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“Black Panther” è la migliore colonna sonora degli ultimi anni

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C’è stato un periodo in cui le colonne sonore erano semplicemente dei depositi per brani minori di artisti importanti, confezionarti ad arte per creare hype, per poi sparire nell’oblio il mese successivo. Ci sono, ovviamente tante eccezioni eccellenti, ma la prima colonna sonora degli ultimi anni che è riuscita a distinguersi è quella di Suicide Squad, che a buon diritto è diventata uno dei casi discografici dell’anno, collezionando milioni e milioni di stream, nonostante accompagnasse un film definito dalla critica “mediocre”.

Lo stesso team ha ritentato il colpo nel 2017 mettendo tutti i nomi più famosi sul mercato nella colonna sonora di “Bright”, il film di natale di Netflix con protagonista Will Smith, ma non si è ricreata la stessa magia.
Nello stesso periodo iniziavano a trapelare i dettagli di “Black Panther” il film della Marvel con praticamente tutto il cast afro americano, destinato a  scalzare il cliché hollywoodiano “eroe = uomo bianco”; i produttori decidono di coinvolgere Kendrick Lamar per la colonna sonora che non si tira indietro, anche se inizialmente doveva solo scrivere un paio di canzoni.

Poi gli hanno fatto vedere delle riprese del film.

Kendrick si è talmente esaltato da decidere di fare da direttore artistico a tutto il progetto, mettendo la sua firma su tutti i 14 i pezzi della colonna sonora, coinvolgendo dei nomi tutt’altro che scontati: il risultato è una delle colonne sonore più belle ed intese degli ultimi anni.

Così un film sui supereroi della Marvel/Disney diventa un messaggio politico, oltre che estetico e musicale. L’orgoglio con cui Kendrick sceglie di celebrare il protagonista, il supereroe nero, diventa il sottotesto che dà un peso specifico diverso a questo disco rispetto alle classiche colonne sonore. E questa celebrazione dell’essere “afroamericano” coinvolge ogni genere: dal rap, all’R&B, al soul, al reggae, alla trap, fino all’afro trap, ognuno degnamente rappresentato da uno dei protagonisti del genere.

Per l’R&B scendono in campo Khalid e Swae Lee dei Rae Sremmurd, un duetto dalla melodia suadente, ed ovviamente The Weeknd, protagonista della travolgente “Pray For Me”, un inno costruito su un muro di synth pulsanti. SZA, invece, domina vocalmente il singolo “All The Stars” che sappiamo avete già ascoltato molte volte. Per la quota soul ci pensa l’inglese Jorja Smith con la sua voce delicatissima che fa da contrasto alla chitarra graffiante della base di “I Am”. Per quanto riguarda la trap, Kendrick chiama 2 Chainz e l’amico Future: il risultato non è “Goosbumps”, ma sia “King’s Dead” che “Big Shot” hanno la forza di smuovere qualsiasi dancefloor. La vera sorpresa sono i SOB X RBE collettivo della Bay Area, anch’essi californiani, che cavalcano brillantemente quello che è già uno dei beat dell’anno.

Uno dei momenti più accesi del disco è “Redemption”, collaborazione brillante fra Zacari e la sudafricana Babes Wodumo, una perla afro trap che incendia lo stereo: fino a quel momento quello di Black Panther è una colonna sonora scura, notturna, ed all’improvviso si colora di suoni africani, un carnevale travolgente e quanto mai necessario.
Ma arriviamo al rap, dove primeggia Kendrick ma quasi si fa soffiare la corona da Schoolboy Q che tuona “Not even Kendrick can humble me!” su X. Lamar lascia spazio alle altre voci del disco; è un direttore d’orchestra, più che un dittatore.
La bandiera del reggae la porta Mozzy con “Seasons”, ma ora dobbiamo parlare di Vince Staples.

Il suo album Big Fish Theory è sicuramente uno dei momenti migliori del 2017 e qui con “Opus” ridimostra di essere uno dei talenti più creativi sulla piazza: il basso tuonante sembra preso da “Yeezus” dove Vince danza con le metriche, veloce e tecnico fino a raggiungere il sublime.

Se questa colonna sonora deve essere ricordata per un brano sarà “Bloody Waters”, dove Ab-Soul e Anderson .Paak incrociano rime e melodie soul prima di lasciare il passo a James Blake: il risultato è semplicemente sublime.

About Oliver Dawson

Conduttore di Hip-Hopera sull'ormai defunta Hitchannel, autore di The Flow, ho collaborato con Groove Magazine e Beat Mag: seguo da vicino il rap italiano da più di 10 anni e mi piace ancora tanto.

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