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Le mille identità di MF Doom: il rapper preferito del tuo rapper preferito

mf doom cover

Daniel Dumile aka MF Doom è stato uno degli artisti più iconici ed influenti del rap. Con la sua musica ha messo sé stesso idealmente contro il mondo e le sue regole, sfidando l’industria musicale ingessata che lo aveva schernito. Fino a raggiungere un successo popolare, forse anche oltre le sue reali aspettative, attraverso dischi che sono diventati culto e lo hanno elevato a figura quasi mitologica, idolatrata ben al di là della sua musica.

La settimana scorsa la famiglia di Daniel ha comunicato la sua morte, che sembra sia avvenuta già nel mese di ottobre. Così come il suo mito si era sviluppato, nello stesso modo l’ultimo capitolo della sua epopea è sembrato catartico e misterioso. Ancora una volta nella sua storia la realtà e la finizione sono difficili da districare e in molti non hanno voluto credere che sia morto davvero. Pensando piuttosto di essere di fronte ad un’altra delle sue mosse scenografiche per uscire di scena ed essere lasciato in pace a godersi la propria vita una volta per tutte.

Qualunque sia la verità, ci sembra doveroso omaggiarlo per essere stato un punto di riferimento imprescindibile non solo per il pubblico, ma anche e soprattutto per la scena rap, che ha tratto linfa vitale dalla sua musica, dalla sua attitudine, dal suo carisma. E lo vogliamo omaggiare raccontandovi proprio le molteplici identità che ha assunto negli anni. Una sorta di bignami dei vari progetti musicali con i quali ha esplorato in lungo e in largo il mondo del rap.

Zevlove X: le origini del supercattivo

kmd

Questo è il primo nome con il quale Daniel Dumile si affaccia al mondo del rap. E lo fa con il suo primo gruppo, i KMD (Kausin Much Damage), fondato con suo fratello, DJ Subroc, e di cui faceva parte anche il loro amico, Onyx the Birthstone Kid. Il nome del gruppo è frutto del loro amore per il writing e incarna la semplicità e l’impatto che devono avere le tag, per essere notate sui muri della città.

Tutti e tre erano giovanissimi e nel pieno della loro adolescenza subirono inevitabilmente il fascino di una New York in pieno fervore sociale e artistico. Erano gli anni delle proteste razziali, ma anche gli anni in cui il rap iniziava a farsi strada, tra maestri di cerimonia, DJ, breaker e writers. In questo mondo in evoluzione, il rapporto con un altro gruppo, i 3rd Bass, riuscì a far loro ottenere un primo contratto discografico con l’Elektra Records per registrare il loro primo disco, Mr. Hood.

Un album che nel suono e nel modo di rappare ricorda i De La Soul, con flow freschi e articolati e breakbeat che grondano funk e jazz. Ma nei testi l’impronta decisiva è quella dei Public Enemy, con una retorica antirazzista figlia dell’essere dei ragazzi di colore musulmani cresciuti nell’America degli anni ’80. Il tutto in un disco che è comunque ironico e divertente, grazie all’escamotage di dialogare con un personaggio fittizio, una sorta di riccone, che risponde loro attraverso parti vocali campionate in modo rudimentale.

Questo primo disco gli portò in tour, dove iniziarono a gettare le fondamenta del loro secondo album. Onyx lasciò però presto il gruppo, mentre i due fratelli strinsero ancora di più il loro legame, quasi simbiotico. Fino a che nel 1993, a disco quasi ultimato, DJ Subroc, morì in un incidente stradale. Daniel, sconvolto, cercò di ultimare comunque l’album per rendergli omaggio. Ma la casa discografica glielo impedì, considerando il progetto troppo controverso e provocatorio.

Per quattro anni di Zevlove X non si seppe più quasi niente. Ma nel 1998 tornò a farsi sentire con un nuovo nome e grazie alla piccola etichetta indipendente Fondle ‘Em Records, riuscì a far pubblicare anche il secondo album dei KDM rimasto inedito, Black Bastard. Un disco che racconta la loro crescita: tra atmosfere che si fanno più cupe e disilluse ed una componente politica che diventa più aggressiva e viscerale.

MF Doom: la maturazione del supercattivo

mf doom mask

Il nome con cui decise di ritornare in scena Daniel Dumile fu MF Doom. La prima parte del nome è un riferimento alla maschera che d’ora in poi porterà per sempre sul volto (MF sta infatti per Metal Face), realizzata e poi perfezionata dalla leggenda del writing KEO. Una scelta per spostare l’attenzione sulla musica e non sulla persona. In netta opposizione con la cura per la propria immagine che i rapper iniziavano a coltivare come conseguenza del successo popolare che il rap stava avendo anche grazie alla televisione.

La seconda parte del nome è un riferimento al Dr. Doom, un supercattivo della Marvel con cui Daniel si identificava. Il Dr. Doom covava risentimento e rabbia per una società che aveva ignorato il suo genio, portandolo indirettamente a fare esperimenti sempre più discutibili per affermarsi. Daniel invece rinasceva dalle ceneri di Zevlove X diventando MF Doom per sfogare il suo risentimento verso l’industria musicale corrotta che non gli aveva permesso di omaggiare il fratello, sbattendolo fuori dalla porta in malo modo.

Dr doom

Il primo disco che pubblicò come MF Doom è l’iconico Operation Doomsday. Un disco acerbo e illuminante, che racconta l’urgenza di Daniel di mostrare a tutti il suo cambio stilistico. Si tratta di un album intermedio: lo stile che lo renderà celebre non è ancora pienamente sviluppato, ma è in via di definizione.

Il mood è più cupo rispetto agli inizi, anche se Daniel non nasconde quanto si stia divertendo a fare rap solo per il gusto di farlo. Sembra quindi un disco di Zevlove X, con l’urgenza e l’incoscienza della giovane età, ma con la maschera calata sul viso, cercando di abbozzare i primi tratti del suo personaggio fumettistico. Il vero pregio sono i beat che si autoproduce assemblando in maniera grezza ma efficace campioni jazz e funk, creando loop insistenti su cui si lascia andare con flow ed incastri emotivi, non così articolati come nei dischi che produrrà successivamente.

Il secondo disco sotto il nome di MF Doom, MM…Food, arrivò qualche anno più avanti, dopo svariati progetti sotto altri nomi. Un disco che rappresenta forse la sintesi migliore dello stile di MF Doom.

Gli atteggiamenti stravaganti di altri progetti o l’urgenza espressiva acerba di Operation Doomsday vengono messi da parte. L’atmosfera è quella dei fumetti a cui si ispirava: veste i panni del super cattivo, sfoggiando un flow quasi monocorde per sottolineare il livore e la rabbia che covava il suo personaggio. Ogni brano è una pioggia di incastri da decifrare, senza ritornelli o accenni melodici. Gli skit sono un prezioso strumento per creare il contesto del concept del disco; un elemento che caratterizzò poi tutta la produzione di Daniel. In particolare qui servono per raccontare un diabolico di MF Doom per conquistare il Mondo, sventato da dei ragazzini. Questo è il primo concept del disco, mentre il secondo concept, in accordo col titolo, riguarda il cibo. I brani, infatti, giocano tutti su similitudini con il cibo, affrontando temi a lui cari. Dalle riflessioni sul valore dell’amicizia (“Deep Friendz”), all’ode accorata al rap come elemento essenziale nella sua vita (“Beef Rap”), fino alle barre malinconiche in memoria del fratello (“Kon Karne”).

La forza di MM..Food sta nella coesione perfetta di tutti gli elementi caratterizzanti della poetica di MF Doom. Un risultato ottenuto grazie alla forte integrazione tra concept, testi e produzioni. MF Doom è partito dal lavorare i loop, con questo suono grezzo, quasi lo-fi, e nel mentre ha ideato anche tutto il contorno, dando al disco una profonda coerenza di fondo che esalta appieno le sue abilità creative.

MF Duo: MF Doom & MF Grimm

Uno dei sodalizi più importanti per Daniel fu quello con MF Grimm, nato già con Operation Doomsday. I due erano accomunati dalla loro visione artistica, ma pure dalla loro storia personale. Anche il fratello di MF Grimm era morto, colpito in una sparatoria che a lui costò mesi di coma e una vita sulla sedia a rotelle. Insieme realizzarono un ep seminale di sette tracce, MF, anche se collaborarono effettivamente in un solo pezzo, mentre i restanti sei sono brani solisti, tre di MF Doom e tre di MF Grimm.

MF Doom collaborò poi alla realizzazione del disco di MF Grimm, The downfall of Iblys, producendo quasi l’intero progetto e rappando in qualche pezzo. Un album realizzato in sole ventiquattro ore: MF Grimm era stato arrestato per fatti di droga e, nonostante avesse pagato una lauta cauzione, gli permisero di tornare in libertà soltanto per un giorno. Tempo che decise di spendere per creare questo disco simbolico in cui voleva affrontare alcune questioni della sua vita, parlando in modo profetico di morte, rinascita e amore.

Infine, insieme ad altri rapper fondarono il supergruppo Monsta Island Czars che si ispirava al mondo di Godzilla. Pubblicarono un solo disco, Escape From Mosta Island, al quale in realtà MF Grimm non prese parte in quanto incarcerato. Il progetto divenne comunque un instant classic, scatenando facili paragoni con il Wu Tang Clan per la mole di rapper coinvolti, ciascuno col proprio stile. Ma il loro successo fu breve, perché dopo quel primo disco il gruppo si sciolse.

Metal Finger: gli esperimenti sonori del supercattivo

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Sotto questo nome Daniel ha pubblicato i vari volumi di Special Herbes, progetti strumentali in cui si divertiva a sperimentare, tra breakbeat funk e produzioni soulful dal sapore jazz. Molti dei beat contenuti in queste raccolte vennero poi affinati e utilizzati nei suoi numerosi progetti.

In alcuni casi queste raccolte di beat vennero sfruttate anche da altri rapper per creare dei veri e propri dischi a sé stanti. Il primo ad intuire questa potenzialità fu proprio l’amico MF Grimm. Per promuovere il suo album ufficiale American Hunger, MF Grimm realizzò una serie di freestyle scritti di getto sulle basi di Special Herbes, e poi raccolti nel progetto Special Herbes + Spices Vol. 1.

Diversi anni dopo, Masta Ace realizzò il suo quarto album, MA Doom: Son of Yvonne, utilizzando a sua volta i beat delle raccolte di Metal Fingers. Prese le produzioni tali e quali, ottenendo benestare per poterle utilizzare. MF Doom, comunque, comparve nel disco come ospite rappando in un brano insieme alla leggenda Big Daddy Kane.

King Gedorah: il mostro alieno

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Questo era il nome che Daniel aveva scelto quando faceva parte dei Monsta Island Czars. Il riferimento, quindi, è ancora una volta al mondo di Godzilla.

Sotto questa identità pubblicò Take Me To Your Leader. Un disco che racconta proprio la storia di King Gedorah, un dragone a tre teste venuto dal mondo alieno di Planet X. Per dare sostanza al racconto usò ancora una volta gli skit, questa volta assemblati in modo magistrale e coerenti con il tono del disco. I quali contenevano voci di scienziati allarmati, di politici preoccupati e di cittadini terrorizzati, dando realismo e credibilità alla storia di King Gedorah.

MF Doom si occupò comunque solo della produzione. Affinando il suo stile in beat più stratificati e completi rispetto ad altri progetti. Loop essenziali ma assemblati con gusto e talento. Al microfono invece comparivano vari ospiti, alcuni dall’identità misteriosa, e non tutti sempre all’altezza delle sue produzioni. In un paio di occasioni comunque troviamo tra i feat. proprio lo stesso Mf Doom, in un gioco con le sue identità.

Questo progetto inaugurò una delle stagioni più prolifiche per Daniel: tra il 2003 ed il 2004 rilasciò ben 13 progetti. Per cavalcare la fama ottenuta decise infatti di accettare senza remore i progetti che le varie etichette gli sottoponevano. Non si tratta però di progetti forzati. Come ha spiegato nelle interviste, si tratta di materiale che avrebbe prodotto lo stesso, ma che normalmente avrebbe lasciato nei suoi archivi senza renderlo pubblico. Essendoci la possibilità di sfruttare anche questo materiale, l’ha colta. Facendo rientrare la sua scelta nella natura di villain del suo personaggio: lo sfruttare il suo successo e il trarre vantaggio dalle etichette che facevano a gara per lavorare con lui era il compimento della vendetta contro l’industria discografica che lo aveva bistrattato. Allo stesso modo va letto il fatto che ai live spesso mandasse dei figuranti al posto suo. Da buon villain la sua natura è puramente egoistica: punta ad arricchirsi, ad affermare la sua abilità e qualsiasi mezzo per puntare a questa sua “conquista del mondo” per lui era valido e andava sfruttato.

Viktor Vaughn: il giovane prediletto di MF Doom

Viktor Vaughn

Con questa identità Daniel mette in scena un personaggio che è una sorta di versione giovanile di MF Doom . Il nome riprende quello completo del Dr. Doom, per l’appunto Doctor Victor Von Doom, in coerenza con tutta la sua produzione.

Pubblicò due dischi sotto questo nome. Il primo, Vaudeville Villain, è quello più valido e significativo. Nel quale si racconta la storia di Viktor Vaughn, ragazzo giunto sulla Terra probabilmente da un altro mondo, che per capire il livello musicale del pianeta decide di partecipare a vari eventi open mic. Gli skit, come sempre, servono per costruire in modo davvero esilarante il contesto delle esibizioni live a cui assiste Viktor Vaughn.

Il suono del disco è più variegato del solito, merito del lavoro di vari producer dell’etichetta Sound Ink che pubblicò il progetto. Il personaggio di Viktor Vaughn si esprime con un flow immediato, che vuole testimoniare la sua giovane età e la sua inesperienza, veicolando però testi articolati impregnati di umorismo coraggioso. L’episodio più riuscito è “Never Dead” dove Viktor Vaughn si diverte in uno scambio di rime con M.Saayid degli Antipop Consortium, sopra un beat pulsante ed oscuro.

Madvillain: MF Doom + Madlib

Madvillain

La Stones Throw contattò Daniel per proporgli di lavorare con Madlib che aveva apprezzato i suoi lavori. I due si incontrano così a Los Angeles e iniziano a lavorare al loro disco, sotto il nome di Madvillain. Il processo creativo che diede origine all’album fu del tutto peculiare, stando a quanto dichiarato nelle varie interviste. MF Doom e Madlib lavoravano separatamente alle loro parti, confrontandosi solo brevemente. Come amavano sottolineare la loro era una connessione mentale: comunicavano attraverso la musica e non avevano bisogno di dirsi troppe parole per capire la direzione da intraprendere.

Ultimare il progetto non fu facile: l’etichetta era a corto di fondi, Mf Doom era pieno di capricci e come se non bastasse ci fu anche un leak della versione demo del disco. Ma i due non si persero d’animo: registrarono di nuovo le parti vocali, adottando un flow più sonnolento, e riuscirono a portarlo a termine. Il risultato presenta un perfetto bilanciamento tra lo stile di entrambi. C’è la scrittura più illuminata di MF Doom, fatta di giochi di parole, incastri, allusioni. Un modo di scrivere che cercava di stimolare l’ascolto attivo da parte del pubblico. E c’è il talento di Madlib di lavorare i campioni, attraverso una ricerca dei sample davvero maniacale e perfetta, capace di creare loop eterogenei per esaltare il rap di Doom.

Madvillany è uno dei dischi più acclamati delle discografie di entrambi. Una vera pietra miliare in cui la maturità raggiunta da Mf Doom si sposava alla perfezione con il suono innovativo e di Madlib.

Danger Doom: MF DOOM + Danger Mouse

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Sotto questo nome troviamo la collaborazione di MF Doom con Danger Mouse. Un musicista a trecentosessanta gradi, capace di lavorare nel tempo con una molteplicità di artisti diversi, dai Gorillaz ai Red Hot Chili Peppers, portando sempre il suo gusto eccentrico in ogni progetto.

Insieme i due realizzarono The Mouse & The Mask, un album pubblicato dalla Adult Swim, un network televisivo del gruppo Cartoon Network. Dentro ci troviamo il racconto di varie storie che ruotano attorno ai personaggi dei cartoni animati del network, con tanto di inserimento delle loro voci originali.

Non è uno dei dischi più rilevanti di MF Doom, ma testimonia il suo grande estro creativo e la sua capacità di adattare il suo stile a contesti disparati senza mai togliere coerenza al suo percorso e alle sue idee.

JJ Doom: MF Doom + Jneiro Jarel 

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Sotto questo nome troviamo la collaborazione di MF Doom con Jneiro Jarel. Un eclettico produttore inglese, noto soprattutto per aver collaborato con i Massive Attack. I due vennero a contatto durante il tour che Mf Doom fece nel 2010 in Europa, dal quale è tratto l’album live Expektoration. Le date inglesi erano state organizzate, tra gli altri, dall’etichetta Lex di cui Jneiro Jarel faceva parte. Per promuovere il tour la Lex pubblicò un ep di MF Doom coinvolgendo vari nomi di spicco per realizzare alcuni remix, tra i quali figurava per l’appunto Jneiro Jarel e anche Thom York.

Una volta terminato il tour, per problemi di passaporto gli Stati Uniti impedirono a Daniel di rientrare nel Paese. Così si trovò “esiliato” in Inghilterra, sua terra natale. Su impulso della Lex decise di sfruttare quel tempo per dare vita ad un progetto collaborativo con Jneiro Jarel sotto il nome di JJ Doom. I due realizzarono così un disco, Key to the Kuffs, che è una sorta di omaggio di MF Doom al posto in cui era nato, reso evidente dai molteplici riferimenti alla cultura popolare inglese, nei campionamenti e nelle rime. Anche se il supervillain nella maggior parte dei brani si lascia perlopiù andare alle sue solite barre cupe di puro esibizionismo. Seppur, con qualche eccezione, come “Winter Blues”, dove lo sentiamo vulnerabile e quasi romantico, o come “Banished” dove parla del suo “esilio” in Inghilterra. A completare il tutto due ospiti inglesi d’eccezione: Damon Albarn, sempre pronto a fiutare i progetti più interessanti in cui comparire, e Beth Gibbons dei Portishead.

Anche se non è uno dei dischi più memorabili di Daniel, ci mostra un nuovo lato della sua poetica, quello legato alle sue radici. Inoltre, sottolinea la sua adattabilità, dato che è riuscito a trasformare una vicenda complicata, quella del suo “esilio”, in un’opportunità per fare nuova musica e per connettersi con altri artisti del calibro di Damon Albarn o Thom York.

Nehruvian Doom: MF Doom + Bishop Nehru 

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Con questo nome si identifica l’unione di intenti tra MF Doom e Bishop Nehru, prodigio del rap newyorchese. Questa volta MF Doom si occupò solo delle produzioni, mentre il giovane talento pensò al rap.

Il loro sodalizio funzionò. Lo stile di Bishop Nerhu si ispirava molto allo stile golden age dal quale proveniva MF Doom. Inoltre, sembrava davvero a proprio agio in mezzo a quelle atmosfere dalle tinte cupe tanto care al supervillain. In sostanza, quindi, un progetto riuscito, anche se non ai livelli dello standard che Doom aveva fissato con i suoi dischi migliori. Del resto, Bishop Nehru era davvero giovanissimo e il suo stile era ancora acerbo per poter affrontare con convinzione le produzioni stratificate di un ben più navigato MF Doom.

Doomstarks: MF Doom + Ghostface Killah

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Il nome identifica l’incontro di MF Doom con un’altra leggenda: Ghostface Killah. La loro collaborazione sembrava davvero sensata. Erano cresciuti nello stesso contesto, quello di New York, ed erano entrambi diventati delle leggende della scena undergound. Inoltre, anche Ghostface Killah agli inizi era noto per indossare una maschera. Senza contare la sua passione sconfinata per i fumetti, anche se orientata più verso le storie dei supereroi, rispetto a quelle dei villain.

I due prima di dar vita ad una vera e propria progetto, si erano già incrociati varie volte. La loro prima collaborazione avvenne nel disco dei Dangerdoom, in un brano iconico intitolato “The Mask”. Poi, Mf Doom produsse buona parte di due dischi di Ghostface, Fishcale e More Fish. Successivamente collaborarono in altri loro progetti rinsaldando il loro legame: Ghostface in Born like this, e Mf Doom nel disco dei Badbadnotgood con Ghostaface. Inoltre, insieme realizzarono anche delle tracce inedite per la colonna sonora del celebre videogioco Grand Theft Auto.

Il loro disco come Doomstarks doveva chiamarsi Swift & Changeble ed essere pubblicato nel 2016, ma non è stato mai rilasciato. L’unica pubblicazione a nome Doomsatrks è Victory Laps: un ep che include l’omonima traccia con l’aggiunta di un remix firmato Madvillain e le rispettive tracce strumentali.

WestSideDoom: MF Doom + Westside Gunn

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Il nome rappresenta una delle più recenti collaborazioni di MF Doom: quella con il genio di Buffalo Westside Gunn.

La voglia di realizzare qualcosa assieme, sembra sia venuta in primis a Westide Gunn. In varie interviste ha raccontato di essere rimasto affascinato dall’alone di mistero che circondava Mf Doom. A dargli lo spunto definitivo ci aveva pensato poi il progetto Doomstarks con Ghostface Killah. Quella collaborazione gli aveva fatto capire che nonostante Daniel amasse starsene per conto suo, alle giuste condizioni sarebbe comunque stato aperto a realizzare un progetto insieme ad un altro rapper.

Sotto l’egida della Shady Records ecco che il sogno di Westside Gunn si realizzò. L’idea era quella di non creare un disco intero, ma solo un paio di brani, come gemme autentiche e grezze. Nasce così l’ep omonimo che è composto appunto di due soli brani: “Gorilla Monson” è prodotto da Daringer e riprende le atmosfere cupe degli horror anni ’80, mentre “2Stings è prodotta da Alchemist con il suo solito suono crudo e hardcore.

Westside Gunn e MF Doom danno libero sfogo ai loro flow, tra barre feroci in cui esprimono tutto il loro carisma ed il loro stile inimitabile. Una combo convincente ed effimera che unisce due voci del rap che in diverse epoche hanno saputo riscrivere le regole dell’underground.

Czarface Meets Metal Face: MF Doom + Czarface

czarface

Questa volta MF Doom esalta il suo stile in un album insieme ai Czarface. Un gruppo formato da Inspectah Deck del Wu Tang, dal rapper Esoteric e dal producer 7L. La combo aveva senso già a livello concettuale: il gruppo fondava la sua dialettica sul mondo dei fumetti, su prodotti della cultura pop di seconda mano, sul wrestling, sul mondo dei cartoni animati. Proprio gli stessi riferimenti della musica di MF Doom. Ma anche a livello musicale le premesse erano perfette: 7L produceva beat boom-bap dal sapore retrò pieni zeppi di campioni, il tappeto sonoro ideale per il rap di MF Doom.

Il disco che realizzano ha il sapore della golden age da cui provengono, grazie ai beat boom-bap intrisi di campioni funk e jazz. Il tutto colorato da riferimenti vari alla cultura pop, da Games Of Thrones alle Charlie’s Angel. In una narrativa fortemente autoreferenziale che pesca dal mondo dei fumetti dei supereroi. Niente di meno di quello che ci si poteva aspettare da questa combo. Tutto è molto prevedibile e poco innovativo, ma è perfettamente funzionale all’intento del progetto, che è quello di divertirsi a fare del buon rap alla vecchia maniera, con un pizzico di nostalgia.

DOOM: l’epilogo del supercattivo

born like this

Per quello che è stato il suo ultimo disco da solista, MF Doom decide di presentarsi semplicemente come DOOM. Born Like This è un disco controverso, che non ha goduto dell’apprezzamento trasversale di altri suoi progetti.

Il flow monocorde lascia il posto a barre in cui la voce sembra sul punto di esplodere in un grido. Le produzioni sono ossessive e tetre. I testi infarciti di rabbia, aggressivi e pungenti. L’ironia non è più comica, ma diventa amara e cupa. Insomma, un album non facile da digerire, ma forse tra i più intensi ed autentici della sua carriera.

Il punto più alto è rappresentato da “Cellz”, in cui una registrazione di Charles Bukowski (dal quale prende ispirazione il titolo del disco) si fonde con il beat incessante e diventa parte integrante del rap aggressivo di DOOM. Un brano che rappresenta il momento riflessivo del supercattivo, quel momento in cui l’odio per sé stesso e la rabbia verso gli altri vengono buttati fuori, esaltati per contrasto dal modo lento e incessante con cui si riversa questo fiume di parole sul beat.

Daniel Dumile con le su mille identità ha creato con ingegno un universo fatto di personaggi che dialogano tra loro, proprio come succede nel mondo dei fumetti. Tutti accomunati da una natura di supercattivi, esplorata progetto dopo progetto. Non soffermandosi su una rappresentazione soltanto caricaturale, ma facendo percepire i tratti più profondi, complessi e contradditori di questa natura da villain.

Sotto quella maschera in metallo Daniel Dumile è stato protagonista di un’epopea incredibile, mischiando sempre con mestiere la finzione alla realtà. Un percorso vissuto in modo maiuscolo, sempre al massimo delle sue possibilità. Proprio per questo: “Just remember ALL CAPS when you spell the man name”.

About Francesco Zendri

Insaziabile di musica e cibo, vere e proprie ragioni di vita, amo scrivere e vado matto per la criminologia.

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