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“Sfera Ebbasta” è un album di Sfera Ebbasta e Charlie Charles, punto.

Sfera Ebbasta AlbumAutore: Sfera Ebbasta
Titolo: Sfera Ebbasta
Etichetta: Universal / Def Jam
Anno: 2016

Parto subito con una premessa: Sfera Ebbasta ho faticato a comprenderlo, si può dire, fino all’altro ieri. Mesi di ascolti ripetuti di quanto pubblicato prima del nuovissimo album, l’omonimo Sfera Ebbasta appunto, mi avevano portato ad autoconvincermi sulla validità dell’artista con parecchie riserve e forzature.

Il disco cosiddetto ‘indipendente’, XDVR, ha aperto le porte ad un nuovo filone in Italia che, in totale spontaneità, veniva da accostare a qualcosa di già esistente all’estero, da Gucci Mane a Booba, passando per Young Thug e compagnia bella. In più, sommiamoci il fatto che qui da noi Sfera stava introducendo un non so che di nuovo sul piano dell’immaginario, a quanto pare non tanto familiare a chi certe realtà non le vive tutti i giorni. O a chi, per questioni anagrafiche, non ha una testa tarata per cogliere al volo determinate sfumature di linguaggio o di contenuto, tipo me o magari chi ha superato la soglia dei venticinque (più o meno, eh!).
Se non fosse per qualche puro banger (su tutti, “Ciny”), XDVR (in versione deluxe) ancora oggi stento ad assimilarlo del tutto, soprattutto quando mi passa per la testa di lasciarlo in play dall’inizio alla fine su Spotify. Un buon sottofondo, ma la scintilla non scatta.

Con Sfera Ebbasta, album d’esordio pubblicato grazie allo sforzo congiunto di Universal e Def Jam, la sinfonia invece è cambiata. Almeno per me, anche se credo di essere in buona compagnia dai commenti che sento in giro.
Il suo primo lavoro ufficiale offre molti spunti interessanti all’ascoltatore, a partire proprio dal come sia stata pensato e concepito in studio. Concepito ancora una volta grazie all’estro del giovane Charlie Charles, il producer ad oggi più ambito sulla piazza, di fatto l’altro pilastro del gruppo a firmare il disco. Sarebbe del tutto innaturale pensare di valutare Sfera come solista lasciando in secondo piano Charlie.

Sfera Ebbasta è il primo disco ufficiale di Sfera Ebbasta e Charlie Charles, punto. Anche se sulla copertina del disco compare solo il nome del rapper (per poche e comprensibili ragioni).
L’album arriva in un momento particolare per l’industria discografica del rap italiano, in cui a fare da padroni sono stati anche artisti, come Salmo e Gemitaiz, che se ne sono sbattuti delle tradizionali logiche commerciali legate al lancio del singolo per le radio e via discorrendo.
Catapultarsi con un bello slancio nel buio più totale del mondo incantato delle radio non rientrava nemmeno nei piani di Sfera e Charlie (e delle relative label), tant’è vero che il primo singolo estratto – “Figli di Papà” – suona, sì, orecchiabile, se vogliamo anche ballabile, ma molto lontano dagli standard (pacchiani) delle produzioni hip-hop/caraibiche dei singoli presentati da diversi loro colleghi in estate.

C’è una ricercatezza, un gusto, che è stato apprezzato all’estero, in particolare in Francia dove con SCH è nata una curiosa sinergia che ha dato vita a due brani in scaletta, “Balenciaga” e “Cartine Cartier”, già ascoltato nell’ultimo lavoro dello stesso rapper francese, Anarchie. Come a voler significare che stavolta l’attenzione è reciproca, non più unidirezionale.
Lo stile di Sfera e Charlie richiama in maniera evidente quello della trap francese e di SCH che però, a loro volta, hanno assorbito alcuni curiosi elementi della nostra cultura pop, come testimonia il forte interesse di alcuni artisti d’oltralpe (su tutti, SCH ed i PNL) nei confronti di una serie tv cult italiana come Gomorra.
Un solo featuring dunque, senza la presenza di ingombranti collaborazioni da cui doversi aspettare a tutti costi hit scala-classifiche, all’interno di un disco di undici tracce con un capo ed una coda.

Sfera ha un approccio alla materia molto concreto, un linguaggio altrettanto diretto che non si perde tra tecnicismi o rompicapi metrici (croce per le orecchie di qualcuno, delizia per quelle di qualcun altro). Anche se, quando si libera dell’autotune in “BHMG”, dimostra di sapersi destreggiare in situazioni più classiche.

“Visiera A Becco” è forse il brano più rappresentativo del disco, quello che mette più in luce il talento di Charlie, quello che meglio racconta (e allo stesso dialoga con) quella generazione di ragazzi che affolla i suoi instore. Mi verrebbe da dire che si tratta del brano più pop del disco, ma pop nel senso più sincero del termine.
Quel pop che andrebbe con più regolarità fatto in Italia, magari rubando qualche trucchetto del mestiere a questo benedetto Charlie.

Review Overview

Rap - 7
Produzione - 8.5
Fattore RB - 7.5

7.7

User Rating: 3.89 ( 17 votes)

About Giorgio Quadrani

Inseguito dal diritto di giorno, rincorro il rap di notte. Amo ascoltare gente che blatera al ritmo di una base musicale, indagare su tutto ciò di inutile intorno a me e fare discorsi col senno di poi.

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