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Future: l’onestà del dolore che ha cambiato la trap

Future 4

Nella scena musicale di oggi, in Italia e non, l’hip hop la fa ormai da padrone. Radio, Social, Televisione, discoteche. Tutto parla di e comunica come l’hip hop.

Eppure non sempre è stato così. Quando ci chiediamo da dove venga il suono di oggi, dovremmo sapere che ci sono pochi ma importanti artisti che sono i più importanti artefici di questa evoluzione. È grazie a loro se l’hip hop oggi vive una fase pop.

Nayvadius Demun Wilburn, noto anche come Future, è senza dubbio uno di questi.Nato ad Atlanta nel 1983, inizia la sua carriera nei primi anni 2000 all’interno del collettivo The Dungeon. Ma è solo dopo il 2012 che la sua fama schizza alle stelle in tutto il mondo. Il suo primo album Pluto presenta al mondo un artista eclettico che mescola blues e rap con il nuovo impattante suono della musica trap di Atlanta. Musica che è caratterizzata da complessi pattern di hi-hat, percussioni a decadimento lungo (originario della drum machine Roland TR-808), sintetizzatori atmosferici e un’atmosfera spesso malinconica sia nella musica che nei contenuti.

In questo ambiente, Future diventa subito una novità assoluta. In primis per i contenuti dei suoi testi, impregnati di dolore, tristezza, tossicodipendenza e una vulnerabilità sentimentale che crea un piacevole quanto destabilizzante contrasto. Ma ancora di più per un uso dell’autotune diverso da chiunque altro, non per “robotizzare” la sua voce (come per esempio faceva prima di lui T-Pain) ma per far emergere un’essenza più profonda e misteriosa della sua anima.
Così inizia a guadagnare consenso e a dividere la critica, cambiando la musica Trap e adattandola per sempre alla sua immagine. Un artista completamente nuovo, che connette i personaggi sopra le righe, lussuriosi e sfacciati della musica di Trap con la musica pop più mielosa.

E come per segno del destino, ecco che queste caratteristiche vengono amplificate infinitamente dalla rottura con Ciara – poco dopo aver avuto un figlio con lei (Future Jr.) – in uno dei breakups più chiacchierati e bruschi di quegli anni. Potremmo tranquillamente affermare che esiste un Future pre-Ciara e un Future ancora più malinconico, hopeless, più oscuro, post-Ciara, la donna che lo fece cadere nel baratro, e da cui ancora sembra faticosamente non venirne fuori. Dal 2015 in poi i suoi album e la maggior parte delle sue tracce sono una successione sconclusionata di ballate Trap in cui esibisce il sontuoso stile di vita a cui il successo lo ha portato (DS2, Evol e Future) e di brani dal sapore R&B provenienti dal dolore e dalla delusione di una vita amorosa che il denaro e il successo non sono riusciti a raddrizzare (HNDRXX, Save Me). La sua voce e la sua delivery, il suo uso dell’autotune, il suo cinismo disilluso, lo rendono perfetto per il personaggio, così tanto che un mostro sacro come Andre 3000 dirà di lui “Future fa la musica negativa più di ispirazione di sempre”.

Future è dolore liquido e la capacità di creare qualsiasi genere musicale lo rende un artista pop estremamente dinamico, che oggi è in grado di cimentarsi in qualsiasi tipo di musica, dalle hit da radio, a quelle che fanno saltare tutti in discoteca, fino all’ R&B più dolce. Sfortunatamente però, la maggior parte delle persone non ascolta nel profondo quello che la musica di Future vuole comunicare. Non ci sofferma a capire la sua musica come si fa invece ad esempio con nomi a cui sono solitamente attribuite particolari capacità di scrittura, come Drake, Kanye, Kendrick o Frank Ocean. Ma Future fa parte di diritto di questa cerchia. In realtà, ci sono pochissimi artisti che si sono mostrati nudi e onesti come Future ha fatto durante la sua carriera.

Cercando di valutarlo in relazione alla sua generazione, non dovremmo dimenticare che è anche uno degli artisti più prolifici (14 album dal 2015 ad oggi, senza contare quello in uscita il 15 maggio). Innumerevoli sono le collaborazioni che ha avuto con altri artisti nel corso degli anni, alcuni dei quali sono stati protagonisti di album e mixtape (Drake, Young Thug e Juice WRLD).

Ascoltando i suoi più importanti lavori come il capolavoro del 2017 HNDRXX o la traccia “Hate the Real Me” vediamo Future in doppia veste. Prima vantarsi della grandezza del suo personaggio pubblico, ma poi cercando di strisciare fuori la sua miseria. È l’incarnazione del successo in una società capitalista ma anche della conseguente evasione infestata di disperazione per come è andata la sua vita, che richiama una versione moderna della figura di Jay Gatsby.
Al suo apice, il modo in cui la sua voce trasporta dolore, perdita e tristezza, non rende questi sentimenti solo una parte della sua esistenza, ma qualcosa che siamo obbligati a provare e lui sembra perseguire questo bisogno nell’arte e nella vita, tramite la continua ricerca di redenzione di sé stesso. Quindi forse Future è dipendente, ma non dal suo eclettico stile di vita, ma dal suo stesso dolore.

Quindi, perché la sua musica è così bella?

A parte il suo approccio rivoluzionario all’autotune, e il suo amore per il pop soul che ne fa un artista senza genere, ciò che rende speciale Future è che quando arrivano i tempi bui (e arrivano, per tutti) ci relazioniamo non solo alla sua musica ma a anche al suo personaggio. Facciamo nostro il senso di perdita, il senso di eterna lotta interna, sentiamo – attraverso la sua voce – tutte le cose della nostra vita che non hanno funzionato, tutte le scelte che ci hanno definito e che – in qualche modo – continuano a perseguitarci.

Innumerevoli sono le volte in cui cadremo, sperimenteremo la squisita tristezza di cui parla e, ancora una volta, ci aspetteremo che la voce di Future ci tenga compagnia e prolunghi quella sensazione che nessuno può davvero descrivere ma di cui siamo tutti un po’ dipendenti.

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