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Rivoluzione in FIMI e XXXtentacion è terzo in classifica

XXXtentacion at I Heart radio Station 103.5 The Beat, Fort Lauderdale, USA - 26 May 2017

La classifica FIMI ora tiene in conto quello che ascoltiamo davvero e non solo i cd che vengono venduti. Il rap Americano, che ha sempre patito queste regole, inizia a far vedere i muscoli.

L’esordio nella classifica FIMI al terzo posto di 17 di XXXtentacion rischia di passare inosservato, ma si tratta di una prima avvisaglia del futuro che si prospetta per il mercato italiano. Sono tantissimi anni, infatti, che quello che viene definito “music-lover”, il vero appassionato di musica, aveva un “diritto di voto” limitato nella classifica di vendita italiana.

Sono tanti i fattori e per capirli bisogna tornare all’avvento di Napster, dove il “music-lover” si è trovato, per la prima volta di fronte a campi sterminati di musica da ascoltare: prima di quel giorno poter sentire un album era un privilegio e se volevi sentire qualcosa o lo compravi o te lo facevi prestare da un tuo amico. Anche comprare non era così facile: se per esempio eri appassionato di rap americano potevi solo andare in negozi specializzati e pregare che avessero quello che cercavi fra gli “import”, cosa che spesso non accadeva e quasi mai avevano il disco appena uscito o attualmente alto nella classifica americana. Una vera caccia al tesoro per un prodotto che non eri neanche certo ti piacesse: magari avevi letto un’intervista sui giornali importati tipo The Source, o visto una recensione che ti aveva incuriosito, ma probabilmente non avevi sentito più di una canzone di quel disco.
Napster è stato un game changer, ma il web ha modificato i consumi del “music-lover” anche in un altro modo: eBay dava la possibilità di trovare vecchi cd a prezzi stracciati o di potersi scambiare primizie dagli States, mentre Amazon.co.uk era il posto dove comprare i cd nuovi. In Inghilterra, nonostante un tenore di vita più alto, i cd avevano un prezzo sensibilmente inferiore a quello italiano (un problema di tassazione si diceva ai tempi..) e bastava prenderne tre ed i costi di spedizione erano abbattuti: e poi Amazon, a differenza del tuo negozio di musica sotto casa, ha tutti i dischi appena usciti oltreoceano.
Tutte queste modalità di ascolto non fanno classifica: non contano. Quello che contava, e che parzialmente conta ancora oggi, è l’acquisto impulsivo del nuovo disco del cantante italiano nazional-popolare nell’espositore di fianco alla cassa: il famoso disco da Autogrill, che ha, nel bene e nel male, tenuto a galla l’industria musicale per 10 lunghissimi anni. Poi è arrivato l’in-store che ha salvato gli ultimi 5.

Il music-lover raramente partecipa a queste due ultime pratiche: all’Autogrill difficilmente troverà qualcosa di ricercato e non è affascinato dal concetto di celebrità o dalla foto con il proprio mito… è affascinato dalla musica, quindi piuttosto va a vedere il beniamino al live, dove magari acquisterà anche il cd. Che ovviamente non conterà per la classifica.

L’hip hop americano (e a maggior ragione quello francese ed inglese) è, ancora adesso, un fenomeno marginale nella classifica degli album italiana: quando nel resto del mondo i dischi di Kanye, JAY-Z, Kendrick erano da top 10, in Italia hanno fatto una breve “comparsata” in top 100 per poi sparire nell’oblio. “To Pimp A Butterfly”, per dire, entrò alla posizione 32, dietro all’album di Amara e quello di Bobo Rondelli.
Di conseguenza le case discografiche italiane hanno investito poco nella comunicazione di questi dischi, che di conseguenza sono rimasti di nicchia e di conseguenza questi artisti difficilmente vengono a suonare in Italia perché pensano, giustamente, di aver poco mercato.
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Gli esordi in classifica di “Graduation” di Kanye West e “To Pimp A Butterfly” di Kendrick Lamar. L’Italia sempre agli ultimi posti. Fonte: wikipedia / wikipedia

Io credo che avere un prodotto musicale locale così forte sia un grande valore: con queste politiche protezioniste abbiamo creato una scena florida di talenti che hanno la possibilità di trovare un loro pubblico. Il fatto che un genere come il rap sia rimasto per così tanti anni lontano dalle classifiche, però, è stata una chiara distorsione della realtà.

Da qualche settimana la classifica Fimi conta anche gli stream: per la prima volta vale quello che effettivamente gli italiani ascoltano e non quello che comprano (attenzione: quello che comprano in certi negozi ed in determinate situazioni. Il music-lover possiede più dischi dell’italiano medio, ma erano dischi “senza diritto di voto”) e finalmente gli ascolti del music-lover dopo una pausa quasi ventennale tornano ad essere conteggiati.

È stato proprio Kendrick a twittare di XXXtentacion “listen to this album if you feel anything” e con un endorsement del genere, il music-lover si è fiondato ad ascoltare: le atmosfere cupe e malinconiche, in netto contrasto con il rap da classifica di oggi, i testi sulla depressione ed il look accattivante lo rendono il disco perfetto per l’adolescente ed il post-adolescente del 2017 ed il gioco è fatto. Si può anche aggiungere che non è proprio un disco rap, ma la matrice è quella, la cultura da cui proviene è quella ed è il 2017, il gioco ormai è totalmente cambiato. Comunque: terzo posto, mentre 3 mesi fa non sarebbe proprio esistito.

Mano a mano che lo streaming prenderà piede in Italia (siamo fra gli ultimi paesi al mondo in questo senso) e che il disco fisico diventerà un oggetto del passato, il rap americano invaderà sempre di più le nostre classifiche, che forse inizieranno a rispecchiare davvero i gusti del pubblico senza distorsioni.

In Italia si ascolta tantissimo rap americano: ora forse lo saprà anche il tuo rapper preferito.

About Oliver Dawson

Conduttore di Hip-Hopera sull'ormai defunta Hitchannel, autore di The Flow, ho collaborato con Groove Magazine e Beat Mag: seguo da vicino il rap italiano da più di 10 anni e mi piace ancora tanto.

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