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M¥SS KETA: la dama rap del mistero sempre più “Pazzesca”

MYSS KETA

Trash, kitsch, eccessiva, sexy, in poche parole M¥SS KETA. Due singoli, “Main Bitch”, uscito lo scorso primo febbraio e “Pazzeska”, uscito lo scorso 8 marzo (il simbolismo temporale dato dall’associazione con la festa della donna non è del tutto casuale), avevano anticipato Paprika, il terzo e nuovo bombastico album della dama del rap milanese partorito dalle menti di M¥SS KETA, Simone Rovellini, Dario Pigato e Riva e lanciato lo scorso 29 marzo per Island/Universal.

Ad un solo anno di distanza da “Una vita in capslock” e a due da “Carpaccio Ghiacciato”, l’ennesima prova artistica della svampita mascherata del rap italiano ha già lasciato il segno e alla prima settimana di lancio ha avuto un ottimo riscontro nelle vendite, attestandosi tra le prime posizioni della Top of the music trasmesse dalla FIMI (Federazione Industria Musicale Italiana).

Nel disco, insieme ai remix di “Botox” e di “Le ragazze di Porta Venezia”, dodici inediti tutti da scoprire nel segno provocante di Tinto Brass al quale è ispirata la copertina con la “Mortadella” di Valeria Marini in “Bambola”, mentre il titolo stesso dell’album è un esplicito richiamo al capolavoro del regista milanese con Debora Caprioglio.

photo / Pixabay License

Attestati di stima importanti ricevuti dal pubblico ormai sempre più numeroso e non ristretto alla cerchia degli “adoratori” italiani visto che “l’arma di distruzione di maschi” (come la stessa M¥SS KETA si definisce in “Main Bitch”) è impegnata in un tour che la sta portando in giro per l’Europa (il prossimo 20 Aprile sarà al Rokolectiv Festival di Bucarest).

Anche la critica sembra aver accolto bene i nuovi spunti forniti da Paprika dove M¥SS KETA mostra una certa maturità artistica non solo a livello musicale e sembra aver abbandonato alcune velleità sperimentali vestendo una sonorità che ormai fa parte del suo personaggio.

La forza di questo nuovo disco è infatti da ricercare soprattutto nei testi mentre il corredo immaginifico trasmesso dai video si attaglia perfettamente ai provocatori brani di Paprika.

M¥SS KETA non perde occasione di giocare con la sua natura femminile e femminista, straripante performer sul palco, la rapper riesce a riempire i palazzetti non solo grazie alla sua folgorante presenza sul palco, infatti ad abbagliare è soprattuto la sua poetica ironica, che non risulta volgare pur trattando temi espliciti.

Altro motivo del successo è da ricercare nell’aura di mistero che avvolge M¥SS KETA. In epoca di esplosione Social e “ansie d’apparizione”, nel panorama rap italiano la maschera di M¥SS KETA è senz’altro un punto di rottura sebbene forse a livello di “personaggio” è possibile ravvedere alcuni non trascurabili richiami ad un’altra import stella internazionale della musica che ha fatto della provocazione un suo marchio di fabbrica.

L’estetica di M¥SS KETA infatti non è poi molto lontana da quella di Lady Gaga, altra celebre e misteriosa dama di picche della musica. Nei video della cantante statunitense sono molti gli aspetti simbolici e i doppi sensi velati che giustificano il paragone con la rapper tricolore. Il mimetismo della Germanotta è quasi alchemico e i suoi atteggiamenti molto spesso ermetici sono ben rappresentati nel suo pezzo forse più conosciuto “Poker Face”, già entrato a far parte della lista delle principali canzoni legate al mondo del gioco nel quale, per l’appunto, viene celebrata la sua immancabile enigmaticità.

photo / CC BY 2.0

Tornando alla “trovata” dell’incognito, se la maschera di M¥SS KETA è un’assoluta novità in Italia, la scena rap internazionale è piena di personaggi che prima di lei hanno voluto mantenere celata la propria identità al pubblico. Si pensi a M-Huncho che rappa con il passamontagna, mentre LD dei 67 sale sul palco con maschere da carnevale veneziano. Travalicando il rap si potrebbero ad esempio scomodare gli Slipknot e i Daft Punk ma ad ogni modo M¥SS KETA è senz’altro la prima rappresentante femminile che ha avuto il coraggio di coprirsi (almeno in parte) svelando il lato caustico, graffiante e ironico della Milano da rap.

About Koki

Amo l'hip hop, il vino rosso, disegnare chiese e vincere. Il mio vero nome è Jorge ma nessuno lo sa pronunciare.

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