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Ce n’era, ce n’è e ce ne sarà – L’intervista ad Esa

Esa (foto di Fabio Zito)

(ph Fabio Zito)

Esattamente 20 anni fa Esa in compagnia degli Otierre e della Pina cantava ad “una nazione sotto lo stesso groove” il suo inno da battaglia che lo avrebbe accompagnato per anni: “Ce N’è”. In tutti questi anni il Prez non è mai stato fermo, ha continuato a dimostrare che ce n’era ancora, trasformandosi in tutti i suoi progetti che ha affrontato fino all’ultimo, Novanta, uscito nei mesi scorsi. Abbiamo invitato Esa al nostro ufficio a Milano, lui è arrivato in skate, si è seduto con noi e ci ha raccontato tutti i particolari del suo nuovo album.

* Vi ricordiamo che Esa si esibirà questo venerdì 3 febbraio all’Ohibò di Milano. Maggiori info qui.

RapBurger) All’interno del tuo disco Novanta c’è anche un pezzo con Fritz Da Cat. Come vi siete riappacificati dopo gli attriti di qualche tempo fa?

Esa) Eh sì, c’era stata la fritz-ione e poi alla fine ha vinto l’amicizia! Sai è anche un po’ la rete, i social… se tu sei antisocial è meglio che non ci vai altrimenti ci si manda a quel paese invece di farsi gli omaggi come invece capita di più da persona.

Era molto che non collaboravate vero?

Sì, sì. E’ stata una roba piacevole, è venuta fuori una canzone che secondo me ricorda un po’ lo spirito delle cose dei novanta alla Smif n Wessun, con quel bassone strabordante. Il disco si chiama Novanta ma non suona veramente come un disco di quei tempi.

Ti sei voluto mettere alla prova con un disco quasi sperimentale.

Un po’ sì e un po’ no. C’è un po’ tutto in questo disco. C’è anche lo spirito dei 90 perché rispetto ai nuovi la mia roba non suona nuova, anche se c’è un accenno di trap o pezzi club. E’ un po’ più nuovo dei 90, forse qualcosa nei testi è ancora influenzato da quegli anni, si sente molto perché quello che c’è oggi non c’entra nulla coi 90. Sono contento di questo equilibrio che è venuto fuori però, anche perché sta piacendo a molte persone. In tanti momenti il design sonoro di oggi è anche un po’ pop rispetto all’idea dell’hip hop che era quello dei Public Enemy per farti un esempio, che era più rock. Sono contento di Novanta, è un disco fatto a modo mio e anche le vendite di CD e vinili sono andate bene, è una bella soddisfazione.

Lo spirito è quello dei 90, quello che conosciamo praticamente tutti e che ci ha legati in maniera quasi sentimentale a questo genere e cultura. Come vedi invece la nuova generazione?

Molta gente dice che i giovani hanno dimenticato le radici… Io penso che avranno tempo per impararle. Io nei 90 seguivo bene il rap dei 90, sapevo un po’ di quello che accadeva negli ’80, ma non sapevo mica la storia delle jam anni 70.

Ci fu quel episodio di Sfera Ebbasta per esempio che fu molto criticato per non conoscere i Sangue Misto.

Grande Sfera! Voglio fare un featuring con lui. Secondo me la gente si ferma alle cazzate perché in realtà ci sono tante cose belle che accadono tipo l’ultimo disco degli A Tribe Called Quest. A me quando la gente mi inizia a parlare male dei nuovi… io preferisco concentrarmi sulle cose positive. L’album dei Tribe è un evento grosso, per noi dei 90 erano il gruppo che aveva messo d’accordo più gente possibile, fanno hardcore e soul, hanno fatto vedere che il rap è anche una cosa intelligente, è di dove sei.

Secondo me i dischi, anche quelli più classici e importanti possono piacere come no. Il mio SxM per esempio è in realtà “Scienza Doppia H”, perché sono di una generazione arrivata un po’ dopo.

Che è una bomba di disco, ci sono dentro anche io, sono contento. Per altri è “Dalla Sede” per esempio, per altri ancora “Dritto Al Cuore” dei Next Diffusion. Ci sono stati un gruppo di dischi che sono stati fondamentali. Quello dei Sangue Misto ha avuto un impatto più grosso perché loro sono effettivamente gli artisti che hanno dato un po’ più la filosofia del punk. Arrivando da quel mondo avevano un’idea un pochettino più di messaggio, rivoluzione e intrattenimento. La critica al sistema ci vuole ed è giusto che ci sia anche nel rap game. In Novanta ci sono delle mie osservazioni, avendo fatto dei dischi molto di scrittura, ho cercato questa volta di mettere tutti d’accordo: sia il fan di “Grossa” e “Resta Ancora” che quello di altre generazioni. Non c’è proprio il “rap classico” in questo disco, però c’è quello spirito lì. Se senti “Buon Natale Figli di Puttana”, è un pezzo inclassificabile, non sai in che genere metterlo.

Novanta è uscito anche in vinile giusto?

Sì, lo trovate nel sito di Kappadistribution e in preorder aveva fatto sold-out sul mio bandcamp! Era un annetto che non stampavo vinili.

Mi sembra che vadano sempre bene però, no? Anche Sintonizzati degli Otierre/Gente Guasta fece sold-out se ricordo bene.

Abbiamo cresciuto la cultura del rap in Italia, poi c’è anche una certa rivalutazione del vinile. Non sono tanti ma ci sono degli appassionati del vinile giovani e anziani. Anche se poi tutti ascoltano il digitale alla fine vuoi il vinile perché è un oggetto bello.

Esa novanta vinili

Vinili e CD di “Novanta” con due rose

Mazzaken chi è? E’ molto presente nel disco.

Grande Mazza! Lui era il primo che avrei dovuto salutare, senza Mazza non ci sarebbe stato questo disco. A me serviva trovare qualcuno giovane per avere voglia di fare delle canzoni, perché io con l’età che c’ho farei più una roba jazz, un hip hop più tendente al jazz che al rap. Però sono un grosso amante, nonché un secchione del rap, sento tutto quello che esce, so molto di quello che usciva e scopro ogni giorno di più.
Mazzaken ci voleva, ci voleva un ragazzo giovane e motivato. Sai, lui dal nulla si è aperto uno studio, il King Studio dove ho finito e masterizzato il disco, lo consiglio a tutti i ragazzi che vogliono produrre. Mazzaken è un ragazzo che viene dal quartiere, fa rap di strada però si è studiato il lato tecnico come tanti. Lo spirito motivatore di questo disco è proprio Mazzaken, lui è un mio fan, sia delle cose Otierre che delle cose con Fish essendo un po’ più giovane.

Sul fatto che sei un secchione del rap non ci piove, mi ricordo che sei stato uno dei primi ad avermi fatto i nomi di Kendrick Lamar prima e Anderson .Paak poi…

Sì, loro riesco a riconoscerli, sul lato più moda del rap invece ci acchiappano di più i giovani. Posso dirti se c’è del talento, ma su una moda giovane non so proprio dirti perché quella la fanno proprio i ragazzi. Proprio nella canzone “Novanta” una delle cose che dico è “hai visto esce della roba nuova, è giusto che ci sia della roba nuova” è anche figa. Ho avuto la fortuna di incontrare con piacere Rkomi e Tedua che sono i due pischelli di Milano freschi che stanno facendo bene adesso, ci sono anche altri che fanno robe classiche, loro però stanno facendo roba più alla moda, attuale. Loro stessi mi dicevano che i loro fratelli maggiori facevano ascoltare a loro i Gente Guasta! Anche loro per avere uno stile nuovo, hanno imparato cosa c’era prima. Anche io ho messo dello stile nuovo nel mio disco, delle robe più semplici, più canzone, qualcosa più lirica con giochi di parole… metà metà… diciamo che metà disco è romantico come era la roba che avevo fatto con Fish con le canzoni reggae e RnB dedicate alle signorine. Saluto anche le ballerine bravissime, sia le Booyaka nel video di “Servi Dei Selfie” che sono qua di zona, e è molto brava anche Sheba nel video di “Novanta”, delle Lady Killers e i Bandits. Saluto Fosk, il writer che fa i graffiti in “Guardare La Rai”.

In quante copie in vinile è uscito Novanta?

In 300, prendetele subito che sono rimaste solo alcune copie sul sito di Kappadistribution. La gente che fa la gnorri sulla posta di Facebook mi scrive “ma non è che hai ancora una copia da vendere di “Dalla Sede”?” che è un disco che naturalmente adesso costa sui 300€ nel mercato dei collezionisti. La gente fa finta e mi chiede se magari ce l’ho da vendere a 30 sacchi! Però anche quello è un disco che molto probabilmente verrà ristampato in vinile per il ventennale di “Dalla Sede”. Stiamo preparando un po’ di iniziative speciali, anche se è stato un po’ delicato mettere in piedi questa operazione perché quello non è un disco di Otierre ma è di proprietà della Universal, all’epoca era della Polygram e poi è finita in Universal. Per i dischi in major c’è da interfacciarsi con loro e stiamo cercando di preparare qualcosa di speciale che per il momento non posso dirti.

Esa novanta

About Koki

Amo l'hip hop, il vino rosso, disegnare chiese e vincere. Il mio vero nome è Jorge ma nessuno lo sa pronunciare.

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