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Intervista a Laioung: “un giorno mollerò tutto e andrò in America”

Laioung

Il 21 aprile aprile scorso, Laioung ha pubblicato per Sony Music il suo disco d’esordio Ave Cesare – veni, vidi, vici con 8 inediti, per la prima volta in copia fisica (2 cd con 18 brani in totale). Noi di RapBurger siamo andati a trovarlo negli studi di Sony Music Italia e abbiamo colto l’occasione per fargli qualche domanda sul suo primo studio album.

RapBurger) Perché hai deciso di creare un re-pack di “Ave Cesare”, invece di fare un disco a parte?

Laioung) Diciamo che quando ero uscito da indipendente, quando non mi conosceva neanche una mosca a parte i miei 5 amici di Facebook, “Ave Cesare” era uscito senza aspettative. Era un biglietto da visita che è stato riconsiderato da molte persone quando è uscito “Giovane Giovane”. Oggi per celebrare quest’album ho deciso di fare il re-pack e mettere anche dei pezzi inediti, così anche la gente che non ha avuto l’opportunità di avere “Ave Cesare” in copia fisica, ora ce l’ha. Adesso sono libero di pensare al futuro e non più al passato, e posso fare anche dei bei video per questi pezzi e valorizzare come si deve la mia musica, anche grazie a Sony Music.

“Fuori (Je so’ pazz)” è un tributo a Pino Daniele e subito dopo arriva la traccia “Andrea Bocelli”. Quanto sei legato alla musica italiana?

Un bel po’. Mi piace la melodia della musica italiana, non potrà mai negare questo. Mio nonno era un cantante lirico, cantava anche in chiesa, faceva tremare i muri, era un grande soprano. Mio padre suona 7 strumenti, mia madre fa dance hall e suo fratello è un chitarrista. Dal punto di vista dell’hip hop classico italiano non sono molto informato, sono più legato alla melodia della musica leggera italiana. Melodia che è conosciuta internazionalmente, anche dal punto di vista dei classici. C’è solo da ispirarsi.

Abbiamo conosciuto i membri della RRR Mob, ma chi è invece Sedrick, presente nel pezzo “48 Ore”?

Per essere corretto, con la Tripla R siamo arrivati in 4, ma la verità è che siamo molti, ma molti di più. Sedrick è uno dei ragazzi con cui abbiamo lavorato in passato. La prima volta che ho fatto un pezzo in italiano era in una sua canzone, ho fatto il ritornello in via Massena nel 2013, in uno studio che non aveva neanche il bagno e per arrivarci facevo viaggi di andata soltanto. Avevo zero e vendevo basi per vivere. Da lì ho incominciato a prendere in considerazione l’idea di rappare e cantare in italiano. Sedrick è colui che mi ha ispirato a fare musica in italiano. È uno degli artisti in cui io sto investendo di più, arriverà anche lui, è molto potente, bravissimo a scrivere, bravo a cantare ed ha anche lui molte cose da dire. Lui è di Torino, spero che sentirete parlare presto di lui. Sappiate che io ci sto dietro, che lo produco e che gli voglio un bene dell’anima perché c’ha un cuore così come tutti membri di Tripla R. Lui specialmente è molto umile e voglio spingerlo musicalmente finché posso. Mi fa veramente piacere averlo sul mio album.

Come è nata la collaborazione con Guè Pequeno?

La prima volta che ho incontrato Guè stavo registrando “Vengo Dal Basso”, io ero in cabina, e lui era fuori in piedi che stava ascoltando. Poi ci siamo incontrati, ci siamo confrontati su tante robe, a lui piacciono molto le mie top line, come nascevano i miei pezzi. Siamo diventati subito grandi amici. Abbiamo quattro pezzi insieme. Quando ho finito di fare “Vengo Dal Basso”, gli ho inviato la base su Whatsapp e gli ho detto: “Dai, scrivici su una 16”, Lui ha risposto: “Bomba!” ed è uscita una bomba. Poi gli ho detto: “dai ci vuole un bel video per questo pezzo! Un film!”. Col video ho voluto far capire che non mi voglio concentrare solo sulla musica e sulla melodia, ma anche sulla cinematografia.

In Italia gli stranieri e spesso anche le seconde generazioni trovano delle difficoltà. E’ così anche nel mondo della musica?

Certo. Questa che hai fatto è una bellissima domanda. È una cosa molto speciale per me, perché ovviamente mi sento addosso anche la responsabilità dei ragazzi della mia età. Di tutti. Penso che sia una cosa molto importante oggi non dimenticare da dove veniamo, perché i nostri antenati non vogliono questo. Spiritualmente i nostri antenati non vogliono che ci dimentichiamo di chi siamo. Quindi per me è un dovere ricordare questo. Io sono contento di aver sofferto tutta la mia vita fino alla fine dell’anno scorso, quando gli artisti stranieri e quelli di seconda generazione hanno incominciato a riscattarsi. Ovviamente mi sento una responsabilità che in teoria dovrebbe essere molto pesante, ma per me è molto leggera perché io ho già sulla mia schiena dei muscoli abbastanza forti  da reggere questo peso grazie a quello che ho passato. Essere liberi di esprimersi è importante: nelle mie canzoni parlo di qualsiasi argomento e dico soltanto quello so. Il mio passato, come quello dei ragazzi che hanno vissuto le mie stesse situazioni, è sofferenza, e in quello che dico non c’è nulla di falso. Liricamente è qualcosa in più. Io non mi considero un genio a scrivere però so che il mio messaggio lo faccio passare in un modo o nell’altro. E continuerò ad imparare.

Cos’è cambiato da quando facevi 4000 views (come dici in “Gente Sveglia”) ad oggi?

Non è cambiato nulla come è cambiato tutto. Diciamo che c’è una parte dentro di me che non piange più, una parte che ha visto la luce in fondo alla fine di questo tunnel, che sta portando dei bei risultati. Sono sempre la stessa persona, c’è soltanto una cosa che continuerò a ricordare a tutti: voglio ancora fare tutto in grande, apprezzando le piccole cose. Il mio modo di vivere è sempre lo stesso. È cambiato che dopo 24 anni di esistenza per la prima volta ho preso casa, a Milano, nella capitale della moda, io che sono sempre stato nomade. In passato non sarebbe stata la stessa cosa. Quel negro che faceva 4000 views ora è focalizzato su obbiettivi diversi. Gli obbiettivi che avevo prima non sono trascurati, ma sono sempre presi in considerazione e ed elaborati in rapporto agli obbiettivi che ho adesso. C’è un bel lavoro da fare qui. Sono felice di poter consacrare il mio tempo su questo mercato dando la mia opinione costruttiva, costruendo, cantando, registrando, dando esibizioni nei luoghi più disparati, regalando energia, emozioni e sorrisi. Ora c’è molta più felicità, anche se non mi sono mai preoccupato. Quando dico a qualcuno “non ti preoccupare” è una cosa sincera, la preoccupazione e lo stress ci uccidono. Io non mi sono mai preoccupato. Mai stressato. Ero in Canada, all’estero, senza biglietto di ritorno, senza soldi. Andavo in Western Union, ogni volta la somma arrivata era più bassa dei soldi che dovevano arrivare per le produzioni che facevo. Con quei soldi dovevo pagare l’affitto a casa di una ragazza, e in un modo nell’altro dovevo trovare il modo di cavarmela. E nonostante questo non mi sono mai preoccupato. Io voglio solo dire alla gente di non preoccuparsi. La preoccupazione ci distrugge. Bisogna solamente focalizzarsi su cosa vogliamo fare e chi vogliamo essere. Io attraverso la musica ho questa benedizione. Ora voglio soltanto continuare a spingere su questo mercato e vedere realmente dove posso arrivare.

Immagino che tu abbia avuto diverse offerte dalle major e non solo. Cosa ti ha fatto scegliere la Sony?

Allora io consiglio a tutti di firmare con Sony perché così ti concedono il mutuo… No dai sto scherzando! Loro hanno creduto in me, soprattutto nel mio movimento. Con Sony praticamente riesco a fare quello che faccio ogni giorno, ma a farlo bene, essendo me stesso. Non vogliono toccare né la mia musica, né la mia immagine e mi sento a mio agio.

Quindi fai quello che vuoi?

Sì, faccio quello che voglio, in Sony Music, faccio quello che voglio! (lo dice sulle note di “Quello Che Voglio”) No va beh, finora le cose stanno andando molto bene, vedo che loro ci mettono il cuore e mi stanno dietro. Ci credono come se facessero parte anche loro della Tripla R. Quando vedo lo staff ai concerti e alle ripetizioni, che sono stra-felici per me, io divento ancora più contento perché li sento come una famiglia. Sony che ci ha pure presentato al concerto di Spotify, insieme alla RRR Mob e per me è stato come vivere un sogno. Non è come lavorare con una multinazionale, ma lavorare organicamente con gente che ama il proprio mestiere. La mia felicità è costituita anche da questo.

Sappiamo che hai delle collabo con Young Thug e French Montana, quando avremo l’onore di sentirle?

Non credo che usciranno. Da indipendente c’erano delle cose che non potevo fare uscire, come dei featuring con degli artisti provenienti da determinate major perché con i diritti di immagine non puoi girare i video con un certo artista, per un sacco di motivi. Ma non vi preoccupate ci sono tante altre sorprese, con tanti altri artisti americani. Non focalizzatevi solo su quei due nomi.

Su quali altri nomi?

Guarda, preferisco non farne più di nomi per non far concentrare la gente con questi hype. Quando usciranno, usciranno. Posso solamente dire che mi stanno tartassando, non ce la faccio più, mi stanno martellando dall’America e io un giorno mollerò tutto e andrò lì a fare i miei video. Andrò lì, farò le mie amicizie e usciranno altri pezzi.

Ci sono artisti italiani o americani con cui ti piacerebbe collaborare?

Sì guarda, mi piacerebbe collaborare con Guè Pequeno perché così almeno le major mi notano… (ride) No dai va beh sto scherzando. Devo dire che mi piace Achille Lauro come stile. Lo so che non c’entriamo niente ma è proprio questo che mi piace di lui. Ti dirò, di italiano anche Tiziano Ferro. Di americano ti dico Future, anche se poi farei un pezzo con ogni artista americano. Avrei detto Michael Jackson se fosse ancora vivo. Resuscitiamolo!

L’album é quasi interamente prodotto da te, qual é il tuo metodo di produzione?

Apro Windows. Apro FL Studio. Apro la mia libreria di suoni. Come una cucina. Quali ingredienti voglio usare oggi? C’ho un’idea in testa. Non c’ho nessuna idea. Comincio a fare qualcosa. Cosa faccio? Una progressione di accordi? Faccio la base. Finita, la mixo, la metto in Cubase nel mio Mac. Ci registro sopra delle voci. Che cosa? Non lo so, ma provo e ci registro. Ci metto i miei effetti preferiti. Ci lavoro. Me la studio. La ascolto, la riascolto, sento le tonalità della mia voce. Quale uso? Quale melodia devo usare? Cosa scrivo? Di che cosa parlo? Tutto può uscire… Da un freestyle, da una nota vocale che ho registrato sul cellulare. Magari ho un sacco di idee, magari non ho niente. Però, quando esce la base e ci registro sopra, se c’è un ritornello c’è una hit. E da lì lavoro le strofe.

Campioni anche vinili per le produzioni?

Certo che sì. O mi ispira la progressione degli accordi, gli strumenti e la linea melodica e lo risuono, oppure prendo il loop, come da tradizione old school, la metto lì e ascolto i BPM, se è terzinato, se è in sedicesimi. Poi lo controllo sul metronomo: se vedo che il loop va liscio ci metto le batterie e il basso subito, sennò si fanno i tagli opportuni. Poi mixo, levo le frequenze basse dal campione per lasciare spazio alla batteria, metto la distorsione sul basso, magari pure sulla batteria, si fa schizzare un po’. E abbiamo la hit che fa tremare i muri.

About Fabio Baratella

Proveniente dalla provincia di Milano, sono un fan di Mortal Kombat, di Frank Miller, degli Sport Motoristici e del Giappone.

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