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Il rap italiano ha bisogno delle donne

Madame

Nella storia delle donne nel rap in Italia ci sono state alcune comete, alcune hanno anche brillato molto ma poi sono più o meno puntualmente scomparse. Alcune hanno fatto un percorso di sopravvivenza e sono diventate altro dal rap. Oggi la situazione sembra essere in fermento, ci sono molte nuove ragazze che sono pronte a fare o stanno già facendo fuoco e fiamme, ma riusciranno a restare? Quanti dei loro progetti resteranno nella cultura collettiva?

Nel passato del rap italiano ci sono stati alcuni casi importanti che sono rimasti ampiamente isolati, se penso a La Pina o a Posi Argento hanno prodotto dischi, fatto vere e proprie carriere eppure non sono mai arrivate al grande pubblico. La Pina, che ora fa la conduttrice radiofonica, ha tutta la sua discografia su Spotify, Posi invece ora fa la produttrice e la sua storia nel rap è quasi introvabile. Se la si cerca su Google compare la faccia di Pink (perché Google?) ma Così Fan Poche e Borderline sono due album che dovrebbero avere spazio nella memoria collettiva di tutti gli appassionati.

Più in là nel tempo, penso alla prima Baby K o a Loop Loona, abbiamo avuto delle ottime rapper che non sono riuscite a restare, ad avere un seguito fisso, a fare il salto di qualità nella musica hip hop. Baby K è diventata un’icona pop mentre Loona ancora fa rap ma è un po’ sparita dai radar, per entrambe la nuova linfa nel rap femminile in Italia potrebbe significare un gran ritorno. Ci sono poi state altre stelle cadenti di cui si sono nel bene o nel male, spesso più nel bene che nel male, perse le tracce. Una costante spesso sono state operazioni di marketing e pseudo dissing finite nel catfight da Barbara D’Urso, di quelle direi che per fortuna si sono perse le tracce.

Oggi cominciamo ad avere una scena più ampia, più complessa. Ci sono molte ragazze forti, alcune brave ed alcune fortissime. Rappano, hanno stile e voglia di restare. Hanno, finalmente, anche un mercato più ampio dove trovare la loro collocazione. Alcune hanno avuto già un successo immenso, penso ad Anna con la sua “Bando” ma anche a Madame con “Sciccherie”. Altre fanno numeri importanti pur non invadendo la classifica delle vendite, penso a Beba e a Chadia Rodriguez. Però quello che hanno fatto per ora è stato lanciare singoli, posizionarsi sul mercato e sulla scena. Alcune hanno fatto featuring di livello, cominciano ad essere molto riconosciute ed hanno evidentemente un loro stile. Ma quello che al momento manca è un album, un vero e proprio album personale, con un’idea di fondo e un fil rouge che unisca l’insieme di pezzi.

Anche perché spesso a livello di marketing molte di queste ragazze seguono tutte la stessa logica, vengono presentate con gli stessi colori (avete visto il mondo delle copertine rosa?) e trovano temi simili tra loro o evidentemente simili ai loro colleghi maschi nella scelta del punto di vista. Che non per forza è una scelta “sbagliata” o “scorretta” ma sorge il dubbio che sia realmente frutto della loro identità o piuttosto di quella dei loro manager. Non è ancora pieno lo sviluppo insomma di identità personali nelle rapper attualmente sulla scena, che siano quindi in grado di fare un album seguendo la propria natura artistica ed evitando inutili scimmiottamenti dei trend e soprattutto dei modelli maschili già esistenti. Questo tecnicamente vale anche per molti uomini, ma lì la scena è così varia che alcuni hanno sviluppato i loro percorsi effettivamente in maniera pienamente autonoma.

Infine il rischio, figlio del mercato attuale, che il primo disco di una di queste artiste sia una compilation di singoli e non un vero e proprio album è il vero mostro da scongiurare. Alcune artiste, con meno riscontro di pubblico, hanno già fatto uscire i loro album. Brava di Priestess è l’unico vero album uscito da quando l’attenzione del pubblico è cresciuta nei confronti del rap femminile ed è l’unico ad essere veramente concepito come tale, per quanto il successo sia stato relativo è la giusta via per consolidare la presenza e la credibilità nella scena delle artiste citate finora. La complessità di un disco formato da più canzoni con un anima unica e che racconti l’artista in maniera complessiva ma non casuale è la via migliore per raggiungere la credibilità nella scena ed anche l’affermazione definitiva tra il pubblico.

E questo dovrebbe essere l’obiettivo delle donne che ora sono sulla cresta dell’onda, consolidarsi, rendersi una presenza stabile e di fatto trasformarsi in una realtà superando la fase dell’essere un fenomeno. Nella mia testa resta che questo tipo di lavoro possa essere fatto solo attraverso lavori coerenti, che abbiano delle strutture talmente definite da far dire “cazzo questa roba funziona sempre e comunque”. Infine, oltre agli album personali, questo lavoro potrebbe avvenire attraverso un lavoro di concerto, che porti coerentemente la voce del rap femminile ad un level up. Mi immagino la produttrice Rossella Essence a dirigere varie artiste in vari pezzi, oltre alla sua stabile collaborazione con Beba, potrebbe avere la forza di coordinare un album-manifesto delle donne della scena rap italiana?

donne e rap

Crescere insieme e influenzarsi in modo che non si resti soli, che si possano avere dei modelli e dei confronti che non sia la sola scena maschile. I nomi, oltre ai sopra citati, sono tanti: Leslie, Comagatte, Lil Jolie, Doll Kill, Eva Rea, That’so Lola, Big Mama sono solo alcuni. La Casa del Rap ha già fatto due mixtape (Ladies First Vol. I e II) con questo intento, non sono riusciti a pieno proprio per la mancanza dei nomi più grandi e, probabilmente, per l’assenza di quel fil rouge che passando da un pezzo all’altro fa restare l’attenzione alle stelle. Ma il momento potrebbe essere arrivato, oltre alle rapper, la collaborazione di tutte quelle artiste che sono vicine alla scena, con le loro musica e il loro background, potrebbe essere il plus necessario a raggiungere questo obiettivo. Penso a Myss Keta o ad Elodie, ma anche a Mara Sattei, Margherita Vicario, Martina May, Roshelle o Rose Villian, tutta una serie di artiste che nell’immaginario dell’industria musicale sono vicine al genere e potrebbero portare giovamento alla complessità di un album.

Insomma la situazione per le donne del rap italiano in questo momento è florida più che mai, ma chi di loro riuscirà a rendersi davvero credibile, a costruirsi un’identità femminile distintiva, a dare vita ad una carriera musicale coerente e solida?

About Tancredi Marini

Portatore insano di passioni come la musica, i cibi, le donne e la politica. Di base un po' a Perugia e un po' a Firenze.

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