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Pusha T sul dissing di Drake: non parla di me

Pusha T

Ieri è uscita un’intervista molto interessante, fatta dalla redazione di Complex a Pusha T e che potete trovare integralmente qui.

Noi qui vi riportiamo alcuni dei passaggi più interessanti.

L’articolo gira intorno al Pusha T del passato e quello del presente. Come tutti ben sappiamo il rapper della Virginia ha sempre posto al centro dei suoi testi, il suo passato da spacciatore, passato che si può rivedere anche nel suo nome da artista Pusha T = Push A Ton.

Si parte da come Terrence si sia avvicinato alla musica all’età di 8 anni per provare a far colpo sul fratello più grande Gene, con il quale poi andrà a formare il gruppo Clipse,

Dalla strada fino ad arrivare ad essere il presidente della G.O.O.D. Music, a fare campagna elettorale per un determinato candidato e ad essere un’importante esponente dell’attivismo per una determinata lotta, la strada è lunga e infatti Pusha è in giro nel mondo della musica da 20 anni, tra alti e bassi.

Il giorno prima dell’intervista, Drake aveva fatto uscire la sua “Two Birds, One Stone” nella quale attaccava Meek Mill, Kid Cudi e Pusha T, mettendo in dubbio il passato del rapper della Virginia. Alla domanda su cosa pensasse di quello che era successo ha inizialmente risposto dicendo che ha bisogno di quella energia, come dire, non ho tempo da perdere.

Ma cosa sta facendo esattamente Pusha T ora?

Quest’anno sono usciti due singoli che saranno presenti nel suo prossimo album, disco che doveva uscire ad aprile e che è stato rimandato anche a causa del suo nuovo lavoro come presidente della label. Da quando è in carica ha già messo sotto contratto artisti come Tyga e Desiigner e proprio a proposito della firma del ragazzo di Brooklyn ha voluto rispondere a chi lo aveva criticato dicendo che essendo lui in quel mondo da tempo, sa che non deve avere paura del cambiamento, e che Desiigner ha la creatività necessaria per riuscire a distinguersi dalla massa.

Questo non è però l’unico lavoro di cui si sta occupando ultimamente, vi avevamo segnalato già la sua intervista a Ava Duvernay, direttrice, produttrice e scrittrice di 13th, documentario candidato agli Oscar sulle differenze razziali nel sistema giudiziario statunitense e sulla incarcerazione di massa, se volete, trovate il tutto qui.

L’intervista comunque non è stato il suo unico impegno in questo campo, come dice in un passaggio dell’articolo  “When you get the knowledge that I’ve come across recently, it’s like, oh my God… you want to tell kids the truth.” . Sette delle persone con le quali è entrato nel mondo della musica, con le quali passava intere giornate, sono rinchiuse in carcere e hanno ricevuto pene dai 10 ai 34 anni. La Virginia, lo stato dove è cresciuto, guida gli USA nella classifica dei ragazzi che creano disordini a scuola o hanno un comportamento anomalo, la guida con un rapporto di 3 volte superiore a quello della media nazionale. E la maggior parte di essi sono o neri o ispanici.

A proposito del problema del sovraffollamento, Pusha T ha lavorato a fianco di Hillary Clinton. Il marito è incolpato di aver fatto esplodere questo problema negli anni 90 quando supportò nel 1994 il Violent Crime Control and Law Enforcement Act. In questa intervista, effettuata prima delle elezioni, il rapper ha detto di non essere interessato ai motivi per cui lei è interessata a questo problema “mi piace il fatto che tutti e due siamo interessati a qualcosa, se riuscissimo a risolvere questo problema, sarebbe fantastico”.

Ovviamente la cosa sarà complicata vista la sconfitta della Clinton e la conseguente vittoria di Donald Trump, con le sue idee politiche sulle minoranze etniche e sulla sicurezza. Contattato post elezioni Pusha ha detto che questo risultato riflette gli Stati Uniti perché molte persone hanno votato Trump anche se erano state offese da lui, come si può vedere per esempio con il voto delle donne. È molto interessante quando dice

“Il razzismo in America non viene più nascosto. Non sentono più il bisogno di nasconderlo, perché il tuo presidente non lo nasconde in nessun modo”

Il tutto si chiude con un ritorno sull’argomento della canzone di Drake, la risposta di Pusha questa volta è più importante.

Non avrei mai attribuito quella canzone a me, Il mio passato è riprovato. Il mio passato è successo. Come c’è stata la schiavitù. L’olocausto c’è stato. Non puoi mettere in discussione qualcosa che è successo

Alla domanda diretta sul fatto se Drake stesse rappando a proposito di lui ha risposto

Senti, non sto parlando a lui. Sto parlando a te, la verità è questa: Non è la verità se è diretta a me.

Semplicemente King Push.

About Michele Galderisi

Studio all'univerisità di Pisa. Amo l'hip hop, lo sport e i motori.

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