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I giornali italiani ancora non capiscono il rap

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Niente da fare, nonostante ormai il rap in Italia sia radicato solidamente da qualche anno e sia uno dei generi di maggior successo, i media fanno ancora fatica a capirlo e a decifrare il suo linguaggio.

Così il montaggio di un’intervista dell’allenatore Claudio Ranieri sulle note di “Shutdown” di Skepta viene intitolato “Ranieri diventa un rap” dalla Gazzetta (diventa un rap?) e alla conferenza di presentazione del Santeria Live Tour qualcuno chiede a Marracash e Guè Pequeno come ci si sente ad essere i primi due rapper di livello al mondo ad andare in tour insieme (davvero non avete mai sentito parlare di Kanye West e Jay Z?).

Ieri è arrivato un altro episodio di totale incomprensione tra il rap italiano e i giornali che ha visto come protagonista il nuovo video di Enzo Dong, “Higuain”. Uno spezzone della clip del rapper napoletano è riportato sul sito La Stampa con il virgolettato “Mi diverto solo se, a morire è Higuaín”, citazione sbagliata e del tutto fuorviante.

Enzo Dong infatti rappa “mi diverto solo se, a morire è UN Higuaín”, una metafora che paragona il giocatore ex Napoli agli infami, ai traditori. Il rapper partenopeo non augura mai la morte a nessuno come scrive invece La Stampa che non è capace di cogliere l’ironia di Enzo Dong, etichettato invece dal giornale di Torino come uno che si atteggia con le pose “gangsta” perchè ha una cover del cellulare a forma di pistola…

“Nella canzone (Enzo Dong) non trova di meglio che augurare la morte al Pipita”, scrive Roberto Pavanello de La Stampa nonostante poi riporti lo spiegone che Enzo mette a fine brano in cui specifica come il calcio in questa canzone non c’entri nulla.


Il video di “Higuain” di Enzo Dong

Meglio non fa La Repubblica che scrive: “Quella del rapper di Secondigliano insomma non è una legittima critica, sia pure rabbiosa, ma soltanto solo una sequela di insulti al giocatore.”

Siccome la spiegazione di Enzo Dong non è servita (o forse fa gioco ad alcuni giornali far leva sullo scalpore) ve lo diciamo noi: nessuno vuole la morte di Higuain.

I giornali italiani hanno ancora una visione vecchia di 10 anni fa dei rapper, considerati come badboy, maschilisti, che vogliono scimmiottare gli americani e non riescono a distinguere minimamente un prodotto valido da uno che non lo è, tanto che c’è voluta una comunicazione pesante da parte di Marracash e Guè Pequeno ai tempi per far capire ai media che Fedez e compagnia bella hanno poco a che fare col rap.

La soluzione a questo panorama forse è solo il tempo, magari tra una decina di anni le redazioni dei maggiori giornali italiani potranno contare su giornalisti che sanno cosa sia il rap e quali siano le sue dinamiche. Però fra dieci anni forse la scena sarà completamente mutata. Avranno capito Marra e Guè ma staranno ancora correndo per capire Ghali o la prossima figata. Chi vivrà, vedrà.

About Koki

Amo l'hip hop, il vino rosso, disegnare chiese e vincere. Il mio vero nome è Jorge ma nessuno lo sa pronunciare.

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