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Cromo: “la musica è la mia vita, non penso ad altro”. L’intervista

CROMO

Sono le 17:30 a Milano c’è già buio ma piazza della Repubblica è illuminata dai palazzi e dai grattacieli che la circondano. All’ultimo piano di uno di questi edifici, nella sede di Warner Music Italia, mi aspetta Cromo, una delle nuove promesse del rap italiano. L’artista di Genova, più precisamente di Molassana, ha solo 19 anni ma dimostra una maturità fuori dal comune. Quando parla negli occhi gli si può leggere tutta l’emozione che prova per la musica ed è allo stesso tempo umile e ben consapevole del talento che possiede. Seduti ad un tavolo gigante in una stanza con una vista mozzafiato, Cromo (che suonerà insieme a Vegas Jones domenica 26 novembre a Milano) mi ha raccontato la sua storia e il suo amore per la musica e per quelle che lui chiama le “good vibes”.

RapBurger) Volevo partire dall’inizio, sappiamo pochissimo di te. La tua passione per la musica quando e dove nasce?

Cromo) La mia passione per la musica è nata quando avevo circa 10 anni e un po’ è per merito di mio padre che collezionava dei vinili jazz e r&b, di conseguenza mi sentivo già incanalato in un settore di good vibes. I primi generi che ascoltavo erano jazz, r&b, rock e metal. Successivamente quando avevo 11 anni ho scoperto, in campagna con gli amici, la prima canzone rap, “Boing” dei Club Dogo che mi trasmise tanta energia. Da lì sono andato a comprare vari dischi “60hz”, “Novecinquanta”, “Parole” di Mistaman, lavori che mi hanno formato dal punto di vista della scrittura tecnica, perché quando io scrivo deve essere una cosa sensata, metrica e tecnica che abbia anche contenuto. Partendo dalle basi di questi dischi sono andato a scoprire tutto il panorama italiano e poi successivamente quello americano.

Avevi un team?

Avevo Demito, Demo, che è entrato anche lui in Dogozilla. Abbiamo sempre lavorato insieme.

Quando hai deciso di fare sul serio?

Nel periodo subito successivo a “White Widow” che è stato il pezzo che a Genova ha raggiunto da solo più di mezzo milione di visualizzazioni e mi ero reso conto che l’interesse del pubblico genovese stava mutando in quel momento. Genova negli ultimi anni è cresciuta in maniera esponenziale ma non ti nascondo che prima era una città dove se facevi determinate cose venivi visto male e c’erano degli schieramenti. Con quella canzone il mio pubblico si è allargato molto, penso che sia anche grazie ad una nuova generazione di ascoltatori che sta subentrando.

Dopo tutte le attenzioni da parte di Genova, ora si può dire che è tutte l’Italia che sta puntando gli occhi su di te. Come ci si sente?

Mi sento come tutti i ragazzi della mia età ma se posso dare un consiglio ai miei coetanei è che ci vuole immensa dedizione e bisogna essere molto laboriosi. Passione e dedizione penso che sia la ricetta per fare questa cosa. Lo dico perché a me non è mai interessato divertirmi in maniera frivola, volevo fare le mie cose e le ho sempre fatte. Quando vuoi una cosa, vuoi migliorarti, ne sei cosciente, vuoi farlo al 100% e nell’arco degli anni ci pensi tutto il giorno, tutti i giorni, puoi solo che migliorare.

Anche quando avevo parlato con Vegas Jones mi ricordo che mi aveva fatto l’effetto di una persona che prende la musica in maniera davvero seria.

Apprendere per capire, mi piace studiare. Però sono un autodidatta, apprendo velocemente, se leggo cinquanta pagine di fila una volta, le so. Non ho mai studiato assiduamente a scuola. Sempre letto il giorno prima e poi prendevo bei voti.

Beh vi scelgono bene in Dogozilla, non sono tanti i ragazzi che prendono così seriamente la musica.

È la mia vita. Non penso praticamente ad altro.

L’incontro con Vegas Jones come è arrivato?

In maniera molto spontanea, ci siamo conosciuti ed è nata prima un’amicizia. Siamo molto diversi ma simili. Abbiamo due modi diversi di scrivere sul foglio ma a livello metrico e tecnico facciamo due cose che vanno bene insieme, quindi automaticamente la miscela di tutto ciò nasce spontanea. Appena gli avevo portato “Alieno” senza la sua strofa mi disse “ah ma che pezzone hai cacciato?” ed era contento di fare la strofa anche lui. Abbiamo fatto il pezzo, lo abbiamo costruito passo dopo passo nel modo giusto e lui si è gasato quando ha sentito gli incastri, cose che piacciono anche a lui anche se le fa in modo diverso con un’altra tecnica.

Bello sentire parlare di tecnica nel 2017.

Secondo me è fondamentale, anche nelle cose più banali, se devo dire una cazzata tendo a dire una cazzata come nessuno l’ha mai detta altrimenti non la dico.

Siamo qui in Warner, come ti senti a lavorare in una struttura così grande?

La vivo come una grande opportunità per dimostrare qualcosa. Spesso quando una persona ha una certa età ci sono molte distrazioni invece io voglio essere molto concentrato e lavorare a 360 gradi per migliorare tutte le mie caratteristiche così che un domani io possa essere ancora più impeccabile.

Qualche spoiler per il futuro?

L’unica cosa che posso dire al momento è che il 26 novembre a Milano ci sarà uno show con Vegas Jones in cui ci esibiremo per Tidal e Linecheck. Dato che è una delle parti in cui mi diverto maggiormente, in studio in un quarto d’ora scrivo il pezzo e mi riescono determinate cose, però mi diverto il doppio dal vivo, è una cosa bella perché c’è di mezzo l’empatia e hai dei feedback da parte del pubblico. Quindi venite tutti a vedere il concerto perché ci divertiremo il doppio.

About Koki

Amo l'hip hop, il vino rosso, disegnare chiese e vincere. Il mio vero nome è Jorge ma nessuno lo sa pronunciare.

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