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“Gli anni 90 non ritornano più”. Leggi l’intervista a Blo/B

Blo/B Età Dell'Oro

Blo/B è uno di quei pochi rapper in Italia capace di avere una visione a 360° sul rap e ciò si riflette sulla sua musica. Il suo ultimo album “Età Dell’Oro”, è un disco maturo, adulto ma non suona vecchio o nostalgico neanche per un secondo. Il rapper dell’hinterland milanese ha alle spalle tantissima esperienza, dai Banhana Sapiens ai Drammachine, passando per i lavori con Mace e con i MAAD Block, e quest’anno è stato per Blo/B il momento giusto per tornare con un album solista.
Abbiamo raggiunto il vincitore della seconda edizione del Captain Futuro Rap Contest per fargli qualche domanda e potete leggere le sue risposte qui di seguito.

RapBurger) Ho ascoltato il tuo album più volte e la sensazione è quella di trovarsi davanti ad un disco “dark”, scuro, sembra raccontare un po’ tutto il contrario di come immagino un’ipotetica età dell’oro. Nella titletrack addirittura chiudi dicendo che “loro la stanno aspettando” come se tu ne fossi totalmente distaccato. Cosa intendi con Età Dell’Oro?

Blo/B) L’età dell’oro per me è qualcosa che tutti aspettano ma non alla fine arriva mai. Ha anche un altro significato però, oggi infatti si può dire che siamo nell’età dell’oro, l’età di quello che luccica, della cifra. Per me questo è il significato dell’età dell’oro. La stiamo vivendo, è qualcosa di negativo, regna l’apparenza. Nel rap invece è questa sensazione di attesa di un ritorno dei fasti degli anni ’90 che però non tornano mai.

Qualcuno però dice che nel rap abbiamo vissuto una seconda Golden Age qualche anno fa. Non sei d’accordo?

Sì, a livello di esposizione sicuramente ma non a livello di suono. Io prendo un po’ in giro questo discorso della gente che aspetta il ritorno di ciò che è stato perché sono l’ultimo che vive nel passato. Come sai bene ascolto qualsiasi cosa appena esce, di tutto. Trovo invece molto amara la realtà di chi aspetta, anche la società che aspetta una ripresa economica che non arriva mai, aspettano tutti che ritornino gli anni ’80 a livello di benessere ma questa età dell’oro non ritorna mai.

Età Dell’Oro è un disco adulto, si sente dai testi e anche le collaborazioni sono, se non sbaglio, tutte di persone over 30, giusto?

Tutte persone over 30, sì, tranne Luc B e Strage che hanno prodotto alcune tracce del disco. Per il lato del rap, sì certo, oltre i 30 perché ci troviamo più o meno nella stessa realtà, abbiamo lo stesso modo di pensare alle cose. Con Kiave per esempio ci siamo conosciuti di più solo ultimamente ma ci siamo trovati molto bene perché abbiamo oltrepassato quel discorso di chi perde tempo a pensare a quello che non gli piace. Noi invece pensiamo solo a quello che ci piace e cerchiamo di portarlo avanti.

Cosa quasi più unica che rara, visto che chi è presente nella scena da un po’, spesso sviluppa una sorta di hating verso ciò che non gli piace.

Guarda a me sta per nascere una figlia, ho tutti i cazzi miei a lavoro… se devo mettermi pure a pensare a quello che non mi piace del rap mi viene un fegato grosso così. Per me la musica deve essere una cosa che mi fa evadere, non deve rendermi il fegato marcio. Non mi piacciono gli atteggiamenti distruttivi, nessuno ha la verità assoluta.

blo b 2

So che hai un lavoro che ti porta via un bel po’ di tempo, non penso quindi che come fanno alcuni rapper, ti sia preso 3-4 mesi e ti sia chiuso in studio dalla mattina alla sera. Quanto tempo hai impiegato per creare questo album?

A scriverlo ci ho messo circa 8 mesi. La parte più pesante è stata scegliere i beat, altri 8 mesi per un totale di un anno e mezzo circa. Il momento in cui scrivo è la sera o la notte ma la parte più grossa è stata quella della scelta dei beat. Ho chiesto le strumentali ad una trentina di produttori e ho dovuto scartare molto materiale perchè magari c’era qualcosa che si ripeteva o non era in sintonia col mood che volevo seguire per l’album.

Questa cosa che mi stai dicendo si capisce benissimo ascoltando Età Dell’Oro. A parte il legame che c’è tra molto tracce come sound e mood, quando è arrivata la traccia prodotta da Squarta per esempio mi aspettavo una roba “sua”. Invece suona proprio in sintonia col disco, è come se Squarta avesse fatto una roba “alla Blo/B”.

Eh sì! Devo dire di sì, cazzo! Mi ha mandato dei provini in cui c’erano dei beat “alla Squarta” ma poi quando ho sentito quello che poi ho usato ho pensato: “è questo”.

Ne parli spesso, quindi volevo chiederti qual è il tuo rapporto con Milano.

Da molti Milano è definita come patria di un certo prodotto medio che sta uscendo adesso. Con “La mia Emme-I” e i cypher sto tentando di far capire che a Milano c’è tanta varietà di roba, di far capire quanta storia c’è stata, prima di pensare che sia solo la città di Sfera Ebbasta. Assolutamente niente contro Sfera Ebbasta ma Milano offre davvero tanto.

A proposito dei cypher, ne arriveranno di nuovi?

Ne arriveranno massimo altri due, perché non voglio diventare il Pippo Baudo della situazione (ride ndr) e anche perché voglio tenere alto il livello del prodotto. Ho già selezionato altre 8-9 persone in base alla disponibilità e quindi oltre 2 puntate penso che non le farò.

Tornando a parlare dell’album, ho apprezzato molto lo skit tutto scratchato da DJ Daftee sulla produzione di J VAS. Dà un po’ di respiro al disco.

Il disco è senza intro perché ho voluto menare subito pesante, quindi ci stava secondo me una pausa in mezzo. Poi fondamentalmente volevo far capire in questo album che le mie ispirazioni vanno dai Gangrene a Kanye West, cioè cose opposte che ho cercato di unire in questo lavoro. L’elemento scratch, per me è importantissimo, soprattutto live e ho voluto dargli peso in questa maniera. Lo scratch è parte integrante della mia musica.

Un’altra cosa che mi ha colpito è stato l’outro de disco. Avevo già sentito quel campione e rimettendo in play l’album l’ho trovato subito nelle prime due canzoni, “Calvario” e “Età Dell’Oro”, è così?

Esatto!

A cosa è dovuta questa scelta?

Volevo dare un senso di circolarità del disco. Un pippa delle mie! (ride ndr), l’ho sentito su qualche altro album che non ricordo, ma mi piaceva molto l’idea che l’ultimo pezzo di un disco si potesse ricollegare al primo.

Te lo dico, secondo me per l’ascoltatore italiano questo sarà un disco molto difficile. A me piace un casino, mi riconosco in certi riferimenti musicali ma in Italia non è uscito niente che suona così. Forse un pochetto l’ultimo di Francesco Paura… ma ecco di sicuro non fai parte di un filone. Questo non ti fa paura?

No, non mi fa paura, anzi mi fa molto piacere. Io cerco sempre di fare qualcosa di non sentito quando faccio musica. Probabilmente non è una scelta furba discograficamente. Quando non sanno dove incasellarti non ti mettono da nessuna parte però io faccio quello che mi piace e per me è sempre stato più importante essere unico in quello che faccio piuttosto che essere bravo a fare la cosa che fanno tutti. Discograficamente non è furbo ma a me viene fuori così.

About Koki

Amo l'hip hop, il vino rosso, disegnare chiese e vincere. Il mio vero nome è Jorge ma nessuno lo sa pronunciare.

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