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Intervista a Mavi Phoenix: in Italia conosco solo Eros e Ghali

Mavi Phoenix

Abbiamo avuto  modo di intervistare Mavi Phoenix, promettente e genuina artista austriaca di origini siriane, che si sta facendo largo nel panorama urban europeo. Ha pubblicato l’anno scorso il suo EP di debutto Young  Prophet da cui è tratto il fortunato singolo “Aventura”, utilizzato da Desigual per il suo ultimo spot pubblicitario; ed è uscito il 19 aprile scorso per  “COLORS” (famosa Web Tv Tedesca, che ha ospitato Majid Jordan, Jorja Smith e Giggs) il suo singolo “Yellow” a cui segue oggi “Bite”.

RapBurger) Ciao Mavi! Incominciamo con la prima domanda: “Aventura”, singolo con uno stile molto particolare e accattivante, ha avuto molti feedback positivi, come è venuto fuori?

Mavi) Ho fatto questa canzone con un producer di nome Alex the Flipper, col quale ho prodotto tutto l’EP “Young Prophet”, aveva il sample nel suo hard disk da 2 anni, me l’ha fatto sentire e gli ho detto: ”DALLO A ME! DALLO A ME!”. Alla fine mi ha mandato il sample, ho rappato qualcosa sul primo sketch del beat, ma il mio manager m’è venuto a dire: “Puoi far di meglio di così!”. E allora al secondo take ho aggiunto gli ad-lib “lo siento” e tutta quella roba lì, ci abbiamo lavorato su e il risultato finale da quel punto lì è arrivato abbastanza velocemente.

Il tuo singolo “Yellow”, è uscito qualche settimana fa e ci piace molto. Il colore giallo ha qualche significato particolare per te?

La canzone è un po’ più un riferimento alla canzone “Yellow” dei Coldplay, una delle mie canzoni preferite, la amo da impazzire. C’è una sorta di citazione all’inizio del pezzo ed è molto più legata a quella traccia che non al colore in sé. La parola “Yellow” ispira dolcezza, ed è ciò su cui è basata la canzone: abbiamo a che fare con tempi di merda, ma verranno giorni migliori. La cosa più importante è che quando stai passando un periodo buio è che non devi mollare, per nessun motivo.

Come è andato “Young Prophet”? Hai ottenuto i risultati che volevi?

È quasi un anno che è fuori questo EP ormai… In realtà è andato bene dai: è un disco che mi ha aperto letteralmente le porte, una prima release che ha avuto un buon impatto. Le cose stanno andando bene, poi questo EP è il primo vero lavoro ufficiale, sarà sempre speciale per me.

Quali sono i tuoi piani adesso? Hai dei progetti in corso d’opera? C’è qualcosa che bolle in pentola?

Sì, ho un sacco di cose pronte ora: un sacco di canzoni, video, un sacco di roba insomma… Ho una lista di canzoni che voglio fare uscire e il prossimo singolo sarà fuori tra breve. Voglio fare uscire qualcosa ogni mese.  E alla fine dell’anno, chi lo sa, magari potremmo far uscire un album… oppure nel 2019, vedremo. Non abbiamo fretta per queste cose, voglio dare a ogni canzone la giusta importanza e non fare un album con 20 canzoni che magari nessuno ha voglia di ascoltare.

Sei austriaca, rappi e canti in inglese e usi delle parole spagnole. Come mai non rappi in tedesco? E qual è il tuo rapporto con la lingua spagnola?

Non mai voluto rappare o cantare in tedesco. Ho sempre ascoltato musica inglese, la numero 1, quella che fa presa in tutto il mondo. Quando tutti i tuoi artisti preferiti cantano in inglese, è naturale cantare in inglese poi. Loro sono gli artisti a cui mi ispiro. Amo l’inglese, ho fatto l’asilo in Inghilterra e sono sempre stata a contatto con l’inglese. Scrivere canzoni in inglese per me è una cosa che mi fa sentire meglio rispetto al tedesco. Il tedesco è una lingua abbastanza strana, mentre l’inglese ha molto più significato per me. In realtà lo spagnolo l’ho usato poco, per “Aventura” maggiormente. Ho studiato spagnolo a scuola per 5 anni, ma in realtà non mi ricordo quasi nulla. È una lingua che odio. Però a livello musicale ci sta, e mi ricordo solo qualche frase che ho studiato a scuola come “lo siento”, “de nada”…

Come ti stai trovando in Italia? Conosci  qualche cantante o gruppo italiano?

No, conosco solo Eros Ramazzotti di nome. Mi hanno detto che Ghali non è male, ma non l’ho ancora ascoltato se devo essere sincera. Dovrei ascoltare e scoprire più artisti italiani! Come paese io amo l’Italia, andavo ogni anno con mia nonna a Bibione o a Jesolo in vacanza.

Secondo la tua opinione, credi che sia così tanto difficile per un artista europeo essere considerato rispetto a un americano?

Penso proprio di sì. Sai, è difficile essere europeo e avere dei riconoscimenti in America, ma per gli americani è molto più facile fare presa in Europa, secondo me. In quel continente hanno una mentalità completamente diversa, hanno un approccio diverso, loro vogliono fare le superstar e hanno i mezzi per poterlo fare: hanno i migliori producer, il miglior sistema, le label, hanno tutto. Sono molto eloquenti e sanno quello che vogliono.

Tu produci le tue canzoni, hai un contatto diretto con la produzione dei pezzi. Credi che questo possa essere un vantaggio?

Certamente. Quando sai produrre, sai cosa puoi fare. Quando sono in studio dico: “prova a fare questo”, “prova a pitcharlo in basso”, “prova a lasciare l’hi-hat”, “prova ad aggiungere qualcosa”. Prima producevo un sacco per i fatti miei, quindi so quali sono le procedure per la produzione. Anche per “Young Prophet” ero coinvolta io stessa nella produzione, negli arrangiamenti. È una cosa automatica, perché hai ben chiaro cosa puoi fare, per poi tradurlo nella traccia.

Qual è il tuo processo lavorativo di solito?

Prima di tutto dobbiamo avere la strumentale, lavorare sul beat, poi io ci rappo sopra. Penso a cosa mi piace, a cosa suona bene e poi si passa ai dettagli.

Quali sono i tuoi artisti preferiti ora? E quali sono le tue più grandi ispirazioni?

Sono fan di un sacco di artisti, mi piace veramente un sacco di roba. Ho sempre amato i Daft Punk, Black Eyed Peas, Snoop Dogg (gli inizi specialmente) e David Bowie. I miei artisti preferiti ora … Non ho idea sinceramente! Mi piace Tyler, The Creator, Daniel Caesar, Kali Uchis, The Internet… mi piace un sacco di roba elettronica, pop, e un sacco di nomi che adesso non saprei dirti!

Cosa ne pensi delle label e dell’industria musicale in generale?

Sai, in LLT siamo sempre stati indipendenti, abbiamo sempre avuto i nostri diritti, abbiamo un organico molto buono. Ho la mia label, potrei firmare per un major volendo, ma non lo faccio perché non voglio, non mi interessa. E questo dice molto di quello che penso delle major.

Sta facendo un tour attraverso diversi stati europei, e hai partecipato a diversi festival. Qual è il paese che ti è piaciuto di più?

L’Italia! Mi piace veramente tanto! Ma per questa domanda dovrei risponderti alla fine di questa estate, perché suonerò al “Primavera”, al “Great Escape”, al “Melt”, ecc… Sì, ho suonato già in paesi diversi, ma credo che solo dopo questa estate potrò darti una risposta più dettagliata!

About Fabio Baratella

Proveniente dalla provincia di Milano, sono un fan di Mortal Kombat, di Frank Miller, degli Sport Motoristici e del Giappone.

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