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Big Fish Theory: il coraggio di sperimentare di Vince Staples

vince staples the big fish theory

Questo 2017 ci sta portando tanti album, uno più interessante dell’altro: da DAMN. di Kendrick Lamar alla doppia fatica di Future, dalla “playlist” di Drake ad All Amerikkkan Badass di Joey Bada$$, da Culture dei Migos ad 4:44 di Jay-Z, passando per Big Sean, Logic e Wale, e chi più ne ha, più ne metta. Inoltre teniamo conto che siamo solo a metà anno, e che devono ancora uscire un sacco di lavori blasonati come quelli di Pusha T e Travis $cott ad esempio. Ma uno dei lavori che in questo 2017 merita di essere tra quelli degni di nota è Big Fish Theory di Vince Staples, uscito il 23 giugno scorso.

Per chi non sapesse di chi stiamo parlando: Vince Jamal Staples è nato a Long Beach il 2 luglio del 1993, ed è cresciuto in una famiglia non molto abbiente. Durante l’infanzia ha cambiato spesso scuole che faceva fatica a frequentare a causa di un suo coinvolgimento nelle attività criminali a nord di Los Angeles. Decise di dedicarsi alla musica nel 2009, quando si accorse che il “gangbangin” era fine a se stesso, e quando incominciò a stringere amicizia con alcuni membri della Odd Future (ovvero Syd, Mike G ed Earl Sweatshirt).

Nel 2013 uscì Stolen Youth il suo primo mixtape prodotto da Mac Miller, che riscosse un gran successo. Poi nel 2014 firmò per la Def Jam Recordings, la quale gli permise di lavorare a Hell Can Wait (EP che ricevette dei feedback molto positivi) e al suo primo studio album ufficiale: Summertime ‘06.

Summertime ‘06 uscì nel 2015, ebbe dei feedback eccellenti, in quanto si trattava di un doppio album in cui vennero espressi 2 concetti differenti: “Summertime” rifletteva sulla dolcezza di un periodo pieno di emozioni e divertimento (come lo è l’estate per molti), e in “06”, invece, Vince dona più dettagli su quella che è stata la sua adolescenza vissuta tra le gang di Ramona Park.

L’anno scorso è uscito con Prima Donna EP, un altro lavoro concettuale, in cui ha descritto i pregi e i difetti della fama. Insomma, non è uno di quegli artisti che rappa così tanto per farlo.

Big Fish Theory era uno dei titoli più attesi quest’anno. Ma di cosa tratta la “teoria del pesce grosso”? Molti scienziati sostengono che l’universo sia come un pesce, un grande pesce, sempre di più in espansione. Per quanto ci sforziamo di dare una misura alla grandezza del pesce, e a ciò che lo contiene (come un acquario ad esempio) il pesce cercherà di crescere, cercherà spazi sempre più grandi, e cercherà di espandersi, raggiungendo dimensioni delle quali nemmeno noi conosciamo l’esistenza. Insomma, si tratta di una riflessione sul fatto che per quanto ci sforziamo di dare una misura alle cose, nell’universo noi siamo un’entità microscopica, ed esistono anche altri universi, anche molto più grandi del nostro, dei quali noi non sappiamo nulla.

I singoli che Staples ha fatto uscire sono: “BagBak” il 3 febbraio, “Big Fish” il 18 maggio e “Rain Come Down” l’8 giugno. L’album vede le collaborazioni di A$AP Rocky, Juicy J, Kendrick Lamar, Ty Dolla $ign, Il cantante dei Blur Damon Albarn, Ray J, e le cantanti emergenti Kilo Kish e Kučka.

Ma il gran lavoro che differenzia questo dagli altri album hip hop usciti recentemente è il team di produzione: Staples ha il coraggio di cercare, studiare e trovare sonorità che non caschino nel banale. Nonostante la miriade di producer che la Def Jam può mettere a disposizione di Vince nell’ambito hip hop, il ragazzo di Long Beach ha stretto amicizie e collaborato con artisti che provengono da altri “universi musicali”: i producer Flume, Sophie e GTA, che vengono dal mondo della musica elettronica, Justin Vernon che è il leader dei Bon Iver, il pioniere della Detroit techno e membro dei Black Affair Jimmy Edgar, e il già citato Albarn che è anche uno dei fondatori dei Gorillaz.

Il risultato è qualcosa di strabiliante: sonorità techno-dance ed elettroniche che si mischiano alle rime di Vince, che donano una nuova dimensione, quasi come un’avanguardia. Forse il messaggio che Vince ci vuole fornire è proprio questo: esistono universi oltre a quello dell’hip hop, a molti sconosciuti, che vale la pena di esplorare.

In questo album Staples tratta di molte cose: il modo in cui la musica ha cambiato il suo modo di concepire ogni cosa, le connotazioni che l’amore può avere, una riflessione sui vantaggi effettivi che la fama può portare e il fatto di riuscire a divertirsi senza droghe. In due tracce Vince omaggia artisti come Amy Winehouse e Jean Michel Basquiat.

Vince non è il primo a voler tentare di mischiare l’hip hop ad altri generi musicali: Rolling Stone ha definito questo lavoro “meno descrittivo e dettagliato di ‘Summerime ‘06’, ma molto più ambizioso in termini di sonorità, quasi come voler raggiungere nomi come quelli di Kanye West, Drake e Childish Gambino. Il paragone con Kanye è azzeccato, in quanto Kanye dopo aver incontrato i Daft Punk ha cominciato a esplorare molteplici sonorità, che l’hanno portato a concepire lavori come “YEEZUS” e canzoni che hanno una concezione del suono alternativa (vedi “Bound 2”).

Come ben sapete, questo tipo di lavori dividono il pubblico: i puristi che considerano questi lavori delle “porcate”, e coloro che dando qualche ascolto apprezzano e capiscono. Certo, è facile fare il compitino e accontentare la stessa fetta di pubblico e l’etichetta, ma in quanti seguono le proprie ambizioni, liberi da pregiudizi e preconcetti? Non molti hanno il coraggio di scegliere la seconda opzione, e lavorare bene in modo da ottenere risultati che magari danno molte più soddisfazioni. Teniamo d’occhio Vince Staples, perché le mentalità aperte come le sua fanno bene a mondi creativi come quello della musica. Onore a lui.

About Fabio Baratella

Proveniente dalla provincia di Milano, sono un fan di Mortal Kombat, di Frank Miller, degli Sport Motoristici e del Giappone.

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