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[Recensione] Marracash & Guè Pequeno – Santeria: l’evoluzione di un classico

Marra Guè Santeria copertinaAutore: Marracash & Guè Pequeno
Titolo: Santeria
Etichetta: Universal
Anno: 2016

Partirò con un’affermazione insolita, ma qui lo dico e qui lo nego: personalmente, non ho avvertito un hype esagerato nei confronti del disco di Marra e Guè nei mesi precedenti alla sua pubblicazione. Forse lo nego perché l’idea iniziale di poter ascoltare un album firmato per intero da questa coppia di fatto mi ha mandato su di giri, ma poi ho preferito cedere ad una subdola forma di autocontrollo che non mi ha consentito di starci a pensare troppo su.

Va inoltre aggiunto che né i due ragazzi né la cara Universal hanno giocato brutti scherzetti dell’ultima ora sulla data di uscita e simili, agevolando così la mia decisione di vivere con distacco l’attesa. Con equilibrio e quel pizzico di angoscia che non fa mai male.
L’hype smodato, nella accezione più autentica sia del sostantivo, sia dell’aggettivo, me lo sto godendo ora da quando ho in play fisso Santeria su Spotify (e, con la dovuta serenità, sul giradischi).

Marra e Guè, nella loro carriera ultradecennale, difficilmente ci hanno rifilato losche sòle o pacchi stratosferici a livello di uscite, mantenendo sempre alto lo standard qualitativo delle loro release. Perciò, la mia unica (ma consistente) diffidenza iniziale era dovuta al fatto che si potesse nascondere qualche strana insidia dietro questo tentativo di slancio verso una novità assoluta per la scena italiana, quella di vedere per la prima volta insieme due affiatatissimi top player alla regia del loro primo album insieme. È legittimo esaltarsi di fronte ad un’idea di tale portata (ci mancherebbe altro), ma il rischio di fare il passo più lungo della gamba si concretizzava eccome.

Rischio traducibile in:
a) sovra-produzione sul piano musicale, a scapito dei contenuti;
b) eccessiva presenza di ospiti mal assortiti;
c) inseguimento forsennato del filone del momento.

Scongiurati i rischi elencati, per giunta senza danni collaterali, eccoci davanti a Santeria, lavoro genuino e scevro da ogni compromesso, se non quello di far convivere su più tracce due artisti affini tra di loro ma dotati di personalità distinte e ben marcate.
Il disco macina record su record, vola in streaming (ne beneficiano anche le vendite dunque), senza nessuno stupore tra gli addetti ai lavori. Non potrebbe essere altrimenti, d’altra parte. Santeria ripaga le nostre aspettative e speranze, in una modalità tanto insolita quanto inaspettata.

Sia Marracash, sia Guè Pequeno, rispettivamente con Status e Vero, nel 2015 hanno alzato a proprio piacimento l’asticella nel rap game, riportando l’attenzione dell’ascoltatore su questioni centrali nella musica hip hop, come metriche, flow, produzioni e, soprattutto, mentalità e attitudine.
Con Santeria si continua a percorrere il sentiero tracciato nel passato più recente, in un’ottica però diversa: meno spazio alla sperimentazione sfrenata dei precedenti dischi solisti a vantaggio, invece, di una ricerca di punti fermi e comuni alle carriere dei due artisti. Guè e Marra hanno puntato forte sull’identità del loro progetto nella maniera più spontanea e naturale possibile, senza pressioni esterne o prepotenti intromissioni di terzi nel progetto.

Nella tracklist compaiono solo i loro due nomi con quelli dei produttori che li hanno da sempre accompagnati nella strada verso il successo, salvo qualche felice new entry come l’enfant prodige Charlie Charles o altre interessanti figure del panorama, leggi Banf, Pherro, Mark Hiroshima e Zef.
Tutto sotto la direzione di Shablo, bravissimo a costruire ed impacchettare un prodotto con una trama, una scenografia e dei personaggi definiti nei minimi dettagli. Ecco spiegato il motivo per cui episodi al limite come “Scooteroni”, “Toni” e “Salvador Dalì”, all’apparenza più alla portata di artisti giovanissimi, risultano la naturale evoluzione di pietre miliari come “Puro Bogotà” o “Mattoni”. Ecco perché l’idea di far convivere all’interno di uno stesso disco un’anima più alla Desiigner e un’altra più alla J. Cole non rimane una triste ed isolata utopia.

Marra sembra averci preso gusto a fare il ritornellaro con l’autotune alla Future, quel tanto per fare da giusto contrappeso alla scelta di viaggiare col flow su produzioni dal sapore retrò come i beat di “Money” o “Senza Dio”.
Anche perché “manco a ‘sto giro sei riuscito a trovare un featuring…”, ricorda un afflitto Guè al compare, andando così a centrare – in un clima di totale cazzeggio – un serissimo tema che affligge l’intera industria musicale (femminile) italiana.
Per nostra fortuna, i due riescono ad alternarsi ed a compensarsi in scioltezza al microfono, senza l’aggiunta di coloranti e conservanti vari. Laddove non arriva Marra, arriva Guè, e viceversa. Santeria è un po’ questo; è immediatezza ed istintività, tanto per iniziare. È tanto altro ancora poi: è quella volontà di mettersi in gioco di continuo, di divertirsi e di essere alla costante ricerca di nuove risposte da dare ad un pubblico sempre più esigente.
Se posso azzardare, è un po’ in sintesi quello che mancava all’ultimo lavoro dei Club Dogo.

Rimescolare le carte ogni tanto sembrerebbe far bene a tutti. Eccome, se fa bene.

Review Overview

Rap - 8.5
Produzione - 8.5
Fattore RB - 8.5

8.5

User Rating: 4.25 ( 38 votes)

About Giorgio Quadrani

Inseguito dal diritto di giorno, rincorro il rap di notte. Amo ascoltare gente che blatera al ritmo di una base musicale, indagare su tutto ciò di inutile intorno a me e fare discorsi col senno di poi.

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