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Dani Faiv: conoscere Jack per me è stato un cambiamento notevole

Dani Faiv

Da quando Dani Faiv è stato ospite del programma Real Talk con una performance da incorniciare, tutti gli occhi si sono puntati su di lui, anche quelli della Machete.

Chi ci aveva visto lungo però era stato Jack The Smoker, che possiamo considerare un po’ il padrino di Dani Faiv e che ha curato anche la direzione artistica del primo album di Dani, The Waiter, uscito il mese scorso per Machete Empire Records.

Abbiamo incontrato Dani Faiv proprio nel quartier generale dei Macheteros e abbiamo fatto qualche domanda a lui anche con l’intervento di Jack The Smoker.

Buona lettura.

RapBurger) La prima domanda è questa: è più dura dire in giro che sei un cameriere o che sei un rapper?

Dani Faiv) Nessuno ora mi riconosce come cameriere. A parte forse l’ultimo mese, quando lavoravo come cameriere a Seregno, qualche cliente che mi riconosceva e chiedeva: “ma sei Dani Faiv?”. E io rispondevo: “sì, sono io”. Però in generale se la gente mi riconosce viene e mi saluta e dicendo “bella Dani!” come rapper.

Cosa ti ha dato in più l’ingresso in Machete rispetto al passato?

La possibilità di crescere sotto ogni aspetto. Mi han dato di più a livello di post-produzione dei lavori e anche sulla questione di come si concepisce un disco vero e proprio. Io prima non ne avevo idea, avendo fatto tutto da solo. Ho visto tutta la loro professionalità nel gestire le cose. Tutta una serie di cose che ti aiutano in una maniera incredibile e che da solo sono impossibili da cogliere o da fare. Magari da solo ci metti un anno e mezzo a perfezionare dei pezzi che poi magari non escono neanche. Invece con loro, ti ripeto, è stata una crescita vera e propria sotto tutti gli aspetti, soprattutto con lui (indicando Jack The Smoker, NDR) in studio. Concepire un pezzo in post-produzione con lui è stato un mondo nuovo per me. Anche solo prendere una parte del beat e ritrasformarla come vuoi completamente. Mi hanno dato una grande mano.

Con l’esposizione arrivano spesso i rompicoglioni. Hai già ricevuto qualche critica da parte di qualche hater?

Sì, sì, quelli ci sono sempre. Però dicono cose a caso, perché non sanno che cazzo dire. Ad esempio in “Wow” mi han detto che somiglio troppo a Caneda. Anzi un misto tra Caneda e Young Signorino. Poi vabbè le solite cazzate perché faccio trap eccetera, eccetera…

Come vi siete conosciuti tu e Jack The Smoker?

Ci siamo conosciuti tramite Strage, il producer di Bari con cui ho fatto  “Zanzare Freestyle”, che ho conosciuto tramite Kanesh, anche lui di quelle zone, e ho fatto con loro “Teoria del Contrario”, il mio progetto precedente. Lui mi diceva sempre che la scena milanese avrebbe dovuto conoscermi, lui conosceva anche Lanz Khan, è successo che lui è venuto qua a Milano mi ha detto che me l’avrebbe fatto conoscere, anche solo per fare serata. Io e Strage siamo andati, e Lanz ci ha proposto di andare al Caveau Studio, uno studio che era di Jangy Leeon e Jack. Siamo andati lì, Jangy lavorava, avevo una copia in mano di “Teoria del Contrario”, e l’abbiamo ascoltata insieme. A Jangy è piaciuta e mi ha detto che avrei dovuto portarla anche a Jack The Smoker il giorno dopo. E così ho fatto, gli ho portato il disco a Jack al volo. Due giorni dopo Jack mi ha chiesto il numero tramite Facebook, e diceva che era interessato a parlarmi. E piano piano ci siamo messi sotto e abbiamo cominciato quello che dopo un anno sarebbe stato “The Waiter”.

Jack, cosa ti ha colpito di più di Dani Faiv?

La capacità di colpire, che in un ragazzo che non è ancora emerso è una caratteristica rara. Statisticamente quando uno è bravo viene fuori subito. Lui ha un timbro vocale e un carisma al microfono che lo rendono sicuramente unico. Fa quel gioco che manca a tanti rapper attuali, che magari sono giovani e bravi, ma non balzano all’orecchio per qualcosa di unico e peculiare secondo me. È raro che senta di qualcuno che faccia il suo percorso in maniera originale e con un carisma proprio. In lui vedo un carisma già forte, già dai primi pezzi in lui vedo una crescita costante.

Ritorniamo da Dani. È stata fondamentale l’esperienza di Jack per poter fare questo album?

Assolutamente. Soprattutto in post-produzione, io avevo dei pezzi che erano acerbi. È stato fondamentale sotto tutti gli aspetti, dal beat a come far evolvere il ritornello e il drop. Ogni cosa è stata studiata insieme. Per farti un esempio, lui prendeva un coro suo, come è capitato in “PIN”, una sua voce tagliata, e l’ha fatta suonare come parte del beat. Sta roba ha valorizzato il pezzo dieci volte di più. È stato un cambiamento notevole per me.

Il tuo album sembra un bel incontro tra un certo tipo di rap “classico” e i più attuali, il risultato è qualcosa di fresco, cupo ma che non c’entra quasi nulla con la trap. A cosa è dovuta questa scelta?

Guarda, in quanto suoni, “WOW”, “Dalai Lama”, “Looper”, e “The Waiter” stesso sono pezzi abbastanza trap. Io volevo fare una cosa come ho fatto nel freestyle prima, e come ho fatto il disco poi. Se ora mi vieni a dire: “Dani, lavoriamo a un disco”, ho tanta voglia di dare il mio apporto. Di dare qualcosa che va oltre l’esercizio di stile. Infatti ho preso l’argomento a me più vicino, quello del “cameriere-rapper”, per fare una critica su quello che è il mondo del lavoro di oggi, che ce n’è poco e in quel poco ti sfruttano. Ho voglia di comunicare tutte queste cose. Quando c’è da fare un lavoro ufficiale mi piace esprimere concetti che non sono per forza quelli soliti della trap. Che poi non è vero, perché un Vegas Jones, che fa trap, ha dei temi e dei concetti fighi in ogni canzone. Quindi non è che la trap ti limita nelle tematiche. Che magari il più delle volte si tende a fare così, è vero, ma non sempre.

Vieni da La Spezia. Ti senti legato alla scena ligure, tipo quella che sta uscendo recentemente?

Io facevo breakdance con Samuel Heron. Io e lui ci siamo conosciuti così, poi per scelte di vita diverse lui se n’è andato via prima da La Spezia. Poi ognuno ha i suoi giri d’amici. Io avevo amici che non gli fregava nulla del rap però ogni tanto qualcosa ascoltavano. Per Samuel c’è tanto rispetto, fa delle robe che mi gasano. Il mio rapper preferito di La Spezia è Rokas, quello che ha fatto “GTA” con Paskaman. Conosco anche G.Bit che gira con Samuel Heron. Per tutti loro ho un assoluto rispetto, chill totale.

Quale sarà il tuo set per i live?

Come già abbiamo potuto sperimentare ad alcuni live, come ad esempio quello prima di Salmo, facciamo  “Sorrisi Di Plastica”, dove facciamo sudare il pubblico come dei bastardi. Col pubblico io ci voglio comunicare, magari nel ritornello di “Sorrisi Di Plastica” li faccio abbassare, e li faccio saltare al drop. Oppure “Dalai Lama” con Jack, facciamo una gag con Kanesh, dove non riesce ad andare a tempo, e allora invito il pubblico a battere le mani e poi Kanesh parte col ritornello. Sono cose che funzionano, anche perché ai live la gente si deve divertire e devono venire più persone possibili.

Spesso i rapper italiani non ascoltano rap italiano. Anche tu sei esterofilo oppure sei attento a ciò che accade in Italia?

Prima non seguivo tanto gli italiani, perché ho cominciato come breaker, l’ho fatto per 10 anni e ascoltavo principalmente roba americana. Il mio primo album che ho comprato è stato a 7 anni “Anarchy” di Busta Rhymes. Poi però quando ho cominciato anche io a scrivere ho incominciato a confrontare quello che c’era attorno a me, per capire quello che sapevano fare gli altri. E mi piace tenermi aggiornato sulle novità in Italia, anche se ascolto molto di più gli americani. Di americani mi sono innamorato di Madlib e J Dilla, anche perché come ho detto prima, facevo breakdance e gli ascolti solitamente sono quelli. Anche alla fine di “Senza Sabbia Dentro” abbiamo ripreso un freestyle di quel genere, che però non è citato. Attualmente mi sto ascoltando anche Lil Yachty e 21 Savage, che mi hanno aperto anche a nuovi flow. In Italia (oltre ovviamente a Jack the Smizy) mi piacevano un po’ i rapper che venivano fuori dal 2TheBeat, con le punchline soprattutto. Anche Lexotan mi piace un sacco, ora deve pure uscire la roba sua, e ne sentirete parlare. Anche perché stiamo lavorando assieme io e lui a un progetto di cui avrete novità a breve…

Con chi altro ti piacerebbe collaborare?

Di americano Lil Yachty. Davvero, ci farei una trashata di quelle assurde insieme. Invece in Italia ti dico Noyz Narcos.

About Fabio Baratella

Proveniente dalla provincia di Milano, sono un fan di Mortal Kombat, di Frank Miller, degli Sport Motoristici e del Giappone.

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