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[Recensione] Danny Brown – Atrocity Exhibition

Danny Brown Atrocity ExhibitionArtista: Danny Brown
Titolo: Atrocity Exhibition
Etichetta: Warp Records
Anno: 2016

Danny Brown è tornato, più strambo che mai. Il rapper di Detroit è passato da costruire i suoi pezzi in modo alternativo, all’estremismo più torbido della sperimentazione. Atrocity Exhibition, questo il nome della sua ultima fatica, non è un album immediato, o un album per tutti. Con il tempo ha sempre cercato di differenziarsi e di trovare quel tipo di suono e di flow che lo differenziassero da tutto il resto dei rapper americani, e qui ci è decisamente riuscito. La “mostra delle atrocità” di Brown è un vero proprio viaggio nell’orrore, non adatto ai deboli di cuore (o di orecchie).

Come avrete sicuramente notato, le differenze con Old (il lavoro antecedente a questo, risalente al 2013) sono veramente tante. Partiamo dalla voce: in Old rappa con un tono “normale” (per quanto si possa considerare tale), qui invece, fatta eccezione per 2 tracce, la voce è stridula, quasi come se volesse riportare in auge il modo di rappare originato da B-Real dei Cypress Hill, o come se volesse darci l’idea che le atrocità narrate abbiano lasciato un segno deciso persino dentro lui che le racconta. Mentre Old era uscito per Fool’s Gold (la label di A-Trak Ndr), e le basi utilizzate avevano un approccio principalmente ispirato dalla musica elettronica (che è l’ambito di A-Trak), qui Danny Brown ha un approccio che dire sperimentale è ancora poco: utilizza gran parte dei campioni e di batterie che userebbero una buona parte dei produttori affezionati alla old school, ma con BPM, tagli e altri approcci riconducibili alla nuova scuola e alla musica elettronica.

L’album è molto dark, e le tematiche vanno dal suicidio al potere dei soldi, si parla della sua vita attuale, dell’abuso di droga e della violenza nelle strade di Detroit, ricolme di “mostri”. Il Guardian ha sentenziato che: “Danny Brown è andato oltre il suo stile, che era già molto esoterico”. Il feedback del pubblico non è stato di certo come quello di un album di Drake o Jay Z, ma l’album, uscito il 30 settembre di quest’anno, ha comunque raggiunto la posizione n°77 nella Billboard 200, segno che il suo esoterismo estremo non è stato sottovalutato.

I singoli che ha fatto uscire prima dell’album sono stati: “When It Rain” il 14 giugno, “Pneumonia” (con la partecipazione di Schoolboy Q nel ritornello e nei vocals) il 19 agosto e “Really Doe”, un incredibile posse cut con la partecipazione di Ab-Soul, Kendrick Lamar e Earl Sweatshirt, uscito il 20 Settembre. Altri artisti che compaiono sono il cantante belga-sudafricano Petite Noir, la cantante americana Kelela e B-Real. Per quanto riguarda le produzioni, l’album è stato maggiormente curato dall’inglese Paul White, salvo alcuni beat di Evian Christ e The Alchemist.

Questo album è un unico e strambo film mentale, che suona come un horror oppure come un rave, e anche le canzoni che suonano tranquille non lo sono per niente. Psichedelico e inquietante, questo lavoro non è una semplice citazione al famoso libro di James Ballard (da cui prende il titolo): nel libro di Ballard, vengono presi un gruppo di casi umani, ognuno con una storia a sé. L’unico “mostro” di cui parla invece il rapper di Detroit è sé stesso, e non chiama in causa nessun altro. Un sublime viaggio nell’orrido che non ha etichetta o categoria. Danny Brown non è né nuova né vecchia scuola: è semplicemente Danny Brown.

About Fabio Baratella

Proveniente dalla provincia di Milano, sono un fan di Mortal Kombat, di Frank Miller, degli Sport Motoristici e del Giappone.

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