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I Colle Der Fomento hanno fatto un grande disco senza tempo

colle der fomento adversusfoto di Daniele Peruzzi

Suonerà pure come opinione impopolare ma non nascondo di aver provato un po’ di sano scetticismo quando mi è stato detto che i Colle avrebbero pubblicato di lì a breve il nuovo album, il quarto di un leggendario percorso iniziato nei primi novanta. Forse perché non ero (più) preparato all’idea.

Sei hai intorno ai trent’anni e se ti sei appassionato all’hip hop nella tua adolescenza (e magari sei anche nato e cresciuto a Roma), sai ponderare il significato di quelle tre magiche parole disposte in una precisa ed inconfondibile successione: Colle der Fomento. Sei anche consapevole che negli ultimi tuoi undici anni di vita, dentro di te, eri combattuto tra due stati d’animo diametralmente opposti tra loro. Sai di esserti più e più volte illuso per il perpetuarsi di quell’attesa fino al punto di perdere del tutto le speranze di veder affiorare qualcosa di inedito dal loro repertorio, ma forse sai anche – in cuor tuo – che quel procrastinarsi infinito di delusioni in qualche modo ti aveva messo al riparo da qualcosa di imprevedibile.

Nella metà delle casistiche, imprevedibile  – per un puro fattore statistico – si traduce in deludente.

Mi sono avvicinato ad Adversus in punta di piedi, ben sapendo che dal 2007 (il nostro anno domini, l’anno di Anima e Ghiaccio) di acqua ne è passata sotto i ponti. Dal 2007 ad oggi il mondo è cambiato, molte cose si sono stravolte. Le visioni sociali non sono più le stesse di un tempo, di riflesso anche quelle artistiche. Siamo anche cambiati noi ascoltatori, perché con Spotify & compagnia bella la tendenza a scoprire nuova musica ha preso una piega ancora più compulsiva e frenetica rispetto a quanto già lo fosse nel 2007, davanti alle potenzialità di un nuovo giocattolo come YouTube. Sta all’artista l’ardua missione di riuscire a concepire un prodotto in grado di catturare per più tempo possibile la nostra attenzione, messa a repentaglio dalle svariate uscite provenienti da ogni angolo del globo.

Ma torniamo ad Adversus, disco che mi ha fatto letteralmente gasare sin dal primo ascolto, a dispetto di ogni mia aspettativa. Non scherzo, soprattutto se penso che è senza ombra di dubbio un album che, da due settimane a questa parte, nei momenti più disparati delle mie giornate, ho voglia di tornare ad assaporare per coglierne qualche nuova sfumatura, qualche nuovo dettaglio. Senza nessun giro di parole, ci troviamo di fronte ad un grande disco. Un album da gustare nelle dovute dosi, un album che ad ogni ascolto suscita una nuova emozione o scatena una nuova reazione dentro di noi.

Cosa hai fatto per tutto questo tempo?, si domandano nell’incipit di “Noodles”. Già, bella domanda. O anzi, cosa sarebbe accaduto se i Colle avessero deciso di riempire questo vuoto di undici anni con qualche progetto? Nessuno lo saprà mai, forse nemmeno loro perché Adversus è un disco fatto di tante domande e pochissime risposte.

Tutto ruota attorno al tempo, tema centrale del loro progetto: le nostre infinite attese nei loro confronti, le loro vite. Adversus è un viaggio nel passato, nel presente e nel futuro. È una lenta sequenza di stati d’animo velata da una nube di fumo, attraverso la quale riusciamo a cogliere sensazioni, dubbi e timori covati da Danno e Masito.

Il tempo ci travolge e non ha pietas (o piètas, accentata come piace a loro) nei nostri confronti, non conosce indulgenza. La grandezza del loro lavoro sta nell’aver trasformato questa sensazione in qualcosa di concreto, qualcosa da raccontare e sviscerare in un disco di quattordici tracce, senza rischiare di cadere nella trappola di doversi confrontare con l’attuale panorama artistico. Lo hanno capito sin da subito Danno e Masito, lo ha capito DJ Craim che ha curato il sound di questo album fondendo tra loro produzioni old school, linee blues e atmosfere da grande cinema. Adversus è in definitiva un disco sul tempo ma senza tempo.

Saper sfruttare un mezzo come il rap in tutte le sue molteplici potenzialità non è cosa da chiunque, e questa volta i Colle lo hanno dimostrato alzando l’asticella e indicando che si può andare ben oltre il seminato, anche da queste parti. Anche quando si arriva a pensare che un artista sia troppo adulto per restare legato ad un genere.

About Giorgio Quadrani

Inseguito dal diritto di giorno, rincorro il rap di notte. Amo ascoltare gente che blatera al ritmo di una base musicale, indagare su tutto ciò di inutile intorno a me e fare discorsi col senno di poi.

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