffhouse, grazie al quale DMX pubblicò il primo singolo ufficiale “Born Loser”.

Il singolo, però non ebbe molto successo, la Ruffhouse pensò addirittura di sciogliere subito il contratto. Ma di lì a poco si mise sotto a lavorare per un sacco di materiale tra cui: il suo secondo singolo “Make a move”, una strofa per il singolo “Time To Build” con Ja Rule, Jay Z e Mic Geronimo e una comparsa nel singolo “4, 3, 2, 1” di LL Cool J. Comparve anche nell’album di Ma$e, dei The Lox e anche nel video di “Makes No Difference” dei Sum 41. Le cose non andarono immediatamente per il verso desiderato, e oltre a questo nel 1994 venne anche arrestato per possesso di droga. Il rapporto con la giustizia è sempre stato uno dei suoi punti deboli, oltre alla sua testardaggine e alla sua impulsività.

Nel 1998 pubblicò il suo primo album ufficiale It’s Dark And Hell Is Hot per Def Jam. Il singolo “Get At Me Dog” diventò disco d’oro, ed enorme fu anche il successo di “Ruff Ryders Anthem”. L’album debuttò alla posizione n.1 della Billboard Top 200, così come il suo secondo album (pubblicato lo stesso anno) ovvero Flesh Of My Flesh, Blood Of My Blood. DMX diventò così il primo artista della storia a centrare la posizione n.1 nella settimana di debutto nello stesso anno con due album nella Billboard Top 200, vendendo più di 4 milioni di copie in totale. L’anno dopo pubblicò l’album che ebbe più successo: …And Then There Was X. Manco a dirlo l’album debuttò alla prima posizione n.1 della Billboard Top 200 e fu trascinato dalle hit “Party Up”, “What These Bitches Want” e “What’s My Name”. DMX vendette la bellezza di 5 milioni di copie di …And Then There Was X e nonostante ciò si trovava ugualmente in mezzo ai guai.

In quegli anni dovette affrontare un’accusa di stupro nei confronti di una ballerina di una strip club, accusa da cui poi venne scagionato. Finì nei guai invece per possesso illegale di armi e maltrattamenti ad animali. Così talentuoso, così tormentato.

Nello stesso periodo recitò come co-protagonista assieme a Nas al film di Hype Williams “Belly”, che però non ebbe molto successo. Nella sua carriera da attore DMX ha prestato la sua immagine a film come “Romeo Deve Morire” (film in cui è presente anche Aaliyah), “Ferite Mortali” (film del 2001 con Steven Seagal), “Amici X La Morte” (pellicola girata con Jet Li del 2004) e “Last Hour” (film risalente al 2008 con una produzione metà americana e metà cinese). Insomma i classici film d’azione a cui sicuramente vostro padre avrà assistito.

DMX Ferite MortaliDMX con Steven Seagal ed Eva Mendes

Ritornando alla carriera musicale, nel 2001 uscì il suo primo album dopo i gravi problemi con la legge: The Great Depression. Anche questo album esordì alla posizione n.1 della Billboard Top 200, e nonostante la certificazione platino, le unità vendute di quest’album diminuirono. Stessa storia per l’album uscito nel 2003 Grand Champ, caratterizzato dal suo stile classico e trascinato dalla hit “Where Da Hood At”. Con i suoi  primi 5 album DMX divenne il primo artista della storia a centrare per 5 volte consecutive la prima posizione nella settimana di debutto. E nonostante ciò nel 2004 informò i fan che volle ritirarsi.

Ma perché mai? semplice, più il tempo passava e più Earl dovette affrontare sempre più grane: nel  2000 finì dietro le sbarre per possesso di marijuana, nel 2001 fu beccato alla guida sotto l’effetto droghe e senza patente, in prigione lanciava continuamente oggetti agli ufficiali con relativi insulti, e nel 2002 venne beccato di nuovo per maltrattamenti ad animali. Senza contare che nel 2004 fu beccato al Kennedy  International Airport per possesso di cocaina, possesso illegale di armi, guida in stato di ebrezza di un’auto rubata, insulti a pubblico ufficiale, minacce e falsa testimonianza (perché disse di essere un’agente federale sotto copertura). Due sciocchezze insomma…

Forse spinto dalla voglia di porre rimedio a tutti questi casini, nel 2006 firmò per Columbia e pubblicò Year Of The Dog… Again ovvero il primo album di DMX che mancò la posizione n.1 alla settimana di debutto. Nel 2008 la Def Jam Raccolse tutti i suoi migliori pezzi ri-masterizzandoli e pubblicandoli in un greatest hits chiamato “The Definition of X: The Pick Of Litter”. Per sentire del materiale nuovo di Simmons bisognerà aspettare altri 6 anni e la fine della reclusione in carcere quando, nel 2012, per Seven Arts Music (label di proprietà di suo fratello), uscì “Undisputed” che non ebbe però l’eco dei lavori precedenti.

Nel gennaio 2015 ci fu nell’aria la voce dell’uscita di un nuovo album di DMX, voci che i manager di Seven Arts Music respinsero con prontezza. Ciò nonostante la Seven Arts Music pubblicò ugualmente Redemption Of The Beast e ciò costò all’etichetta discografica l’uscita dal roster di DMX, senza contare che il feedback di questo lavoro fu abbastanza sotto tono.

Per quanto riguarda il presente, Drake in Views ha utilizzato per 2 volte dei campioni di DMX e questo ha contribuito a creare un hype non indifferente, perché in risposta a ciò (dato che DMX non apprezza molto l’operato dell’artista canadese) Earl ha dichiarato di essere al lavoro con il suo amico di vecchia data Swizz Beatz a un nuovo album, che dovrebbe vedere delle collaborazioni con Kanye West e Dr. Dre.

Per quanto riguarda la vita familiare, DMX dice di essere cristiano e di leggere un passo della bibbia ogni giorno. È un grande amante dei cani, tanto da citarli nella maggior parte dei suoi pezzi (nonostante i numerosi casi di violenza sugli animali). Nel 2011 dichiarò anche bancarotta.

Insomma è forse questo il segreto per mantenere il giusto distacco tra underground e mainstream? Essere delle persone diversamente tranquille? Oppure semplicemente trovare il modo di poter sempre parlare di sé? Chi lo sa… Lui è diventato un’istituzione: in termine di vendite è sempre stato un recordman perché immediato, e in quanto a stile è rimasto pressoché invariato dall’inizio della sua carriera, mantenendo un tono crudo e cupo ma raggiungendo comunque numeri da capogiro. Riusciremo ad avere un altro come lui nella storia della musica? Con molta probabilità no, perché come DMX c’è solo DMX. Il 2016 rischia di essere l’anno del cane… Di nuovo.

About Fabio Baratella

Proveniente dalla provincia di Milano, sono un fan di Mortal Kombat, di Frank Miller, degli Sport Motoristici e del Giappone.

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