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Sarà Laioung il prossimo big della scena? Leggi l’intervista

Laioung

Con il video di “Giovane Giovane”, Laioung si è guadagnato le attenzioni di molti e il video del brano con Izi e Tedua ha sorpassato le 300mila visualizzazioni in una settimana. Quello che fino a qualche giorno fa era un completo sconosciuto sta conquistando parecchio campo e basta leggere i commenti sotto al suo ultimo video per capire l’entusiasmo che gravita attorno all’artista nato in Belgio.

La prima volta che ascoltai Laioung, me lo fece scoprire un mio amico (che preferisce mantenere l’anonimato e farsi chiamare Young Sabatini), col pezzo “Petrolio”, un brano trap ultra atipico visto che non parla di strada o di droghe ma di come dovremmo svegliarci e stare attenti ai danni che l’oro nero può causare a noi e alla Terra.

La storia di Laioung è piena di aneddoti, è nato a Bruxelles da padre italiano e madre della Sierra Leone, ma si è spostato praticamente in tutto il mondo e la sua carriera è avviata non tanto qui in Italia ma bensì in America.

Quando è uscito “Giovane Giovane” sono rimasto sorpreso, non sono un fan sfegatato del genere ma questo pezzo aveva qualcosa in più, un tocco internazionale, e la voce di Laioung in quel ritornello non mi si toglieva più dalla testa. Per questo ho deciso di contattarlo immediatamente e ci siamo visti nei nostri uffici di Milano dove dopo un’ora di intervista mi sono accorto di avere davanti non solo un grande artista ma anche un grande uomo innamorato della musica.

Qui sotto trovate l’intervista, buona lettura.

RapBurger) Io non ti conoscevo, sei arrivato e senza togliere nulla a Tedua e Izi, nel pezzo “Giovane Giovane” sei spiccato in mezzo a due nomi caldi del momento. Da dove arrivi?

Laioung) Io sono nato a Bruxelles, mia madre ha incontrato mio padre lì, però io non centro nulla con il Belgio, mio padre era arrivato da Brindisi e mia madre da Londra, però lei è della Sierra Leone. Io sono nato lì, poi quando avevo 5 anni i miei avevano perso la casa e mi sono ritrovato a vivere per strada praticamente, a destra e sinistra così hanno deciso di mandarmi dai miei nonni in provincia di Brindisi, a Ostuni, fino ai miei 13 anni. Ho sempre vissuto a destra e sinistra, per quello dico che sono “nomade”, fino ad oggi non ho casa però ho un sacco di fratelli, viaggio spesso. Ho vissuto in Belgio, Francia, Inghilterra, dove c’è il primo figlio di mia madre, mio fratello che è 100% di Sierra Leone e lui mi ha sempre spinto nella musica da quando avevo 12 anni. Sono sempre stato in mezzo alla musica, mio padre suona sette strumenti, mia madre fa Dancehall, ho anche un pezzo con lei su iTunes che si chiama “Number One Allday” di un album che feci nel 2011. Ho una famiglia un po’ di artisti, mio zio è chitarrista, compone e canta, c’è sempre stato l’amore per la musica nella mia famiglia.

Adesso sei stabile qui a Milano?

Diciamo che sarei dovuto partire due settimane fa (ride ndr) ma la situazione è un po’ diversa, ora sta andando alla grande. Abbiamo messo su una bella squadra e dovrei restare a tempo indeterminato per cavalcare l’onda. Comunque, onestamente per me in America sta andando bene, ho anche la mia carriera lì, ho sempre fatto musica in inglese visto che è una delle mie madrelingue insieme all’italiano. Ho sempre avuto l’occhio aperto sulla cultura moderna e su quella di ieri per mischiarle. Da due anni mi sono messo a fare musica in italiano, sto aumentando il catalogo dei miei pezzi in italiano, dopo le canzoni in inglese e francese.

Cosa ti ha fatto fare questa scelta? Andando un po’ indietro nel tempo non c’è niente in italiano, addirittura un pezzo vecchio con Aban era sempre in inglese. Come mai solo da Ave Cesare hai deciso di fare rap in italiano?

E’ vero, hai ragione. Ave Cesare è un album che ho fatto mentre ero a Toronto e dovevo andare ad Atlanta. Poi purtroppo ho avuto dei problemi con l’ESTA e per fare il visto dovevo tornare in Italia. Il mio manager in America mi ha detto “aspetta, resta a Toronto, ora ti facciamo le carte così puoi entrare tranquillamente”. Aspettando stavo in studio e mi son detto di fare un album in italiano e ho fatto Ave Cesare, in due settimane.

In due settimane??

Il primo giorno ho registrato tipo 3-4 pezzi. Poi mi sono concentrato sul mixaggio e su come volevo che suonasse e poi dopo due settimane l’ho fatto uscire. Io avevo già fatto dei pezzi in italiano che però non avevo fatto uscire, poi verso il 2012 parlavo con Isi Noice, un ragazzo che spacca che conoscevo via internet, e abbiamo preso tutto il movimento delle minoranze e l’abbiamo associato alla nostra famiglia come Tripla R, non come un gruppo rap o un collettivo. E’ la mia famiglia in tutto il mondo Tripla R, che è presa molto con le minoranze in Italia perché io sono la loro voce e li sostengo, da lì è nata la decisione di fare più pezzi in italiano.
Poi è uscito l’album, mi si è aperto il terzo occhio e mi sono detto che dovevo dare di più alla gente, perché a loro piace il fatto che sto portando questa roba nuova e che sono prepotente. Non sto ascoltando la gente che è addormentata e non ha avanguardismo, addormentata dal suono che c’è in Italia. Il bello è che finalmente oggi posso dire di sentirmi a casa qui perché quello che facevo due anni fa, qui lo stanno facendo in questo momento. E’ bellissimo per me, la mia musica è veramente apprezzata per quello che è.

La cosa figa è che sei in anticipo secondo me anche su un’altra cosa. Fino ad adesso la trap in Italia toccava sempre gli stessi argomenti, legati alla strada, tu invece, ho visto che metti molta coscienza in quello che dici. Come se fosse una sorta di trap conscious! Nessuno lo fa in Italia ancora eh. Cosa ti spinge a lanciare certi messaggi?

Frate, secondo me la sofferenza ha sempre parlato per me, per questo ringrazio il Karma. Io ho sofferto nella mia vita, non ho mai avuto niente e so apprezzare ogni minima cosa che ho oggi. Ho capito che l’umiltà è la chiave per restare sempre al meglio, essere felici con sé stessi ed essere soddisfatti. La sofferenza mi ha dato tutto quello che ho oggi, quindi se io ho qualcosa da dire è grazie a lei, se io sono qualcuno oggi è grazie a lei, se io resterò umile per tutta la mia vita sarà sempre grazie alla sofferenza, al fatto che nessuno mi capiva, che solo poca gente mi riconosceva il talento. Ho avuto la fortuna di sapere che dovevo sempre migliorare, ho capito che dovevo farlo anche per la gente, fare in modo che la gente si potesse ritrovare nella mia musica, ascoltare e cantare la mia musica. La sofferenza parla anche ad altra gente come in Italia con le minoranze, loro si rivedono in quello che dico. C’è un vecchio pezzo che ho fatto quando abitavo con loro in via Massena a Torino, si chiama “Italiano Nero” e parla della discriminazione che ho subito a scuola quando ero piccolo. “La discriminazione era normale alla scuola elementare, ma noi africani abbiamo la forza mentale, non cambia morale, tante ne ho viste, di tutti i colori, ho dei fratelli di tutti i colori, avevo problemi per il mio colore, nell’incomprensione vivendo il dolore”. E tanti ragazzi della nuova generazione che ascoltano questo, che sentono questa roba, si ritrovano nella stessa situazione in cui mi ritrovavo io percé tanti ragazzi subiscono la discriminazione per la classe sociale o per il colore della pelle.

Hai parlato del tuo gruppo, anzi famiglia, la Tripla R, Real Recognize Real. Chi sono i componenti?

In questo momento sta diventando un’etichetta. Da Mafia a etichetta ci sono tante persone che vorrebbero farne parte, che sostengono, ora però siamo quattro artisti: io, Momoney, Isi Noice e Hichy Bangz. Stiamo spingendo in questo momento musicalmente e tra un po’ usciremo con un album tutti insieme col mood di un pezzo del 2013 che si chiama “Flus”. Per il momento siamo noi, c’è tanta gente che sostiene il movimento che arriverà più avanti dal nord al sud. Farò un altro album subito dopo questo con i 4 artisti, che sarà una versione Deluxe della Tripla R Mob. Questo uscirà per gennaio forse mentre ad ottobre vorrei fare uscire quello con i fantastici quattro! (si ride ndr)

Piccola curiosità, il logo è ispirato a quello della Red Ribbon di Dragon Ball?

Tutto, è tutto ispirato da Dragon Ball, non solo perché mi piace un sacco ma anche perché quando la gente lo vede voglio che piaccia subliminalmente dalla nostalgia, visto che da bambini tutti guardavamo Dragon Ball. Mi piacerebbe far sognare la gente, portare uno stile un po’ nostalgico, me lo gioco un po’ su questo.

RRR-LOGO copy
il logo della RRR Mob

Tu oltre a rappare, produci, tipo la base di “Giovane Giovane” è una bomba.

Grazie!

Mi hanno detto anche che sei forte col pianoforte, che maneggi strumenti.

Sì, sì, piano e chitarra. Piano di più, la chitarra da circa 3-4 anni sto smanettando, anche perché dopo i miei album di musica digitale farò anche musica acustica. Questa musica mi migliora, lavoro sempre, creare è l’essenza della vita, non imparare, perché si impara creando. In questo momento mi concentro a cavalcare un’onda e a portare un suono che convinca i giovani ad ascoltare la mia roba che faccio col cuore per dare un messaggio che possa rendere questo posto migliore.

Avendo tutta questa esperienza internazionale come vedi il rap italiano?

In Italia finché non è arrivata un’etichetta come la Def Jam, si era negli anni ’90 ancora. Una volta che gli artisti italiani grossi hanno iniziato a collaborare con la Def Jam hanno incominciato a capire cosa succedeva a livello di dinamiche in Francia. La Francia prende la cultura moderna americana creando un’onda che tutti vogliono seguire. Ad esempio Kaaris, è venuto con lo stile di Chicago e persino Booba ha voluto collaborarci. Kaaris ha portato un’onda che tutti i ragazzini hanno voluto seguire ma lui rappava con la cultura moderna americana. Quindi quando è arrivata la Def Jam in Italia finalmente hanno incominciato a capire cosa succedeva nel mondo. Il bello è che prima i giovani di 14 anni volevano fare musica trap, ora invece anche le persone di 50 anni vogliono fare trap, quindi è un’onda che andrà molto lontano. Oggi in Italia il bello è che posso dire che sono a casa e mi sento apprezzato perché faccio questo da anni. Non è neanche musica trap ma è soltanto il mix di cultura di ieri e di oggi che fanno il suono attuale, l’avanguardismo è portare il suono di ieri con la cultura di oggi e fare il domani. Sono veramente contento di essere in Italia e finalmente posso apprezzare questo paese e questo paese apprezza me.

Sei rimasto comunque legato a questo paese. Ciò in Ave Cesare si sente molto nella traccia “Petrolio”, un pezzo volendo anche sociale.

Se devo dirti la verità, mio padre, Angelo Consoli che è infognato con la politica ed è un’attivista, ha cercato di sensibilizzare me per farmi sensibilizzare i giovani e gli ho detto “va bene papà”. Ero a Toronto, erano le 11 di mattina, ho fatto la base del pezzo campionando da Carmina Burana, perchè volevo un misto di Travi$ Scott con Carmina Burana. Poi ho incominciato a registrare, acceso l’Avalon, registrato sull’U 87 delle vibe con tutti i miei presettaggi preferiti smanettando con il riverbero nelle cuffie, ho viaggiato, ho fatto freestyle e dopo l’ho trascritto. E’ piaciuto tanto alla gente, anche Noisey ne ha parlato.

Parlando di “Giovane Giovane” invece, come hai conosciuto Izi e Tedua?

Quando ero a Toronto io parlavo con Krag Lee che è uno dei nostri maranza, gli ho sparato qualche base perché ero preso bene, lui ha fatto un pezzo con la mia famiglia. Poi lui è grande amico di Tedua e Tedua sentiva Ghali che si ascoltava la mia roba in studio, poi io che mandavo le robe a Krag, poi anche io ero preso bene e ho mandato qualche cosa a Tedua. Quando sono tornato in Italia dopo un anno e passa, ho detto a Krag che avremmo dovuto fare il video del nostro pezzo insieme, che uscirà a breve, lui ha organizzato tutto e ha portato Tedua con cui mi sono preso benissimo. Ho fatto un pezzo con lui ed è nata una grandissima amicizia perché Tedua non solo è un genio ma è un grande e ha un’umiltà incredibile. Poi la seconda volta che ci siamo visti in studio ha portato Izi, ho fatto la base al momento, ci siamo presi bene, loro hanno iniziato a scrivere, io ho buttato il ritornello, è uscita questa canzone pazza e abbiamo deciso di fare il video al loro live. Alexander Coppola è un genio, è veramente bravo, mi piace il modo in cui lavora e ho imparato molto da lui. Grazie molto a Tedua perché è una persona dal cuore enorme e io ci starò dietro anche con molte produzioni, anche per Wild Bandana, li saluto, sono in gamba e umili. E io con l’umiltà mi trovo davvero bene perché ci sono tanti artisti che spaccano ma non hanno umiltà e io di conseguenza non riesco a lavorare con gente del genere. Loro invece si vede che vengono dal niente, e riesco a collaborare con loro, anche Izi molto tranquillo.

Ti aspettavi tutto questo successo con questo pezzo? C’è qualche artista grande che ti ha contattato per collaborare?

Minchia, onestamente, cercando di essere modesto sì. Un sacco di persone mi hanno contattato, cerco di rispondere alla maggior parte dei messaggi pertinenti e quindi sì, sono davvero felice di quello che sta accadendo anche se magari non me ne rendo conto. Sicuramente continuerò a spingere, non me lo aspettavo nel senso che non sono una persona che prevede le cose, riesco ad intravedere ma cerco di non prevedere, così uso sempre il mio feeling al momento giusto.

Le tue influenze a livello musicale quali sono?

Sono Michael Jackson, Jimi Hendrix, Emerson Lake & Palmer, Led Zeppelin, Earth Wind & Fire, Pino Daniele, Battisti, Pavarotti, Lil Wayne.

Mi spiazzi un po’ con questi nomi lo sai?

Prince anche, chiudendo. Come ti dissi prima la cultura moderna è la cultura di ieri. Per esempio Michael Jackson e Lil Wayne sono cultura. Bisogna avere gli occhi aperti per capire che cosa è cultura oggi. Per esempio a me sul video di “Giovane Giovane” in tanti hanno scritto che somiglio a Young Thug, ma è perché loro non hanno cultura, loro vedono soltanto quello che accade oggi. Young Thug è tutto Lil Wayne, è per questo che Birdman lo ha fatto firmare, perché assomigliava a Lil Wayne, ora che i rapporti si sono un po’ incrinati con lui. Un saluto a Birdman! Lil Wayne è cultura, consiglio quindi a tutta la gente che pensa a Young Thug quando mi ascolta di ascoltarsi The Carter 3 o 2 di Lil Wayne, di ascoltarsi il remix di Coco, il remix di Type Of Way. Lil Wayne mi ha ispirato molto perché lui ha fatto vedere che anche se non era il migliore lo diventava remixando i pezzi di tutti, qualsiasi tipo di pezzo, dal rock al rap. Ha sempre spaccato, lo rispetto molto, mi ha insegnato che devi spingere la tua identità attraverso la musica, perché siamo tutti diversi e tutti unici.

Hai qualche collaborazione in mano con qualche artista americano?

Sì, ho una canzone con Young Thug e una con French Montana.

Ah c*zzo!

Sì, però sto aspettando di far uscire prima il mio album americano, magari a gennaio dove posso prima farmi vedere come artista da solo e cercare di spingere quello al massimo con la mia squadra. Solo dopo voglio spingere sulle collaborazioni, non voglio sembra uno di quelli che nasce dalle collaborazioni. Loro sono presi bene e per ora ho loro, è mercato.

Beh sono dei nomi giganti!

Per me siamo tutti uguali, andiamo tutti al gabinetto alla fine della giornata, dobbiamo tutti mangiare, magari qualcuno vuole fumarsi una cosa, l’ego per me non esiste. Io sono stato sul palco con Young Thug a Guadalupe prima che sparassero nel suo BMW e sono accadute un sacco di cose. Avremmo dovuto girare il nostro video ma non siamo riusciti perché praticamente Young Thug è arrivato alle 4 di mattina, il mio produttore in Guadalupe aveva pagato un jet 42mila euro per farlo venire, storia vera fra. Poi cosa è successo? E’ arrivato tardi ad un festival nei Caraibi, quindi ci sono un sacco di maranza della strada, lo stavano aspettando dalle 22 e hanno pagato 40 euro per il concerto, lui arriva alle 4 di mattina e purtroppo non è riuscito a dare il massimo della sua performance, TM88 (il suo DJ ndr) ha fatto sclerare il pubblico insultandolo e una volta sceso dal palco hanno provato a strappare le catene a Young Thug, noi siamo scesi e siamo corsi direttamente nelle logge, a me volevano farmi la pelle! Lui è scappato nel BMW con la sua crew, gli hanno sparato, tanto che c’erano 2 buchi nella macchina. Sono andati all’aeroporto per partire col jet ma purtroppo i piloti stavano dormendo nelle ville dove eravamo noi, c’è stato un po’ di casino. Siccome lui è dovuto partire per colpa di questo casino, non siamo riusciti a girare il video in cui ci sarebbe stato anche Saïk che è uno degli artisti caraibici più grandi. Il pezzo c’è, ci rivedremo e concluderemo qualcosa.

Tu vuoi continuare a spingerti quindi anche in maniera internazionale?

Sì, il bello è che in Italia suono americano e in America suono italiano. L’amore che ho per la musica non ha limiti, i limiti non esistono e sono veramente felice di fare ciò che faccio.

Prima di iniziare l’intervista mi hai detto che ti occupi anche di direzione artistica, cosa fai di preciso?

Siccome da sei anni sono infognato col mixing, con la musica da dodici anni, mi registravo quando avevo 15 anni con Cubase, e oggi sono arrivato ad un punto che ho prodotto tante persone con la musica, le ho registrate, ho dato il suono con la direzione artistica quindi portandoli a fare quello che piaceva loro, facendo scoprire loro la propria personalità. Faccio dei pacchetti alla gente dove gli faccio la produzione della musica, il mixaggio della musica, la direzione artistica delle voci, il mixaggio delle voci e la masterizzazione di tutto digitale da una registrazione analogica, dandogli questo suono per esempio (in sottofondo c’è “Giovane Giovane” ndr), pronto per il mercato. Per esempio, faccio cantare un rapper o rappare un cantante, so come deve spingere la sua voce, so che devono usare il diaframma, faccio usar loro la stessa voce con la quale ridono, mantenere le note e cantare nel miglior microfono del mondo, Neumann U 87 che lo usa pure Jay Z con un preamplificatore a valvola classico Avalon e lì arriviamo ad un suono serio. Ho prodotto un sacco di gente in America, c’è una ragazza che sto facendo venire qua il 14 che si chiama Nadia Stone che qualcuno l’avrà vista nel video di Mario “Let Me Love You”, oggi lei è molto spinta, ho prodotto alcuni pezzi per lei, due sono già usciti, la gente sta impazzendo e la squadra di Chris Brown l’ha contattata per fare un singolo insieme.

Quante esperienze… quanti anni hai tu?

24

Beh non si direbbe

Sono così giovane (si ride ndr)

Ultima domanda, progetti per il futuro?

Il Nuovo Impero, album di Tripla R, con i fantastici 4 Laioung, Momoney, Isi Noice e Hichy Bangz, spero di far uscire a breve. Tripla R Mobb Deluxe che sarà con tutti gli artisti in Italia. Il mio album americano arriverà dopo, una volta che sarò tornato e andrò negli studi di Los Angeles a completare la masterizzazione. Poi ci saranno soprattutto molti video, Tripla R Film, giovani ragazzi nella nostra famiglia che hanno investito sul settore video, si chiamano De La Maison e ci stiamo sostenendo a vicenda. Sono molto umili, fratelli prima di tutto. Per il resto voglio sparare un sacco di roba su internet, portare il suono black una volta per tutte, trovarci in armonia col mercato e fare la differenza.

Ultimissima domanda che è proprio una curiosità che ho. Chi è Giuseppe Vendetta?

Quando arrivai a Toronto a loro piaceva un sacco il mio nome, Laioung ma mi dissero “come ti chiami?”. Quando gli dissi che il mio nome è Giuseppe sono impazziti “ah like the shoes Zanotti!”. Quindi devo ringraziare Giuseppe Zanotti che è uscito con queste scarpe così almeno faccio il figo in America. Però a me chiamavano sempre Giuseppe Vendetta, siccome sono andato lì e ho avuto delle opportunità discografiche con grossi, veramente, gente con cui sto lavorando ora, loro dicono che il fatto che io sia arrivato da lontano, senza conoscere nessuno e ottenere quello che sto avendo ora sia come una specie di vendetta. Quindi tutti mi chiamano Vendetta, Giuseppe Vendetta, fa brutto e a loro piace (si ride ndr).

*Prima di andare via il manager di Laioung mi guarda e dice che stanno arrivando altri featuring ma non possono svelarli ancora… a quanto pare qualcosa di grosso è in arrivo.

About Koki

Amo l'hip hop, il vino rosso, disegnare chiese e vincere. Il mio vero nome è Jorge ma nessuno lo sa pronunciare.

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