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The Notorious G.U.E.

Gue Pequeno Notorious EasyIllustrazione di EE678

Mi viene difficile pensare all’estate senza associarla ad un nuovo album di Guè Pequeno, che sia in gruppo o solista. Se la memoria non m’inganna (e qui corre in mio soccorso Wikipedia), dal 2007 ad oggi sono usciti ben 11 progetti firmati Guè. Tengo addirittura fuori dal conteggio i tre mixtape solisti, i Fastlife, ed anche il progetto Dogo Gang Benvenuti nella giungla, pubblicato nel 2008, l’unico anno (impropriamente considerato) sabbatico della sua carriera, reo di ridurre di otto centesimi un’impressionante statistica di un album ufficiale per anno, dal 2006 ad oggi. Riassumendo, la media finale di dischi nell’arco di dodici mesi risulta 0,92.

In parole povere, sono dodici anni consecutivi che Cosimo Fini sforna un disco (e anche qualcosa in più) all’anno. Un trend che, letto così, fa davvero impressione, ma che può addirittura mettere i brividi se si considera che nove uscite di queste undici sono state insignite di certificazioni ufficiali FIMI, seppur qualcuna arrivata con qualche annetto di ritardo.

Anche stavolta Guè l’ha fatta grossa con Gentleman, già Disco d’Oro in due settimane dall’uscita, beneficiando – anche e perché no – della recentissima integrazione dei dati streaming nel calcolo delle vendite legate agli album ai fini delle classifiche settimanali FIMI/GfK.

Numeri strabilianti come questi incoronano un percorso sui generis, costellato di geniali, curiosi, gloriosi e spesso anche spiacevoli episodi, ognuno dei quali essenziale nell’iter formativo di uno dei riferimenti artistici della scena attuale.

Il clima che ha anticipato finora l’uscita dei lavori di Guè è stato sempre positivo, terreno fertile sia per fan che per detrattori. Positivo nel senso di vivace, a tratti incandescente, insomma ha giovato negli anni a creare il giusto hype attorno ad i suoi innumerevoli progetti. Un quid preziosissimo, a maggior ragione, per un personaggio con infiniti colpi in serbo.

Prendete un rapper x [ognuno scelga il proprio] della scena ed immaginatevelo tutto intento a cacciare un disco dopo l’altro senza sosta. Fatto? Secondo me, o avete ancora bisogno di un po’ di minuti per rifletterci a dovere, oppure state pensando proprio a lui. Ah, mettiamo anche abbiate in mente qualcun altro. Siete certi che questo ipotetico qualcun altro non vada incontro al serio di rischio di perdere la vostra attenzione dopo il primo inevitabile passo falso?
Magari no, ma le probabilità sarebbero comunque altissime.

Certo, non metto in dubbio che qualcuno possa sentirsi saturo di fronte a questa consueta ricorrenza estiva, per carità. Ma i risultati continuano a stare dalla sua, perché sono un dato oggettivo sotto gli occhi di chiunque. E tutto ciò è – senza mezzi termini – incredibile.

Più che persistere ad interrogarmi su quali ingredienti magici si nascondano nelle sue misteriose pozioni, rimango allibito dinanzi alla naturalezza con cui, ogni anno, si trovi nella circostanza di dover raccontare di un nuovo album davanti ai microfoni di giornalisti e vari addetti ai lavori. E, sebbene stiamo parlando di musica e non della corsa al primato nella classifica marcatori della Serie A, non so, immagino che per gli altri colleghi avere come termine di paragone uno schiacciasassi come Guè possa essere il più delle volte uno stimolo ma, allo stesso tempo, anche un motivo di frustrazione.

È vero, Guè, non ha mai raggiunto in termini di vendite o popolarità i picchi toccati da Fabri Fibra o ai tempi dagli Articolo, nemmeno all’apice del successo con i Dogo nell’estate di “P.E.S.”. Però, parlando ancora di risultati numerici, è rimasto lì – come nessun altro – nell’Olimpo dei fuoriclasse indiscussi, sempre.

Se il suo punto di forza nel tempo si è rivelato quello di stupire con effetti speciali, anticipando mode e tendenze negli anni a venire, oppure di saper costruire e azzerare un qualcosa in un lasso temporale ristrettissimo, senza preoccuparsi di doversi contraddire, con Gentleman si è cimentato in una nuova sfida. Ovvero, quella di fare le cose facili molto bene, cosa per antonomasia non affatto facile.

Nessun brano spacca-pubblico sulla scia de “Il Ragazzo D’Oro” o “Nouveau Riche”, né c’è traccia di flow da film di fantascienza o simili, né di featuring con artisti di conclamata fama internazionale, perché stavolta ha puntato forte sul suo repertorio, senza perdere quella brillantezza che connota il suo stile.

Riesce a far convivere sulla stessa traccia gli “Oh mio Dio, porca troia” ripetuti fino alla sfinimento da Tony Effe con il flow aspro e grezzo di un artista sconosciuto ai più, Frank White.

Del resto, non ha mai fatto segreto di sbattersene di critiche e appunti vari, mostrando una determinazione unica, accompagnata da uno spirito da atleta, nel portare a termine il proprio scopo.

Gentleman è la sintesi perfetta tra le intenzioni dietro al suo disco più mainstream, Bravo Ragazzo (di cui ha limato qualche imperfezione), ed alcuni episodi street o cult del suo repertorio, leggasi “Squalo” o “Scooteroni” (con Marra). Le due forze convivono, si completano l’una con l’altra, fino a fondersi in pezzi come “Il Viola” e “Trentuno Giorni”, che scoprono l’animo di Guè senza mai svelarlo del tutto.

La sua vera natura, quella meno vistosa e appariscente, la nasconde dietro una nube di fumo, rendendo forse questo l’aspetto più curioso ed intrigante del suo personaggio. La natura di un personaggio schietto, al primo impatto freddo e pragmatico, molte volte frainteso e passato per il notorious di turno, ovvero colui che non gode proprio di un’ottima fama.

Notorious per i trascorsi balordi, notorious perché – in fondo – ci piace osservarlo, ormai da qualche anno a questa parte, in questo magnifico quadretto del rap game a dettare le regole del gioco, facendoci credere di tanto in tanto che ci sia qualcun altro a prendere il suo posto. Non è fantastico?

About Giorgio Quadrani

Inseguito dal diritto di giorno, rincorro il rap di notte. Amo ascoltare gente che blatera al ritmo di una base musicale, indagare su tutto ciò di inutile intorno a me e fare discorsi col senno di poi.

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