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La storia di Joseph Saddler, noto anche come Grandmaster Flash

Grandmaster Flash

Ai giorni d’oggi il dibattito è acceso più che mai: anche in Italia ormai si notano un sacco di discussioni tra i sostenitori del vecchio modo di fare Hip Hop e le nuove generazioni. Uno degli ultimi esempi di questa accesa rivalità è il tweet di Andersoon .Paak che sostiene che “chi fa questa musica deve sapere le basi e studiarne la storia”. Chi ha risposto a questa dichiarazione è stato uno di coloro che sta cavalcando l’onda attuale, Lil Yachty, che ha risposto: “dove sta scritto che per fare musica c’è bisogno di regole e libri da studiare?”.

Ognuno ha le sue opinioni, non lo metto in dubbio. Ma per cercare di dare ragione a uno piuttosto che all’altro, l’idea che mi sono fatto è che forse bisognerebbe mettersi nei panni di chi tutto questo l’ha visto nascere, quando non c’erano regole prestabilite da seguire. L’esempio che vi voglio raccontare oggi è quello di Grandmaster Flash, considerato uno dei “padri fondatori” sia per quanto riguarda la musica Hip Hop, che per alcune tecniche di djing. Avremo anche la fortuna di ospitarlo qua in Italia a Torino, il 7 dicembre durante il Jazz:Re:Found Festival allo Spazio Dora (scopri le info sulla data qui).

Grandmaster Flash live

Il suo vero nome è Joseph Saddler ed è nato il 1° gennaio 1958 a Bridgetown, una città delle Barbados. La sua famiglia fa parte dei bajan-american (ovvero i barbadiani che emigrano negli States) approdati a New York nella seconda grande ondata di immigrazione degli abitanti delle Barbados negli USA, dopo la grande depressione del 1930. È cresciuto nella Grande Mela, nella fattispecie nella suddivisione amministrativa del Bronx, dove diverse etnie caraibiche, ispaniche e afroamericane si mescolano tuttora tra loro.

Negli anni ’70, ovvero quando frequentava la Samuel Gompers High School, l’abusivismo e la criminalità dilagavano, e questo ci fornisce un ulteriore dettaglio sul contesto che ha contribuito a rendere non facile il cammino artistico del newyorkese. Durante gli anni del liceo, imparò a riparare apparecchi elettronici, ed ebbe una forte influenza da parte dei genitori (dal padre soprattutto) per quanto riguarda la musica caraibica e la musica black americana. La passione per il djing arrivò proprio unendo la passione per la musica del padre e la volontà della madre di istruirlo nel campo dell’elettronica. Dopo il liceo arrivarono i primi Block Parties, e non ci mise molto a farsi notare dalla scena dell’epoca per le sue abilità ai piatti.

Poster Flyer Grandmaster FlashIl poster di un block party con Grandmaster Flash

Perché è così tanto importante Grandmaster Flash per il Djing? La risposta è che fu uno dei primi studiosi oltre a Pete Jones e Kool Herc a sviluppare delle tecniche che tutt’oggi vengo utilizzate per il mixaggio di tracce dai DJ, ovvero:

- il Backspin o Beat juggling: Grandmaster notò che il pubblico adorava determinati segmenti di alcuni pezzi, piuttosto che ballare durante tutta la durata della canzone e pensò bene di riprodurre quei frammenti in loop più volte. Così decise di farsi due copie dello stesso disco, e ripeteva una determinata parte della traccia spostandosi da un piatto all’altro grazie al mixer. Quando in uno dei due deck la traccia veniva riprodotta, preparava nell’altro il disco dal punto in cui desiderava partire.

- il Punch phrasing: Flash isolava determinati segmenti (di solito delle trombe) e li inseriva all’interno di un’altra traccia grazie all’aiuto del mixer.

- lo Scratch: che ve lo dico a fare…

Grandmaster Flash scratch

Una cosa da precisare è che l’originatore dello scratch è Grand Wizzard Theodore, e che Saddler ha contribuito al perfezionamento della suddetta tecnica.

Passiamo alla carriera musicale: negli anni ‘70 collaborò con Kurtis Blow e Lovebug Starski, fino a quando decise di fondare il suo gruppo, ovvero Grandmaster Flash And The Furious Five. Il gruppo fu formato da Cowboy, Melle Mel e Kid Creole. Cowboy coniò il termine Hip Hop mentre praticava scatting (ovvero cantando con parole prive di un vero e proprio significato), Melle Mel inventò invece il termine “Master of Ceremony” mentre si presentò al pubblico ad una festa. Gli altri 2 rapper che si aggiunsero furono Rahiem e Scorpio. Insieme i rapper generarono le prime battaglie di freestyle e nel  ’78 incominciarono a esibirsi regolarmente al Disco Fever (storico locale di New York ndr) ogni settimana.

L’anno dopo venne pubblicato il loro primo singolo “Superrappin” per Enjoy Records. Bisognerà aspettare 3 anni prima che la Sugar Hill Records, la casa discografica dei Sugar Hill Gang che a quel tempo erano fuori col singolo “Rapper’s Delight”, pubblichi The Adventures of Grandmaster Flash on the Wheels of Steel, ovvero la prima pubblicazione in cui vengono registrati sette minuti di virtuosismo e turntablism di 5 tracce dell’epoca. In pratica il primo mix della storia reso disponibile alla vendita.

È nel 1982 che Grandmaster  Flash e i Furious Five incominciarono a farsi conoscere al mondo, grazie al singolo “The Message”. Per la prima volta il rap non è mirato esclusivamente al vanto e alle capacità personali ma è un mezzo attraverso cui si raccontano i problemi della società, con Melle Mel che dona dettagli della vita nel ghetto newyorkese al pubblico. Grandmaster Flash e i Furious Five divennero così originatori e sviluppatori di una forma di espressione musicale che tutt’oggi viene apprezzata e ammirata: il conscious rap.

Nello stesso anno venne chiamato a fare da comparsa in Wild Style, il primo film della storia che narra delle origini dell’hip hop nei quartieri di New York, e avvenne anche la separazione dalla Sugar Hill Records, causa mancati pagamenti delle royalties ai danni del gruppo di Grandmaster. Flash si separò inoltre dai Furious Five, firmando per la Elektra Records.

Il fenomeno hip hop si propagò velocemente negli Stati Uniti e nel mondo, e nel 1986 Flash venne intervistato nel documentario “Big Fun In The Big Town”. Ritornò con il gruppo per un concerto di beneficenza nel 1987, per poi registrare l’ultimo album con i Furious Five l’anno dopo. Nel 1989 Cowboy morì facendo sciogliere il gruppo nuovamente. L’ultima volta in cui il gruppo si riunì live fu nel 1994 per un altro concerto a scopo benefico.

Grandmaster Flash è rimasto nell’ambito dell’intrattenimento newyorkese, fino al 2007 quando decise di buttarsi nel business dell’abbigliamento con la sua linea G.Phyre. Dal 2000 in poi, il mondo incomincerà a riconoscerlo con diverse onorificenze e premi tra cui: nel 2006, quando venne eletto come Hip Hop Icon ai BET awards, nel 2007, quando fu il primo degli artisti Hip Hop a comparire nella Rock & Roll Hall of Fame assieme ai Furious Five, e nel 2011, quando “The Message” venne premiata ai Grammy Awards, e introdotta nella Hall of Fame.

A tutto ciò si aggiunge la sua avventura nella produzione di una delle serie di Netflix più apprezzate di quest’anno, The Get Down, dove è anche tra i protagonisti interpretato dall’attore Mamoudou Athie.

The Get Down

Ritornando alla questione iniziale, considerando il fatto che comunque la discipline in cui Grandmaster Flash e i due rapper citati (Anderson .Paak e Lil Yachty) si esibiscono sono completamente diverse, e che è diverso anche il contesto sociale e storico, l’idea che mi sono fatto è che l’abilità di un artista sta esclusivamente nel far divertire il pubblico, con tutti i mezzi a disposizione. Le discussioni tra nuova e vecchia scuola non finiranno mai e non bisogna dimenticare il fatto che anche l’operato di Grandmaster Flash ai tempi non era immediatamente apprezzato: nel 1981 Grandmaster Flash e il suo gruppo dovettero aprire un concerto dei Clash, e il feedback (dato che il pubblico non era abituato a quel genere di intrattenimento) fu tutt’altro che positivo. Qualche anno più tardi però, il fenomeno hip hop si propagò fino ad essere competitivo nei confronti del fenomeno rock, e questo grazie anche alla tenacia di Grandmaster Flash e colleghi.

Vi ricordiamo che Grandmaster Flash si esibirà dal vivo nella sua unica data italiana, il 7 dicembre allo Spazio Dora di Torino durante il Jazz:Re:Found Festival che questa sera 8 novembre presenta il Festival con Jacob Collier alla Triennale di Milano. Potete acquistare i biglietti per il live da questo link.

About Fabio Baratella

Proveniente dalla provincia di Milano, sono un fan di Mortal Kombat, di Frank Miller, degli Sport Motoristici e del Giappone.

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