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Rap italiano: è finita l’era dei video

youtube video rap

Fino a qualche anno fa far uscire un video musicale su YouTube era il modo migliore per far arrivare la propria musica al maggior numero di persone possibile e il modo migliore per trarne dei guadagni. Con l’avvento dei servizi di streaming come Spotify, Tidal e Apple Music la situazione però è notevolmente cambiata.

Girare un video infatti comporta dei costi importanti, che difficilmente riescono a venire poi coperti con le visualizzazioni, non fruttano un buon guadagno e sono quindi un investimento pessimo rispetto ai nuovi servizi di ascolto in streaming. Pharrell Williams stesso ha affermato di recente che i suoi guadagni sono nettamente inferiori quando le sue canzoni sono riprodotte su YouTube piuttosto che su Spotify. Andiamo quindi a dare un’occhiata ai numeri.

YouTube paga circa 1 € ogni 1000 visualizzazioni del video con inserzioni (non tutte le view) quindi in media circa 0,0005 € per visualizzazione, mentre Spotify paga circa 0,003 € a stream, Apple Music 0,005 € e Tidal 0,011 € (fonte).

Non è un caso che gli unici video post-album di Sfera Ebbasta, l’artista con i numeri più grandi nella scena rap italiana, siano usciti nei giorni scorsi dopo molto tempo in esclusiva su Apple Music che dietro accordi economici ha già fatto questo tipo di operazioni a scopo promozionale. Se un artista con i numeri di Sfera ha preferito fino ad oggi le piattaforme di streaming non c’è da stupirsi che anche la maggior parte della scena hip hop compia la medesima scelta.

Anche per molti artisti emergenti è rischioso investire tanto capitale su un video se possono ottenere più visibilità tramite Spotify, a meno che non godano già di un discreto numero di seguaci su social come Instagram dovuto a una loro particolarità nel look o negli outfit, e quindi un video è il modo migliore per farsi notare se la propria “arma” è qualcosa da mostrare (tatuaggi in faccia e capelli colorati) piuttosto che magari un contenuto musicale. Ma quali sono i motivi di questo cambio di rotta?

Questo cambiamento è dovuto al fatto che le piattaforme di streaming, oltre ad essere facili, intuitive e comode da utilizzare, offrono all’utente playlist di qualità curate da editori, playlist sempre aggiornate in base ai gusti dell’utente e alle attività che può svolgere durante la giornata. Questo sistema permette quindi anche agli artisti non prettamente mainstream di farsi conoscere e ottenere molti numeri. Inoltre la possibilità di salvare brani, creare playlist personalizzate, utilizzarle anche offline e ascoltare la musica in background (visto che ormai la maggior parte degli utenti usufruisce della musica dagli smartphone) rendono queste piattaforme uno strumento sicuramente migliore di YouTube per ogni tipo di artista interessato ad accrescere il suo numero di ascoltatori.

Inoltre la qualità dell’audio delle piattaforme di streaming è nettamente superiore a quella di YouTube.

È finita l’era dei video?

About Matteo Celeste

Cresciuto a rap e burger, quindi scrivo su RapBurger. Ora ne ho 20. Mi chiamo Matteo ma non sono un politico e non cerco consensi.

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