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Intervista a Freshbeat ed anteprima esclusiva del video per Thaurus

Freshbeat

Freshbeat è un beatmaker trentino che negli anni ha pubblicato vari progetti, coinvolgendo buona parte della scena hip hop underground italiana e collaborando anche con qualche rapper d’Oltreoceano. Lo scorso febbraio ha vinto il contest di beatmaking organizzato dall’Associazione Step By Step di Rovereto (Tn) all’interno del ciclo di serate Step Army. In giuria c’era niente meno che Big Joe, che ha decretato, assieme agli altri giudici, la vittoria di Freshbeat. Tra i premi che il beatmaker trentino si è aggiudicato c’era l’opportunità di essere intervistato da RapBurger, cosa che facciamo ora in occasione della pubblicazione, prevista per il 16 novembre, del suo nuovo album strumentale “Merkaba” per la Thaurus di Shablo.

Qual è stato il tuo primo approccio con il mondo del beatmaking?

Freshbeat) Ho cominciato per gioco, iniziando con l’utilizzare il software FL Studio, che adopero tuttora. Dopo qualche tempo avevo provato a mandare qualche beat a Rubo per avere un feedback da una persona più esperta e navigata di me. Lui ha apprezzato il mio lavoro e mi ha presentato alcuni artisti underground, come Brain e Micha Soul; da lì ho iniziato a fare le mie prime produzioni ufficiali. Quindi sono partito proprio da autodidatta e poi nel tempo ho affinato le mie conoscenze con l’esperienza. Ho sempre cercato di puntare sull’evoluzione all’interno del mio percorso. In ogni beat che faccio cerco di evolvermi e di esprimere nuove sensazioni e tecniche, sia prendendo ispirazione da altri beatmaker sia da altra musica in generale, cercando sempre di assimilare nuove conoscenze.

Infatti negli ultimi progetti sei passato dall’utilizzo diffuso della tecnica del campionamento alla realizzazione di strumentali quasi interamente suonate. Come è avvenuto questo passaggio?

I miei primi album sono stati realizzati praticando sampling puro, principalmente da vinile. Con il tempo però ho perso un po’ di stimoli nei confronti di questo approccio ed ho iniziato a sperimentare nuovi suoni. In particolare ho acquistato le mie prime tastiere ed ho iniziato ad imparare la composizione di melodie con l’intento di sviluppare ulteriormente il mio suono, sempre in un processo di evoluzione musicale. Rimango comunque radicato alla filosofia di portare rispetto e di conoscere le radici di questa musica. Però credo che poi uno da quelle radici possa anche muoversi in direzioni diverse, senza tuttavia snaturarsi. Per questo non mi trovo d’accordo con chi pensa che questa musica si faccia per forza in un unico e solo modo.

Nei tuoi album hai collaborato con moltissimi artisti, sia a livello italiano che internazionale, ma c’è n’è qualcuno in particolare con cui finora non hai collaborato e con cui ti piacerebbe lavorare in futuro?

Nell’underground italiano devo dire che ho collaborato davvero con tutti. Tra quelli con cui non ho ancora avuto modo di lavorare posso citare sicuramente Johnny Marsiglia, che apprezzo davvero molto, sia per la sua tecnica, sia per i contenuti che esprime. Siamo in contatto, ma non siamo mai riusciti ad incrociare i nostri rispettivi percorsi musicali. Un altro nome che potrei fare è Mecna, che reputo essere un artista davvero capace. Entrambi sono nomi molto in linea con l’idea di suono che sto sviluppando, per questo in un futuro mi piacerebbe poterci collaborare.

Negli ultimi anni sei stato parte attiva del collettivo Beatmakers With Attitude. Come sei entrato a far parte del collettivo e qual è il vostro obbiettivo?

La mia partecipazione nasce dall’amicizia che ho con Apoc, che dura davvero da diverso tempo. In passato ci sentivamo e ci scambiavamo vario materiale. Parlando tra di noi avevamo sviluppato l’idea di dare vita a qualcosa di concreto, che fosse di supporto al mondo del beatmaking italiano e che fosse in grado di rappresentarlo. Poi il collettivo concretamente è nato per mano di Zesta e Apoc, ma io gli ho affiancati fin dall’inizio, anche a livello decisionale. L’idea di Beatmakers With Attitude è quella di supportare il mondo del beatmaking italiano e di fornire degli strumenti ai beatmakers emergenti e non.

A questo proposito con Beatmakers With Attititude avete dato vita ad un importante contest di beatmaking lo scorso anno. Che riscontro avete avuto?

Ci sono state date molto partecipate e quindi la risposta è stata molto positiva, ma in parte inaspettata. Infatti un contest del genere era qualcosa di davvero nuovo per l’Italia e per questo era un’incognita. Da quello che ho potuto vedere posso comunque dire che secondo me il livello del beatmaking in Italia è certamente superiore al livello del rap. Purtroppo molti di questi beatmaker validi che abbiamo incontrato sono comunque sconosciuti ai più e non hanno i riconoscimenti che si meriterebbero.

Quali strumenti possono servire allora secondo te per valorizzare quei beatmaker ancora sconosciuti che vogliono emergere?

La cosa principale secondo me è quella di cercare di riconoscere concretamente l’importanza alla figura del beatmaker da parte del mondo hip hop italiano. Ultimamente accade spesso che venga pubblicato un videoclip senza che nei dettagli si citi il beatmaker che ne ha curato la produzione e questo è davvero disarmante. L’attribuzione di valore al ruolo del beatmaker passa ovviamente dai rapper e dagli artisti, che dovrebbero riconoscere il giusto peso alla disciplina del beatmaking. Il non riconoscimento di questo valore rende infatti difficile farsi notare da parte dei beatmaker emergenti, che di conseguenza restano nell’ombra pur avendo del talento.

Tu stesso hai partecipato ad alcuni contest di beatmaking, come quello svoltosi all’interno del ciclo di serate Step Army. Come ci si prepara e che stimoli può dare un’esperienza del genere?

Mi diverte moltissimo partecipare a questi contest perché il beatmaking è anche competizione. Ognuno cerca di fare le cose al meglio e cerca di far prevalere il proprio suono.
Mi preparo scegliendo beat che possano avere maggiore impatto sul pubblico e sulla giuria, selezionando comunque produzioni con atmosfere varie in modo da poter affrontare tutti i possibili avversari. Poi la gestione della gara per me è molto istintiva, decido sul momento quale beat utilizzare, in base al pubblico, all’avversario o alle sensazioni che avverto.

Per il tuo nuovo disco strumentale invece hai deciso di appoggiarti a Thaurus. Come sei arrivato a lavorare con questa importante realtà?

L’esperienza con Thaurus e Shablo è nata quasi per caso. Ho avuto dei problemi con l’etichetta con cui dovevo pubblicare il mio nuovo album e grazie a Kique Velazquez sono riuscito a far arrivare la mia musica a Shablo. Lui ha apprezzato da subito il mio disco e il mio lavoro ed ha creduto in me. Ciò mi appaga molto: ho sempre visto Shablo come una figura di riferimento e poter lavorare assieme a lui mi rende orgoglioso del mio percorso. Inoltre ho ammirato fin dall’inizio la mentalità innovativa di Avantguardia, sia per la capacità del collettivo di curare a trecentosessanta la promozione dei suoi artisti, sia per le sonorità proposte.

Cosa dovremmo aspettarci dal tuo nuovo album Merkaba?

Avrà un suono che la gente non si aspetta. È un’ulteriore evoluzione dal mio ultimo album, con sonorità che vanno dalla trap al future bass fino alla deep house: è proprio un viaggio sonoro.
Mi hanno ispirato soprattutto i lavori della Soulection, forse non facili da assimilare, ma che mi hanno colpito particolarmente negli ultimi tempi.
Ho scelto di realizzare un album strumentale per creare qualcosa di totalmente mio dopo aver realizzato album con numerosi ospiti al microfono. Ho quindi voluto seguire i miei tempi e cercare anche una soddisfazione personale creando qualcosa realizzato interamente da me.

Di seguito è disponibile in anteprima il tuo nuovo video. Ci racconti di che brano si tratta e come è stato realizzato il video?

Il brano si intitola “Energy” ed è il mio brano preferito dell’album. Rappresenta il manifesto del disco e fotografa alla perfezione il suono che voglio portare avanti ora. Il video è stato curato da Enrico Dalla Vecchia con delle grafiche che sono il suo marchio di fabbrica e che si ricollegano a suoi precedenti lavori. Ho scelto di collaborare con lui per questo video perché sono stato colpito dalle grafiche che aveva realizzato per l’EP di Dutch Nazari e quindi ho deciso di coinvolgerlo.

About Francesco Zendri

Insaziabile di musica e cibo, vere e proprie ragioni di vita, amo scrivere e vado matto per la criminologia. Nel tempo libero curo le iniziative dell'Associazione Culturale Step by Step di Rovereto (Tn) per promuovere la cultura Hip Hop.

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