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C’è davvero bisogno dell’Emo Rap?

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Per convenzione, tendiamo a categorizzare ogni genere di musica che ci capita. Lo facciamo per associare delle facce o dei mood a un certo tipo di suono, in modo da sapere già che tipo di canzoni ci aspettano. L’hip hop nella fattispecie ha vissuto diverse correnti nel corso degli anni: dal “conscious rap” di fine anni ’80 al “gangsta rap” anni ‘90, passando per i momenti “crunk” di inizio 2000 e arrivando alla tanto discussa “trap” dei giorni odierni. Persino queste correnti hanno dei sottogeneri, che possono derivare dall’incontro con culture diverse o dall’influenza di altri generi musicali. Ultimamente ci troviamo di fronte a un fenomeno che sta prendendo piede grazie all’incontro di due background molto differenti tra loro: l’Emo Rap.

Ma che cos’è l’Emo Rap? Chi ha avuto l’idea di generarlo? Chi lo sta diffondendo? Qual è l’impatto che gli artisti hanno sulla scena musicale? Ne abbiamo veramente bisogno?

Ovviamente quando si parla di Emo Rap non dobbiamo pensare più alle band di inizio 2000 con look discutibili (anche se nemmeno i rapper attuali scherzano) perché di fatto il concetto di band, in qualsiasi genere musicale, si sta pian piano affievolendo in favore del singolo. Non dobbiamo pensare ai fan come orde di ragazzini vestiti di nero che si tagliano le vene. E a parte qualche eccezione non dobbiamo nemmeno pensare più alle chitarre elettriche. “Emo” sarebbe di fatto l’abbreviativo di “Emotional”, e l’unica cosa che questi artisti “Emo Rap” hanno in comune con queste band sono principalmente le tematiche: il fatto di essere infelici o incompleti, di possedere una salute mentale precaria, di sentirsi inadeguati o di essere impotenti di fronte a fenomeni che non si possono cambiare. Il tutto condito spesso da beat con uno stile cupo e dark.

Secondo alcuni le origini dell’Emo Rap, concettualmente parlando,  sarebbero addirittura da ricondurre a sua maestà Eminem, uno dei primi a parlare nei suoi testi di una situazione familiare non proprio idilliaca e del suo rapporto complicato con le droghe, uno dei temi ricorrenti di questa wave. Un altro artista che ha portato alla ribalta queste tematiche difficili da affrontare è stato Kid Cudi, con il suo album del 2009 Man on the Moon: The End of Day, con uno sguardo più dettagliato rivolto all’ansia, alla depressione e alla solitudine. Anche Drake è stato etichettato spesso come rapper “emo”, nel bene o nel male: So far Gone, il suo terzo mixtape, è praticamente una riflessione malinconica di quello che è diventato fino a quel momento, spesso con pensieri non molto positivi. Ma il primo vero e proprio “sad boy” dichiarato è stato lo svedese Yung Lean: con il suo primo mixtape del 2013, Unknown Death 2002, è riuscito a catalizzare l’attenzione su di sé da parte di molti artisti americani (come Travi$ Scott ad esempio). L’intenzione era principalmente quella di parlare di temi pesanti come il suicidio e la depressione, con un sound concepito mentre era sotto l’effetto di sostanze stupefacenti. Il risultato poi è stato inaspettato perfino per lui, dato che subito dopo ha incominciato un tour in tutta Europa e Nord-America.

Oltre al già citato artista svedese, altri artisti hanno incominciato a seguire questa ondata: XXXTENTACION, Lil Uzi Vert, Trippie Redd, Lil Peep e Lil Xan sono tra quelli più noti. XXXTENTACION lo conosciamo: un personaggio controverso, con 2 studio album all’attivo, ovvero 17 (certificato oro dalla RIAA negli USA) e ?, uscito il 16 marzo di quest’anno. Lil Uzi Vert è l’altro grande personaggio, ispirato per l’appunto da Marylin Manson, che ha pubblicato l’anno scorso il fortunato album LUV Is Rage 2, certificato platino e trascinato dal singolo “XO ToUr LlIf3”. Trippie Redd, classe ’99, col successo del singolo “Dark Knight Dummo” vanta già autorevoli collaborazioni, e sta trattando con Universal per l’uscita del suo primo studio album. Poi Lil Peep, compianto artista venuto a mancare a 21 anni per un’overdose di Fentanyl, con all’attivo un disco ufficiale: Come Over When You’re Sober pt.1. E infine troviamo Lil Xan, giovane artista che ha fatto il botto con le hit “Betrayed” e ”The Man”, che ha pubblicato il 6 aprile scorso il suo primo album Total Xanarchy per la Columbia records.

L’impatto sulla scena, sia quella specifica dell’hip hop che quella della musica in generale, è molto contrastante. Ci sono ovviamente quelli a favore, e quelli contro: gli hater sostengono principalmente che questo tipo di musica è maledettamente ripetitivo (cosa che viene detta anche della Trap tra l’altro). In America il movimento “Emo Rap” è ormai assimilato, con non poche difficoltà; mentre in Italia i media sono ancora un po’ scettici: ci sono alcuni editoriali, firmati da Rockol e HotMC che sostengono che bisogna capire i personaggi prima di giudicare la loro musica, altri come Noisey dicono che si tratta di qualcosa già trito e ritrito. I personaggi, appunto, fanno molto parlare di sé: la notizia della morte di Lil Peep, ad esempio, non ha lasciato indifferente l’opinione pubblica, d’altronde perdere la vita a 21 anni per cause come questa desta senz’altro scalpore. Molti artisti hanno voluto dare il loro tributo al giovane artista, anche Lil Xan, che ha dichiarato di non volersi chiamare più così ma di volersi chiamare solo “Diego”, il suo vero nome, in modo da poter dare un avvertimento e un messaggio contro l’abuso di queste sostanze. Sempre Lil Xan è stato uno dei personaggi di questa nuova corrente che ha destato scalpore: in un’intervista ha dichiarato di essere annoiato dalla musica di 2Pac, salvo poi suonare “California Love” al concerto successivo all’intervista.

Ma alla fine, questo “Emo Rap” ci serve? Che ci piaccia o meno la musica può presentare diverse sfaccettature, che possiamo capire oppure accogliere in maniera negativa, a seconda degli ascolti pregressi che abbiamo. I live che fanno questi rapper fanno sold-out in poco tempo, in ogni posto in cui decidono di suonare, gli ascoltatori si ritrovano in quello che dicono, e il loro messaggio o la storia che raccontano non sono da buttare via. Diamogli una possibilità.

About Fabio Baratella

Proveniente dalla provincia di Milano, sono un fan di Mortal Kombat, di Frank Miller, degli Sport Motoristici e del Giappone.

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