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Hamilton, il musical rap da non perdere

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Quante volte qualcuno ci ha detto che non gli piacciono i musical? Ogni volta mi è toccato alzare gli occhi al cielo, perché di musical ce ne sono tanti e di tante tipologie e non si esauriscono certo con i balli sfrenati di Grease. C’è Rent che parla dell’epidemia di AIDS a New York negli anni ‘90, per esempio. I musical influenzano tantissimo la nostra cultura, contaminano ambienti insospettabili; l’intramontabile inno calcistico “You Will Never Walk Alone”, adottato anche come messaggio anti-Covid19, proviene infatti dal musical “Carousel”.

Anche nel 2020 un musical torna ad essere molto rilevante; Disney+ infatti ha reso disponibile sulla sua piattaforma Hamilton, il musical di maggior successo degli ultimi 20 anni; è la prima volta che si può godere dell’opera di Lin-Manuel Miranda se non si ha avuto la fortuna di vederlo a teatro, cosa peraltro non semplicissima visto che sono 5 anni che va costantemente soldout in tempi record.

Hamilton appare nella sua forma teatrale integrale ed inizialmente doveva arrivare sul grande schermo nel 2021: la Disney ha deciso di anticipare la pubblicazione del film vista la chiusura dei teatri, ma soprattutto per dare un chiaro messaggio politico. Lo spettacolo, infatti, racconta la vita di Alexander Hamilton, uno dei padri fondatori degli Stati Uniti, braccio destro di George Washington, ma anche un orfano di umili origini emigrato negli Stati Uniti dall’isola caraibica di Nevis. Ovviamente non è semplice reinterpretazione storica, ma è una storia avvincente di libertà e autodeterminazione, con protagonisti gli immigrati che hanno creato gli USA spesso grazie al loro sacrificio. I messaggi politici sono abbastanza espliciti, ma per raccontare ancora meglio quanto il sogno americano sia debitore di tanti popoli diversi i padri fondatori sono interpretati da attori neri.

E anche la musica è nera: Jazz, R&B, soul si mischiano al rap e lasciano a bocca aperta per 2 ore e 20. Sì c’è il rap: Lin-Manuel Miranda, l’autore e interprete Hamilton nella versione di Broadway dello spettacolo che è ripreso nel film, è cresciuto a New York negli anni ’80 ed è quindi un grandissimo fan dell’hip hop e gli è venuto naturale accostare la vita di Hamilton a quella di un rapper cresciuto in un ghetto. Verrebbe subito da pensare che si tratti di una versione americana della famigerata sigla della Uno Rap, ma non è così. Hamilton è un musical che capisce e conosce l’origine dell’hip hop, ne apprezza lo stile e la costruzione linguistica, ma non ne fa una versione dozzinale e non prova ad essere street. Il rap diventa lo strumento attraverso il quale viene fatta la narrazione e ognuno dei protagonisti ha un suo flow e un suo stile, qualcuno mi ha ricordato Eminem, altri Kanye o Notorious B.I.G. La scrittura è magistrale e ogni brano mischia drammaturgia, spocchia, ironia e invenzione linguistica in un mix perfetto; il rap ha trovato apprezzamenti in mc come Common e Talib Kweli, giusto per fare due nomi.

In origine non doveva neanche essere un musical: Lin-Manuel Miranda voleva scrivere il “The Hamilton Mixtape” e i brani dovevano funzionare come incisioni, fuori da un teatro. L’asso nella manica è stato chiamare i The Roots a dargli una mano a scrivere i beat e ovviamente le partiture sono fantastiche.

Hamilton non prova a essere cool, non sembra un video hip hop, ma prende quel linguaggio che noi conosciamo e amiamo e lo utilizza per mandare un messaggio antirazzista, di inclusione, usando come protagonista uno dei quei personaggi intoccabili della mitologia statunitense. In teatro ci si trova immersi nella scena, è molto più facile superare la finzione narrativa del musical, mentre dal piccolo schermo, da dove siamo abituati a godere di “reality”, può sembrare più, passatemi il termine, “cringy”. Basta concentrarsi sulla bravura degli attori e sullo spettacolo, ripreso integralmente dal vivo, sulla maestosità della scenografia e si può superare questo piccolo empasse e godere dell’opera, che ha conquistato tutti da Beyoncé a Obama.

ps: ovviamente per poterlo apprezzare va visto in inglese sottotitolato in inglese, in modo da non perdersi nulla della trama e apprezzare le citazioni rap e i giochi linguistici.

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