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TMHH racconta il suo album tra De André, Glory Hole e Claver Gold

TMHH

Tmhh è un artista della scuderia Glory Hole Records, una realtà importante per quanto riguarda il rap del circuito underground, e sul finire dell’anno scorso il rapper originario di Recanati ha pubblicato il suo secondo album dal titolo “Errare Umano”.

L’album di Tmhh racchiude 27 anni di vita, gioie e dolori, vittorie e sconfitte, ogni sfumatura dell’esistenza dal biografico al sociologico. Inspirato a De André e in alcuni episodi più pop, “Errare Umano” è un salto di qualità rispetto al disco d’esordio di Tmhh e noi lo abbiamo intervistato per capire insieme a lui questa evoluzione.

RapBurger) Dal tuo primo album, “Roor Roulette” ad “Errare Umano” c’è un’evoluzione notevole. Cosa ha scatenato questo passaggio?

Tmhh) Credo di essere semplicemente cresciuto. In questi ultimi quattro anni ho imparato anche ad apprezzare quella che è la “musica suonata”.”Roor Roulette” è in linea con la vita che facevamo 4 anni fa, “Errare Umano” lo è con quella di oggi. L’evoluzione, per chi viaggia nel campo dell’arte, è una cosa, credo, inevitabile.

C’è molto cantato nel tuo nuovo album, perfetto direi per i testi che hai scritto. Quando hai capito di essere in grado di utilizzare anche questo mezzo per esprimerti?

Canto da quando ero un bambino. Grazie ai miei genitori sono cresciuto ascoltando molta musica e di molti generi diversi. La musica è una passione di famiglia.

L’influenza di Fabrizio De André non è solo sull’omaggio “Smisurata Preghiera” ma si può sentire in tutto il disco. Che figura è per te De André? Quali sono le sue canzoni a cui sei più legato?

La prima volta che ho ascoltato De André è stato grazie a mio padre. Non ricordo di preciso quale canzone fosse, forse “La ballata dell’amore cieco”. È stato amore a primo ascolto. Iniziai ad imparare le canzoni più famose, quelle che tutti conoscono: “Marinella”, “Il pescatore”, “La guerra di Piero”; con il passare degli anni sono arrivato ad ascoltare solo Fabrizio De André. Ricordo perfettamente la mia insegnante di italiano alle medie, facevamo lezioni intere sulle canzoni di Faber, prima si ascoltavano i brani e poi lei ne spiegava il significato alla classe. Insomma non ho mai lasciato De André. È stato la colonna sonora della mia vita. I pezzi che preferisco sono “La canzone del padre” , “La domenica delle salme” e “Un blasfemo”.

Ci sono quattro produttori, le sonorità spaziano abbastanza eppure è tutto legato, un disco omogeneo. Nella parte strumentale un grande ruolo lo gioca la chitarra, è come se ti conducesse sempre al tema principale, il resto sono i tuoi vari aspetti, i tuoi racconti ma poi è come se si tornasse sempre lì. Che ne pensi?

Diciamo che l’idea era questa: cercare di tendere un filo logico-musicale su tutto il progetto. Quindi sì, quello che hai scritto è vero. La chitarra è lo strumento più presente ed è anche il mio preferito. Per il resto, devo tutto allo splendido lavoro fatto dai produttori Lil’ Thug, Jjames, Kd One e Dj West.

Nel disco c’è Claver Gold, che ha curato anche la grafica, un artista a cui sei musicalmente legato da un po’ e con cui hai suonato in molti palchi. Che tipo di rapporto hai con lui?

Dopo quattro anni di palchi insieme oserei dire di essere suo amico. Stando a stretto contatto per tutto questo tempo credo sia anche normale vedere instaurarsi un certo tipo di rapporto. Devo molto a Claver ma sopratutto devo molto alla Glory Hole per il lavoro e le opportunità che continua a darmi.

Pensi che questa linea tendente al pop possa essere una delle direzioni che può prendere non solo la tua musica ma anche quella dell’etichetta Glory Hole?

Credo che all’interno della Glory Hole ogni artista abbia le proprie caratteristiche e le proprie potenzialità. Ognuno di noi farà quello che sa fare meglio come abbiamo sempre fatto.

About Koki

Amo l'hip hop, il vino rosso, disegnare chiese e vincere. Il mio vero nome è Jorge ma nessuno lo sa pronunciare.

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