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Intervista ai 2ndRoof: “Il vero goal è produrre musica che ci piace”.

Foto di Lorenzo Martelli

Foto di Lorenzo Martelli

Il 2020 è stato un anno complicato per la musica, ma il rap italiano non ha arrestato la sua conquista della scena musicale italiana, come hanno confermato anche i dati della FIMI e di Spotify. Tra i protagonisti di questo buon momento per il rap in Italia, ci sono stati ancora una volta i 2ndRoof. Il team di producer, formato da Pietro Miano e Federico Vaccari, ha infatti lasciato il segno sia in dischi di successo, come Mr. Fini, sia in progetti di giovani emergenti saliti alla ribalta, come Nicola Siciliano.

Per loro l’anno appena passato non è stato solo un anno di soddisfazioni discografiche, ma anche di nuovi progetti. Pietro ci ha raccontato, infatti, che la pandemia non ha gravato molto sul loro modo di lavorare: “Sono già cinque anni che abbiamo mollato lo studio e lavoriamo in smart working. Per me il 2020 è stato un momento molto creativo. Stando a casa ero stimolato e motivato a fare cose nuove. Non ci sono stati impatti sui dischi su cui stavamo lavorando: per esempio sia il disco di Guè Pequeno (Mr. Fini, ndr), sia quello di Jake La Furia con Emis Killa (17, ndr) erano già in lavorazione da prima. Più che altro ci siamo chiesti che impatto avrebbe avuto la situazione sulle release.” Anche per Federico la sensazione è stata la stessa: “Abbiamo lavorato come prima. Anzi, nei primi tempi, quando eravamo tutti chiusi in casa, molti artisti ci mandavano idee e spunti su cui lavorare.

Infatti, per esigenze personali i 2ndRoof negli ultimi anni si sono trovati a dover lavorare a distanza, sfruttando al meglio le potenzialità della tecnologia.Prima passavamo più tempo in studio – ci dice Federico – mentre ora facciamo tutto online, è molto più immediato, veloce e si lavora anche di più. Pietro è bravo nelle pubbliche relazioni, è lui che tiene i vari rapporti. Con gli artisti dipende dai casi, capita che ci sia qualcuno con cui sono più in contatto io e qualcuno con cui è più in contatto lui. Per quanto riguarda la creazione dei beat succede lo stesso: alcune volte lavoriamo su cose diverse, altre volte io inizio una parte e lui la finisce, o viceversa”. Pietro sintetizza il discorso con ironia Viviamo su Dropbox e Whatsapp (ride, ndr), fisicamente lontani ma digitalmente vicini.”

Lavorare in team, in effetti, comporta necessariamente l’abilità di riuscire a coordinarsi e trovare un punto di incontro, soprattutto per lavorare con affiatamento come i 2ndRoof. Ma l’unione di due teste, con idee diverse, può anche essere una risorsa importante e può fare la differenza in un panorama musicale come quello italiano dove i produttori sono per lo più dei solisti. Ne è convinto Federico “Ognuno di noi ha le sue qualità e con queste compensa i difetti dell’altro”. Inoltre, l’essere un team ha anche dei risvolti molto pratici, come sostiene Pietro: “Uno pensa che fare il producer sia semplice, in realtà ci sono tante cose da tenere in mente e da gestire, anche burocratiche”. Un aspetto in cui si ritrova pure Federico: “Noi siamo manager di noi stessi, quindi per forza di cose curiamo tutto noi, dalla parte burocratica a quella creativa.”

Il modo di lavorare a distanza raccontato dei 2ndRoof sembra quindi essere in controtendenza con il racconto del ruolo di producer che oggi va per la maggiore. Molti producer, infatti, sono sempre più parte attiva nel processo creativo dell’artista. Questo secondo Pietro è dovuto al nuovo contesto in cui si fa musica: “Grazie alle nuove tecnologie, la fase della produzione può essere più veloce e immediata. Così i giovani producer hanno tempo da dedicare anche allo sviluppo della parte estetica del progetto dell’artista. Adesso anche un nome emergente è già strutturato con un suo team di figure professionali che lo seguono, dal grafico al fonico”. Pure Federico è di questa idea: Oggi è tutto molto più showbusiness rispetto al passato. Pur avendo un approccio diverso, il parere espresso dai 2ndRoof non è comunque un giudizio negativo, anzi il fatto che ci sia questa strutturazione dal loro punto di vista è un segnale di come le cose si stiano facendo serie anche in Italia.

Un’altra cosa che gli ha colpiti positivamente è il fatto che continuino ad emergere nuovi giovani producer di talento. Uno dei volti nuovi che gli ha impressionati di più è stato Dat Boi DeeLui ha proprio una visione a trecentosessanta gradi da producer. Si capisce che il tipo è un professionista. Lavora con nomi grossi, come Geolier, ma sviluppa anche progetti di giovani emergenti, come J Lord. Un po’ quello che cerchiamo di fare noi, provando sempre a bilanciare le produzioni per i nomi grossi con produzioni per nomi emergenti che ci piacciono e nei quali vediamo un potenziale.” Però non tutti riescono ad avere questa visione ampia rispetto al proprio ruolo. Federico è di questa idea: “In giro è pieno di ragazzi forti, ma quello che gli manca a volte è la giusta direzione. Magari sono forti, ma sono nella loro cameretta e non hanno gli strumenti giusti per farcela.”

Proprio per questo i 2ndRoof hanno deciso di investire nei giovani dando loro una possibilità di emergere e farsi conoscere. In questi mesi hanno lanciato l’iniziativa 2ndRookies, che Pietro ci spiega così “L’idea è scovare nuovi talenti del beatmaking e provare a lanciarli nell’industria musicale grazie alla nostra esperienza e alla nostra rete di contatti. Dandogli la possibilità di crescere con noi e di farsi un nome nel mercato musicale di oggi.” Federico ci tiene a far capire che la volontà dei 2ndRoof è quella di completare il loro team portando avanti quell’idea di lavoro insieme, tra più teste, di cui abbiamo parlato prima: “Il concetto è di rafforzare il team di lavoro dei 2ndRoof con nuovi talenti, per questo sceglieremo magari qualcuno bravo in qualcosa e qualcuno bravo in qualcos’altro, per avere un team forte in generale. In modo tale da poter anche affrontare la mole di lavoro che in due ormai facciamo fatica a gestire”. Proprio la scorsa settimana il contest per scegliere i primi protagonisti di questo team di giovani talenti a supporto dei 2ndRoof si è concluso con successo. E sono stati scelti tre giovani talenti: Lax, Aceindahole e Moli Beats.

2ndrookies

La voglia di mettersi in gioco, di supportare giovani emergenti, è indice della passione che da sempre muove i 2ndRoof, per loro la musica non è solo business. Del resto, sono riusciti a farsi largo in anni in cui il rap era davvero di nicchia e l’unica motivazione valida che ti poteva dare forza era proprio la passione per questa musica. E questo si vede anche nell’idea di suono che hanno sempre proposto: puntare a fare musica autentica che parlasse di loro, senza inseguire i trend, ma anzi anticipando le mode con lungimiranza. Come avevano fatto nel 2011 introducendo la trap in Italia con il primo disco di Guè, Il ragazzo d’oro, e poi portando alla ribalta tra il 2013 ed il 2014 un giovanissimo Maruego, sempre a colpi di trap.

Federico ci spiega che per loro è sempre stato naturale puntare a fare musica originale: “Ascoltando principalmente musica internazionale, ci chiedevamo sempre perché certi suoni ancora qui in Italia non arrivavano. E così provavamo a portarli noi. Una missione non semplice, come ci racconta Pietro “Con Maruego abbiamo avuto varie difficoltà, tanto da farci quasi non credere più nel progetto. Dicevano ad esempio che l’autotune era morto. Ma poi anni dopo il mercato si è adeguato e gli stessi che prima erano scettici, poi hanno cavalcato questa nuova ondata della trap. Qui da noi è difficile sdoganare un suono.” Federico però aggiunge che “Nonostante tutto è sempre bello provare a farlo. Anche perché l’obbiettivo principale per noi è quello di fare la musica che ci piace.” Pietro conferma convinto “Il goal a cui puntiamo è proprio di fare musica che ci piace. La soddisfazione arriva ad esempio quando mando i provini a Federico e funzionano oppure quando l’artista ci dice che abbiamo fatto una figata.” I numeri sono quindi un plus “Certo – conclude Federico – se poi il brano funziona e fa buoni numeri, è ancora meglio, ma prima di tutto viene la nostra soddisfazione personale di aver fatto quello che ci piace.”

Quest’attitudine dei 2ndRoof l’abbiamo ritrovata anche in Mr Fini, dove hanno saputo dare il giusto tappeto sonoro alle idee di Guè, mischiando stilemi del rap classico con influenze più attuali. Rispetto al passato si sono occupati di più brani nel disco, dimostrando che il loro sodalizio con Guè ha raggiunto una certa maturità. Ne è uscito così un kolossal di diciassette tracce eterogenee e carismatiche. Secondo Federico “Negli anni grazie a questa collaborazione costante siamo cresciuti entrambi, noi e lui. Anche Guè non è uno che vuole ripetersi. Per questo, in Mr. Fini ci è piaciuto riproporre cose legate al nostro passato, riprendendo la musica con cui siamo cresciuti.”

Così, visto che Guè puntava a fare un disco che abbracciasse tutte le sue influenze, i 2ndRoof hanno goduto di parecchio spazio di manovra. “A questo giro – ci spiega Pietro – lui ha dato tanto spazio a noi, al nostro lato creativo di produzione. Ci ha passato proprio la palla: ci chiedeva spunti e idee. Infatti, un’altra roba che ci lega a lui è il fatto di essere versatili. Ascoltando tanta musica diversa, magari ci son giorni che mi piace produrre una cosa super west coast, mentre un giorno invece sono intrippato con il disco di Chronixx e mi viene da produrre una cosa reggae. E Guè uguale, anche lui ascolta una cifra di musica, veramente tipo Sarabanda, conosce tutto di musica. E questo ci completa bene, perché lui riesce a capire subito i nostri input. Quindi noi siamo versatili a livello creativo di produzione, lui per quello che ascolta”. Anche Federico ci tiene a precisare che Guè è proprio un nerd della musica “Tutti lo vedono come quello tamarro, invece lui è tutt’altro, ha una cultura musicale veramente pazzesca”. Da qui nasce appunto la loro connessione profonda con Guè secondo Pietro “Questa grande passione per la musica che abbiamo alla fine è la cosa che ci lega”.

L’apporto dei 2ndRoof in Mr Fini in effetti è stato davvero significativo, anche grazie al fatto che questa volta hanno lavorato proprio a stretto contatto con Guè. In particolare, Pietro, che vive in America, lo aveva raggiunto a Miami: “Lì abbiamo abbozzato un sacco di brani, realizzando circa 10-12 provini. È stata una work vacation, non c’è cosa più bella. Registravamo per lo più in hotel, in questa suite davvero bella, anche se alcune volte siamo andati anche in studio. Così, tra una passeggiata, uno spaghettino e una nuotata al mare, facevamo musica.” Ma questa in realtà non è stata l’unica volta in cui i 2ndRoof hanno lavorato a stretto contatto con Guè “In verità – interviene Federico – la prima volta che abbiamo lavorato così con lui è stato per ‘Vero’. Facevamo avanti e indietro da Lugano, dove viveva lui, per lavorare insieme in studio.” Non a caso proprio Vero e Mr. Fini sono i dischi di Guè ai quali i 2ndRoof dicono di essere più affezionati e per i quali si ritengono più soddisfatti per il lavoro che sono riusciti a fare.

Quest’anno, comunque, l’obbiettivo di Federico e Pietro è quello di consolidare il loro nome negli Stati Uniti e di continuare a produrre nomi della scena europea, dalla Grecia alla Germania. Ad anticiparci questa volontà è Pietro “Stiamo lavorando ad alcune produzioni importanti per artisti americani. Roba davvero figa, vedremo se poi verrà pubblicata. Visto che io adesso vivo qui in America ci sembrava giusto provare ad entrare in questo mercato. Anche se è molto difficile: c’è tanta competizione, i numeri sono molto diversi e anche i budget sono ad un altro livello. È proprio un altro campionato.” Federico è cauto “Non vogliamo sbilanciarci troppo, perché dobbiamo ancora capire bene come funziona il mercato americano. Io sentivo di Lil Wayne che prima di far uscire un disco faceva qualcosa come trecento provini diversi. Probabilmente anche i nostri sono dei provini in un oceano di altri provini. Se vanno in porto ne sentirete parlare.

Nonostante questa voglia di mettersi in gioco in un altro contesto, il loro lavoro con gli artisti italiani continua. Anche perché la scena rap italiana attuale sembra davvero vivida e pulsante. Entrambi sono rimasti piacevolmente colpiti dalla rinnovata attitudine street dei nuovi nomi provenienti dalle periferie di Milano.Anche quando sono in America – ci dice Pietro – mi piace pomparmi in macchina Rondodasosa, specie il pezzo con Capo Plaza. Mi piace questo ritorno di una mentalità street, legata al quartiere.” Per questo i 2ndRoof l’anno scorso hanno prodotto Neima Ezza, uno dei nomi in rampa di lancio di questo giro.

Ultimamente – ci anticipano – abbiamo lavorato con Vale Pain e ci è piaciuto molto, è tra nostri preferiti di adesso.” Federico aggiunge un altro nome alla lista dei giovani con cui hanno legato “Anche con Young Rame abbiamo stretto un buon legame, lui fa il rap proprio come piacerebbe farlo a noi”. Oltre ovviamente a tutti quelli con cui lavorano abitualmente, come Nashley o Peppe Socks. Pietro aggiunge che è rimasto colpito nello scoprire quanto queste nuove generazioni siano comunque legate alla musica che i 2ndRoof hanno prodotto in passato, riconoscendosi nella stessa attitudine street e tal proposito ci racconta un aneddoto interessante. “Recentemente abbiamo fatto un servizio fotografico a Gratosoglio, dove erano coinvolti i ragazzi di una crew del quartiere, i T-Max Milano. È stato proprio figo vedere che si ascoltavano le nostre cose e che sapevano chi eravamo.

Al di là delle produzioni per i vari artisti, una cosa che ancora manca nella discografia dei 2ndRoof è un loro album da produttori.Abbiamo raggruppato dei pezzi – ci svela Federico – e dobbiamo capire come farli uscire. Per ora sono ancora delle bozze, vedremo come svilupparle e se saranno sviluppate. Comunque ci avevamo provato già nel 2011 a farlo: avevamo fatto uscire dei singoli con vari artisti, uno con Gué ed Entics “Quale strada prendere” e un altro con Jake e Ensi “100 K”, che era un pezzo quasi grime. Con tanto di video ufficiale e il tutto totalmente da indipendenti.” Pietro aggiunge che se il progetto andrà in porto, l’idea sarà comunque quella di fare qualcosa che risulti nuovo Stiamo provando con fatica a fare qualcosa di nuovo che non sia comunque il solito producer album. Staremo a vedere cosa ne uscirà”.

Insomma, i 2ndRoof non sanno proprio stare fermi, mossi come sempre dalla passione che come una fiamma alimenta la loro curiosità e a loro voglia di fare nuova musica. Le premesse per vederli protagonisti anche nel nuovo anno ci sono tutte, vedremo con quali progetti ci stupiranno ancora una volta.

Intervista realizzata con la collaborazione di Massimiliano Suardi.

About Francesco Zendri

Insaziabile di musica e cibo, vere e proprie ragioni di vita, amo scrivere e vado matto per la criminologia.

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