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Combattere il razzismo? Anche la musica può fare la sua parte

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È l’estate del ’18 e l’attualità ci costringe a riflettere su temi che sarebbero dovuti essere stati debellati il secolo scorso: l’utilità dei vaccini, le migrazioni, il razzismo. Ancora oggi c’è una barriera che non riusciamo ad abbattere, quello del colore della pelle, che qualcuno considera come una caratteristica che denota l’appartenenza ad un continente o ad una “razza” diversa dalla nostra e non come un semplice tratto somatico, come il colore degli occhi.

La storia che vogliamo raccontare oggi, non c’entra direttamente con il rap, ma dimostra la centralità che può avere la musica per abbattere certe barriere.

La stessa “invasione” che ha vissuto l’Italia negli ultimi anni, ha attraversato l’Inghilterra del dopoguerra, dove moltissimi immigrati sono arrivati dagli ex stati dell’impero Britannico, fra cui India e Giamaica. La situazione diventa talmente tesa che nel 1958 si scatenano le “Notting Hill race riots” dove quasi 400 ragazzi si riversano nelle strade del famoso quartiere londinese per attaccare le case degli immigrati: la polizia dopo quasi una settimana riesce a sedare la situazione facendo oltre 100 arresti. Ma la tensione rimane e per stemperarla la giornalista, originaria del Trinidad, Claudia Jones decide di organizzare una “Festa Caraibica” che si terrà in un palazzo comunale a St Pancras: uno spettacolo tipo cabaret, dove al centro c’è il loro folklore e la loro musica, così diversa da quella inglese.

Claudia Jones. Photo credit: Largeup.com Royal Borough of Kensington and Chelsea archives

Claudia Jones. Photo credit: Largeup.com Royal Borough of Kensington and Chelsea archives

Nell’agosto del 1966, grazie a diversi attivisti provenienti dalle correnti hippie inglesi, viene organizzato il primo Carnival per strada dove sfilano due big band per un pubblico di circa 500 persone: l’ispirazione è quella dei carnevali caraibici, le feste che sono nate con la fine dello schiavismo per celebrare la liberazione.

Negli anni ’70 inizia a diventare un evento sempre più importante e le polemiche non mancano: un carnevale è difficile da “moderare” ed episodi di violenza e disordini costellano la storia del Carnival di Notting Hill.
Non sono pochi i politici ed i giornalisti che hanno provato a farlo chiudere, senza successo: oggi costa alla polizia circa 6 milioni di sterline mantenere la situazione sotto controllo e garantire la sicurezza dei 2 milioni di partecipanti (secondo solo al Carnevale di Rio).

I discorsi dei politici sono sempre gli stessi: sono soldi buttati, ma ignorano che l’indotto del Carnival sfiora i 100 milioni di Sterline.
Ma non ci sono solo benefici economici: inizialmente era frequentato solo da Giamaicani ed immigrati, ma ben presto è diventata una meta per tutti gli appassionati di musica Inglesi e mano a mano di tutta Europa, che hanno la possibilità di entrare in contatto con una cultura diversa, di interagire e ballare con chi è diverso, provare i loro cibi e conoscere le loro usanze. Due giorni di festa che diventano un collante per comunità così diverse ed è per questo che questo evento ha avuto un ruolo così determinate per la comunità nera a Londra.

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Scesi dalla metropolitana ed imbucandosi in Kensington Garden Road si viene subito colpiti dall’odore di Jerk Chicken, il pollo speziato alla Giamaicana, ovvero il cibo ufficiale del carnevale. La strada è gremita di persone molti dei quali stanno già bevendo la prima o la seconda Red Stripe, la birra prodotta a Kingston. Poi arriva la musica: ogni anno ci sono almeno 40 soundsystem, dei veri e propri palchi dove si alternano artisti alcuni annunciati altri totalmente a sorpresa. Possono essere giovani dj locali o cantanti di fama internazionale, il pubblico del Carnival è contento in ogni caso. Ogni soundsystem ha il proprio genere di riferimento: trovate quello house, quello dancehall, quello grime o il famosissimo Channel One dove dei “dreads” ormai sulla settantina mettono solo reggae e rocksteady dal suono puro ed originale. Poi ci sono i carri, tantissimi, uno per ogni quartiere o comunità di Londra, dove ballerini in costume si dimenano sui ritmi incalzanti dei loro dj: solo le persone sui carri sono circa 15 mila ed ognuno sfoggia un costume fatto mano solo per questo evento. Musica, passione, colori e persone di origini, età e background molto diversi che ballano insieme per strada, valgono per un milione di campagne antirazziste: i benefici che ha avuto sulla cultura, la musica e sull’assetto sociale inglese sono sotto gli occhi di tutti.

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In un momento difficile come quello che stiamo vivendo in Italia è quasi impossibile vedere la luce in fondo al tunnel, poiché le tensioni sembrano solo crescere; la musica giocherà ancora una volta un ruolo importante per unire le persone e per abbattere ancora una volta i pregiudizi.
Forse alla fine servirebbe solo una grande festa.

About Oliver Dawson

Conduttore di Hip-Hopera sull'ormai defunta Hitchannel, autore di The Flow, ho collaborato con Groove Magazine e Beat Mag: seguo da vicino il rap italiano da più di 10 anni e mi piace ancora tanto.

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