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Abbiamo intervistato i rapper italiani di seconda generazione

seconde generazioni cover

Il rap in Italia è in continua evoluzione, il livello continua ad alzarsi e soprattutto il “nuovo” non fa più paura. La old school ha dato possibilità alla new school di confrontarsi razionalmente e di supportarsi fra loro. Questa ondata di freschezza ha portato anche gli italiani di seconda generazione ad aprirsi musicalmente al Bel Paese, nonostante ci sia ancora molta “paura del diverso”.

A quanto pare la reazione degli ascoltatori è molto positiva, e noi ci siamo posti una domanda: può la cultura d’origine arrivare al cuore delle persone tramite la musica? 

L’abbiamo chiesto direttamente ai rapper italiani di seconda generazione, i quali sono stati ben felici di rispondere di un argomento importante per tutti noi:

JOHNNY MARSIGLIA

J. Marsiglia, classe ’86, la sua musica porta in alto il nome di Palermo, la città dove è nato e cresciuto, oltre che la sua più grande ispirazione.

“Chiunque conosca Palermo sa della magia e della storia che possiede, è come un affascinante ma cattivo magnete.”

J.M. nasce da madre capoverdiana, ha frequentato molto poco i suoi parenti data la distanza, ma gli amici di famiglia sono tutti italiani sposati con donne capoverdiane, o coppie di capoverdiani: questo gli ha permesso di crescere a stretto contatto con le usanze, la musica e la cucina tipica dell’arcipelago.

“Ricorderò per sempre la sensazione di appartenza che ho provato la prima volta che sono stato li, e pensare che avevo solo 4 anni.”

Suo nonno suonava la chitarra, il clarinetto e la batteria, Johnny Marsiglia afferma che la sua “metà nera” gli abbia donato l’amore per la musica e il senso del ritmo. La sua “diversità” col passare degli anni si è trasformata nella consapevolezza di avere qualcosa in più: un fantastico dono chiamato musica.

MARUEGO

Oussama, in arte Maruego, classe ’92, è un rapper di origini marocchine; nato a Berrechid e cresciuto a Milano, venne scoperto da Guè Pequeno e messo sotto l’ala dei produttori 2nd Roof.

Il suo nome d’arte prima era Maghreb, perché per gli altri la sua nazionalità era diventata in tutto e per tutto la sua identità, lo chiamavano “il marocchino”.  La sua cultura si nota molto nelle sue canzoni, ad esempio il termine arabo  ”kho” è ormai diventato d’uso comune come “bro”.

“La mia musica viene rivolta agli italiani, ai miei connazionali, e un po’ a tutti gli stranieri, che vedo come “fratelli” perchè siamo tutti sulla stessa barca”

Maruego si definisce italo-marocchino, che ha una definizione ben precisa per lui: se in Italia viene visto come il marocchino, in Marocco viene visto come l’italiano. Questo porta a sentirsi esclusi da tutt’e due le parti, e per forza di cose provi a ritagliare il tuo spazio, laddove puoi sentirti te stesso ed essere ascoltato. Questo spazio si chiama musica.

AMILL LEONARDO

Amill Leonardo, classe ’93, ha origini marocchine ed è nato e cresciuto a Milano. I suoi genitori sono di Rabat, e ci spiega che la musica popolare marocchina è molto particolare, a volte gli ricorda le sonorità del genere trap: Amill spiega che spesso viene usato l’autotune, e non viene vista come una cosa negativa come succede qui in Italia.

“Nel mio prossimo disco cercherò di far emergere ancora di più le mie origini. In passato essere stranieri era quasi un handicap, ora forse è un’arma in più.”

Nella musica di Amill possiamo trovare l’Italia, il Marocco e anche un po’ di America Latina: il rapper ha vissuto un anno a Puerto Rico, dove ha girato molti studi di registrazione che l’hanno portato ad avere una visione della vita e della musica a 360 gradi.

“Senza questa esperienza non sarei nessuno. Sono fortunato a vivere in Italia e di poter portare la mia cultura qui. Sono orgoglioso delle mie origini e lo sono anche i molti ragazzi marocchini che mi seguono.”

MOSÈ COV

Classe ’89, nato a Milano. Il suo vero nome è Mussie, che in italiano significa “Mosè”. L’Italia è il paese dove è nato, l’Eritrea quello dove ha le origini. Queste due realtà si sono da sempre mescolate nella sua vita e nella sua musica.

Le sue radici non l’hanno mai abbandonato: quando era piccolo sua madre lo portava spesso alle feste organizzate dalla comunità eritrea, frequentate da connazionali venuti anche da altri paesi europei.

“Nella mia musica trasmetto la mia storia, di mia madre, del mio quartiere, del cibo piccante o semplicemente di cosa vuol dire essere un ragazzo di seconda generazione.”

Mosè è cresciuto in una famiglia di musicisti e in casa ha sempre respirato musica sia italiana che eritrea: ha due fratelli, un fonico e l’altro cantante e musicista, e sua madre scrive poesie da quando è piccola.

TOMMY KUTI

Tommy, classe ’89, è di origini nigeriane e anche se è in Italia da quando aveva due anni, parla perfettamente sia il dialetto tradizionale Yoruba, che il pidgin English, il dialetto derivato dall’inglese che si parla nell’Africa occidentale.

“La musica nigeriana è sempre stata presente nella mia vita, in particolare quella che oggi molti definiscono come nuovo Afrobeat”

Fela Kuti, musicista e rivoluzionario nigeriano, è sempre stato una fonte di ispirazione personale e musicale per Tommy, e quest’ultimo si ritiene fortunato a portare il suo stesso cognome. Tommy canta in italiano ma nelle sue tracce è palese che la sua cultura d’origine abbia influenzato molto il suo modo di rapportarsi con la musica: molte tracce sono spiccatamente “afro”.

“La principale ragione per il quale faccio musica è di far conoscere la gente come me, ovvero parlare dei ragazzi di seconda generazione, ma anche dei giovani italiani che vivono a stretto contatto con la nostra realtà”

“Non sono straniero, sono solo stranero” è il suo slogan e la sua perseveranza ha colto i frutti: vanta un featuring nel disco Tradimento Reloaded di Fabri Fibra e ha recentemente firmato con Universal.

MBOSS

Mohamed, classe ’95, nato a Dakar e vive a Zingonia, in provincia di Bergamo da quando ha un anno. Spesso torna in Senegal a trovare i parenti e respirare a pieno la sua cultura d’origine ma il giovane rapper ci assicura che vivere a Zingonia è un po’ come vivere giù, data la forte presenza demografica di africani.

“La mia musica è fortemente radicata dalle sonorità dell’Africa, Zingonia è un paese multietnico quindi riesco a rapportarmi e a prendere spunto da più culture”

Mboss afferma che la sua musica non esisterebbe senza il paese dove vive, perchè lo ha reso indipendente e gli ha permesso di mettere nero su bianco ciò che ha vissuto. Il suo grande desiderio è produrre un pezzo completamente in senegalese che venga apprezzato qui in Italia.

YANK

Yank è giovanissimo, classe ’97, ed è un rapper senegalese di Brescia. E’ cresciuto con le canzoni di Youssou Ndour, che porta alto il nome del Senegal, poi ha scoperto l’hip hop e si è subito focalizzato sul rap italiano e americano.

“Quando necessario integro termini senegalesi nelle mie tracce, ma in realtà voglio trasmettere la cultura che mi sono creato, non quella di origine”

La sua musica è il risultato di ciò che ha vissuto e vede il rap lo vedo come un mezzo per raccontare sé stesso, senza immedesimarsi in nessun personaggio.

 

About Arielle Moukala

Avevo 2 opzioni: rappare o raccontare del rap. Sono molto loquace, quindi ho scelto la seconda. Viaggiare è la mia religione.

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