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Intervista Luchè: scrivere mi fa paura perché devo sempre superarmi

LUCHè POTERE

Il 29 giugno è uscito Potere, il nuovo e quarto album di Luchè, un disco che aspettavamo da tempo visto l’ottimo lavoro che aveva fatto il rapper di Napoli con il precedente Malammore che da poco è stato certificato Disco D’Oro. Potere non delude le aspettative, è un disco ben fatto, ci sono punchline brillanti, degli ottimi storytelling, una scrittura intelligente ma soprattutto riesce a colpire più generazioni. Luchè con le sue canzoni riesce ad arrivare ai più giovani ma anche ai 30enni, quelli che magari si sono anche un po’ rotti le palle di ascoltare il rap italiano. Noi abbiamo incontrato Luchè a Milano durante la presentazione di Potere e insieme abbiamo parlato del suo ultimo disco.

RapBurger) Da come ne canti sul disco, sembra che la tua vita sia un film. Qual è il momento in cui sono nati i testi di Potere? Magari in una delle scene che racconti nei pezzi?

Luchè) Non è la mia comfort zone. Sicuro. Devo essere forzato, quando so che ho una scadenza, mi metto a scrivere. C’è da dire che magari quando mi sento ispirato mi segno tante idee nel cellulare, un gioco di parole, un’idea, un argomento, una frase poetica, qualsiasi cosa mi venga in mente o che vedo. Segno e sviluppo nei testi. Il lavoro di assemblaggio che dà vita poi alle canzoni viene fatto invece quando ho le scadenze. Voglio cambiare tecnica però, dal prossimo disco, da settembre, voglio che sia proprio un lavoro, andare 5 ore al giorno in studio anche solo per ascoltare musica, provare a fare un beat, tagliare un campione, buttare giù il ritornello e qualche idea. Fare 15 pezzi in 2 mesi è una cosa che non voglio più fare. Scrivere per me è dura, mi mette paura perché quando scrivo devo sempre superarmi. La competizione è con me stesso e c’è sempre la paura di non riuscire a fare meglio di quanto abbia già fatto in passato. Pensi che non ti vengono gli argomenti, non ti vengono i ritornelli forti, non arriva il beat giusto… Tutti questi aspetti mi fanno rimandare spesso il lavoro. Poi però arrivano le scadenze e sotto pressione riesco a chiudere tutto ma è uno stress allucinante.

Se dovessi descrivere il tuo disco in due parole sarebbero, citando il gruppo di Axl Rose, Guns N’ Roses. Come riesci a trovare l’equilibrio per non finire ad essere troppo un rapper che parla di strada o cadere in un disco più romantico del dovuto?

C’ho messo un po’ di tempo per sviluppare questo stile ma alla fine credo che sia parte della mia personalità. Il collante di tutto il disco è me stesso e la mia voce anche quando i beat sono diversi. Prendi per esempio “Torna Da Me” e “Potere”, sono due beat completamente diversi però la mia voce sopra crea il punto d’incontro. Anche quando parlo d’amore sono comunque duro, è un momento sofferto ad eccezione che nel pezzo “Non Abbiamo Età” che è una canzone felice, però sono sempre tendente al dolore e alla sofferenza, parlo di quello che mi ha fatto stare male e di quello che voglio cambiare. Questo lato si avvicina al mio aspetto più di strada e anche le tematiche più street hanno sempre quella vena di passione che puoi notare. Non voglio essere mai scontato, cerco di essere sempre real, anche quando faccio le punchline in una canzone d’amore. Tutto naturale alla fine, mi viene spontaneo.

I rapper parlano sempre di quanti soldi fanno e di quanti soldi vogliono, tu qui invece metti subito in chiaro che la cosa che oggi ti interessa è il potere. Perché?

Non è che i soldi non mi interessino più, anche perché in questi anni ho messo la mia vita personale da parte per dedicarmi al lavoro e costruire qualcosa, per spingermi oltre e vedere dove riesco ad arrivare. I soldi per me sono una comodità, servono per sentirmi tranquillo, se arriva un problema so che lo posso affrontare. Non mi servono per comprarmi la macchina bella o l’orologio, vado oltre. Io amo i vestiti, il look, mi diverto, l’ho sempre fatto da quando ho iniziato, però è un passatempo. I soldi sono solo un mezzo per realizzare le mie idee e per stare tranquillo. Se un giorno avrò un famiglia, vorrei essere ricco per far sì che non ci siano problemi economici e per permettere di dare una vita dignitosa ai miei figli. Mi interessano queste cose, non sono il rapper che si compra la macchina e fa la foto su Instagram; io ho delle attività, voglio che la mia pizzeria diventi una catena mondiale. Sono dei sogni e per realizzarli devi avere una certa economia altrimenti come cazzo fai?

Un po’ alla Jay Z ma in Italia sotto questo punto di vista.

Sì, Jay Z è un grande punto di riferimento per me, soprattutto adesso che sta riportando la qualità. Non è solo sfarzo, è qualità ed innovazione ed è questo che a me piace. Il potere mi serve perché mi sono sempre sentito un po’ messo da parte. Quando i Co’Sang si sono sciolti tutti pensavano che io avessi già dato il meglio di me: “è forte ma ora è finito”, “quello che doveva dire l’ha detto”. Nessuno ha mai pensato che io sarei potuto arrivare al vertice del rap italiano. Questa cosa mi ha sempre logorato, mi ha fatto male e io mi sono sempre detto: “no, non esiste, devo dimostrare fino alla fine che posso fare la differenza”. Mi sono sentito tagliato fuori, Napoli è sempre tenuta un po’ da parte, i media arrivano solo quando Napoli fa parlare di sé in maniera negativa. Non siamo mai messi nei giri che contano davvero e io mi sento così. Voglio che questa cosa finisca, mi voglio imporre anche se ultimamente stanno dicendo che sono tra i più bravi. In questo momento però se non sono gli altri a dirlo sono pronto ad affermarlo da solo perché io credo che la qualità della musica che stiamo cacciando da qualche anno a questa parte deve meritare queste attenzione. Il potere mi potrà servire per entrare nei media, magari crearne di miei, avere un team forte, fare delle mosse forti ed entrare in guerra. Sto parlando di una guerra nel senso di competizione naturalmente, il rap è anche questo, io penso di meritare e sono disposto a lavorare anche il triplo per ottenere quello che voglio.

Questo lo spieghi benissimo nel pezzo “Potere/Il Sorpasso”, uno dei miei pezzi preferiti del disco. Dura addirittura sette minuti!

Sì, perché è diviso in due pezzi “Potere” e “Il Sorpasso”. La prima parte è il mio solito pezzo di introduzione al disco, aggressivo, pieno di punchline e la seconda invece è più riflessiva, mi sfogo a riguardo delle cose che mi sono successe, che mi hanno infastidito e deluso. In “Il Sorpasso” parlo di chi sono e di chi voglio diventare, spiega il disco, c’è dentro la decisione, l’ambizione ma anche le riflessioni e le delusioni messe in musica.

Si possono trovare varie ispirazioni nel tuo album ma ascoltando canzoni come “Torna Da Me”, pezzo particolare senza batteria, e “Star” mi viene in mente Vasco Rossi.

Me lo stanno dicendo in molti.

Sei un fan di Vasco?

Io amo Vasco Rossi, è fortissimo. Per me è l’unica vera rockstar italiana, ha scritto delle canzoni che sono arte pura, ha fatto divertire tanti, ha fatto piangere tanti. È un’ispirazione ma non mi metto a copiare il suo stile. Evidentemente abbiamo una personalità simile, siamo entrambi molto timidi, siamo sensibili ma siamo anche molto grintosi e ambiziosi. Magari ci somigliamo per alcuni punti e la musica trova delle affinità. È una grandissima ispirazione ma non mi dico “ora scrivo un ritornello alla Vasco”, tutto quello che faccio è istintivo. Tutti i ritornelli di questo disco sono usciti nel primo quarto d’ora che ascoltavo il beat, la prima melodia che mi suscitava la segnavo e in un secondo momento trovavo le parole.

Anche le strumentali sono un punto di forza di “Potere”, sono molto attuali dal punto di vista internazionale e non seguono i trend italiani.

No, assolutamente.

Ci sono molte sonorità, anche classiche.

Io mischio un po’ tutto, faccio quello che mi piace e me ne fotto dei trend.

Una curiosità, chi è Paola Imprudente?

È mia sorella, una cantante lirica. L’ho voluta mettere nel mio disco per darle spazio.

È la prima volta che fai musica con lei?

No, in realtà lei aveva cantato anche in un pezzo dei Co’Sang, “Pomeriggio Pigro”. Era molto piccola al tempo, non faceva lirica. Ora invece è il suo campo ma è un ambiente difficilissimo e averla inserita nel mio album rientra nel discorso che ti facevo prima di potere. Voglio acquistare potere e diventare una persona forte ed influente anche per dare spazio a lei. C’è tanta gente che ha voglia di fare ma gli spezzano sempre le gambe perché in Italia funziona in un certo modo. Per questo voglio impormi, per questo voglio il potere, per cambiare le cose.

E tu come sei riuscito ad uscire da questo sistema tipicamente italiano? Andando via?

Andare via mi ha sicuramente aperto la mente, però anche fare la cosa nostra senza essere soggetti al volere di nessuno ha aiutato. Quando faccio musica non chiedo pareri, io faccio il mio disco e basta. Non vado a chiedere alla gente “che ne pensi? Ti piace?”. Devi essere sicuro di te e fare la tua cosa, non devi guardare gli altri, devi importi con qualcosa di diverso. Quando fai qualcosa di diverso allora esisti perché non c’è nessuno come te. La nostra fortuna è stata quella di seguire la nostra strada.

Ascoltando Potere mi viene da dire che è un album che senza Napoli non potrebbe esistere. Poi mi fermo, ci ripenso e dico che forse è più corretto dire che senza essere andato via da Napoli non sarebbe potuto esistere.

È ovvio, è normale. Io con Napoli ho un rapporto d’amore ma anche di odio perché per alcune cose è una città molto difficile. Non è una città perfetta ma mi dà tantissimi stimoli ed è ciò che ha formato la mia personalità. Se non fossi cresciuto a Napoli non sarei la persona che sono oggi, questo è sicuro. Napoli è il mio background, tutto parte da lì ma io guardo oltre e la porto con me ogni volta che vado via. La mia mentalità, ogni cosa che faccio e che dico non potrebbero esistere senza Napoli ma tutto si sta evolvendo mentre mi porto dietro la mia città, non dobbiamo restare per forza dove siamo nati, conserviamo certe cose dentro di noi ma dobbiamo diventare il massimo senza metterci mai delle catene. Io vivo ancora a Napoli, non è che me ne sono andato e non torno da 7 anni, vivo a metà perché ho tante cose da fare e sono spesso in giro però la porto con me, sempre.

About Koki

Amo l'hip hop, il vino rosso, disegnare chiese e vincere. Il mio vero nome è Jorge ma nessuno lo sa pronunciare.

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