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“More Life” di Drake sta cambiando il concetto di musica

Drake

Oggi parleremo del sesto progetto ufficiale pubblicato da Drake: More Life. Dopo aver sbancato il 2016 con Views, Aubrey Graham si appresta ad entrare nei vostri dispositivi e stracciare altri record digitali anche in questo 2017. Drake stesso però si rifiuta di definire More Life un album, e gli appioppa l’appellativo di playlist. Perché?

Cerchiamo di dare innanzitutto una definizione concettuale ad entrambi:

L’album è una raccolta di brani, nella maggior parte dei casi inediti, ed è tipicamente è legato ad un artista o un gruppo, che ne decidono l’argomento comune e il numero dei brani che poi saranno destinati alla vendita.

La playlist, come l’abbiamo sempre conosciuta, è una semplice sequenza di brani di uno o più artisti, che può essere riprodotta a proprio piacimento ma soprattutto creata quasi sempre da chi ascolta la musica, non da chi la fa.

Quindi, More Life è una raccolta di 22 brani inediti, con produzioni inedite (il che lo escluderebbe dall’essere un mixtape), e il tutto farebbe pensare che sia un album a tutti gli effetti.

Invece no.

Drake si rifiuta categoricamente di definirlo un album. A Complex ha dichiarato che questo è un lavoro “destinato a fare da ponte per colmare il gap tra le release delle Major”, e che l’intenzione è quella di “creare una playlist che offra una collezione di brani che possano diventare la colonna sonora della vostra vita”. Tante belle parole, ma per ora dà sempre l’impressione di essere un album.

Già nel 2016 abbiamo assistito ad altri artisti, guarda a caso artisti hip hop, che hanno tentato di fornire una concezione diversa della pubblicazione dei progetti musicali:

Kanye West, ad esempio, ci ha tenuto col fiato sospeso con The Life Of Pablo, di cui si è opposto duramente alla pubblicazione fisica da lui ritenuta vecchia e inutile per il nostro tempo e di cui sono state pubblicate più versioni (la prima addirittura senza mix) per mostrare al mondo intero il processo di completamento e di selezione dei brani per l’album.

Un altro esempio è quello di Chance The Rapper, artista concittadino di Yeezy, che l’anno scorso ha pubblicato il mixtape The Coloring Book, vincendo tre Grammy. Sì, avete capito bene, un mixtape, che comunque contiene produzioni e strofe inedite, ha vinto dei Grammy. Come? Chano ha pubblicato le tracce sulle piattaforme streaming, e grazie ai risultati ottenuti con esse è riuscito a farsi nominare ai Grammys. Ciò che rende The Coloring Book un mixtape, in questo caso, è il fatto che le tracce sono state pubblicate in freedownload senza alcuna firma per nessuna casa discografica.

Il fatto che artisti con un impatto così enorme tentino a loro modo di sbarazzarsi dell’ombra delle case discografiche, e del meccanismo della produzione destinata al commercio, dovrebbe far riflettere.

Ma ritorniamo a More Life.

Ciò che aiuterebbe a concepire il lavoro come una playlist sta nel fatto che abbiamo vari ospiti per quanto riguarda i vocal e varie produzioni di diverso genere, dalla house al grime, dalla dancehall all’r’n’b e dall’hip hop all’afrobeat.
Il tentativo di spaziare in più generi è notevole, il che fa pensare che non ci siano dei veri e propri collegamenti prestabiliti tra una traccia e l’altra come se fosse un normale album.

Come artisti partecipanti abbiamo: Quavo, Travis Scott, 2 Chainz, Kanye West, PartyNextDoor, inoltre ci sono Giggs, la cantante inglese Jorja Smith e Young Thug che compaiono in 2 tracce, e infine Sampha e Skepta che addirittura si appropriano del brano a loro dedicato senza che Drake faccia alcuna comparsa.

L’artista canadese sceglie gli ospiti e li lascia fare ciò che vuole. La scelta non è in base a ciò che i trend o la casa discografica gli impongono, ma semplicemente segue i suoi gusti musicali.

Come avrete sicuramente notato è un album molto “british” per essere destinato prevalentemente a un pubblico americano che mastica il “solito” hip hop. Insomma, in maniera concettuale, il fatto che Drake scelga artisti diversi per fare canzoni in modo diverso ci avvicina alla definizione “playlist”.

Le ispirazioni più grandi che hanno aiutato Drake nella composizione di questa playlist sono suo padre (presente nella copertina) e Vybz Kartel, che ha ispirato “The 6 God” per l’impronta dell’album, molto groovy rispetto al mood solito di Drake, e per il titolo. “More Life” è una canzone di Kartel risalente all’inizio degli anni 2000, ed è fondamentalmente un’espressione che l’artista giamaicano utilizza per dire:

“spero che nella tua vita vada tutto bene”

Un elemento tematico che accomuna le 22 tracce effettivamente c’è ed è il fatto che Drake sia alla ricerca di una vita in cui vada tutto per il meglio. Ma questo non fa altro che confonderci le idee, se tutte le tracce hanno un filo conduttore, non dovrebbe essere un concept album?

Il punto è che non bisogna concepire More Life una playlist nel senso della definizione canonica del termine: nei digital store e nelle piattaforme streaming, dato che comunque si tratta di tracce inedite, More Life verrà comunque etichettato come album.

Tuttora Drake non definisce un album nemmeno If You Are Reading This It’s Too Late perchè nonostante Apple, Amazon e Cash Money Records siano intervenute con ogni mezzo per renderlo disponibile alla vendita, Drake l’aveva concepito come se fosse un mixtape. Questo episodio avrà certamente influito sulla concezione di Drizzy nel fare musica, e forse il punto è proprio questo: il modo di concepire la musica.

Con i tempi che corrono, generi musicali in continuo mutamento, nuove tecnologie a disposizione del consumatore e l’incombente politica basata sul capitale e sul marketing delle case discografiche, la cosa più a rischio, spesso, è proprio la musica. E anche la libertà dell’artista di esprimersi spesso è in conflitto.

In qualsiasi ambito artistico, per dare un segnale di novità e di freschezza, spesso si è messa in discussione la concezione stessa delle discipline artistiche: architettura, pittura, poesia, e chi più ne ha più ne metta. Quello che forse stanno tentando di fare Drake e soci è proprio questo: cercare di mettere in discussione il concetto di musica.

Finora questo esperimento dell’artista di Toronto sembra andare per il verso giusto: solo nel primo giorno di pubblicazione, More Life è stato messo in play più di 61 milioni di volte. Qualsiasi cosa stia tentando di fare, direi che ci sta riuscendo, album o playlist che sia.

About Fabio Baratella

Proveniente dalla provincia di Milano, sono un fan di Mortal Kombat, di Frank Miller, degli Sport Motoristici e del Giappone.

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