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Kiave canta con i ragazzi rifugiati: “l’hip hop può cambiare le cose”

Mirko_Kiave_Ph_Elanvivienne(Foto di Elan Vivienne)

Giovedì 22 giugno dalle 17.00 al Mast di Rho (MI) arriva ONDE SONORE – Musica per l’integrazione, un evento per raccontare l’attività sul territorio e le storie dei ragazzi rifugiati, organizzato dalla Cooperativa Sociale Intrecci e il Comune di Rho.

Ospite della serata sarà Kiave, che ha collaborato con la Cooperativa Sociale Intrecci organizzando un workshop di dieci incontri nello Sprar (Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati) di Rho dove insieme ai ragazzi rifugiati ha affrontato un percorso difficile ma ricco di spunti e soddisfazioni, un esperimento mai provato prima in Italia.

Partendo infatti dalla storia dell’hip hop gli ospiti del centro sono riusciti a mettere in rima pensieri, racconti di viaggio ed emozioni, scrivendo e registrando sei brani che due dei giovani coinvolti nel progetto, il nigeriano Ramsy Young e Mr. Vides da El Salvador, proporranno dal vivo insieme a Kiave e il suo DJ Gheesa.

Per l’occasione abbiamo fatto qualche domanda a Kiave inmerito all’iniziativa.

RapBurger) Come è nato questo progetto?

Kiave) Mi ha contattato la Cooperativa Sociale Intrecci che è una realtà molto importante su tutto il territorio del nord Italia. Loro hanno organizzato tutto dal punto di vista burocratico perché gli era giunta voce dei miei laboratori nelle comunità, nei carceri e comunque del mio impegno in questa direzione. Logicamente il Rap ora va di moda, quindi attira la curiosità anche dei “piani alti”, e per me questa è un’opportunità per portare l’Hip Hop in contesti dove può attecchire bene e dare speranza a chi lo usa per esprimersi.

Il rap dà veramente una mano a queste persone in difficoltà?

Certo! Se così non fosse non avrei impegnato gran parte delle mie energie in progetti del genere negli ultimi anni. Ti garantisco che spesso non è facile, maggiormente nelle carceri, dove devi confrontarti anche con l’arroganza della divisa di chi fa la guardia lì dentro. Anche con i ragazzi rigugiati è stato un percorso molto intenso e alla fine i pezzi che abbiamo scritto e registrato e la loro voglia di esprimere davvero qualcosa mi ricompensano di ogni sacrificio, facendomi capire di fare la cosa giusta! Ormai siamo abituati a vedere quello che ci spacciano come Hip Hop alle sfilate di moda, ai concertoni in mezzo a cento artisti pop inutili, ma io non dimentico che ‘sta roba “nasce e muore per le strade”. Quindi mi sento più a mio agio a rappare con dei rifugiati politici o con dei detenuti, che sanno davvero la strada cos’è, che non con questi fashion rapper che vanno così tanto di moda ormai. Ma forse sono io quello fatto male, non ci fate caso! (ride)

Quanto è stata importante la tua precedente esperienza con i ragazzi detenuti?

Estremamente importante, anche perché la maggior parte dei detenuti erano ragazzi arrivati qui da altre nazioni con pochissimo in tasca, e si sono ritrovati a combattere la fame per strada. Spesso la strada non offre molte alternative e i ragazzi rifugiati sanno più di tutti quanto sia difficile.

Negli Stati Uniti l’impegno sociale da parte dei rapper è all’ordine del giorno, perché in Italia questo tipo di operazioni accadono solo raramente? Pensadoci al volo mi vieni in mente solo tu e la nazionale di calcio hip hop…

Eh, me lo chiedo anche io! Ti dico subito che in Italia gente come Mastino, Easy One, Principe, Don Diegoh e Ice One, Willy Valanga e (per fortuna) tanti altri, mantengono sempre un impegno sociale molto ampio e credono in quello che credo io, cioè che l’Hip Hop serve alla gente ed è un’arma che può davvero cambiare le cose. Per quanto riguarda molti altri miei colleghi penso che uno dei mali del nostro tempo sia l’ego, sono tutti concentrati su se stessi, sui numeri, sull’apparire, mentre ci dimentichiamo che aiutare gli altri è un nostro dovere, dovere di cittadini, dovere di individui in una comunità. Io ho avuto la fortuna di essere salvato da persone più grandi di me in passato, da rapper che mi hanno insegnato i valori dell’Hip Hop sano e che ti fa “sentire parte di qualcosa”. Non posso sprecare questo dono pensando solo a me stesso. Sono un soldato che combatte per qualcosa di più grande, non per avere più follower. Le mode passano, l’underground resta! Ecco diciamo che all’impegno social, preferisco sempre l’impegno sociale! Grazie a voi e ci vediamo giovedì 22 giugno al Mast di Rho, Milano!

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ONDE SONORE – Musica per l’integrazione

22 Giugno
MAST
Via S. Martino 22, RHO (MI)

Dalle 17.00 mostra, laboratori e aperitivo
Dalle 21.00 KIAVE in concerto insieme ai ragazzi rifugiati dello Sprar di Rho

- INGRESSO GRATUITO -

 

About Koki

Amo l'hip hop, il vino rosso, disegnare chiese e vincere. Il mio vero nome è Jorge ma nessuno lo sa pronunciare.

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