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Intervista Gionni Gioielli: “La wave del momento non è rap”

GIONNI GIOIELLI

Mancano pochi giorni all’uscita dell’ultimo disco di Gionni Gioielli, Young Bettino Story. Il disco vedrà finalmente la luce dopo un anno, periodo in cui il rapper veneto non aveva più fatto sapere niente di questo lavoro ai suoi fan.
Noi di RapBurger abbiamo quindi deciso di contattarlo per chiedergli qualche informazione in più su questo lavoro e sul processo produttivo che ha portato a questa lunga preparazione del disco.
Ecco quello che Gionni Gioelli ci ha detto:

RapBurger) Siamo a fine agosto e tra poco uscirà finalmente Young Bettino Story, puoi spiegarci la scelta di questo titolo?

Gionni Gioielli) Young Bettino deriva da una barra che facevo nel mio primo disco solista dopo i vari dischi con MicroMala (nel pezzo “Chiamami G.I.O.I.E.L.L.I.” di Gioielleria NDR) . All’epoca rimase parecchio impressa alla gente, non è come oggi che siamo pieni di Young e Lil. Il fatto di legare il “Young” ad un personaggio così controverso della storia italiana fu una bella intuizione e quindi diventò un mio “aka” anche perché Craxi ed il socialismo hanno rappresentato in qualche maniera una certa attitudine che mostro nel rap: dai discorsi sui soldi ed il lusso, che dieci anni fa non erano ancora così sdoganati nel rap italiano, alla fama del “reietto” del “capro espiatorio” del “colpevole supremo”. Quindi arrivato ad una certa età fare un disco che si chiamasse Young Bettino Story è stata una cosa naturale, visto come si sono poi evolute le cose.

Questo disco è stato per molto tempo ai box visto che doveva uscire l’anno scorso ed era già stato pubblicato un singolo e la intro. Successivamente del disco non se ne è saputo più nulla, questo fino a fine maggio quando è comparsa una nuova immagine del profilo per la tua pagina.
Hai scritto di aver cambiato molte cose del disco. Cosa hai cambiato e cosa ti ha portato a farlo?

Sì, praticamente il disco l’ho proprio rifatto da capo. In un mese e mezzo circa, ho rifatto tutti i beat, ho tenuto un pezzo e mezzo e qualche barra che mi piaceva. Con questo non voglio dire che quello che avevo fatto non fosse figo, semplicemente non mi dava soddisfazione. Mi spiego. Negli anni sono sempre stato molto attento alle evoluzioni del suono del rap e lo stesso stavo facendo per YBS, però ad un certo punto mi ero ritrovato con una decina di canzoni scelte e non riuscivo a concludere né a progredire… Semplicemente perché non era quello il rap che mi piaceva sentire. Avevo completamente perso l’ispirazione (e chi mi conosce e sa quanto io sia produttivo sempre sa benissimo la quantità di cose che faccio di continuo) ed ero pronto a lasciar perdere. Fino a quando ho deciso che potevo tranquillamente buttare via tutto, fregarmene e ripartire praticamente da capo. Da lì mi sono sbloccato e tutto è stato molto più facile, non sentivo più il bisogno di dimostrare che sapevo fare questo e quello, faccio solo quello che mi piace… Dovrebbe essere normale ma in realtà chi fa musica da molto tempo sa che così facile non è.

Avevi detto che questo sarebbe stato il tuo ultimo disco. Confermi?

Può essere. In realtà in questo momento vorrei farne altri dieci in dieci mesi. Ho la testa piena di idee e concept però la vedo dura. Magari farò ancora dischi, magari no. In realtà mi piacerebbe fare dei lavori “alla Kanye” tipo chiudermi un mese con qualcuno e produrgli un disco, veloce, sul momento e farlo uscire. Mi piacerebbe fare dei progetti di questo genere, istintivi. Sono pieno di beat e di sample che mi piacerebbe usare… Prima parlavo della mia produttività. Quando ho deciso che dovevo rifare il disco da capo ho fatto 15 beat in due giorni per decidere il “suono”, dopo una settimana ne avevo 50… Alla fine sono pieno di beat e se trovassi qualche rapper interessato a questa follia mi piacerebbe provare a lavorare in questa maniera.

Dalla nuova versione del disco, se così vogliamo chiamarla, hai estratto già un singolo, “Craxi Era”, ascoltabile su Spotify. Hai anche già annunciato tre tracce con relative copertine, “Gualtiero Marchesi”, “Moana Pozzi” e “Sigonella” a cui poi sono seguite altre figure di quel periodo. Cosa ti ha guidato nella scelta di questi personaggi? Sigonella è un luogo che si riallaccia alla storia di Craxi, è questo il filo conduttore?

Sì. Ho appena presentato la quinta con Loop Loona che si chiamerà “Umberto Smaila” e via dicendo (nel frattempo sono usciti altre tracce NDR)… Il concept è quello, anche se poi uno non è che si deve aspettare che gli faccio uno storytelling asciugone o che parlo di quello. Si tratta più che altro di citazioni… sinceramente… i titoli delle canzoni per me sono sempre una tragedia. Mi piaceva l’idea di dare ad ogni pezzo un titolo che si ricollegasse a quell’epoca quindi ho deciso il titolo in base alle canzoni o ai personaggi citati nelle barre. Il disco sarà pieno di skit di interviste e spezzoni di documentari che aiuteranno a ripercorrere la storia… Voglio dire non ho fatto una biografia, diciamo che ho fatto una grande similitudine. Non è facile spiegarlo a parole, quando lo sentirete sarà tutto molto più chiaro.

Il disco sarà prodotto da te o ci saranno anche altri addetti alle produzioni? In “Sigonella” sappiamo che si alterneranno al microfono con te Nex Cassel, Gionni Grano e Egreen. Possiamo aspettarci altri featuring? Avevi inoltre detto che non ci sarebbero stati video estratti, sei sempre della stessa idea?

C’è una produzione di Spenish, il pezzo viene direttamente dalla prima versione di YBS, su cui c’è la strofa di Loona che è PAZZESCA che non potevo lasciarla fuori dal disco. Giusto per mettere a tacere tutti i discorsi sulle female MC e per mettere a tacere tutte le female MC. Il beat è di Spenish ed è l’unico beat non mio del disco, però appunto per metterlo in linea con le sonorità degli altri pezzi quando entra la mia strofa ho fatto un drop di batteria abbastanza clamoroso. Ci saranno altri featuring che svelerò nei prossimi giorni, alla fine sto facendo uscire una grafica per ogni pezzo ogni giorno. Dopo l’uscita dell’ultima grafica il disco sarà su tutte le piattaforme dalla mezzanotte.
Riguardo i video la mia opinione è sempre più o meno quella, a meno che non ci sia una bella idea ed un budget per metterla in pratica bene non sono interessato a farli. Sono un rapper, uno chef ed un programmatore di videogiochi ma non sono un attore quindi non sono interessato a fare dei video dove mostro alla gente i nuovi outfit che mi sono comprato, le sneaker che mi hanno regalato, le tipe che ho assunto dopo il casting e la macchina che ho noleggiato… Trovo tutto ciò stucchevole. Poi io i video non li guardo quasi mai, in linea di massima la musica la ascolto… lo so, sono vecchio… ma non ho mai visto un video di John Coltrane o Curtis Mayfield eppure li giudico i capi assoluti.

Su Facebook hai scritto che una delle cose che ti ha riportato a comporre brani e rime è stato il fatto di non riconoscerti nella wave del momento. Cosa più di tutto ti fa sentire distante dalla scena del momento?

La wave del momento non è rap. Discorso chiuso. Prende spunto dal rap ma non è rap. Se quando avevo quindici anni il rap fosse stato così io probabilmente avrei ascoltato altra musica. Parlo principalmente dell’Italia visto che in America l’offerta è molto più ampia e variegata. Quest’estate il 90% dei presunti rapper è uscito con un singolo dalle ritmiche più reggaeton che rap. E va benissimo, non mi interessa dire alla gente cosa deve fare, però per me il rap è rap. Se canti non è rap. Tutta questa nuova wave è pop… ed è il miglior pop che si sia sentito in Italia da decenni. Il livello è veramente alto ed i ragazzi sono veramente bravi in quello che fanno, è innegabile, ma di rap ne sento poco. Il rap era un genere di nicchia vent’anni fa e non è cambiato nulla. Quindi apprezzo di più quelli che dicono che non fanno rap piuttosto di quelli che per cavalcare l’onda classificano la loro roba come rap, non è rap. Basta. Questo grosso equivoco ha portato ad una situazione molto confusa.. diciamo che ho voluto riportare tutto all’essenziale ed alle cose del rap che mi hanno fatto innamorare di questa musica.

About Michele Galderisi

Studio all'univerisità di Pisa. Amo l'hip hop, lo sport e i motori.

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