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En?gma: il nuovo album, l’uscita da Machete e la scelta di Gemitaiz

Enigma intervistaFoto di Roberto Graziano Moro

Il 14 ottobre è uscito Indaco, il nuovo album di En?gma, il primo dopo la sua dipartita dalla Machete. Anticipato da una serie di video particolari, Indaco è un viaggio al limite del mistico nel quale En?gma si racconta attraverso l’immaginario dei bambini indaco. Un lavoro che En?gma ha curato a 360 gradi nella sua Olbia e che ha detta dello stesso rapper sardo rappresenta un upgrade rispetto ai suoi dischi precedenti. Noi lo abbiamo incontrato nei nostri uffici di Milano, ci siamo seduti ad un tavolo e abbiamo parlato per quasi un’ora di tutte le sfumature del suo ultimo album. Buona lettura.

RapBurger) Come tutti i tuoi lavori, anche Indaco è molto complicato. Bisogna ascoltarlo e riascoltarlo per capire tutte le sfumature e le citazioni.

En?gma) Diciamo che questa è un pochino la mia impronta stilistica in qualche modo. Credo comunque di aver limato un po’ questo essere criptico in favore di una musicalità più nuova. Ho accentuato le melodie, però chiaramente il mio modo di fare e di scrivere è quello lì.

Ogni pezzo ha il suo trip, il suo viaggio, anche se poi fanno tutti parte dello stesso immaginario.

Esatto.

E’ tutto legato dalla storia dei bambini indaco. Come ti è venuta questa idea?

Ho trovato nella questione dei bambini indaco l’atmosfera, il teatro migliore per riuscire ad inscenare quello che volevo proporre a livello lirico. Ho preso questa questione ed ho fatto una trasposizione con la mia personalità; ne è uscita fuori un’analisi di tutte le mie sfaccettature. Come hai detto bene tu, ogni traccia ha una vita sua ma appartiene ad un filone e forse mai come prima sono riuscito a trovare un bel filo conduttore all’interno dell’album. Sono riuscito a creare un percorso anche dal punto di vista musicale perché ci sono, sì, delle diversità ma si incastona tutto in un’unica realtà. Anche questo credo sia stato un upgrade rispetto a prima.

Anche produttori come WSHT che di solito fa cose elettroniche, è entrato nel tuo mood e per “Rapa Nui” ha dato vita ad una strumentale con una chitarra quasi spagnoleggiante.

Con lui si è creata un’alchimia incredibile. Fondamentalmente fa le produzioni come le farei io, infatti mi trovo a strimpellare ogni tanto e nel disco c’è una co-produzione con Marco Zangirolami. Quando ho sentito le sue cose mi son detto “cazzo, perfetto, io su questa roba ci voglio scrivere”, e come vedi è presente in due tracce.

Tornando ai bambini indaco, lo sai che le prime persone che mi avevano parlato di questa teoria furono Primo e Tormento tre anni fa? Mi dicevano che per loro la generazione degli indigos/indaco erano i nuovi rapper.

Mi fa piacere, perché loro per me sono dei punti di riferimento.

Tu hai mai avuto modo di parlare con loro di questo argomento?

No, però posso dirti che entrambi strizzavano molto l’occhio a queste correnti new age e ad un determinato tipo di credenze che vertono su quelle atmosfere lì. Tormento non era nuovo di queste cose, anni fa aveva fatto un pezzo dal titolo “Karma” con rimandi alla questione dei chakra; loro sono molto improntati su questi argomenti. Questa cosa che mi dici non la sapevo e mi fa molto piacere perché per me loro sono dei punti di riferimento, lo son stati sotto il punto di vista di capire come voler fare rap. Quando ho iniziato a fare rap ho capito tramite i loro brani come avrei voluto farli io, poi chiaramente ognuno trova il suo percorso e il suo stile. Magari Tormento capirà ancora meglio cosa volevo trasmettere se avrà occasione di ascoltare il disco.

Indaco lo hai lavorato tutto ad Olbia?

Sì, interamente ad Olbia a 360 gradi. Scritto ad Olbia, registrato ad Olbia nel mio studio in casa perché nel tempo ho avuto la fortuna di avere la disponibilità, anche economica tramite questo lavoro, di fare uno studio super competitivo in casa. Che poi fondamentalmente quello che serve a noi è riuscire a registrare e fare delle buone riprese della voce. Poi chiaramente la post produzione totale è stata fatta da Marco Zangirolami che non smetterò mai di ringraziare. Per il resto è stato fatto interamente ad Olbia.

Sai cosa? Io non sono mai stato in Sardegna, l’ho vista solo dalle immagini o dai video però devo dire che il tuo album ha un certo sapore folcloristico. Ci sono degli echi nella voce e nei campioni, nelle chitarre che mi fanno venire in mente la Sardegna per come me la immagino. Magari mi sbaglio ma il tuo disco mi suona molto “sardo”.

Mi fa piacere che si senta. Semplicemente io sono molto attaccato alla Sardegna ed è per questo che sono tornato a vivere lì. Se c’è qualcosa che hai sentito però mi è uscito in maniera spontanea. Da parte mia non c’è stato un voler usare determinati suoni per forza però va da sè che se scrivi e fai una cosa in un posto, se l’alchimia è giusta, si va a riflettere nella musica. Mi piace che tu abbia notato quest’aspetto, anche se il rovescio della medaglia potrebbe essere che risulti troppo di nicchia. Spero di no perché credo che sia un lavoro abbastanza “spendibile” in Italia.

Un’altra cosa che mi piace nei dischi è quando imparo qualcosa di nuovo ascoltandoli. Tipo la storia di Lula io non la conoscevo.

Sei andato a cercarla?

Sì, è assurda come cosa. Un comune che per dieci anni è stato senza sindaco!

Esatto (ride Ndr).

Poi tu non parli di quella vicenda ma la usi come metafora.

La uso come esempio. Soprattutto in quella canzone mollo gli ormeggi, sono più anarchico nel pensiero nel senso che magari ho tralasciato un po’ di finezza a favore dell’impatto e della cattiveria che in certi passaggi della canzone a livello lirico si sentono. Sicuramente anche il beat scarno di Prez ha contribuito a fare il resto ed a scaturirmi questo pezzo. Ho utilizzato questo espediente e devo dire che è bello che qualcuno poi vada a cercarsi la storia che c’è dietro come hai detto tu, è assurdo. Eleggi un sindaco, mettono le bombe, fanno gli attentati e alla fine non riesci a farti governare. Però alla fine, per fortuna, ora non è più così.

Questa tua voglia di anarchia, di essere senza regole, è tra i motivi che ti hanno portato ad intraprendere una carriera completamente solista al di fuori della Machete?

Non la chiamerei una voglia anarchica. Era arrivato un momento per entrambi di intraprendere dei percorsi divisi. Come magari succede spesso nelle famiglie o nei grandi matrimoni, si va ad essere meno appassionati e questo succede anche nei rapporti di amicizia. Magari prima eri molto amico, poi ti perdi di vista, poi ci si riprende. In questo caso si parla della parte artistica e non c’era un mio bisogno di emanciparmi, sono delle cose che sono andate così, in maniera consensuale, abbiamo convenuto insieme che fosse meglio per entrambi dividere le strade. Senza alzare polveroni, fare tutto in maniera tranquilla ma dividere le strade. Come avrai notato ha portato un po’ di tristezza nei fan perché hanno visto un membro co-fondatore, che ha cresciuto la società/collettivo come gli altri, uscire. Sono ovviamente dispiaciuto anche io, ci mancherebbe altro però sono anche contento della maturità che hanno dimostrato i sostenitori di Machete e miei perché non ci è stato nessun tipo di polverone alzato dai fan stessi. Hanno dimostrato più maturità di quella che mi aspettavo, sai potevano crearsi degli schieramenti.

Enigma

Anche io ho notato questa cosa, di solito in queste situazioni volano parecchi insulti.

Esatto, si creano delle situazioni un po’ immature ed ignoranti, chiamiamole così. Invece non c’è stato questo, ovviamente c’è del dispiacere ma i dispiaciuti siamo anche noi perché non è stata una cosa semplice, è stata una cosa pensata, ponderata e difficile. Alla fine però è stato giusto così, a ‘sto giro mi sono dovuto occupare di tutto a 360 gradi e quando dico tutto, intendo proprio tutto, dalla scrittura dei video ad altri aspetti. L’unica persona che ci tengo a citare è Kaizén, Gabriele Deriu, l’unica persona che mi ha aiutato nella direzione artistica e nella creazione di tutto questo progetto. Per il resto ci siamo mossi da soli, abbiamo fatto in due quello che in un’etichetta fanno 7-8 persone.

Come ti sei trovato in questa nuova posizione?

E’ un bel casino! (ride Ndr) E’ un bel casino, te lo posso assicurare perché da una parte io ho tirato su un’etichetta più da un lato artistico, c’era chi si occupava più di me di certi aspetti. Ora ho sondato e toccato con mano dei lati che prima non avevo affrontato. La mole di lavoro quindi non è duplicata ma triplicata, sono stati dei mesi… E’ stata un’estate non-estate, non ho avuto tempo per ragionare troppo ma questa esperienza mi ha segnato tanto, è stata una scuola. La cosa bella è che il prossimo album sarà ancora più semplice e farò, credo, meno errori.

Gli skit e l’outro sono dei vocali di WhatsApp?

Sì! Fa molto piacere che in parecchi mi chiedano di questa cosa. Capisco che essendo uno skit di sette minuti vada a risaltare ma non mi aspettavo questo risultato. In realtà è uno skit goliardico, sono dei vocali di WhatsApp raccolti negli ultimi due anni, assemblati un po’ come Blob. In realtà tra di loro non c’entrano nulla però abbiamo cercato di dare un senso ad una specie di grande ed unica conversazione. Era anche un modo di rendere omaggio a tutte le persone che mi sono state vicine nei corsi di questi ultimi due anni negli ambiti della vita di tutti i giorni. Alla fine invece, nell’outro ci sono due messaggi vocali che sono più sentiti, meno goliardici e più emozionali. E’ un mio amico dell’Università che adesso vive in Germania. Molto spesso non è facile esternare i propri sentimenti, lui nell’ultimo messaggio vocale è stato molto diretto e questa cosa mi è molto rimasta.

Io sono un perenne ritardatario, quindi non potevo non rimanere affascinato anche dalla traccia “In Ritardo”.

Sei la prima persona che me lo dice.

Anche oggi come vedi sono arrivato in ritardo all’intervista.

Infatti io l’ho fatto esattamente per le persone come noi perché anche io sono come te (si ride Ndr). Infatti oggi incredibilmente sono riuscito ad arrivare puntuale. Questa canzone l’ho fatta un po’ per chi è sempre in ritardo e un po’ per chi ti deve aspettare, così ti ascolti la canzone mentre mi aspetti! (ride Ndr). Io ogni volta che sono in ritardo mi prendo male, se devo arrivare in un posto e sono in ritardo mi dico “cazzo, per l’ennesima volta” e magari ogni tanto mi sono trovato ad ascoltare questa canzone e la prendo più a ridere che altro. Sono molto affezionato a quella canzone, mi piace la fattura, sono strofe un po’ canticchiate, l’argomento è preciso, si parla del tempo, mi piace il ritornello e forse si tratta di una delle canzoni più musicali del disco. Anche il ritardo, a mio modo di vedere, è un lato del bambino indaco: il fatto di non sapersi gestire, di sentirsi disagiato col mondo che lo circonda, essere in ritardo e fare incazzare gli altri! Poi io ho un padre puntualissimo e per me questo è stato un dramma.

Una cosa che mi sembra particolare in questo disco è anche l’effetto della tua voce… Non so se sovrapponi delle voci con tonalità diverse ma dà un effetto, in alcune doppie e ritornelli, molto strano, come se fosse metallico. Non so cosa sia ma suona particolare.

Praticamente è una specie di variante dell’autotune che armonizza le voci. Ovviamente noi abbiamo cercato di fare più polifonie possibili e di tenere tutto molto musicale senza bisogno di effetti però abbiamo utilizzato questo effetto in un brano e ci siamo detti “ma sai che se magari lo mettiamo nelle sporche, in qualche traccia vocale delle doppie…”. Volevamo dare quel sapore che dà un effetto “strano” come dici tu. Poi correggimi se sbaglio ma mi sembra un effetto piacevole.

Sì, lega le tracce. E’ come se fosse del peperoncino messo in una serie di piatti dello stesso pasto.

Sì, sì, è quella salsina, una spezia che dà un tocco in più ma non sai come definirla. Io non sono molto per l’autotune ma è giusto guardare quello che succede intorno a te e abbiamo trovato questo effetto che dava del sapore in più senza snaturare la mia musica.

Parlando delle collaborazioni invece Gemitaiz era un po’ il featuring che nessuno si aspettava. Poi non so perché Gemitaiz è visto un po’ come uno che parla solo di canne ma ha fatto un pezzo figo.

Infatti ha smentito tutti e io sinceramente non avevo dubbi. Quando sentivo le strumentali mi facevo i film in testa su come e a chi avrei voluto proporre le cose. Avrei voluto fare anche uno o due feat in più però su quello con Gem non avevo assolutamente dubbi; ho sentito la strumentale e ho detto “questa è per noi” perché sapevo cosa avevamo fatto in precedenza e cioè due pezzi che poi sono diventati fortissimi come “Malapoetry” dove c’era anche LowLow e “Vivere Pt.2″ dove c’era anche il compianto Primero. Quelle erano atmosfere e territori nei quale ci siamo sempre trovati bene insieme e sapevo che potevamo tirare fuori un altro pezzone perché comunque alla fine siamo ovviamente diversi, neanche troppo,  però sì siamo diversi e quando riesci a costruire qualcosa con un artista diverso da te secondo me si crea qualcosa di interiormente veramente speciale in qualche modo. Secondo me è quello che è successo in questa traccia, lui appunto come hai notato ha smentito tutti, non ha nominato minimamente le canne e anche se l’avesse fatto… Ovviamente non sono stato lì a dirgli nulla perché ci mancherebbe altro. Poi va beh ho visto un po’ di accanimento nei suoi confronti ma la gente non sa neanche bene chi è lui secondo me, non sa quanta musica ascolta perché non sa quanta cultura musicale lui abbia. Ne ha veramente tanta e poi se c’è una cosa che veramente gli riconosco è il fatto di essere molto genuino, nella sua posizione potrebbe anche tirarsela e invece se la tirano molti personaggi che si dichiarano molto più veri e underground. Lo posso dire perché anche se chiaramente non lo becco tutti i giorni, ho avuto la possibilità di conoscerlo perché tipo il video di “ Detto Fatto” è stato girato a Olbia e a casa mia, proprio a casa mia, con Madman e siamo stati a stretto contatto 4/5 giorni e ho visto delle persone super genuine. Mi dispiace infatti quando leggo delle cose ignoranti, ignoranti nel senso che la gente ignora determinate dinamiche, ignora come è fatta una persona.

Senti invece Noia? Lui?

Noia è un ragazzo di Olbia con il quale ho iniziato a rappare e poi per un periodo ci siamo persi. In realtà lui prima si chiamava Rock Birken e ci siamo persi un po’ per strada, però sono cresciuto con lui musicalmente parlando. Poi ci siamo ritrovati negli ultimi due anni e abbiamo deciso di tornare a fare qualcosa insieme. Lui oltre che essere veramente originale e quadrato al microfono, secondo me a livello di produzioni non ha veramente niente da invidiare a molta gente qua in Italia e spero che abbia anche modo di dimostrarlo.

Ultima domanda. Ho letto un po’ in giro così che tu sei super appassionato di calcio e che giochi a calcio a 11. Se tu fossi il capitano di una squadra di rapper quali sarebbero gli altri 10 giocatori della tua squadra ideale? Quale sarebbe il tuo dream team?

Allora, te ne devo nominare dieci insomma…

Sì, è proprio una curiosità eh!

No, no però è bella… Dunque allora va beh poi qualcuno sicuramente me lo dimentico per strada no? Direi ovviamente Rancore… Gemello… Kaos… Un po’ di estro di Gemitaiz e Madman, e siamo a sei con me… Mecna e Ghemon assolutamente e siamo a otto… Ovviamente metto Noia, se fossi il capitano vorrei qualcuno che venisse dalla mia città. E siamo a 9, ci metto Raige che per me ha rappresentato tantissimo e Tormento. Purtroppo ho lasciato fuori qualcuno. Presidente onorario metterei Neffa e invece lo stadio dove giochiamo in casa sarebbe titolato a Primo sicuramente.

About Koki

Amo l'hip hop, il vino rosso, disegnare chiese e vincere. Il mio vero nome è Jorge ma nessuno lo sa pronunciare.

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