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DrefGold presenta “Kanaglia”: più immagini e meno contenuti

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Questo venerdì 6 luglio uscirà Kanaglia, il primo album ufficiale di DrefGold per la BHMG di Sfera e Charlie e Island Records.

11 tracce inediti con cui il rapper di Bologna si presenta accompagnato nella parte strumentale da Daves The Kid e con un solo featuring insieme a Sfera Ebbasta.

Il rapper di “Kanaglia” e “Boss” questa mattina ha tenuto una conferenza stampa nella sede di Universal Music Italia nella quale ha ribadito più volte due concetti che gli stanno a cuore: ha capito che la semplicità è la sua arma vincente e che col rap ci ha a che fare da un po’ di tempo e lo conosce bene, soprattutto quello italiano.

“Lo faccio dalla seconda media, ho sempre scritto come un pazzo cercando la mia evoluzione personale. È da un bel po’ che faccio rap”.

Dopo tutto DrefGold viene da Bologna, una città che ha visto passare il meglio del rap italiano per un certo periodo, ma la chiave del suo successo attuale è dovuta anche alla rottura con certi schemi che sono forti in quella scena locale.

“Venendo da Bologna, dove tutto quello che era il rap era metrica e incastri, ho fatto anche io così. Ma poi andando avanti ho capito che quando vai a fare qualcosa di semplice e originale, vinci. Da dove vengo io andava l’extrabeat e vari tecnicismi. Alla fine però la semplicità vince, le parole sono semplici”.

Ecco un estratto della conferenza stampa di presentazione di Kanaglia:

Da alcune tue interviste viene fuori che non sei mai stato un drogato, però spesso nelle canzoni canti di sciroppo. Non senti la responsabilità nei confronti di chi ti ascolta?

DrefGold) Non fate come me, non fate come noi. Io spero che chi ascolta abbia un po’ di senno. Io non mi drogo, non assumo psicofarmaci e mai lo farò. Lo sciroppo fa parte dell’immagine nostra, in Europa rimane più a un livello di immagine. Non c’è paragone con l’America, qui non ci sono casi di persone che sono stato male

“Tesla” con Sfera Ebbasta e Capo Plaza e “Sciroppo” sempre con Sfera sono state tra le più grandi hit di quest’anno, hanno fatto aumentare le aspettative per il tuo album.

Sì super. La storia di “Sciroppo” è questa, quando conobbi Sfera mi disse “fammi sentire qualcosa di tuo” e quando abbiamo messo su “Sciroppo” lui è impazzito. Doveva essere nel disco Kanaglia, ma Charlies Charles e Sfera mi hanno proposto di metterlo nel loro disco e io naturalmente ero preso molto bene, così ho accettato. In maniera simile è nata anche “Tesla”, abbiamo fatto tutto spontaneamente, io neanche mi sono accorto della forza di questi pezzi.

Il suono del disco Kanaglia segue un po’ quello di Rockstar?

Secondo me in questo periodo nella trap mondiale, in questa wave, ci sono dei suoni simili, suoni acquosi, subacquei. Però nel disco c’è un pezzo con Sfera molto diverso, anche dalle cose che fa in Rockstar, ”Wave” ha un beat che suona tipo 2015. Mi ricordo che c’era Dave in studio con il beat più semplice che potesse fare e niente, a una certa Sfera stava già cantando su quella produzione. Mi piace di brutto, non c’è l’autotune, rap così, bello. Una hit per essere una hit non deve avere dei canoni.

Tra poco partirà il tuo giro di Instore e poi il tuo tour estivo. Sei pronto?

Mi sto preparando e per l’instore tour sono molto carico, vedrò tutti i fan e avrò la possibilità di mettere a fuoco tutte le facce dei ragazzi, cosa che ai concerti non riesco a fare purtroppo. Non vedo l’ora anche di fare i live, per la prima volta quest’estate farò dei concerti proprio miei. Inizieremo a suonare un po’ di pezzi del disco, non tutti ma quello arriverà dopo settembre con il tour vero e proprio. Sarà una roba un po’ diversa, farò le hit, anche perché la gente al momento conosce quelle. Farò anche le canzoni più importanti del disco che ho già in testa ma prima di decidere bene voglio anche confrontarle ai numeri che faranno i pezzi di Kanaglia in streaming.

Senti la pressione per essere il primo e unico artista di Sfera Ebbasta e Charlie Charles? O questa cosa ti rende orgoglioso?

Mi rende orgoglioso perché poteva essere chiunque altro e invece sono io. Allo stesso tempo so che è una cosa dei tempi, Sfera e Drefgold è un business, non è che trovato me e la cosa è finita. Penso che sia nella loro testa di allargare il roster di BHMG.

Che impressione ti dà sapere che sarai a Genova e Torino per gli instore mentre qui a Milano ci sarà il concerto di Eminem?

Eminem ha fatto tantissimo ed è impossibile averlo presente, ho il ricordo di quando ero alle medie e le cose più forti erano lui e 50 Cent. Non mi sono ascoltato molto Eminem ma la cosa che mi è rimasta di più è stata 8 Mile, quella roba era forte, la vedevi e dicevi “Madò, è un altro mondo”. Eminem ha fatto quello che doveva fare, mi piaceva di più però 50 Cent, così come apprezzo più Notorious B.I.G. rispetto a Tupac.

Di solito quando si parla con gli artisti della nuova scena sembra che la musica sia nata nel 2015, invece con te no…

Essendo di Bologna prima di fare le mie cose dovevo fare un bel passo indietro. A Bologna era forte la roba del rap classico, quindi quando rappavo sulle basi di Lil Wayne per esempio la gente storceva il naso, poi su Facebook che è la patria del commento facile e dell’insulto. A Bologna il rap italiano nasce dal rap italiano, dovevo fare quella scuola perché in quel territorio dovevi fare come loro.

Come ti è venuta l’idea della copertina?

La scelta è arrivata in maniera semplice. Avevo una copertina in testa che non aveva niente a che fare con questa. È successo che durante lo shooting avevamo fame e qualcuno doveva prendere del cibo, Dave ha proposto allora di fare una foto con le caramelle. Abbiamo fatto qualche foto e fino a 3 giorni dopo era ancora in forse, poi l’abbiamo vista e abbiamo scelto di cambiare la copertina iniziale.

Drefgold

Mercoledì scorso eri al release party di Luchè, non pensavo ci fossi anche tu.

Ovvio, io mi sono ascoltato solo roba italiana per un periodo, se mi dici un nome io lo conosco, anche qualcuno che oggi non è conosciuto. Ascoltavo chiunque, Luché e Co’Sang… Io la roba di Napoli poi ora la sento molto, tipo Vale Lambo. La roba americana ho iniziato ad ascoltarla qualche anno fa, quando ho notato che Club Dogo, Marra e Sfera stavano prendendo un’altra strada e ho capito che loro stavano già nel 2061. Luché penso che sia un king della scena.

Come Marracash?

Sì. Io avevo un familiare da queste parti e una o due volte al mese venivo a Milano. Nel 2007 vidi il disco Vile Denaro dei Club Dogo, roba bella. Ogni derivato della Dogo Gang me la sono ascoltata, “Milano Spara” per esempio (disco sempre del 2007 di Montenero), di gente magari sconosciuta oggi. Tutti. La roba di Marracash la sapevo tutta perché lui come i Dogo e Vacca era roba che ascoltavo. Suonavano moderni.

Come descriveresti invece la vostra wave?

La nostra wave è quella di fare musica con una sonorità che possa arrivare a tante persone che però deve rimanere su una serie di immagini legate a noi. Se ascolti Tesla, il testo, capisci che è roba nostra. La nostra wave è questa, fare musica con una grossa viralità… Prima la musica italiana era tutta fatta da canzoni d’amore. Noi vogliamo fare roba virale rimanendo con uno stile inedito, parlare della ragazza in una certa maniera, diversa. È una roba del genere nostro. Tante immagini, più che contenuti.

About Koki

Amo l'hip hop, il vino rosso, disegnare chiese e vincere. Il mio vero nome è Jorge ma nessuno lo sa pronunciare.

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